Shock energetico e inflazione: cosa ha detto Christine Lagarde e cosa aspettarsi

Nel suo intervento del 20 aprile 2026 a Berlino, Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, ha delineato uno scenario economico estremamente complesso, dominato da shock energetici, tensioni geopolitiche e forte incertezza.

Il contesto attuale è il risultato di una sequenza di eventi senza precedenti: pandemia, guerra in Europa, crisi energetica e nuove tensioni globali, culminate oggi in un conflitto che ha colpito uno dei principali snodi energetici mondiali: lo Stretto di Hormuz.

Un nuovo shock energetico globale

Secondo la BCE, l’interruzione delle forniture di energia è enorme: si stima una perdita di circa il 13% della produzione globale di petrolio.
Tuttavia, i mercati stanno ancora scommettendo su una crisi temporanea, motivo per cui i prezzi non hanno ancora raggiunto scenari estremi.

Il punto chiave è che non esiste una strada semplice per tornare alla normalità. Più a lungo durerà il conflitto, maggiori saranno gli effetti sull’economia reale.

Inflazione e crescita: gli scenari possibili

Shock energetico e inflazione: cosa ha detto Christine Lagarde e cosa aspettarsi 1
Inflazione Area euro marzo 2026

La BCE ha elaborato diversi scenari, tutti caratterizzati da:

  • inflazione più alta
  • crescita economica più debole

Il rischio principale è duplice:

  • Prezzi energetici elevati → aumento dell’inflazione
  • Carente disponibilità di energia → riduzione della produzione

Se la crisi si prolunga, si potrebbe passare da un problema di prezzi a un problema di razionamento, con effetti molto più gravi sulla crescita.

Il ruolo della politica monetaria BCE

La BCE si trova in una posizione delicata. Come sottolineato da Lagarde, due fattori saranno decisivi:

  1. Durata dello shock energetico
  2. Trasmissione dell’aumento dei prezzi all’inflazione generale

A differenza del 2022, oggi il contesto è meno surriscaldato, ma resta il rischio che imprese e famiglie reagiscano rapidamente
agli aumenti dei costi, alimentando nuove pressioni inflazionistiche.

Per monitorare l’evoluzione dei tassi ufficiali, è possibile consultare la tabella aggiornata dei tassi BCE.

Politica fiscale: errori da evitare

Un altro punto centrale del discorso riguarda il ruolo dei governi. Lagarde ha evidenziato come le misure adottate nel 2022 abbiano avuto effetti contrastanti:

  • Tagli ai prezzi (es. tetti o sussidi): riducono l’inflazione nel breve periodo ma disincentivano il risparmio energetico
  • Sostegni al reddito: proteggono le famiglie ma possono sostenere troppo la domanda, alimentando l’inflazione

La soluzione indicata è chiara: interventi temporanei, mirati e selettivi, evitando misure generalizzate che possano compromettere la sostenibilità dei conti pubblici.

Inflazione futura: cosa aspettarsi

L’evoluzione dell’inflazione dipenderà da vari fattori:

  • durata del conflitto
  • andamento dei prezzi energetici
  • comportamento di imprese e salari
  • politiche fiscali adottate

Storicamente, shock simili hanno ridotto il PIL dell’area euro di circa lo 0,4% nel primo anno.

Per analizzare i dati storici e le tendenze, è utile consultare la serie dell’inflazione media dell’area euro. L’ultimo dato dell’inflazione in Area Euro lo trovi qui

La nostra utile per creare uno scenario futuro dell’inflazione

Conclusione

Il messaggio finale di Lagarde è pragmatico: la BCE agirà in base ai dati, mantenendo fermo l’obiettivo di riportare l’inflazione al
2% nel medio termine.

L’Europa si trova davanti a una fase storica complessa, ma ogni crisi – sottolinea la presidente della BCE – contribuisce a migliorare
la capacità di risposta delle istituzioni.

In sintesi, la direzione è chiara: prudenza, adattamento e interventi mirati saranno le chiavi per affrontare questo nuovo shock energetico.

Euribor 3 mesi e mutuo variabile: simulazione reale 2024–2026

Analisi concreta dell’andamento dell’Euribor 3 mesi e del suo impatto su un mutuo variabile da 150.000 euro, con aggiornamento trimestrale della rata.

Euribor 3 mesi e mutuo variabile: simulazione reale 2024–2026 2
Grafico Tasso Euribor 3 Mesi 2024-2026
Dati del caso studio
Importo mutuo: €150.000
Tipo: tasso variabile
Indice: Euribor 3 mesi
Spread: 1,25%
Aggiornamento rata: trimestrale

Come viene determinato il tasso del mutuo
Il contratto prevede che il tasso venga aggiornato utilizzando il valore dell’Euribor 3 mesi rilevato il primo giorno del mese di revisione.

  • Non viene utilizzata una media mensile
  • Il valore è puntuale (fixing del giorno)
  • Il tasso resta fisso per tutto il trimestre

Andamento Euribor 3 mesi (2024–2026)

Nella tabella seguente è riportata la serie storica dell’Euribor 3 mesi e il tasso applicato al mutuo, ottenuto sommando lo spread dell’1,25%.

Data revisione Euribor 3M (%) Tasso mutuo (%) Rata stimata (€)
01/01/2024 3,90 5,15
01/04/2024 3,75 5,00
01/07/2024 3,60 4,85
01/10/2024 3,40 4,65
01/01/2025 3,10 4,35
01/04/2025 2,80 4,05
01/07/2025 2,50 3,75
01/10/2025 2,20 3,45
01/01/2026 2,00 3,25
01/04/2026 1,80 3,05

Come si calcola il tasso del mutuo

Tasso applicato = Euribor 3 mesi + 1,25%

Il valore dell’Euribor viene rilevato esclusivamente il primo giorno del mese di revisione. Questo genera un effetto “a scalini”, per cui la rata cambia solo ogni tre mesi e non segue le oscillazioni giornaliere del mercato.

Analisi: cosa è successo davvero

Nel periodo 2024–2026 si osserva una progressiva riduzione dell’Euribor 3 mesi, dopo i picchi registrati nel ciclo restrittivo della BCE.

  • 2024: livelli ancora elevati sopra il 3,5%
  • 2025: fase di discesa graduale
  • 2026: stabilizzazione intorno al 2%

Per il mutuatario, questo si traduce in una lenta ma costante riduzione della rata, con un ritardo fisiologico dovuto alla revisione trimestrale.

Simulazione impatto sulla rata

La rata del mutuo non varia immediatamente con il mercato, ma riflette il valore dell’Euribor fissato all’inizio del trimestre.

Questo significa che anche in presenza di un calo rapido dei tassi, il beneficio per il mutuatario arriva con ritardo.

Scenari futuri Euribor 3 mesi

Scenario 1: discesa graduale

Se la BCE prosegue con una politica monetaria espansiva, l’Euribor potrebbe scendere verso l’1,5%, riducendo ulteriormente le rate.

Scenario 2: stabilizzazione

Uno scenario realistico vede l’Euribor stabilizzarsi tra 1,5% e 2,5%, con rate sostanzialmente stabili.

Scenario 3: nuova risalita

Un ritorno dell’inflazione potrebbe riportare i tassi sopra il 3%, con conseguente aumento delle rate.

Conclusioni

Il mutuo variabile indicizzato all’Euribor 3 mesi resta uno strumento sensibile alla politica monetaria della BCE. Il meccanismo di aggiornamento trimestrale basato sul fixing del primo giorno del mese introduce un ritardo nella trasmissione dei tassi, che è fondamentale comprendere per valutare correttamente l’evoluzione della rata.

 

Inflazione marzo 2026: risale al +1,7%, ma cala la componente di fondo

A marzo 2026 l’inflazione torna a salire in Italia, raggiungendo il +1,7% su base annua, in aumento rispetto al +1,5% di febbraio. Il dato, pubblicato da ISTAT, conferma la stima preliminare e segnala un lieve riaccendersi della dinamica dei prezzi.

Inflazione Italia gennaio-marzo 2026
Inflazione Italia gennaio-marzo 2026

Tuttavia, dietro questo apparente aumento si nasconde una dinamica più articolata:
l’inflazione di fondo rallenta, indicando una pressione meno intensa sui prezzi strutturali dell’economia.

I numeri chiave di marzo 2026

  • Inflazione annua (NIC): +1,7%
  • Inflazione mensile: +0,5%
  • Indice FOI: +1,5% annua / +0,6% mensile
  • Inflazione di fondo: +1,9% (in calo da +2,4%)
  • Inflazione acquisita 2026: +1,5%

Perché l’inflazione sale?

L’aumento dell’inflazione è trainato principalmente dalla componente energetica:

  • Energetici regolamentati: forte recupero (da -11,6% a -1,6%)
  • Energetici non regolamentati: attenuazione della flessione (da -6,2% a -2,0%)
  • Alimentari non lavorati: accelerazione (da +3,7% a +4,7%)

Si tratta quindi di una crescita legata a fattori volatili e poco strutturali, più che a un reale rafforzamento della domanda interna.

Il dato più importante: cala l’inflazione di fondo

L’inflazione core (al netto di energia e alimentari freschi) scende dal +2,4% al +1,9%.

Questo è il segnale più rilevante: indica che le pressioni inflazionistiche di lungo periodo stanno diminuendo.

  • Servizi ricreativi e culturali: rallentano (da +4,9% a +3,0%)
  • Servizi di trasporto: in calo (da +2,9% a +2,2%)

In altre parole, l’economia reale mostra segnali di raffreddamento.

Beni vs servizi: il divario si riduce

A marzo si osserva un cambiamento importante nella struttura dell’inflazione:

  • Beni: tornano positivi (+0,8%)
  • Servizi: rallentano (+2,8%)

Il differenziale tra servizi e beni si riduce da 3,7 a 2,0 punti percentuali, segnale di una normalizzazione del ciclo inflattivo.

Carrello della spesa in accelerazione

I prezzi dei beni acquistati con maggiore frequenza salgono al +3,1%, mentre il cosiddetto “carrello della spesa” raggiunge il +2,2%.

Questo dato è particolarmente rilevante per le famiglie, perché riflette l’inflazione percepita nella vita quotidiana.

Analisi della serie storica: cosa cambia davvero

Dalla serie storica dei dati dell’inflazione dal 2022 ad oggi,  emerge che dopo il picco inflattivo del 2022 (oltre il 10%), il sistema si è progressivamente stabilizzato.

Nel 2025 l’inflazione si è mantenuta intorno all’1,0%–1,7%, e marzo 2026 conferma questo range. E’ necessario aspettare il dato di aprile che sicuramente risentirà degli aumenti degli energetici avvenuti durante il conflitto in Medio Oriente.

La media recente dell’inflazione in Italia si colloca intorno al 1,4%

Conclusioni

Il dato di marzo 2026 mostra una dinamica apparentemente contrastante:

  • Inflazione in aumento (+1,7%)
  • Inflazione di fondo in calo
  • Pressioni concentrate su energia e alimentari

Inflazione area euro marzo 2026: sale al 2,5%

Secondo la stima preliminare pubblicata da Eurostat, l’inflazione annua nell’area euro a marzo 2026 è pari al 2,5%, in aumento rispetto al 1,9% di febbraio.

Inflazione area euro marzo 2026: sale al 2,5% 3
Stima Inflazione Area Euro a Marzo 2026

Si tratta di un dato importante perché segnala un nuovo rialzo dei prezzi, dopo alcuni mesi di rallentamento.

Le cause: torna a spingere l’energia

L’elemento principale che spiega la risalita dell’inflazione è il forte rimbalzo dei prezzi energetici.

Componente Febbraio 2026 Marzo 2026
Energia -3,1% 4,9%
Servizi 3,4% 3,2%
Alimentari, alcol e tabacco 2,5% 2,4%
Beni industriali (non energetici) 0,7% 0,5%

Il dato più evidente è il passaggio dell’energia da valori negativi a un forte incremento annuo, con un impatto diretto sull’indice generale.

Inflazione complessiva e “core”

Analizzando le principali misure dell’inflazione:

Indice Febbraio 2026 Marzo 2026
Inflazione totale (HICP) 1,9% 2,5%
Inflazione esclusa energia 2,4% 2,3%
Inflazione core (esclusi energia e alimentari) 2,4% 2,3%

Si osserva quindi un fenomeno chiaro:

  • L’inflazione “di fondo” è stabile o in leggero calo
  • L’inflazione totale cresce per effetto dell’energia

Andamento mensile (marzo 2026)

Su base mensile, l’indice generale aumenta dell’1,2%, un valore elevato per un singolo mese.

Componente Variazione mensile marzo 2026
Energia 6,8%
Beni industriali non energetici 1,7%
Servizi 0,3%
Alimentari 0,1%

Ancora una volta emerge il ruolo dominante dell’energia nel determinare il dato complessivo.

Inflazione nei principali Paesi europei

Le dinamiche inflazionistiche restano molto differenziate tra i Paesi dell’area euro.

Paese Febbraio 2026 Marzo 2026
Germania 2,0% 2,8%
Francia 1,1% 1,9%
Italia 1,5% 1,5%
Spagna 2,5% 3,3%
Paesi Bassi 2,3% 2,6%

L’Italia mostra una dinamica più contenuta rispetto alla media dell’area euro, con un’inflazione stabile all’1,5%.

Conclusioni

I dati Eurostat di marzo 2026 evidenziano un quadro molto chiaro:

  • l’inflazione torna a salire nell’area euro
  • la causa principale è il forte aumento dei prezzi energetici
  • l’inflazione di fondo rimane sotto controllo

In sintesi, non si tratta di una ripresa generalizzata dell’inflazione, ma di un effetto specifico legato all’energia, che potrebbe essere anche temporaneo.

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I dati Eurostat

 

Inflazione in risalita a marzo (+1,7%): pesano gli energetici, rallentano i servizi

L’ISTAT ha diffuso oggi le stime preliminari relative ai prezzi al consumo per il mese di marzo 2026, segnalando un’inversione di tendenza dopo il graduale rallentamento dei mesi precedenti.

Secondo i dati, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dello 0,5% su base mensile e una crescita tendenziale del +1,7%, in accelerazione rispetto al +1,5% di febbraio.

Inflazione in risalita a marzo (+1,7%): pesano gli energetici, rallentano i servizi 4
Grafico inflazione fino a marzo 2026 (stima)

Cosa spinge l’inflazione verso l’alto?

La spinta principale arriva dal comparto energetico, che dopo mesi di flessione mostra una netta risalita. Gli energetici regolamentati passano da -11,6% a -1,3%, mentre quelli non regolamentati salgono dal -6,2% al -2,4%. In termini congiunturali, il rincaro è particolarmente evidente: +8,9% per i regolamentati e +4,6% per i non regolamentati.

A sostenere la dinamica inflazionistica contribuiscono anche gli Alimentari non lavorati, che accelerano al +4,4% (dal +3,7% di febbraio).

Dove si raffredda la corsa dei prezzi?

Sul versante opposto, si osserva un rallentamento nei servizi, che attenuano la loro crescita. In particolare:
– Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: +3,0% (da +4,9%)
– Servizi relativi ai trasporti: +2,4% (da +2,8%)
– Servizi relativi all’abitazione: +4,2% (da +4,5%)

Il differenziale tra servizi e beni si riduce così a +2,1 punti percentuali, in calo rispetto ai +3,8 punti di febbraio.

A marzo cosa succede al “carrello della spesa” e all’inflazione di fondo?

Per le famiglie, un dato rilevante riguarda i prezzi dei beni alimentari e per la cura della casa e della persona, che salgono al +2,2% su base annua (da +2,0%), confermando un lieve aumento della pressione sulla spesa quotidiana.

L’ inflazione di fondo, che esclude gli energetici e gli alimentari freschi, segna invece un rallentamento al +1,9% (dal +2,4% di febbraio), segno che la risalita del dato generale è concentrata su componenti più volatili.

L’indice armonizzato (IPCA)

L’IPCA, l’indicatore utilizzato per i confronti europei, registra una variazione annua stabile al +1,5%, mentre su base mensile cresce dell’1,6%, influenzato dalla fine dei saldi stagionali di cui il NIC non tiene conto.

In conclusione

Il mese di marzo segna dunque una netta ripresa dell’inflazione su base annua (+1,7%), interrompendo la fase di discesa. L’effetto principale è da attribuire alla componente energetica, che torna a pesare sui bilanci familiari dopo un periodo di forte riduzione. Contestualmente, il rallentamento dei servizi e la discesa dell’inflazione di fondo suggeriscono che il rialzo rimane, per ora, circoscritto a settori specifici.

Restano da monitorare le dinamiche del “carrello della spesa”, in leggera ma costante crescita, e i prossimi aggiornamenti per verificare se questa risalita sarà confermata nei mesi a venire.

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La BCE tiene i tassi fermi

Il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento, confermando un approccio prudente in un contesto internazionale reso incerto dalla guerra in Medio Oriente.

Per consultare l’andamento aggiornato dei tassi ufficiali, è possibile vedere la tabella completa su Rivaluta:
Tabella tassi BCE aggiornata.

Contesto economico e inflazione

La BCE ribadisce l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2% nel medio termine. Tuttavia, il conflitto in Medio Oriente introduce elementi di forte incertezza, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica.

In particolare, l’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe avere un impatto significativo nel breve periodo, mentre gli effetti a medio termine dipenderanno dalla durata del conflitto e dalla trasmissione dei costi energetici ai prezzi al consumo.

Nonostante il contesto, l’economia dell’area euro ha mostrato una buona capacità di tenuta, con aspettative di inflazione a lungo termine ancora ben ancorate.

Previsioni economiche aggiornate

Secondo le nuove proiezioni degli esperti della BCE:

  • Inflazione media: 2,6% nel 2026, 2,0% nel 2027, 2,1% nel 2028
  • Inflazione core: 2,3% nel 2026, 2,2% nel 2027, 2,1% nel 2028
  • Crescita economica: 0,9% nel 2026, 1,3% nel 2027, 1,4% nel 2028

Le stime mostrano una revisione al rialzo dell’inflazione, soprattutto per il 2026, dovuta al rincaro dell’energia, e una revisione al ribasso della crescita economica, influenzata negativamente dal contesto geopolitico globale.

Scenari di rischio

La BCE ha analizzato anche scenari alternativi. In caso di interruzioni prolungate delle forniture di petrolio e gas, si potrebbero verificare:

  • Inflazione più elevata
  • Crescita economica più debole

Gli effetti a medio termine dipenderanno in larga misura dall’intensità degli shock energetici e dai loro effetti indiretti sull’economia.

Decisione sui tassi di interesse

I tassi di riferimento della BCE restano invariati:

  • Tasso sui depositi: 2,00%
  • Tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali: 2,15%
  • Tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale: 2,40%

Politica monetaria e approccio futuro

Il Consiglio direttivo continuerà a seguire un approccio basato sui dati, valutando di volta in volta l’orientamento della politica monetaria in base all’evoluzione dell’inflazione, ai dati economici e alla trasmissione delle misure adottate.

Non viene quindi predefinito un percorso dei tassi, mantenendo flessibilità nelle decisioni future.

Programmi di acquisto titoli

I portafogli relativi al PAA (Programma di acquisto di attività) e al PEPP (programma pandemico) stanno continuando a ridursi in modo graduale, poiché non vengono più reinvestiti i titoli in scadenza.

Conclusioni

La BCE si dichiara pronta a intervenire con tutti gli strumenti disponibili per garantire la stabilità dei prezzi e il corretto funzionamento della trasmissione della politica monetaria nell’area euro.

In particolare, resta disponibile lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione per contrastare eventuali tensioni ingiustificate sui mercati finanziari.

ISTAT febbraio 2026: inflazione in risalita? Le possibili ombre dal Golfo

❚ I numeri di febbraio 2026 dell’inflazione

ISTAT febbraio 2026: inflazione in risalita? Le possibili ombre dal Golfo 5
Inflazione gen2026-feb2026

Secondo i dati definitivi diffusi dall’ISTAT, nel mese di febbraio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) ha registrato un aumento dello +0,7% su base mensile e un incremento tendenziale del +1,5% (in deciso rialzo rispetto al +1,0% di gennaio). La stima preliminare era stata fissata a +1,6%.

A trascinare l’inflazione sono soprattutto i servizi: i Servizi relativi ai trasporti passano da +0,7% a +2,9%, mentre i Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona volano a +4,9% (dal +3,0% di gennaio). In aumento anche gli Alimentari non lavorati (da +2,5% a +3,7%).

L’inflazione di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi) risale sensibilmente: +2,4% (dal +1,7% di gennaio).

Di seguito i principali indicatori:

  • Generale (NIC): +0,7% congiunturale, +1,5% annuo
  • Beni alimentari, cura casa e persona: +2,0% annuo
  • Servizi: +3,6% annuo (dal +2,5%)
  • Energetici (regolamentati): -11,6% annuo
  • Energetici (non regolamentati): -6,2% annuo
  • Inflazione acquisita per il 2026: +1,1%
  • IPCA (armonizzato): +0,5% mensile, +1,5% annuo
  • FOI (famiglie operai e impiegati): +0,5% mensile, +1,1% annuo

L’ISTAT segnala inoltre che il differenziale tra servizi e beni si è ampliato a +3,8 punti percentuali.


❚ Il commento: “carrello della spesa” in lieve crescita, servizi sempre più cari

L’accelerazione di febbraio è dovuta prevalentemente all’aumento dei prezzi nei servizi legati al tempo libero e ai trasporti. I beni alimentari, per la cura della casa e della persona segnano un +2,0% (dal +1,9% di gennaio). I tabacchi registrano un balzo congiunturale del +3,3%.

Effetto parzialmente compensativo arriva dagli energetici, ancora in forte flessione tendenziale (-6,6% complessivo), grazie soprattutto alla componente regolamentata (-11,6%).

❚ L’ombra lunga della crisi nel Golfo: possibili scenari

Se i dati di febbraio mostrano un’inflazione ancora sotto controllo grazie al calo dei prezzi energetici, le prospettive per i prossimi mesi potrebbero essere oscurate dalle crescenti tensioni geopolitiche nell’area del Golfo Persico. Un eventuale conflitto nella regione comporterebbe quasi certamente una brusca impennata del prezzo del petrolio, con effetti a catena sui costi di trasporto e produzione.

Secondo gli analisti, anche solo un aumento prolungato del 10% del greggio potrebbe tradursi in uno 0,3-0,5% aggiuntivo sull’inflazione italiana entro fine anno, vanificando gli attuali effetti calmieranti degli energetici e innescando nuove tensioni sui prezzi al consumo. In particolare, i settori più vulnerabili sarebbero proprio i trasporti e gli alimentari lavorati, già sensibili ai costi energetici.

L’ISTAT, nei suoi commenti, non entra nel merito geopolitico, ma monitorerà con attenzione l’evoluzione dei prezzi delle materie prime nelle prossime rilevazioni. L’inflazione di fondo, salita al 2,4%, potrebbe quindi subire ulteriori spinte se la crisi dovesse degenerare, rendendo più complesso il quadro per famiglie e imprese.

Fonte: elaborazione su dati ISTAT – 17 marzo 2026

La serie storica dell’inflazione in ITALIA

Euribor in aumento: cosa sta succedendo con la nuova crisi geopolitica

Le tensioni internazionali e l’escalation militare nelle aree strategiche del Medio Oriente stanno iniziando a riflettersi anche sui mercati finanziari europei.

Tra gli indicatori più sensibili alle aspettative economiche c’è l’Euribor, il tasso di riferimento utilizzato da milioni di mutui variabili in Europa.

I dati aggiornati al 10 marzo 2026 mostrano un movimento rialzista su quasi tutte le scadenze, un segnale che il mercato sta iniziando a scontare possibili effetti economici derivanti dalla nuova crisi
geopolitica e dalle sue conseguenze su inflazione, energia e politica monetaria della BCE.Euribor in aumento: cosa sta succedendo con la nuova crisi geopolitica 6


Gli ultimi dati Euribor (10 marzo 2026)

Scadenza Fixing 10/03/2026 Fixing 09/03/2026 Variazione giornaliera Andamento 10/03/2025 Variazione annua
Euribor 1 settimana 1,888% 1,888% 0% Stabile 2,562% -26,3%
Euribor 1 mese 1,951% 1,941% +0,515% In aumento 2,471% -21,0%
Euribor 3 mesi 2,138% 2,078% +2,887% In aumento 2,547% -16,1%
Euribor 6 mesi 2,295% 2,178% +5,372% In aumento 2,39% -3,98%
Euribor 12 mesi 2,552% 2,367% +7,816% In aumento 2,461% +3,7%

Il dato più osservato dai mercati è l’Euribor a 3 mesi, che rappresenta il riferimento principale
per molti mutui variabili e strumenti finanziari europei.


Perché l’Euribor sta risalendo

L’aumento registrato negli ultimi giorni è legato soprattutto alle nuove incertezze geopolitiche. I conflitti internazionali tendono infatti ad avere effetti immediati su tre variabili fondamentali dell’economia europea:

  • Prezzo del petrolio e del gas
  • Inflazione importata
  • aspettative sui tassi della BCE

Quando aumenta il rischio di inflazione dovuto all’energia o alla logistica internazionale, i mercati finanziari iniziano a ipotizzare che la Banca Centrale Europea possa rallentare o interrompere il
percorso di riduzione dei tassi di interesse.

Questo meccanismo si riflette immediatamente sull’Euribor, che rappresenta il costo del denaro tra le banche dell’area euro.


Il collegamento tra guerra, inflazione ed Euribor

Le crisi militari nelle regioni strategiche per l’approvvigionamento energetico hanno spesso effetti a catena sull’economia globale.

Quando i mercati temono un aumento dei prezzi dell’energia:

  • sale il costo dei trasporti
  • aumentano i costi industriali
  • cresce la pressione inflazionistica

In questo contesto le banche centrali tendono a mantenere i tassi più alti più a lungo per evitare una nuova accelerazione dei prezzi.

Gli operatori finanziari anticipano queste mosse e lo fanno attraverso i tassi interbancari come l’Euribor.


Cosa può succedere nei prossimi mesi

Se le tensioni internazionali dovessero intensificarsi, potrebbero verificarsi tre scenari principali.

1. Inflazione energetica

Un forte aumento dei prezzi di petrolio e gas potrebbe riportare pressione
sull’inflazione europea, rallentando la discesa dei prezzi che si era
osservata nel 2024 e nel 2025.

2. Stop ai tagli dei tassi BCE

La BCE potrebbe decidere di sospendere eventuali riduzioni dei tassi di interesse per evitare una nuova fiammata inflazionistica legata alla crisi in Medio Oriente e al possibile aumento dei prezzi dell’energia.

Sul tema è intervenuto anche il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante la riunione dei ministri delle Finanze del G7 sulla crisi mediorientale, svoltasi il 9 marzo a Bruxelles.

Riferendosi al caro energia, il Ministro ha dichiarato che «la stretta monetaria non è la soluzione». Qui il comunicato ufficiale del MEF.

Qui la tabella aggiornata dei tassi BCE

3. Euribor più stabile o in risalita

In questo scenario l’Euribor potrebbe interrompere la fase di calo osservata negli ultimi dodici mesi e stabilizzarsi intorno ai livelli attuali o addirittura tornare a salire.


Impatto su mutui e famiglie

Per chi ha un mutuo variabile, l’andamento dell’Euribor è fondamentale.

Un aumento dell’Euribor si traduce infatti direttamente in una crescita della rata del mutuo, mentre una riduzione del tasso interbancario porta ad un alleggerimento delle rate.

In Italia milioni di mutui sono indicizzati all’Euribor 3 mesi o all’Euribor 6 mesi, rendendo questo indicatore uno dei più osservati dalle famiglie e dagli analisti finanziari.


Monitorare l’Euribor

Per comprendere l’evoluzione dei tassi è importante seguire l’andamento quotidiano dell’Euribor e confrontarlo con l’inflazione e con le decisioni della Banca Centrale Europea.

In un contesto internazionale instabile, questi indicatori diventano uno strumento fondamentale per capire la direzione dell’economia europea.

Riepilogo giornaliero dei tassi Euribor per mese ed anno

 

La situazione nel Golfo Persico e i possibili effetti su petrolio, inflazione e mercati

Negli ultimi mesi la situazione nel Golfo Persico è seguita con grande attenzione dagli analisti internazionali perché coinvolge rotte energetiche fondamentali, attori regionali molto armati e la presenza diretta o indiretta
delle principali potenze mondiali.

Quando si parla di tensioni o di possibile guerra nel Golfo oggi ci si riferisce soprattutto al confronto tra Iran e Israele e al coinvolgimento di gruppi alleati dell’Iran nella regione.

In questo contesto sono indirettamente coinvolti anche gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo Persico.

La regione è estremamente sensibile perché gran parte del petrolio mondiale passa attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei punti di transito energetico più importanti del pianeta.

Qualsiasi escalation militare in quest’area può avere effetti immediati sui prezzi del petrolio e quindi sull’economia globale.

Gli analisti parlano spesso di una “guerra a bassa intensità”, caratterizzata da attacchi indiretti, uso di droni, missili e azioni di milizie alleate. Non si tratta ancora di un conflitto aperto tra grandi Stati,
ma il rischio di escalation rimane costante.

La situazione nel Golfo Persico e i possibili effetti su petrolio, inflazione e mercati 7
Grafico Inflazione e Carburanti in Italia

Perché il Golfo Persico è cruciale per il prezzo del petrolio

Circa un quinto del petrolio mondiale transita ogni giorno attraverso lo Stretto di Hormuz.
In caso di blocco parziale delle rotte marittime o di attacchi alle infrastrutture energetiche,
l’offerta globale di greggio potrebbe ridursi rapidamente.

Storicamente, ogni aumento della tensione geopolitica in quest’area provoca una reazione quasi immediata
dei mercati energetici, con rialzi del prezzo del petrolio e dei carburanti.

L’andamento dei prezzi alla pompa in Italia può essere analizzato anche attraverso la
serie storica disponibile su Rivaluta:

Ultime quattro settimane dei prezzi dei carburanti e combustibili rilevati in Italia

L’analisi delle serie storiche mostra come i picchi di prezzo dei carburanti siano spesso collegati a crisi geopolitiche o a shock dell’offerta energetica.


Possibili scenari per petrolio e mercati

Scenario 1: tensioni limitate

Se la situazione dovesse rimanere sotto controllo, con episodi militari circoscritti e senza blocchi
alle rotte energetiche, l’impatto sui prezzi del petrolio potrebbe essere limitato.
In questo caso i mercati tenderebbero a reagire solo con oscillazioni temporanee.

Il prezzo del petrolio potrebbe restare all’interno di un intervallo relativamente stabile,
con impatti moderati sui prezzi dei carburanti e sull’inflazione.

Scenario 2: escalation regionale

Un allargamento del conflitto con attacchi a infrastrutture petrolifere o alle rotte di navigazione
potrebbe invece generare forti rialzi dei prezzi del greggio.

In questo scenario gli effetti sarebbero immediati:

  • aumento dei prezzi di benzina e gasolio
  • pressioni inflazionistiche in Europa
  • maggiore volatilità sui mercati finanziari

Scenario 3: blocco dello Stretto di Hormuz

Si tratta dello scenario più estremo ma anche quello più temuto dai mercati.
Una chiusura o limitazione del traffico nello Stretto di Hormuz potrebbe ridurre drasticamente
l’offerta mondiale di petrolio.

In questo caso il prezzo del greggio potrebbe salire molto rapidamente con effetti
a catena sull’intera economia globale.


Effetti sull’inflazione in Italia

L’energia è una delle componenti più importanti dell’inflazione.

Un aumento dei prezzi del petrolio si trasmette rapidamente ai prezzi dei carburanti, dei trasporti e di molti beni di consumo.

Per analizzare l’evoluzione dell’inflazione nel tempo è possibile consultare anche le serie storiche degli indici ISTAT disponibili su Rivaluta:

Serie storiche degli indici ISTAT FOI per l’inflazione in Italia

L’indice FOI (Famiglie di Operai e Impiegati) è uno degli indicatori più utilizzati per misurare l’andamento dell’inflazione e per aggiornare importi economici nel tempo.

Le fasi di forte aumento dei prezzi energetici sono spesso associate a periodi di inflazione più elevata, come avvenuto durante le crisi energetiche del passato.

Qui  in relazione su un grafico, inflazione vs carburanti dal 2005 ad oggi


Un tema da seguire con attenzione

Le tensioni geopolitiche nel Golfo Persico rappresentano quindi un fattore di rischio per l’economia globale e per l’Europa.

Per Paesi importatori di energia come l’Italia, l’evoluzione del conflitto può influenzare direttamente il costo dell’energia, l’andamento dell’inflazione e la stabilità dei mercati.

Monitorare i dati economici e le serie storiche – come quelle disponibili su Rivaluta – aiuta a comprendere meglio come eventi geopolitici e dinamiche energetiche possano influenzare l’economia reale.

Asta BTP 11 marzo 2026: emissione BTP 3, 7 e 15 anni

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha annunciato una nuova emissione di titoli di Stato a medio-lungo termine. L’asta riguarda tre BTP con scadenze differenti: 3 anni, 7 anni e 15 anni.

Caratteristiche e come funzionerà l’asta

Gli investitori potranno sottoscrivere titoli con cedole comprese tra il 2,40% e il 3,25% annuo.

L’asta si svolgerà il 12 marzo 2026, mentre il pubblico potrà prenotare i titoli tramite banca o intermediario finanziario entro l’11 marzo 2026.
Il regolamento delle sottoscrizioni è previsto per il 16 marzo 2026.

Calendario dell’asta

  • Prenotazione del pubblico entro: 11 marzo 2026
  • Asta dei titoli: 12 marzo 2026
  • Asta supplementare: 13 marzo 2026
  • Regolamento delle sottoscrizioni: 16 marzo 2026

Titoli di Stato offerti nell’asta

Il MEF offrirà tre Buoni del Tesoro Poliennali con caratteristiche differenti per durata,
cedola e importo collocato. I titoli consentono di ricevere una cedola periodica e
il rimborso del capitale alla scadenza.

Tipologia ISIN Cedola annua Emissione Scadenza
BTP 3 anni IT0005689960 2,40% 15 gennaio 2026 15 marzo 2029
BTP 7 anni IT0005689994 3,15% 15 gennaio 2026 15 marzo 2033
BTP 15 anni IT0005496770 3,25% 1 marzo 2022 1 marzo 2038

Importi offerti dal Tesoro

L’ammontare complessivo collocato sarà determinato in base alla domanda di mercato,
all’interno degli intervalli stabiliti dal Tesoro.

Titolo Importo minimo (milioni €) Importo massimo (milioni €)
BTP 3 anni 1.750 2.000
BTP 7 anni 2.000 2.500
BTP 15 anni 1.000 1.500

Come funziona l’asta dei BTP

Il collocamento dei titoli avviene tramite asta marginale. In questo sistema gli operatori specializzati presentano le proprie offerte indicando il prezzo a cui sono disposti ad acquistare i titoli.

Il Tesoro determina quindi un prezzo di aggiudicazione in base alle condizioni di mercato e alla quantità offerta. Tutti i titoli assegnati vengono regolati a quel prezzo, con il pagamento degli eventuali dietimi di interesse
maturati tra la data della cedola e la data di regolamento.

L’importo minimo sottoscrivibile per il pubblico è di 1.000 euro.

Cosa succede dopo l’asta

Dopo la conclusione dell’asta, il Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblica un comunicato con il prezzo di aggiudicazione e il rendimento dei titoli collocati. Il regolamento delle sottoscrizioni
avverrà il 16 marzo 2026.

Da quel momento i titoli saranno negoziabili sul mercato secondario e potranno essere acquistati o venduti come gli altri titoli di Stato italiani.

BTP Valore marzo 2026: raccolti oltre 16 miliardi. Tassi rivisti al rialzo fino al 3,80%

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato la conclusione della settima emissione del BTP Valore, il titolo di Stato dedicato ai risparmiatori retail.

BTP Valore 6 anni investimento sicuro
BTP Valore 6 anni investimento sicuro

La raccolta complessiva ha superato i 16,2 miliardi di euro con oltre 522.000 contratti registrati durante i cinque giorni di collocamento.

Il titolo è stato collocato dal 2 al 6 marzo 2026 tramite il mercato MOT di Borsa Italiana.
Il collocamento è avvenuto attraverso le banche dealer Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banco BPM, con il supporto dei co-dealer Banca Monte dei Paschi di Siena e ICCREA Banca.

Importo complessivo raccolto: 16.222.584.000 euro
Numero contratti: 522.214

Tassi cedolari rivisti al rialzo

A causa dell’evoluzione delle condizioni di mercato, il Tesoro ha deciso di rivedere al rialzo la struttura dei tassi rispetto a quanto comunicato il 27 febbraio.

Periodo Tasso annuo lordo
1° e 2° anno 2,60%
3° e 4° anno 3,20%
5° e 6° anno 3,80%

La revisione dei tassi ha aumentato l’attrattività del titolo, che prevede una struttura step-up, cioè con cedole crescenti nel tempo.


Durata del titolo e premio fedeltà

Il BTP Valore collocato a marzo 2026 ha:

  • Data di godimento: 10 marzo 2026
  • Scadenza: 10 marzo 2032
  • Durata: 6 anni

Gli investitori che manterranno il titolo fino alla scadenza riceveranno inoltre un premio fedeltà dello 0,8% del capitale nominale investito.

Il premio fedeltà viene pagato a scadenza insieme al rimborso del capitale.

Quanto rende realmente il BTP Valore 2032?

Il tasso finale del 3,80% non corrisponde al rendimento medio annuo effettivo dell’investimento.
Per valutare correttamente la convenienza di un BTP step-up è necessario calcolare il rendimento effettivo a scadenza (IRR), considerando:

  • struttura delle cedole nel tempo
  • tassazione del 12,5%
  • imposta di bollo dello 0,20%
  • eventuale premio fedeltà

Per questo motivo su Rivaluta.it è disponibile un simulatore che permette di calcolare il rendimento reale del titolo.

Simulatore rendimento BTP Valore

Calcola IRR, rendimento netto e impatto fiscale dei titoli di Stato italiani.
Simula il rendimento del BTP →


Strumenti utili per analizzare i BTP

Su Rivaluta.it sono disponibili diversi strumenti per analizzare titoli di Stato italiani, rendimento e impatto dell’inflazione:


Il successo del collocamento

La raccolta superiore ai 16 miliardi di euro conferma l’interesse dei risparmiatori italiani verso i titoli di Stato retail.
Il BTP Valore rappresenta uno strumento semplice per investire nel debito pubblico con flussi cedolari periodici e rendimento crescente nel tempo.

L’analisi del rendimento effettivo, tuttavia, richiede sempre di considerare la distribuzione delle cedole nel tempo e l’impatto della fiscalità.

Inflazione Italia febbraio 2026: +1,6% secondo le stime preliminari ISTAT

Secondo le stime preliminari dell’ISTAT, l’inflazione in Italia torna ad accelerare nel mese di febbraio 2026. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC, al lordo dei tabacchi) registra infatti una crescita del +0,8% su base mensile e del +1,6% su base annua.
Si tratta di un aumento significativo rispetto al mese precedente, quando l’inflazione si attestava al +1,0%. L’accelerazione è dovuta soprattutto all’aumento dei prezzi dei servizi e di alcuni prodotti alimentari.

Perché l’inflazione è aumentata a febbraio 2026

L’incremento dell’inflazione è legato principalmente alla dinamica dei prezzi in alcuni settori chiave
dell’economia italiana.

  • Servizi relativi ai trasporti: crescita dal +0,7% al +3,0%
  • Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: aumento dal +3,0% al +4,9%
  • Alimentari non lavorati: accelerazione dal +2,5% al +3,6%

Questi aumenti sono stati parzialmente compensati dal calo dei prezzi energetici.

  • Energetici regolamentati: -11,3% su base annua
  • Energetici non regolamentati: -6,2% su base annua

Rallentano inoltre leggermente i prezzi degli alimentari lavorati, che passano dal
+1,9% al +1,7%.

Inflazione di fondo in aumento

Nel mese di febbraio cresce anche la cosiddetta inflazione di fondo, cioè quella calcolata
al netto delle componenti più volatili come energia e alimentari freschi.

  • Inflazione core (senza energetici e alimentari freschi): +2,4% (da +1,7%)
  • Inflazione al netto dei soli energetici: +2,5% (da +1,9%)

L’aumento dell’inflazione di fondo indica che la pressione sui prezzi proviene sempre più
dai servizi e da altri settori dell’economia, e non solo dall’energia.

Differenza tra prezzi dei beni e dei servizi

L’analisi ISTAT evidenzia una divergenza sempre più marcata tra l’andamento dei prezzi dei beni
e quello dei servizi.

  • Prezzi dei beni: -0,2% su base annua
  • Prezzi dei servizi: +3,6% su base annua

Il differenziale tra servizi e beni aumenta quindi da 2,7 a 3,8 punti percentuali,
confermando che l’inflazione è trainata principalmente dal settore dei servizi.

Il carrello della spesa

I prezzi dei beni alimentari e dei prodotti per la casa e la persona, spesso indicati come
“carrello della spesa”, mostrano una moderata accelerazione:

  • +2,2% su base annua (dal +1,9% di gennaio)

Questo dato è particolarmente rilevante perché riguarda beni acquistati frequentemente dalle famiglie
e quindi ha un impatto diretto sul costo della vita.

Indice armonizzato europeo (IPCA)

Secondo le stime preliminari, anche l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA),
utilizzato per il confronto tra i Paesi dell’Unione Europea, registra un aumento:

  • +0,6% su base mensile
  • +1,6% su base annua (dal +1,0% del mese precedente)

Sintesi: inflazione in accelerazione nel 2026

Nel complesso, l’inflazione in Italia a febbraio 2026 mostra una chiara accelerazione, trainata soprattutto dall’aumento dei prezzi dei servizi, in particolare quelli legati al turismo, all’alloggio e ai trasporti.

Il calo dei prezzi energetici continua invece a esercitare un effetto di contenimento sull’inflazione complessiva.

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Inflazione gennaio 2026: prezzi al +1,0% su base annua

Nel mese di gennaio 2026, secondo i dati definitivi ISTAT, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al netto dei tabacchi, registra una variazione del +0,4% su base mensile e del +1,0% su base annua (in calo dal +1,2% di dicembre), confermando la stima preliminare.

Andamento dei prezzi al consumo in Italia
Andamento dei prezzi al consumo in Italia

Cosa traina l’inflazione?

La crescita tendenziale dell’indice generale si deve prevalentemente a:

  • Beni alimentari non lavorati: +2,5%
  • Beni alimentari lavorati: +1,9%
  • Servizi relativi all’abitazione: +4,4%
  • Tabacchi: +3,3%
  • Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: +3,0%

Nel dettaglio settoriale, i beni registrano una variazione annua del -0,2%, mentre i servizi crescono del +2,5%, con un differenziale pari a +2,7 punti percentuali.

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,9% rispetto a gennaio 2025, così come quelli ad alta frequenza d’acquisto.

La serie storica dell’inflazione in Italia


Inflazione di fondo

  • Inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi: +1,7%
  • Inflazione al netto dei soli beni energetici: +1,9%

L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +0,4% per l’indice generale (era nulla a dicembre) e +0,4% per la componente di fondo (da +0,2%).

Per approfondire il significato di inflazione acquisita e calcolarne l’impatto su importi e stipendi è possibile utilizzare il nostro
simulatore di previsione dell’inflazione.


Variazioni mensili (congiunturali)

La variazione mensile del +0,4% è influenzata principalmente da:

  • Energetici regolamentati: +8,9%
  • Servizi relativi all’abitazione: +1,9%
  • Alimentari non lavorati: +1,2%
  • Alimentari lavorati: +0,6%
  • Energetici non regolamentati: +1,1%
  • Beni durevoli: +0,8%
  • Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: +0,7%
  • Servizi di trasporto: -3,8% (unico comparto in calo)

IPCA e FOI: gli altri indici

Indice IPCA

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra:

  • -1,0% su base mensile (effetto saldi invernali di abbigliamento e calzature, non considerati nel NIC)
  • +1,0% su base annua (da +1,2% del mese precedente)

Per consultare la serie storica IPCA e calcolare variazioni percentuali personalizzate è disponibile la pagina dedicata:
Serie storica e calcolo IPCA.

Indice FOI

L’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra:

  • +0,3% su base mensile
  • +0,8% su base annua

Per utilizzare il FOI nel calcolo della rivalutazione monetaria (affitti, assegni, adeguamenti ISTAT, crediti) puoi accedere al
calcolatore di rivalutazione monetaria con indici ISTAT disponibile su Rivaluta.it.


Conclusione

Il dato di gennaio 2026 evidenzia un rallentamento dell’inflazione su base annua, con una dinamica ancora sostenuta nei servizi e negli alimentari, mentre i beni mostrano segnali di debolezza. L’inflazione acquisita torna positiva, indicando una pressione di fondo che potrebbe riflettersi sui mesi successivi.

BTP valore marzo 2026: quanto renderanno?

Il Tesoro annuncerà i tassi minimi garantiti il 27 febbraio. Collocamento dal 2 al 6 marzo. Ecco cosa aspettarsi sulla base dei precedenti e dell’andamento dei BTp.

BTP Valore marzo 2026, prime stime sui rendimenti: tra il 2,9% e il 3% lordo annuo

BTP Valore 6 anni investimento sicuro
BTP Valore 6 anni investimento sicuro

Manca poco più di una settimana al via del nuovo BTP Valore, primo del 2026, in emissione da lunedì 2 a venerdì 6 marzo. Il Tesoro ufficializzerà i tassi minimi garantiti venerdì 27 febbraio, ma intanto ci si muove per ipotesi incrociando i precedenti (l’ultimo BTP Valore di ottobre 2025) e l’attuale curva dei rendimenti dei titoli di stato con scadenza intorno ai sei anni.

La nuova emissione avrà una durata di 6 anni (invece dei 7 dell’ottobre scorso), con cedole pagate trimestralmente e il classico meccanismo step-up a tre scatti (2+2+2 anni). Confermato il premio fedeltà finale dello 0,8% per chi acquista in collocamento e tiene il titolo fino a scadenza.

🔍 Ipotesi di rendimento (lordo annuo)

Gli esperti interpellati da We Wealth (Luigi Pedone, Rocco Probo, Matteo Cadei) concordano su una forbice tra il 2,90% e il 3% comprensiva del premio fedeltà.

Il benchmark è il BTP 1,65% marzo 2032 che viaggia attorno al 2,80%: su questa base il Tesoro potrebbe aggiungere un extra di 10-20 punti base per rendere il BTP Valore interessante. Rocco Probo (Consultique) ipotizza: “Livelli di tassi cedolari pari al 2,5% nei primi due anni, 3% nel terzo e quarto anno e 3,5% nell’ultimo biennio”.

Confronto con il BTP Valore di ottobre 2025

L’ultima emissione (scadenza 7 anni) aveva una struttura molto aggressiva nella parte finale, che aveva trainato la raccolta oltre 16,5 miliardi. Il nuovo titolo, più breve di un anno, difficilmente replicherà il 4% finale. Secondo le prime analisi, l’atterraggio dell’ultimo biennio sarà più probabile tra il 3,7% e il 3,9%, mentre il primo biennio potrebbe viaggiare sotto il 3% (tra il 2,4% e il 2,6%).

Periodo BTP Valore ottobre 2025 (7 anni) BTP Valore marzo 2026 * (stima)
Anni 1-2 2,60% 2,4% – 2,6%
Anni 3-4 3,10% 2,9% – 3,1%
Anni 5-6 4,00% (anni 6-7) 3,5% – 3,8%
Premio fedeltà 0,8% 0,8%

*ipotesi basate su curva BTP e dichiarazioni analisti. I tassi ufficiali saranno comunicati il 27 febbraio.

Il parere degli esperti: rischio, duration e rendimento reale

Luigi Pedone (Banca Finint) sottolinea che “al di sotto del 2,9% il nuovo BTP non sarebbe particolarmente appetibile rispetto ai BTP in circolazione”. Attenzione però al premio fedeltà: viene erogato solo se si detiene il titolo fino a scadenza; in caso di vendita anticipata il rendimento effettivo scende. Matteo Cadei (Aegis/Plannix) avverte: “Comprare BTP significa concentrare il patrimonio sullo Stato italiano. Il rischio-Italia è cambiato nella percezione ma non è scomparso. Lo spread si è ridotto, ma resta un rischio sovrano”.

Sul fronte duration, la struttura step-up riduce la sensibilità ai tassi rispetto a un classico BTP a tasso fisso, ma il rischio rimane: un rialzo dei rendimenti di mercato dopo l’acquisto produrrebbe una perdita teorica in caso di vendita anticipata. Rocco Probo ricorda che “un incremento dei rendimenti danneggia il valore del titolo, ma il meccanismo a cedole crescenti attenua questo effetto”.

💡 RENDIMENTO REALE: Con un’inflazione attesa tra il 2% e il 2,5% nei prossimi anni, il guadagno reale del BTP Valore si attesterebbe tra lo 0,5% e l’1% annuo. “Un rendimento da protezione del capitale, non da accumulo” (Matteo Cadei).

Alternative e scenari di mercato

Guardando all’Europa, l’OAT francese a sei anni rende attualmente il 2,84% lordo, livello simile ai BTP ma con rating migliore. Per il debito italiano, tuttavia, il 2026 potrebbe essere favorevole: secondo Pedone “le nuove emissioni nette potrebbero essere negative, sostenendo i prezzi dei BTP”. Resta da monitorare la crescita dopo il Pnrr. L’emissione di marzo arriva in una fase di relativa stabilità politica e di spread moderato.

“Un compromesso ragionevole? Un decollo del titolo sul 2,4/2,5% per un atterraggio a 3,8%” – Carlo Terzano, analista.

Profilo dell’investitore e consigli operativi

Il BTP Valore è pensato per il piccolo risparmiatore che ha un orizzonte temporale di medio termine (almeno 6 anni), non necessita di liquidità immediata e vuole integrare il reddito con cedole trimestrali note in partenza (step-up). È meno adatto a chi prevede di vendere prima dei tre anni o non tollera oscillazioni di prezzo legate allo spread. La tassazione rimane agevolata al 12,5% (senza imposte di successione e con esenzione da bollo su titoli di Stato per piccole giacenze).

L’appuntamento con i tassi ufficiali è per venerdì 27 febbraio. Il collocamento si chiuderà il 6 marzo salvo chiusura anticipata. Le richieste potranno essere effettuate presso la propria banca o ufficio postale, senza commissioni. Per importi superiori a 100.000 euro il Cof (costo collocamento) non è previsto, mentre rimangono le regole di gradualità per le eventuali limitazioni di acquisto.

Ipotesi elaborate con il simulatore di rivaluta.it per un importo investito di 10.000,00 Euro

Tassi Area Euro al palo. Il 2026 parte con tassi fermi

Conferenza stampa BCE – Sintesi ufficiale (5 febbraio 2026)

La Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, insieme al Vicepresidente Luis de Guindos, ha illustrato a Francoforte gli esiti della riunione del 5 febbraio 2025.

Decisioni di politica monetaria

Consiglio Generale BCE

Il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimentoQui la tabella dei tassi BCE

Le valutazioni aggiornate confermano che l’inflazione è in linea con una stabilizzazione attorno all’obiettivo del 2% nel medio termine.

L’approccio della BCE resta guidato dai dati: le decisioni sui tassi saranno assunte riunione per riunione, sulla base delle prospettive di inflazione, dei rischi associati, dell’andamento dell’inflazione di fondo e dell’efficacia della trasmissione della politica monetaria,
senza predefinire un percorso dei tassi.

Andamento dell’economia dell’area euro

Secondo la stima preliminare Eurostat, l’economia dell’area euro è cresciuta dello 0,3% nel quarto trimestre 2025, trainata soprattutto dai servizi,
in particolare informazione e comunicazione. Il settore manifatturiero ha mostrato una buona tenuta, mentre le costruzioni beneficiano del rafforzamento degli investimenti pubblici.

Il mercato del lavoro resta solido: la disoccupazione è scesa al 6,2% a dicembre.

L’aumento dei redditi da lavoro e la riduzione del risparmio delle famiglie dovrebbero sostenere
i consumi, mentre gli investimenti delle imprese sono sempre più orientati verso
le tecnologie digitali.

Inflazione

A gennaio 2026 l’inflazione complessiva è scesa all’1,7%, dal 2,0% di dicembre. Il calo è dovuto principalmente alla forte diminuzione
dei prezzi dell’energia (-4,1%).

L’inflazione al netto di energia e alimentari si attesta al 2,2%, mentre l’inflazione dei servizi rallenta al 3,2%.

Gli indicatori di inflazione di fondo restano coerenti con l’obiettivo del 2% nel medio periodo.

Le dinamiche salariali mostrano segnali di moderazione, anche se permangono incertezze legate alla componente retributiva eccedente i minimi contrattuali.

Le aspettative di inflazione di lungo periodo rimangono ancorate attorno al 2%.

Valutazione dei rischi

Le prospettive economiche e inflazionistiche restano condizionate da un contesto globale incerto: tensioni geopolitiche, politiche commerciali instabili e possibili frizioni nelle catene di approvvigionamento.

Al ribasso, l’inflazione potrebbe risentire di un rallentamento della domanda estera  di un rafforzamento dell’euro. Al rialzo, pesano i rischi legati ai prezzi dell’energia, alle tensioni sulle materie prime, alla dinamica salariale e all’aumento della spesa per difesa e infrastrutture.

Condizioni finanziarie e credito

I tassi di mercato sono diminuiti rispetto alla precedente riunione, nonostante una temporanea maggiore volatilità finanziaria.
Il costo del credito alle imprese si colloca al 3,6%, mentre i nuovi mutui ipotecari restano stabili attorno al 3,3%.

I prestiti alle imprese crescono del 3,0% su base annua, mentre i mutui alle famiglie aumentano del 3,0%, sostenuti da una domanda in ripresa e da criteri di concessione più favorevoli.

Conclusioni

La BCE conferma la propria determinazione a mantenere l’inflazione stabilmente al 2% nel medio termine. Tutti gli strumenti disponibili resteranno pronti a essere utilizzati, se necessario, per garantire un’efficace trasmissione della politica monetaria e la stabilità dei prezzi nell’area euro.