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Supereuro e alta inflazione


Bce nella morsa tra supereuro e alta inflazione


l’analisi di CHARLES WYPLOSZ

L’indipendenza della BCE è ottima cosa, a patto che siano rispettate quattro condizioni: deve rispondere delle sue azioni; i suoi obiettivi devono essere accettati a larga maggioranza; deve illustrare chiaramente le decisioni adottate e le loro motivazioni; e infine deve sussistere un dialogo continuo tra BCE e governi.
Il Trattato stabilisce che la BCE è responsabile davanti al Parlamento europeo, tuttavia quest’ultimo non riesce ad esercitare la sua missione di controllo ex post, perché il Trattato non gli fornisce strumenti per imporre eventuali sanzioni alla BCE.
Inoltre, con i suoi 50 membri, la Commissione degli affari economici e monetari, cui spetterebbe tale incarico, finisce con l’essere pletorica. I suoi membri sono politicamente divisi, hanno a disposizione solo poco tempo per intervenire e quindi non si preparano abbastanza da poter esercitare efficaci pressioni sulla BCE. Tale deficit democratico potrebbe essere attenuato creando una sottocommissione, incaricata esclusivamente di controllare la BCE.
Il Trattato affida alla BCE la responsabilità prioritaria di assicurare la stabilità dei prezzi, senza peraltro definirla esattamente.La BCE ha scavalcato il problema definendo, quale suo obiettivo primario, una soglia da non sorpassare, un tasso d’inflazione che non deve superare il 2%.
E’ sorprendente che tale obiettivopremio non susciti discussioni approfondite. Si tratta di un target d’inflazione basso, se confrontato alla pratica corrente degli altri paesi sviluppati.
Ci si aspetterebbe, in effetti, una cifra più elevata, dal momento che la zona euro è eterogenea e comprende paesi in via di recupero economico, i cui prezzi – com’è naturale – aumentano più velocemente che nella "vecchia Europa". Inoltre, mentre le altre banche centrali vogliono raggiungere annualmente i loro obiettivi, la BCE per perseguirli si concede il "medio termine" e ciò diminuisce i suoi obblighi di rendiconto.


Con l’eccezione della Svizzera e della Svezia – che hanno adottato l’approccio della BCE – la scelta dell’obiettivo d’inflazione è frutto, di volta in volta, vuoi della decisione del ministro delle Finanze, vuoi di un accordo tra il ministro e la Banca Centrale.
E’ un metodo che, pur rispettando l’indipendenza della Banca Centrale – libera di scegliere il modo in cui svolgere la propria missione – riafferma al tempo stesso il principio secondo cui, in democrazia, le scelte fondamentali spettano al governo eletto. Il Trattato di Maastricht non vieta ai governi della zona euro di emettere autonomamente una definizione di stabilità dei prezzi.
E’ auspicabile infine che le redini della politica macroeconomica, tenute parallelamente da governi e BCE, vengano utilizzate in modo coordinato, senza rimettere in causa le reciproche prerogative.

Anche perché la BCE è più sensibile agli obiettivi di inflazione, mentre i governi sono più preoccupati della crescita e dell’occupazione, che rappresentano le finalità secondarie della BCE.
Contatti diretti avvengono tre volte al mese : il Presidente della BCE assiste alle riunioni mensili dell’Eurogruppo e, a loro volta, il presidente dell’Eurogruppo (Juncker) e il Commissario per gli affari economici e finanziari (Almunia) assistono alle riunioni del Consiglio direttivo della BCE. Esiste inoltre un Comitato economico e monetario che riunisce regolarmente i rappresentanti dei paesi membri, della Commissione e della BCE. Non mancano certo le occasioni di contatto tra BCE e autorità nazionali e comunitarie.
Perché, se le cose stanno così, deplorare la mancanza di coordinamento?
Anzitutto per il carattere prettamente formale dei contatti menzionati. Sembra inoltre che la BCE tema di ritrovarsi a dover dibattere o addirittura negoziare la sua politica futura, il che equivarrebbe, per la Banca, a un attentato alla sua indipendenza.
In realtà, dopo essersi rifiutato per lungo tempo, il presidente della BCE ha finito con l’accettare regolari incontri informali con il presidente dell’Eurogruppo. Ogni ministro delle Finanze può, da parte sua, incontrare, sempre informalmente, il Governatore della propria Banca Centrale nazionale, cosa che avviene regolarmente in molti paesi. La questione dell’assenza di dialogo è pertanto un falso problema.
Stando così le cose, è opportuno che si verifichino alcuni cambiamenti.
1. L’Eurogruppo deve fornire la sua definizione di stabilità dei prezzi. Potrebbe scegliere 2% ±1% come la maggior parte dei paesi o un livello leggermente più alto, per riconoscere che l’inflazione è strutturalmente più elevata nei nuovi paesi membri in via di recupero economico.
2. Iscrivere nel dibattito pubblico la strategia di politica monetaria, adottando il target d’inflazione, strategia messa in atto da un sempre maggior numero di banche centrali – anche la Fed potrebbe adottarla quanto prima.
3. Maggior trasparenza della BCE: pubblicazione sia delle minute inerenti le riunioni del Consiglio direttivo, sia del rendiconto delle votazioni, senza menzionare i nomi.
4. Ridurre il numero dei membri dell’organo che prende le decisioni.

Il Consiglio direttivo è attualmente composto da 19 membri, l’anno prossimo saranno 21, più tardi diverranno 25. Con un numero così elevato è impossibile accedere a un vero dibattito. In realtà le decisioni sono già "preparate" dal Comitato esecutivo, nella totale mancanza di trasparenza. Sarebbe preferibile ufficializzare questo metodo; basterebbe che il Consiglio direttivo delegasse questo compito al Comitato esecutivo. Si tratta di un cambiamento che non richiede modifiche dei Trattati.
5. Ogni governo dovrebbe dialogare in modo informale col Governatore della sua banca centrale, trattando temi d’interesse comune, compresa l’evoluzione dei tassi di cambio, il cui statuto è ambiguo nel Trattato.
6. Le nomine al Comitato esecutivo della BCE devono avvenire in maniera trasparente e concorrenziale, senza criterio di nazionalità.

La BCE si distingue dalle altre grandi banche centrali per il fatto che i suoi dirigenti provengono tutti dalle banche centrali e da alti incarichi amministrativi.
(questo articolo è anche su www.lavoce.info e, in francese, su www.teloseu.com. Traduzione di Daniela Crocco)



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* L'inflazione nell'Euro area è misurata dall'indice MUICP ('Monetary Union Index of Consumer Prices’ come definito in Council Regulation (EC) No 2494/95 of 23 October 1995) il quale è l'aggregato ufficiale dell'Euro AREA.
Euro area inizialmente includeva Belgio, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Italia, Lusssemburgo, Olanda, Austria, Portogallo e Finlandia.
La Grecia fu inclusa dal 1 gennaio 2001, Slovenia da genaio 2007, Cypro e Malta da 1 gennaio 2008 e Slovakia da 1 Gennaio 2009 e Estonia da1l  Gennaio 2011

Inflazione MUICP (13) 13 paesi (entra la Slovenia)
Inflazione MUICP (15) 15 paesi (rispetto al precedente entrano Cypro e Malta)
Inflazione MUICP (16) 16 paesi (rispetto al precedente entra la Slovakia)
Inflazione MUICP (17) 17 paesi (rispetto al precedente entra l'Estonia)

English version
* Euro area inflation is measured by the MUICP (’Monetary Union Index of Consumer Prices’ as defined in Council Regulation (EC) No 2494/95 of 23 October 1995) which is the official euro area aggregate.
The euro area initially included Belgium, Germany, Ireland, Spain, France, Italy, Luxembourg, the Netherlands, Austria, Portugal and Finland.
Greece was included from 1 January 2001, Slovenia from 1 January 2007, Cyprus and Malta from 1 January 2008.Slovakia from 1 January 2009 and Estonia from 1 January 2011. Estonia will be included in the calculation of euro area inflation for January 2011. New Member States are integrated into the MUICP using a chain index formula.

** EU inflation is measured by the EICP (’European Index of Consumer Prices’ as defined in Council Regulation (EC) No 2494/95 of 23 October 1995) which is the official EU aggregate. The EU included 15 Member States until 30 April 2004, 25 Member States from 1 May 2004 until 31 December 2006 and 27 Member States from 1 January 2007. New Member States are integrated into the EICP using a chain index formula.

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