Carboidrati in maratona: cosa sappiamo e cosa cambia

Carboidrati in maratona: cosa sappiamo e cosa cambia davvero

Questa sintesi riassume in modo chiaro e pratico i risultati di uno studio recente (C-labelled glucose-fructose show greater exogenous and whole-body CHOoxidation and lower O 2 cost of running at 120 versus 60 and 90 g·h21 in elitemale marathoners) pubblicato sul numero di ottobre 2025 su Journal of Applied Physiology condotto su maratoneti élite, focalizzandosi su ciò che era già noto, sulle vere novità scientifiche e sulle implicazioni pratiche per allenatori e atleti.

Carboidrati in maratona: cosa sappiamo e cosa cambia 1
13C-labelled glucose-fructose show greater exogenous and whole-body CHO oxidation and lower O2 cost of running at 120 versus 60 and 90 g·h−1 in elite male marathoners

Contesto generale

La prestazione nella maratona dipende da tre pilastri fisiologici principali:

  • VO₂max (massimo consumo di ossigeno)
  • Intensità sostenibile, legata alla soglia del lattato
    (LT, lactate threshold) e al punto di svolta del lattato
    (LTP, lactate turn point)
  • Economia di corsa (running economy), cioè il costo di ossigeno
    per correre a una certa velocità

A questi fattori si aggiunge un elemento spesso sottovalutato:
la capacità di sostenere per oltre due ore un’elevata richiesta di
carboidrati (CHO, carbohydrates) senza perdita di efficienza
metabolica o comparsa di disturbi gastrointestinali.


Cosa sapevamo già

  • La maratona è una disciplina fortemente dipendente dai carboidrati,
    anche se i grassi contribuiscono in modo non trascurabile alla produzione di energia.
  • L’assunzione di carboidrati multipli (glucosio + fruttosio) consente
    tassi di ossidazione più elevati grazie all’utilizzo di trasportatori intestinali
    diversi:
    SGLT1 (trasportatore sodio-glucosio) e
    GLUT5 (trasportatore del fruttosio).
  • Nei ciclisti erano già stati osservati benefici con assunzioni superiori a
    90 g·h⁻¹ di carboidrati, ma mancavano dati solidi nella corsa.
  • Nei runner si temeva che dosi elevate di carboidrati aumentassero i
    sintomi GI (sintomi gastrointestinali), soprattutto a causa
    dell’impatto meccanico della corsa.

Cosa c’è di realmente nuovo?

1. 120 g·h⁻¹ di carboidrati sono realmente utilizzabili

Per la prima volta, tramite traccianti isotopici al carbonio-13 (¹³C, isotopi stabili del carbonio), è stato dimostrato che i maratoneti élite sono in grado di ossidare carboidrati ingeriti in modo dose-dipendente:

  • circa 0,9 g·min⁻¹ con 60 g·h⁻¹ di CHO
  • circa 1,3 g·min⁻¹ con 90 g·h⁻¹ di CHO
  • circa 1,7 g·min⁻¹ con 120 g·h⁻¹ di CHO

Questi valori sono tra i più alti mai osservati nella corsa e paragonabili a quelli rilevati nel ciclismo.


2. Solo 120 g·h⁻¹ mantengono il metabolismo “glucidico” nel tempo

Durante la seconda ora di corsa a intensità prossima al ritmo maratona:

  • Con 60 e 90 g·h⁻¹ si osserva una progressiva transizione verso un maggiore utilizzo dei grassi.
  • Con 120 g·h⁻¹ la quota di energia derivante dai carboidrati rimane elevata (circa 65%) e non si verifica il cosiddetto metabolic crossover (punto in cui i grassi diventano il carburante principale).

In altre parole, a ritmi da maratona élite, 90 g·h⁻¹ non sono sufficienti per sostenere a lungo un metabolismo fortemente basato sui carboidrati.


3. Migliora l’economia di corsa

Un risultato particolarmente rilevante è la riduzione del costo di ossigeno (O₂, ossigeno) della corsa con 120 g·h⁻¹ di carboidrati rispetto a 60 g·h⁻¹.

Il miglioramento dell’economia di corsa è dell’ordine del 3–4%, un valore molto significativo in una maratona.

Dal punto di vista fisiologico, questo è spiegabile dal fatto che i carboidrati forniscono più energia per litro di ossigeno consumato rispetto ai grassi.


4. Qual è il vero problema vero? Il limite è gastrointestinale

I sintomi GI (sintomi gastrointestinali) sono stati presenti in tutte le condizioni, ma con caratteristiche diverse:

  • A 120 g·h⁻¹ aumentano nausea, senso di pienezza gastrica e crampi addominali.
  • Nonostante ciò, l’efficienza di ossidazione dei carboidrati resta elevata (circa 85%).

Questo indica che il problema non è l’assorbimento o l’utilizzo dei carboidrati, ma la tolleranza intestinale.


Implicazioni pratiche

  • Per runner élite e sub-élite, 120 g·h⁻¹ di CHO possono offrire un vantaggio metabolico reale.
  • L’assunzione di carboidrati ad alte dosi richiede allenamento dell’intestino (gut training), al pari dell’allenamento cardiovascolare.
  • La nutrizione in gara diventa una vera e propria variabile prestativa, da pianificare con la stessa cura di ritmo, carichi e tapering.

Messaggio chiave

A ritmi da maratona élite, solo 120 g·h⁻¹ di carboidrati mantengono il metabolismo glucidico, migliorano l’economia di corsa e offrono un vantaggio fisiologico concreto; il vero collo di bottiglia non è il muscolo, ma l’intestino.

 

A novembre 2025 l’inflazione in Italia  scende all’1.1%

A novembre 2025 l’inflazione in Italia  scende all’1,1%, il livello più basso registrato da ottobre 2024.

Inflazione Italia Novembre 2020- Novembre 2025

L’inflazione media in Italia (da Gennaio a Novembre) resta all’1,6%. Qui puoi approfondire.

La dinamica dell’inflazione in Italia a Novembre

Sulla dinamica dell’indice generale incidono gli effetti dovuti al rallentamento dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+1,1% da +1,9%), degli Energetici regolamentati (-3,2% da -0,5%) e di alcune tipologie di servizi, in particolare i trasporti (+0,9% da +2,0%), solo parzialmente compensato dall’attenuarsi della flessione di quelli degli Energetici non regolamentati (-4,3% da -4,9%). Si riduce il tasso di crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” (+1,5% da +2,1%), mentre l’inflazione di fondo si attesta al +1,7% (da +1,9%).

Prevedi il prossimo dato per Dicembre 2025

Inflazione area dell’euro: dovrebbe attestarsi al 2,2% a novembre 2025

Secondo la stima di Eurostat, l’inflazione annuale nell’area dell’euro dovrebbe attestarsi al 2,2% nel mese di novembre 2025, in leggero aumento rispetto al 2,1% di ottobre.

Inflazione area dell’euro: dovrebbe attestarsi al 2,2% a novembre 2025 2
Grafico inflazione Area Euro fino a novembre 2025(stima)

Sul fronte della dinamica mensile, l’indice dei prezzi al consumo dell’area euro registra una variazione pari a –0,2% rispetto a ottobre 2025.

Si tratta del ribasso mensile più contenuto dal febbraio 2025, segnale di un rallentamento congiunturale più marcato rispetto alle ultime rilevazioni.

Nonostante ciò, la media annua calcolata con l’inclusione della stima di novembre rimane stabile al 2,2%, confermando un quadro di inflazione sotto controllo.

Considerando le principali componenti dell’inflazione nell’area dell’euro, a novembre si prevede:

  • Servizi: +3,5% (da +3,4% in ottobre), la componente con il contributo annuo più elevato.
  • Alimentari, alcol e tabacco: +2,5% (stabile rispetto a ottobre).
  • Beni industriali non energetici: +0,6% (invariato).
  • Energia: –0,5% (da –0,9% in ottobre), in graduale attenuazione della fase deflattiva.

Il quadro complessivo suggerisce un’inflazione annuale moderatamente crescente ma con pressioni mensili deboli, trainate soprattutto dalla componente dei servizi, mentre energia e beni industriali mostrano dinamiche più contenute.

Inflazione Italia novembre 2025: prezzi in lieve calo, inflazione stabile all’1,2%

Secondo le stime preliminari diffuse dall’ISTAT, nel mese di novembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo NIC,
al lordo dei tabacchi, registra una variazione del -0,2% su base mensile e del +1,2% su base annua, un valore stabile rispetto a ottobre.

Per approfondire il funzionamento degli indici ufficiali puoi consultare:

Andamento delle principali componenti

La stabilità dell’inflazione generale riflette tendenze differenti tra i vari
raggruppamenti di spesa:

  • Servizi di trasporto: rallentano da +2,0% a +0,8%
  • Alimentari non lavorati: da +1,9% a +1,4%
  • Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: da +3,3% a +2,9%
  • Beni non durevoli: da +1,3% a +1,0%
  • Energetici regolamentati: calo più marcato, da -0,5% a -3,3%
  • Servizi relativi alle comunicazioni: da -0,3% a -0,8%
  • Alimentari lavorati: in accelerazione da +2,5% a +2,7%
  • Beni durevoli: flessione meno accentuata, da -0,8% a -0,1%
  • Energetici non regolamentati: da -4,9% a -4,4%

Inflazione di fondo e differenziale beni-servizi

L’inflazione di fondo, cioè l’indice NIC
al netto degli energetici e degli alimentari freschi, scende
dal +1,9% al +1,8%.
Stesso valore per l’inflazione al netto dei soli beni energetici.

Rallenta anche la crescita dei servizi (da +2,6% a +2,2%),
mentre i beni mostrano un lieve aumento (da +0,2% a +0,3%).
Il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si riduce quindi a
+1,9 punti percentuali (dai +2,4 del mese precedente).

Carrello della spesa e alta frequenza d’acquisto

I Beni alimentari, per la cura della casa e della persona
rallentano dal +2,1% al +1,9%.
I prodotti ad alta frequenza d’acquisto mostrano un leggero aumento
dal +2,1% al +2,2%.

Variazione congiunturale del NIC

Il calo mensile del -0,2% dell’indice generale rispetto a ottobre scorso è spiegato soprattutto da:

  • Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: -1,7%
  • Servizi relativi ai trasporti: -1,4%

Tali diminuzioni sono legate prevalentemente a fattori stagionali.

In compenso aumentano:

  • Alimentari non lavorati: +0,7%
  • Energetici non regolamentati: +0,6%
  • Alimentari lavorati: +0,5%

Inflazione acquisita 2025

Per il 2025 l’inflazione acquisita è pari a:

  • +1,5% per l’indice generale
  • +1,9% per l’inflazione di fondo

Indice armonizzato IPCA

Secondo le stime provvisorie, l’IPCA registra:

  • -0,2% su base mensile
  • +1,1% su base annua

Diminuzione rispetto al +1,3% del mese precedente.
Consulta la guida completa:
Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA).

Commento sintetico

A novembre 2025 l’inflazione resta stabile all’1,2%.
Rallentano i prodotti freschi e i servizi di trasporto, scendono nettamente gli energetici regolamentati e si riduce la flessione degli energetici non regolamentati. Il “carrello della spesa” rallenta al +1,9% e l’inflazione di fondo scende al +1,8%.

Puoi visualizzare grafici aggiornati e serie storiche complete qui:

Fonte: dati provvisori ISTAT

Prezzi ottobre 2025: inflazione in forte rallentamento

Nel mese di ottobre 2025 l’ISTAT conferma, con i dati definitivi, un sensibile rallentamento dell’inflazione in Italia. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra:

  • -0,3% su base mensile (variazione congiunturale)
  • +1,2% su base annua (variazione tendenziale), in calo rispetto al +1,6% di settembre

Inflazione Italia Ottobre 2020 - Ottobre 2025

Il dato conferma la stima preliminare e segnala un rientro dell’inflazione su valori leggermente inferiori a quelli di fine 2024.

Qui i dati definitivi

I numeri chiave di ottobre 2025

  • NIC (indice generale): -0,3% mese su mese, +1,2% anno su anno
  • Inflazione di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi): +1,9% da +2,0%
  • Inflazione al netto dei soli beni energetici: +1,9% da +2,1%
  • Beni: da +0,6% a +0,2%
  • Servizi: crescita stabile a +2,6%
  • Differenziale beni-servizi: +2,4 punti percentuali (da +2,0 punti del mese precedente)
  • Beni alimentari, per la cura della casa e della persona: da +3,1% a +2,1%
  • Prodotti ad alta frequenza d’acquisto: da +2,6% a +2,1%

Perché l’inflazione rallenta

La sensibile decelerazione del tasso d’inflazione è dovuta soprattutto a tre componenti:

Energetici regolamentati

  • Passaggio da una crescita annua molto sostenuta (+13,9%) a una lieve flessione (-0,5%).
  • Si tratta di uno dei contributi principali alla frenata dell’indice generale.

Alimentari non lavorati

  • Rallentano nettamente: da +4,8% a +1,9% su base annua.
  • Questa componente include, ad esempio, frutta e verdura fresche, che incidono in modo importante sul carrello delle famiglie.

Altre componenti in rallentamento

  • Servizi relativi ai trasporti: dal +2,4% al +2,0%
  • Alimentari lavorati: dal +2,7% al +2,5%

A compensare parzialmente questi effetti troviamo invece:

  • Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: in lieve accelerazione, dal +3,1% al +3,3%
  • Energetici non regolamentati: restano in calo, ma in modo meno marcato (da -5,2% a -4,9%)

Beni, servizi e differenziale di inflazione

Osservando in dettaglio la dinamica dei prezzi di beni e servizi:

  • la crescita annua dei beni rallenta sensibilmente: da +0,6% a +0,2%;
  • la crescita dei servizi rimane stabile a +2,6%.

Il risultato è un differenziale inflazionistico tra servizi e beni che sale a +2,4 punti percentuali, rispetto ai +2,0 punti di settembre. In altre parole, i servizi continuano a crescere di prezzo ben più dei beni, mostrando una maggiore rigidità al ribasso.

Carrello della spesa e prodotti ad alta frequenza d’acquisto

Per le famiglie, una delle voci più sensibili è quella del cosiddetto carrello della spesa, cioè i beni alimentari e i prodotti per la cura della casa e della persona:

  • I beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano da +3,1% a +2,1%.
  • I prodotti ad alta frequenza d’acquisto (cioè quelli comprati spesso, come alimentari, carburanti e altri beni di uso quotidiano) passano da +2,6% a +2,1%.

Si tratta di un segnale importante, perché queste voci influiscono direttamente sulla percezione quotidiana del costo della vita.

Andamento congiunturale: cosa scende e cosa sale a ottobre

La variazione mensile negativa dell’indice generale (-0,3% rispetto a settembre) riflette la seguente dinamica:

  • Energetici regolamentati: -6,4%
  • Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: -1,1%
  • Energetici non regolamentati: -0,6%
  • Servizi relativi alle comunicazioni: -0,3%
  • Servizi relativi ai trasporti: -0,3%

In controtendenza, si registra un leggero aumento per i:

  • Servizi relativi all’abitazione: +0,3% mese su mese.

Inflazione acquisita 2025

L’ISTAT stima anche il valore dell’inflazione acquisita, cioè l’aumento dei prezzi che si avrebbe se da qui a fine anno i prezzi rimanessero fermi ai livelli attuali.

  • Per l’indice generale NIC, l’inflazione acquisita per il 2025 è pari a +1,6%.
  • Per la componente di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi) il valore acquisito è +1,9%.

Questi valori forniscono un’indicazione importante per le valutazioni di famiglie, imprese e policy maker sull’andamento medio dell’inflazione nel corso dell’anno.

IPCA e indice FOI: come si muovono gli altri indici dei prezzi

Accanto al NIC, l’ISTAT diffonde anche l’andamento di altri indici chiave del sistema prezzi italiano: l’IPCA e l’indice FOI.

IPCA (indice armonizzato dei prezzi al consumo)

L’IPCA, usato principalmente per confronti a livello europeo, registra:

  • -0,2% su base mensile
  • +1,3% su base annua

Il tasso tendenziale è in rallentamento rispetto al +1,8% registrato a settembre, e il dato conferma anch’esso la stima preliminare.

Vai alla pagina dedicata all’indice IPCA

Indice FOI (famiglie di operai e impiegati)

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, importante ad esempio per l’aggiornamento di affitti e altri contratti, mostra:

  • una variazione congiunturale pari a -0,2%
  • una variazione tendenziale pari a +1,1%

La pagina dell’indice ISTAT FOI senza tabacchi per le famiglie di operai ed impiegati utile per le rivalutazioni monetarie

Un’inflazione che rallenta ma non è scomparsa

Secondo la sintesi fornita dall’ISTAT, a ottobre 2025 l’inflazione scende a +1,2%, collocandosi poco al di sotto dei livelli di fine 2024. Il rallentamento è dovuto in larga parte al forte ridimensionamento della crescita dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+1,9% da +4,8%) e al passaggio in terreno negativo dei prezzi degli Energetici regolamentati (-0,5% da +13,9% di settembre).

Rallentano anche:

  • la crescita del carrello della spesa: +2,1% da +3,1%
  • l’inflazione di fondo: +1,9% da +2,0%

Nel complesso, il tasso di inflazione acquisito a ottobre 2025 si attesta al +1,6%. Questo quadro descrive un’inflazione in progressivo rientro rispetto ai picchi degli anni precedenti, ma ancora presente, soprattutto su alcune voci di spesa legate ai servizi e ai consumi frequenti delle famiglie.

Cosa potrebbe succedere all’inflazione a  Novembre 2025?

Scoprilo su Inflation Forecast Calculator

Prezzi al consumo – settembre 2025: inflazione stabile al +1,6% (NIC)

Analisi ISTAT · settembre 2025

Prezzi al consumo – settembre 2025: inflazione stabile al +1,6% (NIC), FOI +1,4%

A cura di Rivaluta.it ·

Inflazione Italia gennaio 2024 - settembre 2025
Inflazione Italia gennaio 2024 – settembre 2025

In breve

  • NIC (al lordo dei tabacchi): −0,2% m/m e +1,6% a/a (come ad agosto; stima preliminare confermata).
  • FOI (al netto dei tabacchi): −0,1% m/m e +1,4% a/a — riferimento per affitti, assegni e adeguamenti.
  • Inflazione di fondo: +2,0% a/a (da +2,1%).
  • Beni +0,6% a/a vs servizi +2,6% a/a → differenziale +2,0 p.p.
  • Energetici regolamentati in accelerazione (+13,9% a/a); non regolamentati in ripresa (−5,2% a/a da −6,3%).
  • “Carrello della spesa” in attenuazione: +3,1% a/a (da +3,4%).
  • IPCA: +1,3% m/m (fine saldi estivi), +1,8% a/a (da +1,6%).

Fonte: elaborazioni Rivaluta.it su dati ISTAT.

I numeri chiave (settembre 2025)

Indicatore Congiunturale (m/m) Tendenziale (a/a) Nota
NIC (lordo tabacchi) −0,2% +1,6% Stima preliminare confermata
FOI (netto tabacchi) −0,1% +1,4% Per rivalutazioni contrattuali
Inflazione di fondo n.d. +2,0% Lieve decelerazione
IPCA +1,3% +1,8% Effetto fine saldi (m/m)
Servizi relativi ai trasporti −3,3% +2,4% Frenata dal +3,5%
Alimentari non lavorati +0,6% +4,8% In rallentamento (da +5,6%)
Energetici regolamentati n.d. +13,9% In accelerazione (da +12,9%)
Energetici non regolamentati n.d. −5,2% In ripresa (da −6,3%)
Carrello della spesa n.d. +3,1% In attenuazione (da +3,4%)

Il nostro commento

L’inflazione resta al +1,6% su base annua. Sotto la media, però, si muovono forze opposte: energia regolamentata in accelerazione, alimentari freschi in raffreddamento e trasporti in netta frenata. La forbice beni/servizi (0,6% vs 2,6%) rimane ampia e riflette costi strutturali e pressioni salariali nei servizi.

La core scende al 2,0%: segnale costruttivo, ma non ancora definitivo. Per famiglie e microimprese conta soprattutto il FOI a +1,4%, bussola per canoni e assegni: dato moderato, utile alla programmabilità. Resta l’incognita energia in vista dell’inverno.

Giudizio sintetico: quadro stabile con tensioni settoriali. Bene il raffreddamento “di fondo”, attenzione al rimbalzo dei regolamentati. È il momento di verificare parametri e adeguare le simulazioni per fine anno.

Cosa significa per te

Altri dettagli dal comunicato

  • Servizi trasporti: da +3,5% a +2,4% tendenziale (−3,3% congiunturale).
  • Alimentari non lavorati: +4,8% (da +5,6%), con +0,6% m/m.
  • Energetici regolamentati: +13,9% (da +12,9%).
  • Energetici non regolamentati: −5,2% (da −6,3%).
  • Alta frequenza d’acquisto: +2,6% (da +2,3%).
  • IPCA: +1,3% m/m per fine saldi; +1,8% a/a (da +1,6%).
© 2025 Rivaluta.itElaborazione Rivaluta.it su dati ISTAT

 

BCE: Tassi invariati, fermi a giugno 2025

Inflazione stabile al 2,1% nel 2025. Crescita rivisto al rialzo all’1,2%

BCE: Tassi invariati, fermi a giugno 2025 3
Grafico Tassi BCE fino a Giugno 2025

In un contesto di inflazione prossima all’obiettivo del 2% e di prospettive economiche in lieve miglioramento, il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) ha deciso oggi di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento.

La mossa, ampiamente anticipata dai mercati, conferma una pausa nella politica di allentamento monetario dopo i tagli cumulativi di 200 punti base implementati tra giugno 2024 e giugno 2025. Il tasso sui depositi presso la banca centrale resta al 2,00%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,40%.

La decisione riflette la valutazione aggiornata delle prospettive di inflazione, che il Consiglio direttivo giudica “pressoché invariata”. L’inflazione complessiva nell’Eurozona si attesta attualmente intorno al target di medio termine del 2%, con i dati preliminari di Eurostat che indicano un lieve rialzo al 2,1% ad agosto rispetto al 2% di luglio. Questo dato è trainato da un rallentamento della discesa dei prezzi energetici (-1,9% annuo) e da un aumento dei prezzi degli alimenti freschi (+5,5%), mentre i servizi e i beni non energetici mostrano dinamiche moderate.

Proiezioni macroeconomiche: inflazione in discesa, crescita in accelerazione

Le nuove proiezioni elaborate dagli esperti della BCE delineano un quadro stabile, simile a quello tracciato a giugno. L’inflazione complessiva è prevista in media al 2,1% nel 2025, per poi scendere all’1,7% nel 2026 e risalire leggermente all’1,9% nel 2027. L’inflazione core (al netto di energia e alimentari) si attesta al 2,4% nel 2025, convergendo verso l’1,9% nel 2026 e l’1,8% nel 2027. Queste stime confermano la traiettoria disinflazionistica, supportata dal calo dei prezzi energetici e dal progressivo ancoraggio delle aspettative inflazionistiche.

Sul fronte della crescita, le notizie sono più positive: il PIL dell’Eurozona è atteso espandersi dell’1,2% nel 2025, con una revisione al rialzo di 0,3 punti rispetto alla stima di giugno (0,9%). Questo miglioramento riflette l’impatto positivo dell’accordo sui dazi tra UE e USA, che ha ridotto l’incertezza commerciale. Per il 2026, la crescita è prevista all’1,0% (leggermente inferiore all’1,1% precedente), mentre resta invariata all’1,3% per il 2027. Nel secondo trimestre del 2025, il PIL ha registrato un modesto +0,1% trimestrale, in linea con le attese, grazie a consumi interni stabili e a un contributo positivo dalla domanda estera.

Anno Inflazione complessiva (%) Inflazione core (%) Crescita PIL (%)
2025 2,1 2,4 1,2
2026 1,7 1,9 1,0
2027 1,9 1,8 1,3

Questi dati sono stati accolti con sollievo dai mercati: l’euro si è apprezzato leggermente contro il dollaro, mentre i rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni sono rimasti stabili intorno al 2,2%.

Un approccio “data-dependent”: prontezza a reagire ai rischi

Il Consiglio direttivo ha ribadito la propria determinazione a stabilizzare l’inflazione al 2% a medio termine, adottando un approccio “guidato dai dati”. Le decisioni future sui tassi saranno basate su valutazioni aggiornate delle prospettive inflazionistiche, dei rischi associati, della dinamica dell’inflazione di fondo e della trasmissione della politica monetaria, senza vincoli a un percorso predefinito. Come ha sottolineato la presidente Christine Lagarde nella conferenza stampa, “non siamo vincolati a nessun particolare percorso sui tassi”.

Lagarde ha evidenziato i rischi persistenti, tra cui le tensioni geopolitiche (Ucraina e Medio Oriente), l’incertezza politica in Francia e l’impatto potenziale dei dazi USA, nonostante l’accordo recente. “L’economia europea ha dimostrato una buona tenuta, ma i rischi per la crescita sono orientati al ribasso”, ha precisato, confermando che la BCE è pronta ad adeguare tutti i suoi strumenti per preservare la stabilità dei prezzi e il funzionamento del meccanismo di trasmissione monetaria.

Riguardo ai programmi di acquisto di asset (PAA e PEPP), i portafogli continuano a ridursi a un ritmo misurato, senza reinvestimenti del capitale rimborsato sui titoli in scadenza. Lo strumento di protezione del TPI (Transmission Protection Instrument) rimane disponibile per contrastare dinamiche di mercato ingiustificate che minacciano la trasmissione della politica monetaria.

Reazioni e implicazioni per l’economia reale

La scelta di mantenere i tassi invariati per la seconda riunione consecutiva (dopo la pausa di luglio) è stata accolta positivamente dagli analisti. “Non vi è motivo per modificare la politica in questa fase, con l’inflazione in linea con l’obiettivo e la crescita in trend”, ha commentato Konstantin Veit di Pimco. Josefina Rodriguez di Vanguard ha previsto “cambiamenti limitati nella comunicazione”, con enfasi su un approccio data-dependent.

Per i consumatori e le imprese, l’impatto è duplice: i mutui variabili restano convenienti, con Euribor a 3 mesi stabile al 2,07% e proiezioni di discesa sotto l’1,9% entro il 2026. Tuttavia, l’incertezza globale potrebbe frenare gli investimenti privati. Come ha twittato @lauranaka, “dopo la pausa estiva, la BCE si prende tempo, ma l’inflazione USA in rialzo complica il quadro globale”.

In sintesi, la BCE opta per la prudenza in un contesto fragile ma incoraggiante. Con l’inflazione sotto controllo e una crescita rivista al rialzo, l’attenzione si sposta sulle prossime riunioni: ottobre e dicembre potrebbero portare nuovi aggiustamenti, se i dati lo giustificheranno. L’Europa, per ora, respira.

Ad agosto l’inflazione in Italia rallenta leggermente: +1,6% da +1,7% di luglio

Ad agosto 2025 l’inflazione in Italia (misurata dall’indice NIC) rallenta leggermente, attestandosi a +1,6% su base annua (da +1,7% di luglio). Lo comunica l’Istat nel comunicato odierno.

Andamento dell’Inflazione

  • Rallenta l’aumento dei prezzi dei Beni energetici (sia regolamentati che non), che è la causa principale della flessione generale dell’inflazione.

  • Accelera invece l’aumento dei prezzi dei Beni alimentari (sia lavorati che non lavorati), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dei Servizi relativi ai trasporti.

  • L’“inflazione di fondo” (che esclude energetici e alimentari freschi) accelera leggermente, passando dal +2,0% al +2,1%.

Altri Dati Rilevanti

  • Il differenziale tra servizi e beni si allarga: i prezzi dei servizi crescono del +2,7%, mentre quelli dei beni solo dello +0,6%.

  • I prezzi dei prodotti del “carrello della spesa” (beni ad alta frequenza d’acquisto) accelerano (+2,4%).

  • L’inflazione acquisita per il 2025 (la stima su quanto già accaduto) è dell’+1,7% per l’indice generale.

  • L’indice armonizzato europeo (IPCA) si attesta a +1,7% su base annua.

In sintesi, il quadro mostra un’inflazione generale in lieve calo, trainata dal freno degli energetici, ma con una sottostante pressione inflazionistica che rimane sostenuta, soprattutto per alimentari, servizi e beni di prima necessità.

Leggi L’inflazione in Italia

Inflazione a Luglio 2025: Analisi e dati ISTAT sui Prezzi

A luglio 2025 l’inflazione in Italia si mantiene stabile all’1,7% come variazione annuale(stima confermata), con dinamiche differenziate tra i vari settori. I dati ISTAT mostrano accelerazioni nei prezzi alimentari e nei servizi, mentre si attenuano gli aumenti per i beni energetici.

Inflazione a Luglio 2025: Analisi e dati ISTAT sui Prezzi 4
Fonte: ISTAT – INDICI DEI PREZZI AL CONSUMO NIC PER CATEGORIE DI PRODOTTO
Gennaio 2020 – luglio 2025, variazioni percentuali tendenziali (base 2015=100)

Andamento Generale dell’Inflazione

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra:

  • +0,4% su base mensile
  • +1,7% su base annua (stesso valore di giugno)

La stabilità del tasso di inflazione tendenziale nasconde andamenti contrastanti tra i diversi aggregati di prodotti e servizi.

La media dell’inflazione in Italia per il 2025 resta stabile all’1,7%. La media negli ultimi 12 mesi è dell’1,3%

Inflazione annua e mensile con il dettaglio degli indici utilizzati
Indici nazionali dei prezzi al consumo-NIC con tabacchi – Giugno 2024 – Luglio 2025

N Periodi Inflazione
annua
Inflazione
mensile
1 Giugno-2023 Giugno-2024 0,8% 0,1%
2 Luglio-2023 Luglio-2024 1,3% 0,4%
3 Agosto-2023 Agosto-2024 1,1% 0,2%
4 Settembre-2023 Settembre-2024 0,7% -0,2%
5 Ottobre-2023 Ottobre-2024 0,9% 0,0%
6 Novembre-2023 Novembre-2024 1,3% -0,1%
7 Dicembre-2023 Dicembre-2024 1,3% 0,1%
8 Gennaio-2024 Gennaio-2025 1,5% 0,6%
9 Febbraio-2024 Febbraio-2025 1,6% 0,2%
10 Marzo-2024 Marzo-2025 1,9% 0,3%
11 Aprile-2024 Aprile-2025 1,9% 0,1%
12 Maggio-2024 Maggio-2025 1,6% -0,1%
13 Giugno-2024 Giugno-2025 1,7% 0,2%
14 Luglio-2024 Luglio-2025 1,7% 0,4%
Variazione Media 1,3% 0,2%

Dinamiche Settoriali

Settore Variazione tendenziale Andamento
Beni alimentari non lavorati +5,1% Accelerazione (da +4,2%)
Beni alimentari lavorati +2,8% Leggera accelerazione (da +2,7%)
Servizi vari +2,2% Accelerazione (da +1,6%)
Servizi relativi ai trasporti +3,3% Accelerazione (da +2,9%)
Beni energetici regolamentati +17,1% Decelerazione (da +22,6%)
Servizi ricreativi, culturali e cura persona +2,7% Decelerazione (da +3,2%)
Beni energetici non regolamentati -5,2% Accentuata flessione (da -4,2%)

Inflazione di Fondo

L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi:

  • Resta invariata a +2,0%

L’inflazione al netto dei soli beni energetici:

  • Accelera leggermente da +2,1% a +2,2%

Andamento Beni vs Servizi

La crescita tendenziale dei prezzi:

  • Beni: +0,8% (da +0,9% a giugno)
  • Servizi: +2,6% (da +2,7% a giugno)

Differenziale inflazionistico invariato a +1,8 punti percentuali

Prezzi dei Beni di Consumo Frequente

Accelerazione per:

  • Beni alimentari, cura casa e persona: +3,2% (da +2,8%)
  • Prodotti ad alta frequenza d’acquisto: +2,3% (da +2,0%)

Variazioni Congiunturali

L’aumento mensile dello 0,4% è dovuto principalmente a:

  • Energetici non regolamentati: +2,2%
  • Energetici regolamentati: +1,2%
  • Servizi relativi ai trasporti: +0,9%
  • Servizi vari: +0,6%
  • Alimentari lavorati e servizi ricreativi/cura persona: +0,3%

In calo su base mensile:

  • Alimentari non lavorati: -0,6%
  • Beni durevoli: -0,3%

Altri Indicatori

Inflazione acquisita per il 2025:

  • Indice generale: +1,7%
  • Componente di fondo: +1,9%

Indice armonizzato (IPCA):

  • -1,0% su base mensile
  • +1,7% su base annua (da +1,8% a giugno)

Indice FOI per operai e impiegati senza tabacchi

  • +0,4% su base mensile
  • +1,5% su base annua

Considerazioni Finali

Il quadro inflazionistico di luglio 2025 mostra una sostanziale stabilità, con l’indice NIC fermo all’1,7% su base annua. Tuttavia, questa stabilità nasconde dinamiche settoriali molto differenziate:

  • Settore alimentare: continua a mostrare tensioni sui prezzi, con un’accelerazione sia per i prodotti lavorati che non lavorati
  • Servizi: aumentano i prezzi nei trasporti e nei servizi vari, mentre rallentano quelli legati alla cura della persona e alle attività ricreative
  • Energetici: il rallentamento dei prezzi dei beni energetici, sia regolamentati che non, contribuisce a contenere l’inflazione complessiva

L’inflazione di fondo resta stabile, indicando che le pressioni inflazionistiche di medio periodo permangono, seppur in un contesto di generale moderazione.

Inflazione in Area Euro a luglio resta stabile al 2.0%

La comunicazione della stima per luglio 2025 è arrivata da Eurostat. +2.0% in un anno e  aumento nullo rispetto a giugno scorso.

Inflazione in Area Euro a luglio resta stabile al 2.0% 5
Grafico Inflazione Area Euro da Gennaio 2022 a luglio 2025 (stima Eurostat)

Quindi buone notizie che saranno ben accolte dalla BCE che in questi ultimi anni sta cercando di riportare il dato sotto al 2%. A quanto pare siamo sulla strada giusta DAzi permettendo. Molto interessante notare l’aumento nullo rispetto a giugno scorso. Negli ultimi mesi del 2025 gli aumenti mensili erano stati quasi sempre maggiori dello zero tranne per gennaio scorso quando fece registrare una diminuzione dello 0,3 per cento.

Gli alimentari ancora in crescita a luglio 2025 in Area Euro

Considerando le principali componenti dell’inflazione – precisa Eurostat –  nell’area dell’euro , si stima che a luglio il settore alimentare, alcol e tabacco registrerà il tasso annuo più elevato (3,3%, rispetto al 3,1% di giugno), seguito dai servizi (3,1%, rispetto al 3,3% di giugno), dai beni industriali non energetici (0,8%, rispetto allo 0,5% di giugno) e dall’energia (-2,5%, rispetto al -2,6% di giugno) .

A luglio 2025 in Italia l’inflazione si ferma all’1,7%

A luglio 2025, secondo le stime dell’Istat, l’inflazione è stabile all’1.7%, per effetto di dinamiche opposte dei prezzi dei diversi aggregati.

A luglio 2025 in Italia l'inflazione si ferma all'1,7% 6
Stima Inflazione Italia luglio 2025

L’aumento mensile rispetto a giugno scorso è dello 0,4 per cento. Un aumento che si evidenzia come il più alto da gennaio scorso quando fu dello 0,6% r(aumento rispetto a dicembre 2024).

Tra i beni, si accentua la flessione tendenziale dei prezzi degli Energetici (-4,0% da -2,1% di giugno) e accelerano i prezzi nel settore alimentare (+3,8% da +3,3%).

Nel comparto dei servizi, si registrano tensioni sui prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+3,4% da +2,9%) e dei Servizi vari (+2,2% da +1,6%), mentre decelerano quelli dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+2,6% da +3,2%).

A luglio il tasso di variazione su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” sale (+3,4% da +2,8%), mentre l’inflazione di fondo rimane invariata (a +2,0%).

Per approfondire sull’inflazione e sulle stime consigliamo di visitare Previsione inflazione media annuale e mensile per i prossimi mesi

Inflazione a Giugno in leggera salita:+1,7%

A giugno 2025 l’inflazione in Italia per effetto degli alimentari sale dall’1,6 di maggio all’1,7% con un aumento mensile dello 0,2% rispetto a maggio.

Carburanti e inflazione

L’inflazione media in Italia a Giugno 2025

Questo dato porta l’inflazione media in Italia all’1,7%. Lo scorso anno la media nei primi sei mesi era allo 0,9%.

L’inflazione media degli ultimi 12 mesi da Giugno 2024 a Giugno 2025 si attesta al 1,3%.

N Periodi Inflazione
annua
Inflazione
mensile
1 Giugno-2023 Giugno-2024 0,8% 0,1%
2 Luglio-2023 Luglio-2024 1,3% 0,4%
3 Agosto-2023 Agosto-2024 1,1% 0,2%
4 Settembre-2023 Settembre-2024 0,7% -0,2%
5 Ottobre-2023 Ottobre-2024 0,9% 0,0%
6 Novembre-2023 Novembre-2024 1,3% -0,1%
7 Dicembre-2023 Dicembre-2024 1,3% 0,1%
8 Gennaio-2024 Gennaio-2025 1,5% 0,6%
9 Febbraio-2024 Febbraio-2025 1,6% 0,2%
10 Marzo-2024 Marzo-2025 1,9% 0,3%
11 Aprile-2024 Aprile-2025 1,9% 0,1%
12 Maggio-2024 Maggio-2025 1,6% -0,1%
13 Giugno-2024 Giugno-2025 1,7% 0,2%
Variazione Media 1,3% 0,1%

Cosa aumenta?

Aumentano lievemente sia il tasso di crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” (+2,8% da +2,7%) sia l’inflazione di fondo (+2,0% dal +1,9% di maggio).

L’indice FOI per le famiglie ed impiegati senza tabacchi?

L’indice utilizzato per le rivalutazioni monetarie sale a giugno all’1,5% dall’1,4% di maggio scorso con un aumento mensile dello 0,1%.

L’indice IPCA

L’indice IPCA scende dal 2,0% all’1,7% confermando l’obiettivo perseguito dalla BCE che punta ad un tasso dell’inflazione in Area Euro sotto al 2%

Inflazione Area Euro ad aprile 2025 stimata al 2.2%

L’inflazione stimata da Eurostat per l’area dell’euro è rimasta stabile al 2,2% per il mese di ad aprile 2025, attestandosi appena al di sopra dell’obiettivo intermedio del 2,0% (inflation target) fissato dalla Banca Centrale Europea.

Inflazione in Area Euro (Fonte Eurostat)

Inflazione in Area Euro (Fonte Eurostat)

Un calo più marcato dei prezzi dell’energia (-3,5% contro -1,0% a marzo) è stato compensato da un’inflazione più rapida nei servizi (3,9% contro 3,5%) e in alimentari, alcolici e tabacco (3,0% contro 2,9%).

I prezzi dei beni industriali non energetici sono aumentati dello 0,6%, invariati rispetto a marzo.

Nel frattempo, l’inflazione di fondo, che esclude alimentari ed energia, è salita al 2,7%, in rialzo rispetto al minimo triennale del 2,4% registrato a marzo e superiore alle previsioni del 2,5%.

Su base mensile, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,6% ad aprile, in linea con l’aumento registrato a marzo. 

La fonte ufficiale su EUROSTAT

Potrebbe essere utile consultare l’inflazione media  in Area EURO e i tassi di interesse della BCE 

Inflazione annuale Area Euro a marzo 2025 scende a 2.2%

Stima inflazione annuale dell’Area Euro a marzo 2025

L’inflazione annuale nell’area euro è stata del 2,2% a marzo 2025, in calo rispetto al 2,3% di febbraio 2025. Qui i dettagli dell’inflazione in Area Euro.

Esaminando i principali componenti dell’inflazione dell’area euro, si prevede che i servizi abbiano il tasso annuale più elevato a marzo (3,4%, rispetto al 3,7% di febbraio), seguito da cibo, alcol e tabacco (2,9%, rispetto al 2,7% di febbraio), beni industriali non energetici (0,6%, stabile rispetto a febbraio) ed energia (-0,7%, rispetto allo 0,2% di febbraio).

Grafico: Sviluppo dell’Inflazione Annuale nell’Area Euro e i suoi Componenti Principali (Marzo 2015 – Marzo 2025)

Il grafico sottostante mostra l’evoluzione mensile dell’inflazione annuale nell’area euro e dei suoi quattro principali componenti (cibo, alcol e tabacco; energia; beni industriali non energetici; servizi) negli ultimi dieci anni fino a marzo 2025.

Grafico dell'inflazione annuale dell'Area Euro e componenti principali, 2015-2025
Figura 1: Inflazione Annuale dell’Area Euro e i suoi Componenti Principali, Marzo 2015 – Marzo 2025 (Fonte: Eurostat)

Grafico: Sviluppo dell’Inflazione Annuale nell’Area Euro e i suoi Componenti Principali (Marzo 2023 – Marzo 2025)

Il grafico successivo mostra l’evoluzione mensile dell’inflazione annuale nell’area euro e dei suoi componenti negli ultimi due anni fino a marzo 2025.

Grafico dell'inflazione annuale dell'Area Euro e componenti principali, 2023-2025
Figura 2: Inflazione Annuale dell’Area Euro e i suoi Componenti Principali, Marzo 2023 – Marzo 2025 (Fonte: Eurostat)

Componenti Principali dell’Inflazione

Ciascuno dei principali componenti contribuisce in modo diverso all’inflazione complessiva nell’area euro. Nel 2025, i servizi rappresentano il componente più grande, con una quota di circa il 45,7% della spesa finale delle famiglie nell’area euro. Sono seguiti dai beni industriali non energetici con circa il 25,6%.

Il cibo, alcol e tabacco e l’energia rappresentano rispettivamente il 19,3% e il 9,4%. Insieme, questi tre componenti costituiscono meno di un terzo della spesa dell’area euro, ma hanno un impatto significativo sull’inflazione complessiva, poiché i loro prezzi tendono a fluttuare in modo più marcato rispetto agli altri componenti.

Impatto dell’inflazione sui tassi d’interesse nell’Area Euro

I dati di questo mese sull’inflazione potrebbero indurre la BCE ad un ulteriore taglio dei tassi di interesse nella riunione del 17 aprile prossimo a Francoforte. La banca centrale accoglierà con favore, in particolare, i segnali di un rallentamento dell’inflazione persistente dei servizi.

A Febbraio 2025 leggera salita dell’inflazione a 1,6%

Dati definitivi sull’inflazione a febbraio 2025

Nel mese di febbraio 2025, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,2% rispetto a gennaio 2025 e dell’1,6% rispetto a febbraio 2024. La stima preliminare era stata dell’1,7%.

Grafico inflazione Italia febbraio 2024 febbraio 2025
Grafico inflazione Italia febbraio 2024 febbraio 2025

Dinamica dei prezzi di beni e servizi

La dinamica tendenziale dell’indice generale risente di diversi fattori:

  • Beni energetici regolamentati: accelerazione dei prezzi dal +27,5% a +31,4%.
  • Beni energetici non regolamentati: riduzione della flessione da -3,0% a -1,9%.
  • Beni alimentari: aumento dei prezzi dei prodotti non lavorati (da +2,2% a +2,9%) e lavorati (da +1,7% a +1,9%).
  • Servizi: decelerazione dei prezzi dei trasporti (da +2,5% a +1,9%), comunicazioni (da +1,1% a +0,5%) e servizi ricreativi e culturali (da +3,3% a +3,1%).

Inflazione di fondo e differenziale tra beni e servizi

L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si riduce a +1,7%. Il differenziale inflazionistico tra servizi e beni scende a +1,3 punti percentuali, rispetto ai +1,9 di gennaio 2025.

Prezzi dei beni alimentari e prodotti ad alta frequenza d’acquisto

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, aumentano da +1,7% a +2,0%. Al contrario, i prodotti ad alta frequenza d’acquisto registrano una diminuzione da +2,0% a +1,9%.

Contributi all’aumento congiunturale

L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto principalmente ai prezzi degli energetici regolamentati (+0,8%) e non regolamentati (+0,7%), oltre ai beni non durevoli (+0,4%) e ai servizi relativi all’abitazione (+0,3%). I prezzi dei tabacchi (+2,5%) risentono dell’aumento delle accise.

Inflazione acquisita per il 2025

L’inflazione acquisita per il 2025 è pari a +1,1% per l’indice generale e a +0,6% per la componente di fondo.

Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA)

A febbraio 2025, l’IPCA aumenta dello 0,1% su base mensile e dell’1,7% su base annua, confermando la stima preliminare.

Indice FOI per famiglie di operai e impiegati

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, cresce dello 0,2% rispetto a gennaio e dell’1,5% rispetto a febbraio 2024.

Commento finale

A febbraio 2025, l’inflazione accelera leggermente, portandosi all’1,6% dall’1,5% di gennaio. Questa evoluzione è influenzata principalmente dalla dinamica dei prezzi degli energetici, tornata positiva (+0,6%), e dall’aumento dei prezzi dei beni alimentari. Al contrario, rallentano i prezzi di alcuni servizi, come trasporti e comunicazioni.

Leggi anche i dati medi dell’inflazione in Italia

La serie storica dei prezzi dei carburanti in Italia