L’inflazione in Italia a luglio 2026 si attesta al 2,9%

L’inflazione in Italia a luglio 2026 si attesta definitivamente al 2,9% su base annua, in lieve rallentamento rispetto al 3,0% di giugno. Su base mensile, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), comprensivo dei tabacchi, aumenta dello 0,3%.

L'inflazione in Italia a luglio 2026 si attesta al 2,9% 1
Grafico inflazione Italia 2021 – luglio 2026

Il dato definitivo pubblicato dall’Istat il 12 agosto 2026 è leggermente superiore alla stima preliminare, che indicava un aumento dello 0,2% su base mensile e del 2,8% su base annua. L’indice NIC definitivo di luglio è pari a 103,4, con base 2025=100.

Il quadro resta articolato: rallentano gli alimentari non lavorati e gli energetici non regolamentati, ma accelerano con decisione l’energia regolamentata e alcune categorie di servizi. L’inflazione di fondo rimane più contenuta, all’1,6%, mentre i prodotti acquistati con maggiore frequenza aumentano del 3,4%.

Quali sono i dati definitivi dell’inflazione di luglio 2026?

I tre principali indici dei prezzi al consumo diffusi dall’Istat forniscono misure diverse, destinate a finalità differenti. Il NIC descrive l’inflazione dell’intero sistema economico italiano; il FOI è il riferimento più utilizzato per le rivalutazioni monetarie; l’IPCA consente il confronto armonizzato con gli altri Paesi europei.

Indici dei prezzi al consumo – luglio 2026, dati definitivi
Indicatore Indice Variazione mensile Variazione annua
NIC con tabacchi 103,4 +0,3% +2,9%
FOI senza tabacchi 103,1 +0,3% +2,8%
IPCA 102,6 -1,0% +2,9%

Gli indici sono espressi nella nuova base 2025=100. La modifica della base non altera le variazioni percentuali pubblicate, ma chi utilizza i valori assoluti degli indici appartenenti a basi diverse deve applicare gli appositi coefficienti di raccordo.

Per seguire l’aggiornamento mensile, i grafici e la serie storica è disponibile la pagina dedicata all’inflazione ufficiale in Italia.

Di quanto è stato rivisto il dato rispetto alla stima preliminare?

La stima provvisoria diffusa il 31 luglio indicava per il NIC un indice pari a 103,3, una variazione mensile del +0,2% e una variazione annua del +2,8%. Con i dati definitivi l’indice sale a 103,4, mentre entrambe le variazioni vengono corrette di 0,1 punti percentuali:

Confronto tra stima preliminare e dato definitivo NIC
Dato NIC Stima preliminare Dato definitivo
Indice luglio 2026 103,3 103,4
Variazione mensile +0,2% +0,3%
Variazione annua +2,8% +2,9%

La revisione non cambia la direzione del fenomeno: l’inflazione rallenta rispetto a giugno, ma in misura leggermente inferiore a quanto inizialmente stimato. L’IPCA, invece, conferma i valori preliminari: -1,0% sul mese e +2,9% sull’anno.

Perché l’inflazione di luglio 2026 rallenta solo lievemente?

Il passaggio dal 3,0% di giugno al 2,9% di luglio deriva da spinte di segno opposto. Alcuni prezzi rallentano, mentre altri accelerano e impediscono una discesa più marcata dell’indice generale.

Quali componenti hanno rallentato?

  • gli energetici non regolamentati passano dal +13,3% al +11,4%;
  • gli alimentari non lavorati rallentano dal +4,4% al +3,6%;
  • i servizi vari scendono dal +2,5% al +1,8%;
  • i prezzi complessivi degli alimentari decelerano dal +1,6% al +1,1%.

Tra gli alimentari freschi diminuiscono soprattutto i prezzi di frutta e frutta a guscio, in calo del 4,8% rispetto a giugno, mentre ortaggi, tuberi e legumi scendono dell’1,4% sul mese.

Quali componenti hanno accelerato?

  • gli energetici regolamentati salgono dal +9,2% al +14,8%;
  • i servizi relativi ai trasporti accelerano dal +1,1% al +1,6%;
  • i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona passano dal +2,7% al +3,0%;
  • i servizi di ristorazione e alloggio aumentano del 3,4% su base annua, contro il 2,9% di giugno.

Nel solo mese di luglio gli energetici regolamentati aumentano del 6,5%. Il gas naturale nel mercato tutelato accelera fino al +21,8% annuo, mentre l’elettricità nel mercato tutelato raggiunge il +9,7%.

Quali spese incidono maggiormente sull’aumento dei prezzi?

Non basta osservare la variazione percentuale di una singola categoria: conta anche il suo peso nel paniere delle famiglie. Secondo la scomposizione Istat, i contributi più rilevanti all’inflazione annua del 2,9% provengono da:

Principali divisioni di spesa – luglio 2026
Divisione di spesa Variazione annua Contributo all’inflazione generale
Abitazione, acqua, elettricità, gas e combustibili +7,2% 0,878 punti percentuali
Trasporti +4,3% 0,650 punti percentuali
Ristoranti e servizi di alloggio +3,4% 0,430 punti percentuali
Prodotti alimentari e bevande analcoliche +1,4% 0,224 punti percentuali

I prezzi dei beni aumentano nel complesso del 3,2%, in lieve rallentamento dal 3,3% di giugno. I servizi accelerano invece dal 2,6% al 2,7%. Il divario tra servizi e beni si riduce così da -0,7 a -0,5 punti percentuali.

Il carrello della spesa aumenta meno dell’inflazione generale?

Sì. I prezzi dei beni alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona, il cosiddetto carrello della spesa, aumentano dell’1,0% su base annua, in rallentamento rispetto all’1,3% di giugno.

I prodotti ad alta frequenza di acquisto mostrano però una crescita molto più elevata, pari al 3,4%, sebbene in calo dal 3,9% del mese precedente. Non si tratta di una contraddizione: questo aggregato comprende, oltre agli alimentari, anche carburanti, affitti, trasporti urbani, giornali, ristorazione e altri beni e servizi acquistati frequentemente.

Per questo motivo la percezione personale dell’aumento del costo della vita può essere diversa dal 2,9% medio nazionale: dipende dalla composizione effettiva delle spese di ogni famiglia.

L’inflazione di fondo è davvero più bassa?

L’inflazione di fondo, calcolata escludendo gli energetici e gli alimentari freschi, resta stabile all’1,6%. L’inflazione al netto dei soli beni energetici rallenta invece dall’1,9% all’1,8%.

La distanza tra l’indice generale, al 2,9%, e la componente di fondo, all’1,6%, mostra quanto l’energia continui a condizionare il dato complessivo. La misura di fondo è utile per leggere le pressioni più persistenti sui prezzi, ma non descrive da sola la spesa effettivamente sostenuta dalle famiglie.

Quanto è l’inflazione media nel 2026?

Considerando i dati disponibili da gennaio a luglio, l’inflazione media parziale del 2026 è pari al 2,3%. È un valore diverso dal 2,9% di luglio:

  • il 2,9% confronta i prezzi di luglio 2026 con quelli di luglio 2025;
  • il 2,3% sintetizza l’andamento medio dell’inflazione nei primi sette mesi del 2026;
  • il 2,7% è l’inflazione acquisita per l’intero 2026.

La media del 2,3% non è ancora il dato medio definitivo dell’anno, perché mancano i risultati da agosto a dicembre. Per consultare il dato aggiornato e confrontarlo con gli anni precedenti si può utilizzare la serie storica dell’inflazione media annua in Italia oppure la panoramica dell’inflazione media su diversi intervalli temporali.

Che cosa significa inflazione acquisita al 2,7%?

L’inflazione acquisita indica quale sarebbe la variazione media annua del 2026 se l’indice dei prezzi rimanesse da agosto a dicembre esattamente sul livello raggiunto a luglio. In questa ipotesi teorica, l’inflazione media dell’intero 2026 sarebbe pari al 2,7%; per la componente di fondo sarebbe invece dell’1,8%.

Non è una previsione dell’inflazione di dicembre e non significa che i prezzi aumenteranno sicuramente del 2,7% a fine anno. Il risultato effettivo potrà essere più alto o più basso, in funzione delle variazioni dei mesi successivi.

Qual è l’indice FOI di luglio 2026 per le rivalutazioni monetarie?

L’indice FOI senza tabacchi di luglio 2026 è pari a 103,1. Aumenta dello 0,3% rispetto a giugno, del 2,8% rispetto a luglio 2025 e del 4,3% rispetto a luglio 2024.

Il FOI è l’indice normalmente utilizzato per aggiornare canoni di locazione, assegni di mantenimento e altri importi quando il contratto o la norma richiamano espressamente questo parametro. Non bisogna quindi applicare automaticamente il 2,9% del NIC alle rivalutazioni monetarie.

Per un importo di 1.000 euro, un adeguamento al 100% della variazione FOI annua del 2,8% porterebbe il nuovo valore a 1.028 euro. Si tratta soltanto di un esempio: la percentuale effettivamente applicabile dipende dalla data iniziale, dalla clausola contrattuale e dall’eventuale quota di rivalutazione prevista.

È possibile consultare il dettaglio dell’indice FOI di luglio 2026 oppure usare il calcolatore di rivalutazione monetaria con gli indici Istat.

Perché l’indice IPCA diminuisce dell’1,0% in un solo mese?

L’indice armonizzato IPCA scende dell’1,0% rispetto a giugno, ma aumenta del 2,9% su base annua. Il calo mensile è legato soprattutto ai saldi estivi dell’abbigliamento e delle calzature, che l’IPCA considera immediatamente mentre il NIC non contabilizza nello stesso modo.

La variazione tendenziale dell’IPCA resta quindi positiva e conferma la stima preliminare. Per capire finalità e differenze tra i tre indicatori è disponibile il confronto tra NIC, FOI e IPCA.

Dove è più alta l’inflazione a luglio 2026?

A livello regionale, la Calabria registra il tasso più elevato, pari al 3,5%, seguita dalla Campania al 3,3% e da Puglia e Sicilia al 3,2%. In Abruzzo l’inflazione è del 2,9%, esattamente in linea con la media nazionale. Il valore più contenuto si osserva in Valle d’Aosta, al 2,1%.

Tra i capoluoghi di regione, le province autonome e i grandi comuni considerati dall’Istat, l’inflazione più alta si registra a Reggio Calabria, con il 4,0%, seguita da Napoli e Catania, entrambe al 3,4%. I valori più bassi sono quelli di Firenze, al 2,2%, e Aosta, al 2,1%.

Che cosa significa concretamente un’inflazione del 2,9%?

In termini puramente indicativi, un insieme di beni e servizi costato 1.000 euro nel luglio 2025 costerebbe circa 1.029 euro nel luglio 2026, se avesse seguito esattamente l’andamento del paniere NIC. Il calcolo non misura però l’inflazione personale di una singola famiglia, che può essere superiore o inferiore in base alle proprie abitudini di spesa.

Per confrontare il potere d’acquisto di una somma nel tempo si può usare il calcolatore dell’inflazione italiana dal 1861 a oggi. Per un intervallo definito in mesi e anni è disponibile anche il calcolo dell’inflazione tra due date.

Dove consultare indici, serie storiche e calcolatori aggiornati?

In sintesi

Il dato definitivo conferma il rallentamento dell’inflazione italiana, ma corregge al rialzo la stima iniziale: a luglio 2026 il NIC aumenta dello 0,3% sul mese e del 2,9% sull’anno. L’energia resta la principale fonte di pressione, soprattutto nella componente regolamentata, mentre il carrello della spesa rallenta all’1,0%. L’inflazione di fondo rimane all’1,6%, la media parziale del 2026 sale al 2,3% e l’inflazione acquisita raggiunge il 2,7%.

Per le rivalutazioni monetarie il riferimento da controllare è invece il FOI senza tabacchi: a luglio l’indice è pari a 103,1 e la variazione annua è del 2,8%.

Fonte: elaborazione Rivaluta.it su dati definitivi Istat, Prezzi al consumo – luglio 2026, pubblicati il 12 agosto 2026. Per l’indice destinato alle rivalutazioni monetarie si veda anche la pagina Istat dedicata all’indice FOI.