Adeguamento ISTAT assegno e canone a settembre 2017

Sei qui certamente perché avrai necessità di adeguare e quindi aggiornare l’assegno di mantenimento al coniuge o l’importo che mensilmente devi ai tuoi figli oppure il canone d’affitto per il mese di settembre dell’anno 2017.  Se Settembre 2017  non è il periodo che cercavi usa la nostra utility dove potrai aggiornare gratuitamente un importo all’ultimo dato pubblicato dall’ISTAT.

Quello che dovrai fare sarà  prendere l’importo che hai pagato fino al mese precedente (agosto) e moltiplicarlo per la variazione percentuale che troverai nella tabella alla colonna Variazioni percentuali rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente  pubblicata sulla pagina relativa all’ultimo indice ISTAT pubblicato (FOI senza tabacchi) sulla Gazzetta Ufficiale; quello che otterrai sarà l’aumento per 12 mesi. Questo è importante, perchè nell’eventualità dovessi avere una clausola sul contratto che specifica un periodo diverso da 12 mesi (24 per esempio) allora il valore sarà quello della colonna Variazioni percentuali di due anni precedenti.

Per  calcolare l’aumento percentuale di un importo conoscendo una percentuale di aumento puoi usare la nostra procedura.

L’aumento ISTAT per il mese si settembre 2017

Un esempio per capire:

Il Sig. Rossi ha pagato 12 mensilità (non importa se per assegno o affitto) quindi la 13esima che dovrà pagare dovrà avere l’aumento e quindi dovrà essere adeguata.

Nell’esempio la data del primo pagamento è 1/7/2016 la data del dodicesimo 1/6/2017 quindi l’importo che dovrà essere pagato in data 1/7/2017 dovrà essere aggiornato.

L’aggiornamento come si calcola? Quali riferimenti prendere?

Alla data del 1/7/2017 l’ultimo indice pubblicato è quello riferito al mese di Maggio (pubblicato intorno al 15 del mese di giugno). Abbiamo certezza ed ecco il link che l’indice di giugno 2017 è stato pubblicato dall’ISTAT in data 

Si precisa che l’ISTAT pubblica i dati generalmente sempre intorno al 15 del mese 

Per esempio i dati (indici ISTAT) relativi al mese di giugno 2017 (caso del nostro esempio) sono stati pubblicati dall’ISTAT in data  14/7/2017 (ecco la pagina  con i riferimenti) quindi alla data del 1/7/2017, l’ultimo dato utile a disposizione, era quello di maggio 2017.  Si intuisce quindi che l’adeguamento percentuale sarà calcolato prendendo come riferimento l’aumento da maggio 2016 a maggio 2017 (ultimo dato utile al 1/7/2017) che fu pari a  1,4%.

Quindi in definitiva il nuovo importo passerà  da 500 a 507,0 euro.

Si fa notare che nel caso in cui la data di pagamento della rata fosse stata 18/7/2017 l’importo doveva essere aumentato con l’indice di Giugno 2017 (1,1%) pubblicato come già scritto sopra in data 14/7/2017

 

N. Assegno/Rata Data
pagamento
Importo pagato
1 01/07/2016 500
2 01/08/2016 500
3 01/09/2016 500
4 01/10/2016 500
5 01/11/2016 500
6 01/12/2016 500
7 01/01/2017 500
8 01/02/2017 500
9 01/03/2017 500
10 01/04/2017 500
11 01/05/2017 500
12 01/06/2017 500

Adeguamento Istat annuale. Cos’è e come si calcola

Adeguamento ISTAT

L’adeguamento ISTAT conosciuto anche come aumento ISTAT non è altro che l’aggiornamento di un importo di denaro al tasso d’inflazione.

Fondamentale sarà aggiornare la somma utilizzando l’indice Istat corretto. Come saprai per l’aggiornamento del TFR, dell’affitto oppure dell’assegno di mantenimento al coniuge si utilizza l’indice FOI senza tabacchi. Qui trovi l’ultimo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

ratico per l’adeguamento ISTAT del’importo pagato per l’affitto di un appartamento

Il sig. Rossi (locatore ovvero proprietario dell’immobile) ha affittato al sig. Verdi (affittuario o locatario) un appartamento in data 1/6/2016 al prezzo di 500 euro mensili. Sul contratto di affitto nell’art. 3 è espressamente scritto che il canone dovrà essere aggiornato annualmente (dopo la 12° rata ovvero la 13° dovrà essere aggiornata) in base all’indice ISTAT.

In pratica il sig. Verdi ha pagato 12 mensilità (vedi tabella sotto) per l’affitto di importo pari a 500 euro. La 13esima rata da pagare che dovrà essere pagata in data 01/07/2017 dovrà essere adeguata ovvero dovrà essere aggiornata. Per fare quindi l’adeguamento ovvero per l’aumento del canone si dovrà far riferimento all’indice che l’ISTAT pubblica mensilmente. Nel nostro caso 500,00 euro aggiornati dopo 12 mensilità diventeranno 505,50 (con un aumento pari all’1,1%).

Un esempio p

N. Rata Data
Scadenza
Rata da pagare per l’affitto
1 01/07/2016 500
2 01/08/2016 500
3 01/09/2016 500
4 01/10/2016 500
5 01/11/2016 500
6 01/12/2016 500
7 01/01/2017 500
8 01/02/2017 500
9 01/03/2017 500
10 01/04/2017 500
11 01/05/2017 500
12 01/06/2017 500

Come adeguare automaticamente il canone o l’assegno?

Ti consigliamo di leggere il nostro articolo su Come si effettua una variazione percentuale tra due indici ISTAT nel caso volessi saltare il tutorial per capire tecnicamente come si opera manualmente su come avviene l’adeguamento ISTAT puoi passare direttamente alla nostra utility online che ti permetterà di adeguare in un clic il l’importo.

Potrebbero tornarti utili la pagina relative agli Indici pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale  e quella che permette di Creare la tabella dei pagamenti aumento istat 


Come saprai in Italia abbiamo dal 1926,  l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT),  un ente di ricerca pubblico italiano, le cui attività comprendono oltre ai  censimenti sulla popolazione anche  indagini economiche e tra queste le indagini sui prezzi. Le indagini sui prezzi servono per misurare l’inflazione ovvero il processo di aumento continuo e generalizzato del livello dei prezzi dei beni e servizi destinati al consumo delle famiglie. Un aumento dell’inflazione corrisponde ad una situazione in cui aumenta la velocità di crescita dei prezzi, mentre una riduzione dell’inflazione si verifica nel caso in cui i prezzi, pur essendo in aumento, crescono a una velocità minore. Da qui si intuisce  perché il dato dell’inflazione (comunicato ogni mese dall’ISTAT) è importante per adeguare importi monetari.  Tra questi adeguamenti si trovano quelli relativi ad un affitto o a un assegno di mantenimento.

Come, quali e quanti sono gli studenti che si spostano da casa a scuola

ISTAT- Vanno a scuola da soli

Tempo di scuola e l’ISTAT pubblica dati interessanti sugli “spostamenti” degli studenti.

Sono 200 mila i bambini e i ragazzi che percorrono da soli o con i loro compagni  un tragitto tra casa e scuola entro il chilometro di distanza. In termini percentuali sono solo  il 30,3% della popolazione fra gli 8 e i 14 anni.

I ragazzi più grandi nell’età compresa tra gli 11 e i 14 anni  sono evidentemente più indipendenti di quelli più piccoli (8-10 anni) – rispettivamente il 42,5% e il 17,3%.

I ragazzi inoltre superano seppure di poco le ragazze; ammonta al 31,8% la loro quota rispetto al 28,3% delle coetanee.

Uno degli elementi determinanti è la dimensione demografica del comune di residenza: la percentuale di 8-14enni che si spostano senza la supervisione di un adulto sale infatti al 42,6% se risiedono in comuni fino a 2.000 abitanti.

Il piccolo centro favorisce soprattutto la mobilità indipendente dei più piccoli (il 79,5% dei bambini 8-10 anni) mentre nell’area metropolitana sono i ragazzi più grandi a muoversi maggiormente da soli (il 49,7% nei centri e il 73,4% nelle periferie).

È nei grandi comuni (oltre 50.000 abitanti) che è più penalizzata l’autonomia di bambini e i ragazzi dove soltanto il 22,4% non viene accompagnato a scuola da un adulto.

Alcune condizioni e comportamenti che connotano la vita del bambino/ragazzo e della sua famiglia influiscono sulla propensione ad andare a scuola da soli in età compresa tra gli 8 e i 14 anni: sono il 42,1 % tra quelli che svolgono i compiti in autonomia; il 37,0 % se si lavano e si vestono da soli; il 31,2% se hanno almeno un fratello o una sorella. Infine, nelle famiglie che non possiedono un’automobile, la percentuale raggiunge il 47,7%.

Qui le tavole pubblicate dall’ISTAT

Se il papà non ha contatti con i figli pagherà i danni

Il papà pagherà i danni morali con la rivalutazione monetaria

Il tribunale di Milano con la  sent. n. 2938/17 del 13 luglio 2017 (Ex art. 2043 cod. civ. –  Art. 570 cod. pen.) ha condannato un padre che è stato  indifferente ovvero perchè rifiuta i contatti coi figli e per questo paga loro i danni morali.

Se non partecipa alle attività dei figli, non si presenta agli incontri settimanali ben descritti sulla sentenza di separazione e non partecipa alla loro crescita il papà verrà definito «Indifferente»

Per questo quindi la mamma dei figli potrà chiedere il pagamento dei danni per conto dei figli o anche questi ultimi, una volta raggiunta la maggiore età, possono intentare contro di lui una causa per averli lasciati senza una componente necessaria per la crescita: la figura e l’amore paterno, imprescindibile per una sano equilibrio.

Quanto allora dovrà pagare? Anche in questo caso ci sarà una soluzione  per quantificare i danni.

Si prendono a riferimento le tabelle del danno biologico del tribunale di Milano

Se  il padre, oltre che moralmente, è stato assente anche materialmente perché non ha pagato il mantenimento, allora dovrà versare tutti gli arretrati con la rivalutazione monetaria assegno di mantenimento

Riguardo alla domanda di risarcimento dei danni non patrimoniali, il giudice ha affermato che «ai fini di una corretta, sana ed equilibrata maturazione del bambino soprattutto nelle prime fasi dello sviluppo umano», la presenza di «entrambe le figure parentali» è un elemento «imprescindibile». E ciò vale sia per le coppie sposate che per quelle di fatto tra conviventi.

Ma la legge può imporre a un padre di amare il proprio figlio? No, dice il tribunale di Milano. Non si può riconoscere certo l’esistenza di un obbligo giuridicamente coercibile del padre ad amare un figlio, ma la violazione degli obblighi di assistenza morale, di educazione di cura dei figli «rappresenta un illecito civile [2].

Infatti, al di là del reato previsto dal codice penale di violazione degli obblighi di assistenza familiare [3], il comportamento paterno in questione espone il minore ad una situazione … che indubbiamente influisce negativamente sul suo sviluppo psichico già duramente messo alla prova dalla separazione dei genitori. Il rifiuto di ogni approccio e contatto con il figlio disabile, che risulta «particolarmente odioso in quanto motivato proprio dalla sua disabilità», «configura un illecito e rappresenta certamente una perdita per il figlio». Del resto la famiglia è tutelata dalla nostra Costituzione che la descrive come «l’ambiente primario in cui i singoli si costruiscono come adulti e come persone»: chi lede la famiglia quindi compie una grave lesione.

Il Tasso di Inattività: spiegazione ed esempio

Cos’è il tasso di inattività?

Il tasso di inattività è dato dal rapporto tra gli inattivi e la corrispondente popolazione di riferimento.

Come si calcola? 

Tasso di inattività=Numero degli inattivi / Popolazione di riferimento

Si fa notare che la somma del tasso di attività e del tasso di inattività è pari a 1.

Esempio

  • Numero degli Occupati( 15-64 anni) = 23063
  • Numero dei Disoccupati = 2950
  • Inattivi (15-64 anni) = 13317
  • Popolazione di riferimento ( 15-64 anni) = 23063 + 2950+13317  = 39330

Tasso di inattività

( 15-64 anni) = 13317 / 39330=0,34 

Il Tasso di inattività in percentuale è uguale a 34%


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Differenza tra Disoccupati e Inattivi

Il Tasso di Disoccupazione: spiegazione ed esempio

Il Tasso di disoccupazione è ottenuto dal  rapporto tra i disoccupati e le corrispondenti forze di lavoro.

Il Tasso di Disoccupazione: spiegazione ed esempio 1

Tasso di disoccupazione=Numero dei disoccupati / Totale forze di lavoro</code

Calcoliamo il tasso di disoccupazione

  • Numero degli Occupati( 15-64 anni) = 23063
  • Numero dei Disoccupati = 2950
  • Inattivi (15-64 anni) = 13317
  • Popolazione di riferimento ( 15-64 anni) = 23063 + 2950  = 26013
  • Inattivi in Italia dal 2018 al 2023

Tasso di disoccupazione (15-64 anni) = (2950 / 26013)=0,1134 

Tasso di disoccupazione (15-64 anni) in percentuale = 0,1134 x 100 = 11,34%

Si veda anche il Tasso di occupazione


I dati ufficiali sull’occupazione in Italia sono consultabili sul sito dell’ISTAT

Il Tasso di occupazione: spiegazione ed esempio

Cos’è il Tasso di occupazione?

Tasso di occupazione in Italia dal 2018 al 2023

Il tasso di occupazione è il rapporto tra gli occupati e la corrispondente popolazione di riferimento.

FORMULA per il calcolo del tasso di occupazione

Numero degli occupati / Popolazione di riferimento (tutti i possibili occupati)

Esempio sul calcolo del tasso di occupazione

  • Numero degli Occupati( 15-64 ann) = 23063
  • Numero dei Disoccupati = 2950
  • Inattivi (15-64 anni) = 13317
  • Popolazione di riferimento ( 15-64 anni) = 23063 + 2950 + 13317 = 39330

Tasso di occupazione ( 15-64 ann1) = 23063 / 39330=0,5863

Tasso di occupazione in percentuale = 0,5863 x 100 = 58.63%


Banca dati ISTAT per Tasso di occupazione

Sempre più imprese parlano straniero – A giugno 2017 superata quota 580mila, +6.700 nel secondo trimestre

Le imprese straniere rappresentano il 10% del totale Italia, 1 su 5 opera in Lombardia.

Continuano ad aumentare le imprese straniere in Italia.

Pur mostrando ritmi di crescita inferiori rispetto al passato, nel II trimestre 2017 il saldo tra aperture e chiusure di aziende guidate da persone non nate in Italia fa segnare ancora un bilancio positivo che ha sfiorato le 7mila unità.

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Calcolo consumo calorico

Calcolo del consumo calorico in chilocalorie (Kcal) e chilojoule (KJ)

Calcolare la quantità di calorie che si consumano un’attività sportiva e non è utile per bilanciare in maniera corretta la propria alimentazione.

Attualmente i cardiofrequenzimetri permettono la lettura del consumo calorico dell’atleta durante un’attività di corsa o durante una corsa in bici.

Calcolare il consumo calorico di un ciclista che rileva durante la sua attività  la potenza in Watt tramite un power meter

Usiamo la formula sotto per calcolare il consumo calorico

kCal=(pW*t)/(1000*1,11631)

Calcolo del consumo calorico di un ciclista con misuratore di potenza

Un ciclista che ha pedalato per 3 ore (secondi=3x60x60=10800)  sviluppando una potenza media pari a 175 Watt quante Kcal avrà consumato?

Applicando la formula troviamo che il  consumo calorico del nostro ciclista sarà pari uguale a:

(175 * 10800) / (1000 * 1,11631) =  1693,08  kCal

Qual è la differenza tra Kcal o kj?

La caloria è l’unità di misura definita in base a concetti puramente termici. S’intende la quantità di calore necessaria a far passare da 14,5° a 15,5° la temperatura di un grammo d’acqua sotto la pressione di 760 mm di mercurio. In pratica, però, si usa un multiplo: la chilocaloria (kcal) che equivale a 1000 cal. 

Considerato che La Comunità Europea ha stabilito le unità di misura valide in Europa. Alcune come cavallo vapore, quintale, miglio, oncia, caloria, non potranno più essere usate e dovranno sparire anche unità di misura in uso in campagna come pertica, canna, caratello.

Quindi trasformiamo le nostre 1693,08  kCal in Kj ovvero in 7083,84672

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Consigliamo di usare il convertitore online di Google per trasformare Kcalorie in joule

Un ottimo articolo in inglese con tabelle che stimano il consumo calorico per varie attività sportive