Secondo la stima preliminare pubblicata da Eurostat, l’inflazione annua nell’area euro a marzo 2026 è pari al 2,5%, in aumento rispetto al 1,9% di febbraio.
Stima Inflazione Area Euro a Marzo 2026
Si tratta di un dato importante perché segnala un nuovo rialzo dei prezzi, dopo alcuni mesi di rallentamento.
Le cause: torna a spingere l’energia
L’elemento principale che spiega la risalita dell’inflazione è il forte rimbalzo dei prezzi energetici.
Componente
Febbraio 2026
Marzo 2026
Energia
-3,1%
4,9%
Servizi
3,4%
3,2%
Alimentari, alcol e tabacco
2,5%
2,4%
Beni industriali (non energetici)
0,7%
0,5%
Il dato più evidente è il passaggio dell’energia da valori negativi a un forte incremento annuo, con un impatto diretto sull’indice generale.
Inflazione complessiva e “core”
Analizzando le principali misure dell’inflazione:
Indice
Febbraio 2026
Marzo 2026
Inflazione totale (HICP)
1,9%
2,5%
Inflazione esclusa energia
2,4%
2,3%
Inflazione core (esclusi energia e alimentari)
2,4%
2,3%
Si osserva quindi un fenomeno chiaro:
L’inflazione “di fondo” è stabile o in leggero calo
L’inflazione totale cresce per effetto dell’energia
Andamento mensile (marzo 2026)
Su base mensile, l’indice generale aumenta dell’1,2%, un valore elevato per un singolo mese.
Componente
Variazione mensile marzo 2026
Energia
6,8%
Beni industriali non energetici
1,7%
Servizi
0,3%
Alimentari
0,1%
Ancora una volta emerge il ruolo dominante dell’energia nel determinare il dato complessivo.
Inflazione nei principali Paesi europei
Le dinamiche inflazionistiche restano molto differenziate tra i Paesi dell’area euro.
Paese
Febbraio 2026
Marzo 2026
Germania
2,0%
2,8%
Francia
1,1%
1,9%
Italia
1,5%
1,5%
Spagna
2,5%
3,3%
Paesi Bassi
2,3%
2,6%
L’Italia mostra una dinamica più contenuta rispetto alla media dell’area euro, con un’inflazione stabile all’1,5%.
Conclusioni
I dati Eurostat di marzo 2026 evidenziano un quadro molto chiaro:
l’inflazione torna a salire nell’area euro
la causa principale è il forte aumento dei prezzi energetici
l’inflazione di fondo rimane sotto controllo
In sintesi, non si tratta di una ripresa generalizzata dell’inflazione, ma di un effetto specifico legato all’energia, che potrebbe essere anche temporaneo.
L’ISTAT ha diffuso oggi le stime preliminari relative ai prezzi al consumo per il mese di marzo 2026, segnalando un’inversione di tendenza dopo il graduale rallentamento dei mesi precedenti.
Secondo i dati, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registra un aumento dello 0,5% su base mensile e una crescita tendenziale del +1,7%, in accelerazione rispetto al +1,5% di febbraio.
Grafico inflazione fino a marzo 2026 (stima)
Cosa spinge l’inflazione verso l’alto?
La spinta principale arriva dal comparto energetico, che dopo mesi di flessione mostra una netta risalita. Gli energetici regolamentati passano da -11,6% a -1,3%, mentre quelli non regolamentati salgono dal -6,2% al -2,4%. In termini congiunturali, il rincaro è particolarmente evidente: +8,9% per i regolamentati e +4,6% per i non regolamentati.
A sostenere la dinamica inflazionistica contribuiscono anche gli Alimentari non lavorati, che accelerano al +4,4% (dal +3,7% di febbraio).
Dove si raffredda la corsa dei prezzi?
Sul versante opposto, si osserva un rallentamento nei servizi, che attenuano la loro crescita. In particolare:
– Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: +3,0% (da +4,9%)
– Servizi relativi ai trasporti: +2,4% (da +2,8%)
– Servizi relativi all’abitazione: +4,2% (da +4,5%)
Il differenziale tra servizi e beni si riduce così a +2,1 punti percentuali, in calo rispetto ai +3,8 punti di febbraio.
A marzo cosa succede al “carrello della spesa” e all’inflazione di fondo?
Per le famiglie, un dato rilevante riguarda i prezzi dei beni alimentari e per la cura della casa e della persona, che salgono al +2,2% su base annua (da +2,0%), confermando un lieve aumento della pressione sulla spesa quotidiana.
L’ inflazione di fondo, che esclude gli energetici e gli alimentari freschi, segna invece un rallentamento al +1,9% (dal +2,4% di febbraio), segno che la risalita del dato generale è concentrata su componenti più volatili.
L’indice armonizzato (IPCA)
L’IPCA, l’indicatore utilizzato per i confronti europei, registra una variazione annua stabile al +1,5%, mentre su base mensile cresce dell’1,6%, influenzato dalla fine dei saldi stagionali di cui il NIC non tiene conto.
In conclusione
Il mese di marzo segna dunque una netta ripresa dell’inflazione su base annua (+1,7%), interrompendo la fase di discesa. L’effetto principale è da attribuire alla componente energetica, che torna a pesare sui bilanci familiari dopo un periodo di forte riduzione. Contestualmente, il rallentamento dei servizi e la discesa dell’inflazione di fondo suggeriscono che il rialzo rimane, per ora, circoscritto a settori specifici.
Restano da monitorare le dinamiche del “carrello della spesa”, in leggera ma costante crescita, e i prossimi aggiornamenti per verificare se questa risalita sarà confermata nei mesi a venire.
Previsione avanzata dell’inflazione
Strumento professionale basato su dati ufficiali, dinamiche storiche e un motore previsionale avanzato per stimare l’inflazione futura mese per mese.
Il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento, confermando un approccio prudente in un contesto internazionale reso incerto dalla guerra in Medio Oriente.
Per consultare l’andamento aggiornato dei tassi ufficiali, è possibile vedere la tabella completa su Rivaluta: Tabella tassi BCE aggiornata.
Contesto economico e inflazione
La BCE ribadisce l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2% nel medio termine. Tuttavia, il conflitto in Medio Oriente introduce elementi di forte incertezza, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica.
In particolare, l’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe avere un impatto significativo nel breve periodo, mentre gli effetti a medio termine dipenderanno dalla durata del conflitto e dalla trasmissione dei costi energetici ai prezzi al consumo.
Nonostante il contesto, l’economia dell’area euro ha mostrato una buona capacità di tenuta, con aspettative di inflazione a lungo termine ancora ben ancorate.
Previsioni economiche aggiornate
Secondo le nuove proiezioni degli esperti della BCE:
Inflazione core: 2,3% nel 2026, 2,2% nel 2027, 2,1% nel 2028
Crescita economica: 0,9% nel 2026, 1,3% nel 2027, 1,4% nel 2028
Le stime mostrano una revisione al rialzo dell’inflazione, soprattutto per il 2026, dovuta al rincaro dell’energia, e una revisione al ribasso della crescita economica, influenzata negativamente dal contesto geopolitico globale.
Scenari di rischio
La BCE ha analizzato anche scenari alternativi. In caso di interruzioni prolungate delle forniture di petrolio e gas, si potrebbero verificare:
Inflazione più elevata
Crescita economica più debole
Gli effetti a medio termine dipenderanno in larga misura dall’intensità degli shock energetici e dai loro effetti indiretti sull’economia.
Decisione sui tassi di interesse
I tassi di riferimento della BCE restano invariati:
Tasso sui depositi: 2,00%
Tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali: 2,15%
Tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale: 2,40%
Politica monetaria e approccio futuro
Il Consiglio direttivo continuerà a seguire un approccio basato sui dati, valutando di volta in volta l’orientamento della politica monetaria in base all’evoluzione dell’inflazione, ai dati economici e alla trasmissione delle misure adottate.
Non viene quindi predefinito un percorso dei tassi, mantenendo flessibilità nelle decisioni future.
Programmi di acquisto titoli
I portafogli relativi al PAA (Programma di acquisto di attività) e al PEPP (programma pandemico) stanno continuando a ridursi in modo graduale, poiché non vengono più reinvestiti i titoli in scadenza.
Conclusioni
La BCE si dichiara pronta a intervenire con tutti gli strumenti disponibili per garantire la stabilità dei prezzi e il corretto funzionamento della trasmissione della politica monetaria nell’area euro.
In particolare, resta disponibile lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione per contrastare eventuali tensioni ingiustificate sui mercati finanziari.
Secondo i dati definitivi diffusi dall’ISTAT, nel mese di febbraio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) ha registrato un aumento dello +0,7% su base mensile e un incremento tendenziale del +1,5% (in deciso rialzo rispetto al +1,0% di gennaio). La stima preliminare era stata fissata a +1,6%.
A trascinare l’inflazione sono soprattutto i servizi: i Servizi relativi ai trasporti passano da +0,7% a +2,9%, mentre i Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona volano a +4,9% (dal +3,0% di gennaio). In aumento anche gli Alimentari non lavorati (da +2,5% a +3,7%).
L’inflazione di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi) risale sensibilmente: +2,4% (dal +1,7% di gennaio).
Di seguito i principali indicatori:
Generale (NIC): +0,7% congiunturale, +1,5% annuo
Beni alimentari, cura casa e persona: +2,0% annuo
Servizi: +3,6% annuo (dal +2,5%)
Energetici (regolamentati): -11,6% annuo
Energetici (non regolamentati): -6,2% annuo
Inflazione acquisita per il 2026: +1,1%
IPCA (armonizzato): +0,5% mensile, +1,5% annuo
FOI (famiglie operai e impiegati): +0,5% mensile, +1,1% annuo
L’ISTAT segnala inoltre che il differenziale tra servizi e beni si è ampliato a +3,8 punti percentuali.
❚ Il commento: “carrello della spesa” in lieve crescita, servizi sempre più cari
L’accelerazione di febbraio è dovuta prevalentemente all’aumento dei prezzi nei servizi legati al tempo libero e ai trasporti. I beni alimentari, per la cura della casa e della persona segnano un +2,0% (dal +1,9% di gennaio). I tabacchi registrano un balzo congiunturale del +3,3%.
Effetto parzialmente compensativo arriva dagli energetici, ancora in forte flessione tendenziale (-6,6% complessivo), grazie soprattutto alla componente regolamentata (-11,6%).
❚ L’ombra lunga della crisi nel Golfo: possibili scenari
Se i dati di febbraio mostrano un’inflazione ancora sotto controllo grazie al calo dei prezzi energetici, le prospettive per i prossimi mesi potrebbero essere oscurate dalle crescenti tensioni geopolitiche nell’area del Golfo Persico. Un eventuale conflitto nella regione comporterebbe quasi certamente una brusca impennata del prezzo del petrolio, con effetti a catena sui costi di trasporto e produzione.
Secondo gli analisti, anche solo un aumento prolungato del 10% del greggio potrebbe tradursi in uno 0,3-0,5% aggiuntivo sull’inflazione italiana entro fine anno, vanificando gli attuali effetti calmieranti degli energetici e innescando nuove tensioni sui prezzi al consumo. In particolare, i settori più vulnerabili sarebbero proprio i trasporti e gli alimentari lavorati, già sensibili ai costi energetici.
L’ISTAT, nei suoi commenti, non entra nel merito geopolitico, ma monitorerà con attenzione l’evoluzione dei prezzi delle materie prime nelle prossime rilevazioni. L’inflazione di fondo, salita al 2,4%, potrebbe quindi subire ulteriori spinte se la crisi dovesse degenerare, rendendo più complesso il quadro per famiglie e imprese.
Le tensioni internazionali e l’escalation militare nelle aree strategiche del Medio Oriente stanno iniziando a riflettersi anche sui mercati finanziari europei.
Tra gli indicatori più sensibili alle aspettative economiche c’è l’Euribor, il tasso di riferimento utilizzato da milioni di mutui variabili in Europa.
I dati aggiornati al 10 marzo 2026 mostrano un movimento rialzista su quasi tutte le scadenze, un segnale che il mercato sta iniziando a scontare possibili effetti economici derivanti dalla nuova crisi
geopolitica e dalle sue conseguenze su inflazione, energia e politica monetaria della BCE.
Gli ultimi dati Euribor (10 marzo 2026)
Scadenza
Fixing 10/03/2026
Fixing 09/03/2026
Variazione giornaliera
Andamento
10/03/2025
Variazione annua
Euribor 1 settimana
1,888%
1,888%
0%
Stabile
2,562%
-26,3%
Euribor 1 mese
1,951%
1,941%
+0,515%
In aumento
2,471%
-21,0%
Euribor 3 mesi
2,138%
2,078%
+2,887%
In aumento
2,547%
-16,1%
Euribor 6 mesi
2,295%
2,178%
+5,372%
In aumento
2,39%
-3,98%
Euribor 12 mesi
2,552%
2,367%
+7,816%
In aumento
2,461%
+3,7%
Il dato più osservato dai mercati è l’Euribor a 3 mesi, che rappresenta il riferimento principale
per molti mutui variabili e strumenti finanziari europei.
Perché l’Euribor sta risalendo
L’aumento registrato negli ultimi giorni è legato soprattutto alle nuove incertezze geopolitiche. I conflitti internazionali tendono infatti ad avere effetti immediati su tre variabili fondamentali dell’economia europea:
Prezzo del petrolio e del gas
Inflazione importata
aspettative sui tassi della BCE
Quando aumenta il rischio di inflazione dovuto all’energia o alla logistica internazionale, i mercati finanziari iniziano a ipotizzare che la Banca Centrale Europea possa rallentare o interrompere il
percorso di riduzione dei tassi di interesse.
Questo meccanismo si riflette immediatamente sull’Euribor, che rappresenta il costo del denaro tra le banche dell’area euro.
Il collegamento tra guerra, inflazione ed Euribor
Le crisi militari nelle regioni strategiche per l’approvvigionamento energetico hanno spesso effetti a catena sull’economia globale.
Quando i mercati temono un aumento dei prezzi dell’energia:
sale il costo dei trasporti
aumentano i costi industriali
cresce la pressione inflazionistica
In questo contesto le banche centrali tendono a mantenere i tassi più alti più a lungo per evitare una nuova accelerazione dei prezzi.
Gli operatori finanziari anticipano queste mosse e lo fanno attraverso i tassi interbancari come l’Euribor.
Cosa può succedere nei prossimi mesi
Se le tensioni internazionali dovessero intensificarsi, potrebbero verificarsi tre scenari principali.
1. Inflazione energetica
Un forte aumento dei prezzi di petrolio e gas potrebbe riportare pressione
sull’inflazione europea, rallentando la discesa dei prezzi che si era
osservata nel 2024 e nel 2025.
2. Stop ai tagli dei tassi BCE
La BCE potrebbe decidere di sospendere eventuali riduzioni dei tassi di interesse per evitare una nuova fiammata inflazionistica legata alla crisi in Medio Oriente e al possibile aumento dei prezzi dell’energia.
Sul tema è intervenuto anche il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante la riunione dei ministri delle Finanze del G7 sulla crisi mediorientale, svoltasi il 9 marzo a Bruxelles.
Riferendosi al caro energia, il Ministro ha dichiarato che «la stretta monetaria non è la soluzione». Qui il comunicato ufficiale del MEF.
In questo scenario l’Euribor potrebbe interrompere la fase di calo osservata negli ultimi dodici mesi e stabilizzarsi intorno ai livelli attuali o addirittura tornare a salire.
Impatto su mutui e famiglie
Per chi ha un mutuo variabile, l’andamento dell’Euribor è fondamentale.
Un aumento dell’Euribor si traduce infatti direttamente in una crescita della rata del mutuo, mentre una riduzione del tasso interbancario porta ad un alleggerimento delle rate.
In Italia milioni di mutui sono indicizzati all’Euribor 3 mesi o all’Euribor 6 mesi, rendendo questo indicatore uno dei più osservati dalle famiglie e dagli analisti finanziari.
Monitorare l’Euribor
Per comprendere l’evoluzione dei tassi è importante seguire l’andamento quotidiano dell’Euribor e confrontarlo con l’inflazione e con le decisioni della Banca Centrale Europea.
In un contesto internazionale instabile, questi indicatori diventano uno strumento fondamentale per capire la direzione dell’economia europea.
Negli ultimi mesi la situazione nel Golfo Persico è seguita con grande attenzione dagli analisti internazionali perché coinvolge rotte energetiche fondamentali, attori regionali molto armati e la presenza diretta o indiretta
delle principali potenze mondiali.
Quando si parla di tensioni o di possibile guerra nel Golfo oggi ci si riferisce soprattutto al confronto tra Iran e Israele e al coinvolgimento di gruppi alleati dell’Iran nella regione.
In questo contesto sono indirettamente coinvolti anche gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo Persico.
La regione è estremamente sensibile perché gran parte del petrolio mondiale passa attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei punti di transito energetico più importanti del pianeta.
Qualsiasi escalation militare in quest’area può avere effetti immediati sui prezzi del petrolio e quindi sull’economia globale.
Gli analisti parlano spesso di una “guerra a bassa intensità”, caratterizzata da attacchi indiretti, uso di droni, missili e azioni di milizie alleate. Non si tratta ancora di un conflitto aperto tra grandi Stati,
ma il rischio di escalation rimane costante.
Grafico Inflazione e Carburanti in Italia
Perché il Golfo Persico è cruciale per il prezzo del petrolio
Circa un quinto del petrolio mondiale transita ogni giorno attraverso lo Stretto di Hormuz.
In caso di blocco parziale delle rotte marittime o di attacchi alle infrastrutture energetiche,
l’offerta globale di greggio potrebbe ridursi rapidamente.
Storicamente, ogni aumento della tensione geopolitica in quest’area provoca una reazione quasi immediata
dei mercati energetici, con rialzi del prezzo del petrolio e dei carburanti.
L’andamento dei prezzi alla pompa in Italia può essere analizzato anche attraverso la
serie storica disponibile su Rivaluta:
L’analisi delle serie storiche mostra come i picchi di prezzo dei carburanti siano spesso collegati a crisi geopolitiche o a shock dell’offerta energetica.
Possibili scenari per petrolio e mercati
Scenario 1: tensioni limitate
Se la situazione dovesse rimanere sotto controllo, con episodi militari circoscritti e senza blocchi
alle rotte energetiche, l’impatto sui prezzi del petrolio potrebbe essere limitato.
In questo caso i mercati tenderebbero a reagire solo con oscillazioni temporanee.
Il prezzo del petrolio potrebbe restare all’interno di un intervallo relativamente stabile,
con impatti moderati sui prezzi dei carburanti e sull’inflazione.
Scenario 2: escalation regionale
Un allargamento del conflitto con attacchi a infrastrutture petrolifere o alle rotte di navigazione
potrebbe invece generare forti rialzi dei prezzi del greggio.
In questo scenario gli effetti sarebbero immediati:
aumento dei prezzi di benzina e gasolio
pressioni inflazionistiche in Europa
maggiore volatilità sui mercati finanziari
Scenario 3: blocco dello Stretto di Hormuz
Si tratta dello scenario più estremo ma anche quello più temuto dai mercati.
Una chiusura o limitazione del traffico nello Stretto di Hormuz potrebbe ridurre drasticamente
l’offerta mondiale di petrolio.
In questo caso il prezzo del greggio potrebbe salire molto rapidamente con effetti
a catena sull’intera economia globale.
Effetti sull’inflazione in Italia
L’energia è una delle componenti più importanti dell’inflazione.
Un aumento dei prezzi del petrolio si trasmette rapidamente ai prezzi dei carburanti, dei trasporti e di molti beni di consumo.
Per analizzare l’evoluzione dell’inflazione nel tempo è possibile consultare anche le serie storiche degli indici ISTAT disponibili su Rivaluta:
L’indice FOI (Famiglie di Operai e Impiegati) è uno degli indicatori più utilizzati per misurare l’andamento dell’inflazione e per aggiornare importi economici nel tempo.
Le fasi di forte aumento dei prezzi energetici sono spesso associate a periodi di inflazione più elevata, come avvenuto durante le crisi energetiche del passato.
Le tensioni geopolitiche nel Golfo Persico rappresentano quindi un fattore di rischio per l’economia globale e per l’Europa.
Per Paesi importatori di energia come l’Italia, l’evoluzione del conflitto può influenzare direttamente il costo dell’energia, l’andamento dell’inflazione e la stabilità dei mercati.
Monitorare i dati economici e le serie storiche – come quelle disponibili su Rivaluta – aiuta a comprendere meglio come eventi geopolitici e dinamiche energetiche possano influenzare l’economia reale.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha annunciato una nuova emissione di titoli di Stato a medio-lungo termine. L’asta riguarda tre BTP con scadenze differenti: 3 anni, 7 anni e 15 anni.
Caratteristiche e come funzionerà l’asta
Gli investitori potranno sottoscrivere titoli con cedole comprese tra il 2,40% e il 3,25% annuo.
L’asta si svolgerà il 12 marzo 2026, mentre il pubblico potrà prenotare i titoli tramite banca o intermediario finanziario entro l’11 marzo 2026.
Il regolamento delle sottoscrizioni è previsto per il 16 marzo 2026.
Calendario dell’asta
Prenotazione del pubblico entro: 11 marzo 2026
Asta dei titoli: 12 marzo 2026
Asta supplementare: 13 marzo 2026
Regolamento delle sottoscrizioni: 16 marzo 2026
Titoli di Stato offerti nell’asta
Il MEF offrirà tre Buoni del Tesoro Poliennali con caratteristiche differenti per durata,
cedola e importo collocato. I titoli consentono di ricevere una cedola periodica e
il rimborso del capitale alla scadenza.
Tipologia
ISIN
Cedola annua
Emissione
Scadenza
BTP 3 anni
IT0005689960
2,40%
15 gennaio 2026
15 marzo 2029
BTP 7 anni
IT0005689994
3,15%
15 gennaio 2026
15 marzo 2033
BTP 15 anni
IT0005496770
3,25%
1 marzo 2022
1 marzo 2038
Importi offerti dal Tesoro
L’ammontare complessivo collocato sarà determinato in base alla domanda di mercato,
all’interno degli intervalli stabiliti dal Tesoro.
Titolo
Importo minimo (milioni €)
Importo massimo (milioni €)
BTP 3 anni
1.750
2.000
BTP 7 anni
2.000
2.500
BTP 15 anni
1.000
1.500
Come funziona l’asta dei BTP
Il collocamento dei titoli avviene tramite asta marginale. In questo sistema gli operatori specializzati presentano le proprie offerte indicando il prezzo a cui sono disposti ad acquistare i titoli.
Il Tesoro determina quindi un prezzo di aggiudicazione in base alle condizioni di mercato e alla quantità offerta. Tutti i titoli assegnati vengono regolati a quel prezzo, con il pagamento degli eventuali dietimi di interesse
maturati tra la data della cedola e la data di regolamento.
L’importo minimo sottoscrivibile per il pubblico è di 1.000 euro.
Cosa succede dopo l’asta
Dopo la conclusione dell’asta, il Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblica un comunicato con il prezzo di aggiudicazione e il rendimento dei titoli collocati. Il regolamento delle sottoscrizioni
avverrà il 16 marzo 2026.
Da quel momento i titoli saranno negoziabili sul mercato secondario e potranno essere acquistati o venduti come gli altri titoli di Stato italiani.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato la conclusione della settima emissione del BTP Valore, il titolo di Stato dedicato ai risparmiatori retail.
BTP Valore 6 anni investimento sicuro
La raccolta complessiva ha superato i 16,2 miliardi di euro con oltre 522.000 contratti registrati durante i cinque giorni di collocamento.
Il titolo è stato collocato dal 2 al 6 marzo 2026 tramite il mercato MOT di Borsa Italiana.
Il collocamento è avvenuto attraverso le banche dealer Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banco BPM, con il supporto dei co-dealer Banca Monte dei Paschi di Siena e ICCREA Banca.
Importo complessivo raccolto: 16.222.584.000 euro Numero contratti: 522.214
Tassi cedolari rivisti al rialzo
A causa dell’evoluzione delle condizioni di mercato, il Tesoro ha deciso di rivedere al rialzo la struttura dei tassi rispetto a quanto comunicato il 27 febbraio.
Periodo
Tasso annuo lordo
1° e 2° anno
2,60%
3° e 4° anno
3,20%
5° e 6° anno
3,80%
La revisione dei tassi ha aumentato l’attrattività del titolo, che prevede una struttura step-up, cioè con cedole crescenti nel tempo.
Durata del titolo e premio fedeltà
Il BTP Valore collocato a marzo 2026 ha:
Data di godimento: 10 marzo 2026
Scadenza: 10 marzo 2032
Durata: 6 anni
Gli investitori che manterranno il titolo fino alla scadenza riceveranno inoltre un premio fedeltà dello 0,8% del capitale nominale investito.
Il premio fedeltà viene pagato a scadenza insieme al rimborso del capitale.
Quanto rende realmente il BTP Valore 2032?
Il tasso finale del 3,80% non corrisponde al rendimento medio annuo effettivo dell’investimento.
Per valutare correttamente la convenienza di un BTP step-up è necessario calcolare il rendimento effettivo a scadenza (IRR), considerando:
struttura delle cedole nel tempo
tassazione del 12,5%
imposta di bollo dello 0,20%
eventuale premio fedeltà
Per questo motivo su Rivaluta.it è disponibile un simulatore che permette di calcolare il rendimento reale del titolo.
La raccolta superiore ai 16 miliardi di euro conferma l’interesse dei risparmiatori italiani verso i titoli di Stato retail.
Il BTP Valore rappresenta uno strumento semplice per investire nel debito pubblico con flussi cedolari periodici e rendimento crescente nel tempo.
L’analisi del rendimento effettivo, tuttavia, richiede sempre di considerare la distribuzione delle cedole nel tempo e l’impatto della fiscalità.
Secondo le stime preliminari dell’ISTAT, l’inflazione in Italia torna ad accelerare nel mese di febbraio 2026. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC, al lordo dei tabacchi) registra infatti una crescita del +0,8% su base mensile e del +1,6% su base annua.Si tratta di un aumento significativo rispetto al mese precedente, quando l’inflazione si attestava al +1,0%. L’accelerazione è dovuta soprattutto all’aumento dei prezzi dei servizi e di alcuni prodotti alimentari.
Perché l’inflazione è aumentata a febbraio 2026
L’incremento dell’inflazione è legato principalmente alla dinamica dei prezzi in alcuni settori chiave
dell’economia italiana.
Servizi relativi ai trasporti: crescita dal +0,7% al +3,0%
Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: aumento dal +3,0% al +4,9%
Alimentari non lavorati: accelerazione dal +2,5% al +3,6%
Questi aumenti sono stati parzialmente compensati dal calo dei prezzi energetici.
Energetici regolamentati: -11,3% su base annua
Energetici non regolamentati: -6,2% su base annua
Rallentano inoltre leggermente i prezzi degli alimentari lavorati, che passano dal
+1,9% al +1,7%.
Inflazione di fondo in aumento
Nel mese di febbraio cresce anche la cosiddetta inflazione di fondo, cioè quella calcolata
al netto delle componenti più volatili come energia e alimentari freschi.
Inflazione core (senza energetici e alimentari freschi): +2,4% (da +1,7%)
Inflazione al netto dei soli energetici: +2,5% (da +1,9%)
L’aumento dell’inflazione di fondo indica che la pressione sui prezzi proviene sempre più
dai servizi e da altri settori dell’economia, e non solo dall’energia.
Differenza tra prezzi dei beni e dei servizi
L’analisi ISTAT evidenzia una divergenza sempre più marcata tra l’andamento dei prezzi dei beni
e quello dei servizi.
Prezzi dei beni: -0,2% su base annua
Prezzi dei servizi: +3,6% su base annua
Il differenziale tra servizi e beni aumenta quindi da 2,7 a 3,8 punti percentuali,
confermando che l’inflazione è trainata principalmente dal settore dei servizi.
Il carrello della spesa
I prezzi dei beni alimentari e dei prodotti per la casa e la persona, spesso indicati come “carrello della spesa”, mostrano una moderata accelerazione:
+2,2% su base annua (dal +1,9% di gennaio)
Questo dato è particolarmente rilevante perché riguarda beni acquistati frequentemente dalle famiglie
e quindi ha un impatto diretto sul costo della vita.
Indice armonizzato europeo (IPCA)
Secondo le stime preliminari, anche l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA),
utilizzato per il confronto tra i Paesi dell’Unione Europea, registra un aumento:
+0,6% su base mensile
+1,6% su base annua (dal +1,0% del mese precedente)
Sintesi: inflazione in accelerazione nel 2026
Nel complesso, l’inflazione in Italia a febbraio 2026 mostra una chiara accelerazione, trainata soprattutto dall’aumento dei prezzi dei servizi, in particolare quelli legati al turismo, all’alloggio e ai trasporti.
Il calo dei prezzi energetici continua invece a esercitare un effetto di contenimento sull’inflazione complessiva.
Nel mese di gennaio 2026, secondo i dati definitivi ISTAT, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al netto dei tabacchi, registra una variazione del +0,4% su base mensile e del +1,0% su base annua (in calo dal +1,2% di dicembre), confermando la stima preliminare.
Andamento dei prezzi al consumo in Italia
Cosa traina l’inflazione?
La crescita tendenziale dell’indice generale si deve prevalentemente a:
Beni alimentari non lavorati: +2,5%
Beni alimentari lavorati: +1,9%
Servizi relativi all’abitazione: +4,4%
Tabacchi: +3,3%
Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: +3,0%
Nel dettaglio settoriale, i beni registrano una variazione annua del -0,2%, mentre i servizi crescono del +2,5%, con un differenziale pari a +2,7 punti percentuali.
I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,9% rispetto a gennaio 2025, così come quelli ad alta frequenza d’acquisto.
Inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi: +1,7%
Inflazione al netto dei soli beni energetici: +1,9%
L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +0,4% per l’indice generale (era nulla a dicembre) e +0,4% per la componente di fondo (da +0,2%).
Per approfondire il significato di inflazione acquisita e calcolarne l’impatto su importi e stipendi è possibile utilizzare il nostro simulatore di previsione dell’inflazione.
Variazioni mensili (congiunturali)
La variazione mensile del +0,4% è influenzata principalmente da:
Energetici regolamentati: +8,9%
Servizi relativi all’abitazione: +1,9%
Alimentari non lavorati: +1,2%
Alimentari lavorati: +0,6%
Energetici non regolamentati: +1,1%
Beni durevoli: +0,8%
Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: +0,7%
Servizi di trasporto: -3,8% (unico comparto in calo)
IPCA e FOI: gli altri indici
Indice IPCA
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra:
-1,0% su base mensile (effetto saldi invernali di abbigliamento e calzature, non considerati nel NIC)
+1,0% su base annua (da +1,2% del mese precedente)
Per consultare la serie storica IPCA e calcolare variazioni percentuali personalizzate è disponibile la pagina dedicata: Serie storica e calcolo IPCA.
Indice FOI
L’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra:
Il dato di gennaio 2026 evidenzia un rallentamento dell’inflazione su base annua, con una dinamica ancora sostenuta nei servizi e negli alimentari, mentre i beni mostrano segnali di debolezza. L’inflazione acquisita torna positiva, indicando una pressione di fondo che potrebbe riflettersi sui mesi successivi.
Il Tesoro annuncerà i tassi minimi garantiti il 27 febbraio. Collocamento dal 2 al 6 marzo. Ecco cosa aspettarsi sulla base dei precedenti e dell’andamento dei BTp.
✍️ Rivaluta.it
📅 20 febbraio 2026
BTP Valore marzo 2026, prime stime sui rendimenti: tra il 2,9% e il 3% lordo annuo
BTP Valore 6 anni investimento sicuro
Manca poco più di una settimana al via del nuovo BTP Valore, primo del 2026, in emissione da lunedì 2 a venerdì 6 marzo. Il Tesoro ufficializzerà i tassi minimi garantiti venerdì 27 febbraio, ma intanto ci si muove per ipotesi incrociando i precedenti (l’ultimo BTP Valore di ottobre 2025) e l’attuale curva dei rendimenti dei titoli di stato con scadenza intorno ai sei anni.
La nuova emissione avrà una durata di 6 anni (invece dei 7 dell’ottobre scorso), con cedole pagate trimestralmente e il classico meccanismo step-up a tre scatti (2+2+2 anni). Confermato il premio fedeltà finale dello 0,8% per chi acquista in collocamento e tiene il titolo fino a scadenza.
🔍 Ipotesi di rendimento (lordo annuo)
Gli esperti interpellati da We Wealth (Luigi Pedone, Rocco Probo, Matteo Cadei) concordano su una forbice tra il 2,90% e il 3% comprensiva del premio fedeltà.
Il benchmark è il BTP 1,65% marzo 2032 che viaggia attorno al 2,80%: su questa base il Tesoro potrebbe aggiungere un extra di 10-20 punti base per rendere il BTP Valore interessante. Rocco Probo (Consultique) ipotizza: “Livelli di tassi cedolari pari al 2,5% nei primi due anni, 3% nel terzo e quarto anno e 3,5% nell’ultimo biennio”.
Confronto con il BTP Valore di ottobre 2025
L’ultima emissione (scadenza 7 anni) aveva una struttura molto aggressiva nella parte finale, che aveva trainato la raccolta oltre 16,5 miliardi. Il nuovo titolo, più breve di un anno, difficilmente replicherà il 4% finale. Secondo le prime analisi, l’atterraggio dell’ultimo biennio sarà più probabile tra il 3,7% e il 3,9%, mentre il primo biennio potrebbe viaggiare sotto il 3% (tra il 2,4% e il 2,6%).
Periodo
BTP Valore ottobre 2025 (7 anni)
BTP Valore marzo 2026 * (stima)
Anni 1-2
2,60%
2,4% – 2,6%
Anni 3-4
3,10%
2,9% – 3,1%
Anni 5-6
4,00% (anni 6-7)
3,5% – 3,8%
Premio fedeltà
0,8%
0,8%
*ipotesi basate su curva BTP e dichiarazioni analisti. I tassi ufficiali saranno comunicati il 27 febbraio.
Il parere degli esperti: rischio, duration e rendimento reale
Luigi Pedone (Banca Finint) sottolinea che “al di sotto del 2,9% il nuovo BTP non sarebbe particolarmente appetibile rispetto ai BTP in circolazione”. Attenzione però al premio fedeltà: viene erogato solo se si detiene il titolo fino a scadenza; in caso di vendita anticipata il rendimento effettivo scende. Matteo Cadei (Aegis/Plannix) avverte: “Comprare BTP significa concentrare il patrimonio sullo Stato italiano. Il rischio-Italia è cambiato nella percezione ma non è scomparso. Lo spread si è ridotto, ma resta un rischio sovrano”.
Sul fronte duration, la struttura step-up riduce la sensibilità ai tassi rispetto a un classico BTP a tasso fisso, ma il rischio rimane: un rialzo dei rendimenti di mercato dopo l’acquisto produrrebbe una perdita teorica in caso di vendita anticipata. Rocco Probo ricorda che “un incremento dei rendimenti danneggia il valore del titolo, ma il meccanismo a cedole crescenti attenua questo effetto”.
💡 RENDIMENTO REALE: Con un’inflazione attesa tra il 2% e il 2,5% nei prossimi anni, il guadagno reale del BTP Valore si attesterebbe tra lo 0,5% e l’1% annuo. “Un rendimento da protezione del capitale, non da accumulo” (Matteo Cadei).
Alternative e scenari di mercato
Guardando all’Europa, l’OAT francese a sei anni rende attualmente il 2,84% lordo, livello simile ai BTP ma con rating migliore. Per il debito italiano, tuttavia, il 2026 potrebbe essere favorevole: secondo Pedone “le nuove emissioni nette potrebbero essere negative, sostenendo i prezzi dei BTP”. Resta da monitorare la crescita dopo il Pnrr. L’emissione di marzo arriva in una fase di relativa stabilità politica e di spread moderato.
“Un compromesso ragionevole? Un decollo del titolo sul 2,4/2,5% per un atterraggio a 3,8%” – Carlo Terzano, analista.
Profilo dell’investitore e consigli operativi
Il BTP Valore è pensato per il piccolo risparmiatore che ha un orizzonte temporale di medio termine (almeno 6 anni), non necessita di liquidità immediata e vuole integrare il reddito con cedole trimestrali note in partenza (step-up). È meno adatto a chi prevede di vendere prima dei tre anni o non tollera oscillazioni di prezzo legate allo spread. La tassazione rimane agevolata al 12,5% (senza imposte di successione e con esenzione da bollo su titoli di Stato per piccole giacenze).
L’appuntamento con i tassi ufficiali è per venerdì 27 febbraio. Il collocamento si chiuderà il 6 marzo salvo chiusura anticipata. Le richieste potranno essere effettuate presso la propria banca o ufficio postale, senza commissioni. Per importi superiori a 100.000 euro il Cof (costo collocamento) non è previsto, mentre rimangono le regole di gradualità per le eventuali limitazioni di acquisto.
Ipotesi elaborate con il simulatore di rivaluta.it per un importo investito di 10.000,00 Euro
Conferenza stampa BCE – Sintesi ufficiale (5 febbraio 2026)
La Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, insieme al Vicepresidente Luis de Guindos, ha illustrato a Francoforte gli esiti della riunione del 5 febbraio 2025.
Decisioni di politica monetaria
Il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento. Qui la tabella dei tassi BCE
Le valutazioni aggiornate confermano che l’inflazione è in linea con una stabilizzazione attorno all’obiettivo del 2% nel medio termine.
L’approccio della BCE resta guidato dai dati: le decisioni sui tassi saranno assunte riunione per riunione, sulla base delle prospettive di inflazione, dei rischi associati, dell’andamento dell’inflazione di fondo e dell’efficacia della trasmissione della politica monetaria,
senza predefinire un percorso dei tassi.
Andamento dell’economia dell’area euro
Secondo la stima preliminare Eurostat, l’economia dell’area euro è cresciuta dello 0,3% nel quarto trimestre 2025, trainata soprattutto dai servizi,
in particolare informazione e comunicazione. Il settore manifatturiero ha mostrato una buona tenuta, mentre le costruzioni beneficiano del rafforzamento degli investimenti pubblici.
Il mercato del lavoro resta solido: la disoccupazione è scesa al 6,2% a dicembre.
L’aumento dei redditi da lavoro e la riduzione del risparmio delle famiglie dovrebbero sostenere
i consumi, mentre gli investimenti delle imprese sono sempre più orientati verso
le tecnologie digitali.
Inflazione
A gennaio 2026 l’inflazione complessiva è scesa all’1,7%, dal 2,0% di dicembre. Il calo è dovuto principalmente alla forte diminuzione
dei prezzi dell’energia (-4,1%).
L’inflazione al netto di energia e alimentari si attesta al 2,2%, mentre l’inflazione dei servizi rallenta al 3,2%.
Gli indicatori di inflazione di fondo restano coerenti con l’obiettivo del 2% nel medio periodo.
Le dinamiche salariali mostrano segnali di moderazione, anche se permangono incertezze legate alla componente retributiva eccedente i minimi contrattuali.
Le aspettative di inflazione di lungo periodo rimangono ancorate attorno al 2%.
Valutazione dei rischi
Le prospettive economiche e inflazionistiche restano condizionate da un contesto globale incerto: tensioni geopolitiche, politiche commerciali instabili e possibili frizioni nelle catene di approvvigionamento.
Al ribasso, l’inflazione potrebbe risentire di un rallentamento della domanda estera di un rafforzamento dell’euro. Al rialzo, pesano i rischi legati ai prezzi dell’energia, alle tensioni sulle materie prime, alla dinamica salariale e all’aumento della spesa per difesa e infrastrutture.
Condizioni finanziarie e credito
I tassi di mercato sono diminuiti rispetto alla precedente riunione, nonostante una temporanea maggiore volatilità finanziaria.
Il costo del credito alle imprese si colloca al 3,6%, mentre i nuovi mutui ipotecari restano stabili attorno al 3,3%.
I prestiti alle imprese crescono del 3,0% su base annua, mentre i mutui alle famiglie aumentano del 3,0%, sostenuti da una domanda in ripresa e da criteri di concessione più favorevoli.
Conclusioni
La BCE conferma la propria determinazione a mantenere l’inflazione stabilmente al 2%nel medio termine. Tutti gli strumenti disponibili resteranno pronti a essere utilizzati, se necessario, per garantire un’efficace trasmissione della politica monetaria e la stabilità dei prezzi nell’area euro.
Secondo la stima di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea , l’inflazione annua nell’area dell’euro dovrebbe attestarsi all’1,7% a gennaio 2026, in calo rispetto al 2,0% di dicembre scorso.
FONTE: Eurostat
Considerando le principali componenti dell’inflazione nell’area dell’euro , si prevede che i servizi registreranno il tasso annuo più elevato a gennaio (3,2%, rispetto al 3,4% di dicembre), seguiti da alimentari, alcol e tabacco (2,7%, rispetto al 2,5% di dicembre), beni industriali non energetici (0,4%, rispetto allo 0,3% di dicembre) ed energia (-4,1%, rispetto al -1,9% di dicembre) .
L’inflazione all’1,0% su base annua, in lieve rallentamento rispetto a dicembre (+1,2%), ma comunque sostenuta da alcune componenti chiave della spesa delle famiglie.
Indice NIC: andamento mensile e annuo
Nel mese di gennaio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC), al lordo dei tabacchi, registra:
+0,4% su base mensile
+1,0% su base annua
Il dato annuo segna un arretramento rispetto a dicembre, ma riporta l’inflazione su livelli appena superiori a quelli di ottobre 2024.
Alimentari e abitazione trainano l’aumento dei prezzi
Il sostegno principale all’inflazione deriva ancora una volta da voci di spesa essenziali e poco comprimibili:
Beni alimentari non lavorati: +2,5%
Beni alimentari lavorati: +2,2%
Servizi relativi all’abitazione: +4,4%
Tabacchi: +3,3%
Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: +3,0%FONTE: Istat
In particolare, il cosiddetto “carrello della spesa” (alimentari, cura della casa e della persona) mostra un incremento del +2,1% rispetto a gennaio 2025, confermando una pressione persistente sui consumi quotidiani.
Inflazione di fondo ancora superiore all’indice generale
Inflazione di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi): +1,8%
Inflazione al netto dei soli beni energetici: +1,9%
Questo indica che la dinamica dei prezzi non è legata esclusivamente all’energia, ma si sta diffondendo anche ad altri comparti dell’economia.
Beni in calo, servizi in forte crescita
Dal confronto tendenziale emerge una netta divergenza:
Prezzi dei beni: −0,2%
Prezzi dei servizi: +2,5%
Il differenziale beni–servizi sale così a +2,7 punti percentuali, segnalando che l’inflazione italiana resta trainata soprattutto dal comparto dei servizi, in particolare quelli legati all’abitazione.
Dinamica congiunturale: cosa sale e cosa scende
La variazione mensile complessiva (+0,4%) è dovuta soprattutto a:
Energetici regolamentati: +8,7%
Servizi relativi all’abitazione: +1,9%
Alimentari non lavorati: +1,2%
Alimentari lavorati: +0,9%
Energetici non regolamentati: +0,8%
L’unica flessione significativa riguarda i Servizi di trasporto, in calo del −3,7% su base mensile.
Inflazione acquisita per il 2026
L’inflazione acquisita – ovvero quella che si avrebbe se i prezzi restassero fermi nei mesi successivi – risulta pari a:
+0,4% per l’indice generale
+0,5% per la componente di fondo
Entrambi i valori risultano in aumento rispetto a dicembre, quando l’inflazione acquisita era sostanzialmente nulla.
IPCA: confronto europeo
Secondo le stime preliminari:
IPCA: −1,0% su base mensile
+1,0% su base annua (da +1,2% di dicembre)
Il dato armonizzato conferma un rallentamento dell’inflazione, pur mantenendo un livello coerente con quello dell’indice nazionale.
Pressione elevata su alimentari e servizi abitativi
Servizi molto più inflazionistici dei beni
Inflazione di fondo ancora superiore all’indice generale
Dal punto di vista economico, gennaio 2026 conferma uno scenario di inflazione moderata ma strutturalmente diffusa, che continua a incidere sul potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto attraverso le spese essenziali.
Indici dei Prezzi al Consumo: Aggiornamenti del Paniere, della Struttura di Ponderazione e dell’Indagine per l’Anno 2026
Nel 2026, l’indagine sui prezzi al consumo introduce importanti novità, tra cui l’adozione della nuova classificazione ECOICOP (versione 2), che recepisce i cambiamenti della COICOP 2018.
Paniere Istat 2026
Gli indici NIC e FOI includono 392 Segmenti di consumo e 531 Aggregati di prodotto, mentre per l’IPCA sono 537 Aggregati. Le serie storiche dal 1996 al 2025 sono state ricostruite per garantire confrontabilità. Inoltre, l’anno base è stato aggiornato al 2025=100.
Le fonti di dati includono circa 27 milioni di quotazioni da scanner data della GDO, 404mila rilevazioni territoriali, 188mila dall’Istat e 203mila dai carburanti. Per gli affitti, sono disponibili 1,5 milioni di osservazioni.
L’indagine coinvolge 80 comuni (84% della popolazione) per la rilevazione completa e altri 10 per tariffe locali. Le unità di rilevazione sono oltre 45mila, con più di 2.900 abitazioni per affitti pubblici.
La raccolta dati è tradizionale per il 49,9% del paniere NIC, centralizzata per il 36,8%, e scanner data per il 13,3%.
L’Aggiornamento del Paniere per l’Anno 2026
Il paniere è aggiornato per riflettere evoluzioni normative e comportamentali. Per NIC e FOI, ci sono 531 Aggregati di prodotto; per IPCA, 537.
Struttura della Classificazione
Anno 2026
13 divisioni di spesa
47 gruppi di prodotto
122 classi di prodotto
234 sottoclassi di prodotto
Livello di pubblicazione degli indici
392 segmenti di consumo
531 aggregati di prodotto
(a) Gli indici NIC sono diffusi con un livello di dettaglio che giunge ai 392 segmenti di consumo; per gli utenti che ne facciano richiesta sono disponibili gli indici dei 531 aggregati di prodotto.
Novità includono aggregati come Uniformi scolastiche, Accessori per l’abbigliamento, Apparecchiature di sicurezza, Carbone di legna, Altri tessili per la casa, Servizi di trasporto di emergenza, Articoli per campeggio e Software (esclusi giochi).
Dal 2026, l’IPCA include prezzi di giochi, lotterie e scommesse.
La Struttura di Ponderazione
I pesi sono aggiornati con dati dalla Contabilità nazionale (2025) e Spese delle famiglie (2024). Per gennaio 2026, si usano dati provvisori dei primi tre trimestri 2025.
Pesi per Divisione di Spesa (NIC e IPCA)
DIVISIONI DI SPESA
Pesi
NIC
IPCA
Prodotti alimentari e bevande analcoliche
17,1332
17,8511
Bevande alcoliche e tabacco
2,9077
3,0315
Abbigliamento e calzature
6,0475
6,7862
Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili
11,921
12,4289
Arredamenti, apparecchi per uso domestico e manutenzione corrente dell’abitazione
6,7464
7,0569
Sanità
8,3922
3,9998
Trasporti
15,4547
16,0752
Informazione e comunicazione
2,7599
2,8772
Ricreazione, sport e cultura
5,6275
5,8705
Servizi di istruzione
0,9427
0,983
Servizi di ristoranti e servizi di alloggio
12,5689
13,1056
Servizi finanziari e assicurativi
2,7003
2,8154
Assistenza alla persona, protezione sociale e beni e servizi vari
6,798
7,1187
Indice generale
100,0000
100,0000
Le differenze tra NIC e IPCA derivano dalla definizione dell’aggregato economico, influenzando pesi come Sanità (8,4% NIC vs 4,0% IPCA).
Confronto Pesi NIC 2025-2026
DIVISIONI DI SPESA
Anno 2025
Anno 2026
Differenza assoluta
Differenza percentuale
Prodotti alimentari e bevande analcoliche
17,1069
17,1332
0,0263
0,15
Bevande alcoliche e tabacco
3,0112
2,9077
-0,1035
-3,44
Abbigliamento e calzature
5,8926
6,0475
0,1549
2,63
Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili
11,9508
11,9210
-0,0298
-0,25
Arredamenti, apparecchi per uso domestico e manutenzione corrente dell’abitazione
6,5416
6,7464
0,2048
3,13
Sanità
8,1505
8,3922
0,2417
2,97
Trasporti
15,6164
15,4547
-0,1617
-1,04
Informazione e comunicazione
3,2091
2,7599
-0,4492
-14,00
Ricreazione, sport e cultura
6,1079
5,6275
-0,4804
-7,87
Servizi di istruzione
0,9210
0,9427
0,0217
2,36
Servizi di ristoranti e servizi di alloggio
11,9187
12,5689
0,6502
5,46
Servizi finanziari e assicurativi
2,7235
2,7003
-0,0232
-0,85
Assistenza alla persona, protezione sociale e beni e servizi vari
6,8498
6,7980
-0,0518
-0,76
Totale
100,0000
100,0000
I principali aumenti riguardano Servizi di ristoranti e alloggio (+0,6502), Sanità (+0,2417) e Arredamenti (+0,2048). Diminuzioni per Ricreazione (-0,4804) e Informazione (-0,4492).
Struttura per Tipologia di Prodotto (NIC)
TIPOLOGIE DI PRODOTTO
Anno 2025
Anno 2026
Differenza assoluta
Differenza percentuale
Beni alimentari, di cui:
18,0670
18,0155
-0,0515
-0,2851
Alimentari lavorati
11,8526
11,0782
-0,7744
-6,5336
Alimentari non lavorati
6,2144
6,9373
0,7229
11,6327
Beni energetici, di cui:
10,6390
10,4753
-0,1637
-1,5387
Energetici regolamentati
0,7331
0,6931
-0,0400
-5,4563
Energetici non regolamentati
9,9059
9,7822
-0,1237
-1,2488
Tabacchi
2,0511
2,0254
-0,0257
-1,2530
Altri beni, di cui:
24,9645
25,0116
0,0471
0,1887
Beni durevoli
9,1976
9,1296
-0,0680
-0,7393
Beni non durevoli
6,2215
6,0987
-0,1228
-1,9738
Beni semidurevoli
9,5454
9,7833
0,2379
2,4923
Totale beni
55,7216
55,5278
-0,1938
-0,3478
Servizi relativi all’abitazione
6,9120
6,8834
-0,0286
-0,4138
Servizi relativi alle comunicazioni
1,2700
1,3533
0,0833
6,5591
Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona
17,2904
17,5570
0,2666
1,5419
Servizi relativi ai trasporti
7,4957
7,1883
-0,3074
-4,1010
Servizi vari
11,3103
11,4902
0,1799
1,5906
Totale servizi
44,2784
44,4722
0,1938
0,4377
TOTALE
100,0000
100,0000
Componente di fondo
83,1466
82,5874
-0,5592
-0,6725
Indice generale al netto dell’energia, degli alimentari (incluse bevande alcoliche) e tabacchi
69,2429
69,4838
0,2409
0,3479
Indice generale al netto degli energetici
89,3610
89,5247
0,1637
0,1832
Beni alimentari, per la cura della casa e della persona
20,4080
20,3189
-0,0891
-0,4366
Struttura per Frequenza d’Acquisto (NIC)
FREQUENZA D’ACQUISTO
Anno 2025
Anno 2026
Differenza assoluta
Alta frequenza d’acquisto
40,6516
41,1133
0,4617
Media frequenza d’acquisto
39,8412
39,6838
-0,1574
Bassa frequenza d’acquisto
19,5072
19,2029
-0,3043
TOTALE
100,0000
100,0000
Pesi Regionali (NIC)
REGIONI
PESI
REGIONI
PESI
REGIONI
PESI
REGIONI
PESI
Piemonte
8,1872
Valle d’Aosta
0,2998
Lombardia
19,5396
Trentino-A. Adige
2,4124
Veneto
8,9548
Friuli-V. Giulia
2,2916
Liguria
2,8214
Emilia-Romagna
8,7067
Toscana
6,8656
Umbria
1,4062
Marche
2,4313
Lazio
10,0857
Abruzzo
1,9315
Molise
0,4302
Campania
6,7887
Puglia
4,9128
Basilicata
0,7454
Calabria
2,556
Sicilia
6,2772
Sardegna
2,3559
Il Grado di Copertura dell’Indagine
80 comuni per rilevazione completa (84% popolazione), 10 per tariffe locali. Copertura totale in 6 regioni, parziale in altre.