La litigiosità presso i giudici di pace: fisiologia e casi anomali

Aprile 2011

Molti studi hanno valutato gli effetti negativi sul nostro sistema economico

L’“eccesso”di litigiosità (numero di ricorsi al giudice in rapporto alla popolazione) viene da più parti evocato come una delle cause principali di tale inefficienza.

Con riferimento alle controversie di più modesto valore, alcune indicazioni della maggiore tendenza alla litigiosità nel nostro paese possono ricavarsi guardando al numero di procedimenti sopravvenuti in Francia presso i “giudici di prossimità”, le cui competenze (per valore e materia) sono assimilabili a quelle dei nostri giudici di pace.

Limitando il confronto al solo contenzioso civile, nel 2008, il numero di ricorsi in rapporto alla popolazione in Francia era di circa tre volte inferiore a quello registrato in Italia.

 La domanda di giustizia che si rivolge agli uffici del giudice di pace rappresenta una frazione rilevante e crescente della domanda totale; ciò nonostante essa ha ricevuto finora poca attenzione.

Il lavoro della Banca D'Italia  fornisce un'approfondita descrizione dell'evoluzione temporale e della distribuzione territoriale della litigiosità presso i giudici di pace nel periodo 2001-08 ed analizza in maniera empirica la rilevanza di alcuni fattori potenzialmente in grado di influenzare il numero di ricorsi.

L'analisi si avvale della banca dati del Ministero della Giustizia contenente informazioni disaggregate per materia. Il dettaglio delle informazioni consente di documentare e quantificare fenomeni di interesse, quali la forte crescita dei ricorsi in opposizione alle sanzioni amministrative e l'elevata concentrazione della litigiosità in alcune regioni del Centro Sud, con situazioni di vera e propria anomalia in alcune sedi e per alcune materie.

Dai risultati ottenuti, a livello sia descrittivo sia econometrico, sembra emergere che nel periodo 2001-08 la litigiosità civile e amministrativa presso i giudici di pace è aumentata di circa il 50 per cento; tale crescita risulta quasi esclusivamente attribuibile all’incremento dei ricorsi amministrativi, mentre la litigiosità civile è rimasta sostanzialmente stabile.

L’analisi suggerisce che l’incremento dei ricorsi in opposizione alle sanzioni amministrative abbia riflesso l’aumento dell’ammontare di multe comminate. 

L’introduzione di un contributo di 30 euro per l’avvio dei ricorsi in opposizione a sanzioni amministrative di valore fino a 1.500 euro sembrerebbe avere limitato il fenomeno comportando una generalizzata riduzione dei ricorsi, più accentuata in alcune delle sedi a più elevata litigiosità. I ricorsi per risarcimento del danno prodotto da circolazione si caratterizzano per le forti differenze territoriali e per la presenza di situazioni patologiche come nel caso delle province di Napoli e Caserta.

L’analisi empirica mostra che la frequenza di questi ricorsi è correlata negativamente con  il numero di incidenti e con il grado di sviluppo economico; positivamente con il tasso di criminalità e il numero di avvocati.

Nel complesso i risultati ottenuti, a livello sia descrittivo sia econometrico, sembrano confermare l’evidenza aneddotica secondo cui in questo tipo di litigiosità trovano spazio comportamenti di tipo opportunistico. Analogo supporto, con riguardo al fenomeno delle cosiddette “cause seriali”, è fornito dalla presenza di province che fanno registrare variazioni annuali della litigiosità di tipo AC anche di molto superiori al 100 per cento.

Ulteriori approfondimenti sono necessari per una piena comprensione dei meccanismi che generano la litigiosità presso i giudici di pace.

Un interessante sviluppo dell’analisi è rappresentato dall’esame delle ricadute dei meccanismi retributivi dei giudici di pace sulla domanda di giustizia.

Infine, inefficienze potrebbero emergere anche dal lato dell’offerta, un aspetto non considerato in questo lavoro. In particolare, sarebbe interessante analizzare la dinamica dell’offerta nonché aspetti relativi alle scelte di reclutamento dei giudici di pace sul piano sia quantitativo che qualitativo.

Fonte Banca D'Italia

A cura di Paolo Fantini, Silvia Giacomelli, Giuliana Palumbo, Gianluca Volpe, aprile 2011
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