10 aprile 2012
Dall’1 al 20 marzo 2012 si sono svolte le interviste dell’indagine trimestrale Banca d'Italia e Il Sole 24 Ore sulle aspettative di inflazione e crescita. Hanno partecipato 742 imprese con almeno 50 addetti di cui 386 operanti nell’industria e 356 nel settore dei servizi. Il tasso di risposta è stato del 40,0 per cento.
Alle imprese è stato richiesto di formulare previsioni sia su temi macroeconomici, quali l’andamento del tasso di inflazione e la situazione generale del sistema produttivo italiano, sia su aspetti legati alla propria operatività. Per alcuni fenomeni le valutazioni prospettiche sono accompagnate da giudizi retrospettivi; dove possibile, si approfondiscono le cause delle dinamiche osservate o attese. Le principali evidenze emerse dall’indagine vengono riassunte di seguito
Le attese delle imprese sull’inflazione al consumo sono state riviste al ribasso rispetto alla rilevazione di dicembre, in misura più lieve sull’orizzonte a sei e a dodici mesi (al 3,2 per cento dal 3,3 e 3,4, rispettivamente), più marcata su quello a due anni (al 3,0 dal 3,4). Le aspettative si collocano su livelli superiori a quelli degli analisti professionali, in particolare sul lungo termine. In marzo il ritmo di crescita sui dodici mesi dei prezzi al consumo è stato del 3,8 per cento1, superiore di 1,5 punti percentuali rispetto alle aspettative rilevate nell’inchiesta di un anno prima.
Secondo le imprese, la dinamica sui dodici mesi dei propri prezzi di vendita si è collocata all’1,7 per cento, in calo di quattro decimi di punto rispetto a quanto riportato nell’indagine di dicembre. Il dato è sostanzialmente in linea con le attese formulate un anno prima (1,8 per cento;).
Rincari più sostenuti si sono registrati tra le aziende situate al Centro (2,5 per cento).
Nei prossimi dodici mesi le imprese prevedono di aumentare i prezzi di vendita dell’1,9 per cento (1,7 per cento nella rilevazione di dicembre). La dinamica dei listini sarebbe sospinta principalmente dalla variazione dei corsi delle materie prime; un freno verrebbe dalle politiche di prezzo dei principali concorrenti.
Aumenta nettamente la percentuale delle imprese che segnala un miglioramento della situazione economica generale (17,5 per cento da poco meno del 2 per cento nell’indagine di dicembre), mentre scende al 41,5 per cento la quota di quelle che ne riporta un peggioramento (da tre quarti del campione in dicembre; tav. 4). Il saldo negativo fra le indicazioni di miglioramento e quelle di peggioramento si è attenuato per la prima volta da marzo 2011.
La quota di aziende che riporta valutazioni più favorevoli sulla situazione economica generale è superiore nel Nord Ovest e tra le imprese più grandi.
Rispetto alla precedente rilevazione, si riduce la percentuale delle imprese che attribuisce probabilità nulla al verificarsi di un miglioramento della situazione economica generale nei prossimi tre mesi, al 40,4 per cento dal 52,4.
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