Le 100 maggiori aziende di armi nel 2023 nel mondo

Le 100 maggiori aziende di armi e i loro 632 miliardi di dollari

Nel 2023, l’industria delle armi e dei servizi militari ha registrato una crescita significativa, spinta da tensioni geopolitiche globali e da una domanda crescente di armamenti. Secondo il rapporto annuale “SIPRI Top 100 Arms-Producing and Military Services Companies, 2023” del Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), i ricavi totali delle 100 maggiori aziende produttrici di armi e fornitrici di servizi militari hanno raggiunto 632 miliardi di dollari, con un aumento del 4,2% rispetto al 2022 (Fonte: SIPRI Arms Industry Database, Dec. 2024). Questo dato riflette un trend di crescita che, tra il 2015 e il 2023, ha visto un incremento complessivo dei ricavi del 19%.

Total arms revenues of companies in the SIPRI Top 100, 2015–23
Total arms revenues of companies in the SIPRI Top 100, 2015–23

Un settore in espansione in tutte le regioni

Il rapporto SIPRI evidenzia come i ricavi delle armi siano cresciuti in tutte le regioni analizzate. La crescita più marcata si è registrata in Russia, dove i ricavi delle due aziende incluse nella classifica (Rostec e United Shipbuilding Corporation) sono aumentati del 40%, raggiungendo 25,5 miliardi di dollari (Fonte: SIPRI). Anche il Medio Oriente ha visto un incremento significativo, con un aumento del 18% (19,6 miliardi di dollari), trainato soprattutto dalla guerra a Gaza, che ha spinto le aziende israeliane a livelli record. In Asia e Oceania, i ricavi sono cresciuti del 5,7% (136 miliardi di dollari), mentre in Nord America e Europa gli incrementi sono stati rispettivamente del 2,4% (318 miliardi di dollari) e dello 0,2% (133 miliardi di dollari) (Fonte: SIPRI).

Percentage change in the arms revenues of companies in the SIPRI Top 100, by country, 2022–23
Percentage change in the arms revenues of companies in the SIPRI Top 100, by country, 2022–23

Nord America: il dominio degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti continuano a dominare il settore, con 41 aziende nella Top 100 che hanno generato ricavi per 317 miliardi di dollari, pari al 50% del totale globale (Fonte: SIPRI). Le prime cinque aziende al mondo sono tutte statunitensi: Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman, Boeing e General Dynamics. Tuttavia, non tutte hanno registrato una crescita. Lockheed Martin, leader mondiale, ha visto i suoi ricavi scendere dell’1,6% a 60,8 miliardi di dollari, e RTX ha registrato un calo dell’1,3% a 40,7 miliardi di dollari, a causa di problemi nelle catene di approvvigionamento (Fonte: SIPRI). Al contrario, Northrop Grumman ha registrato un aumento del 5,8%, raggiungendo 35,6 miliardi di dollari, grazie alla crescente domanda di munizioni per l’Ucraina e ai programmi di modernizzazione nucleare degli Stati Uniti (Fonte: SIPRI).

Europa: crescita modesta e sfide

In Europa, le 27 aziende presenti nella classifica hanno generato ricavi per 133 miliardi di dollari, con un aumento dello 0,2% rispetto al 2022 (Fonte: SIPRI). Il Regno Unito si distingue con 47,7 miliardi di dollari di ricavi complessivi, grazie a aziende come BAE Systems, che con 29,8 miliardi di dollari (+2,3%) rimane la più grande azienda europea del settore (Fonte: SIPRI). In Italia, invece, le due aziende presenti, Leonardo e Fincantieri, hanno registrato un calo: Leonardo ha visto i suoi ricavi scendere dell’11% a 12,4 miliardi di dollari, mentre Fincantieri è diminuita del 6% a 2,8 miliardi di dollari (Fonte: SIPRI). In Francia, i ricavi complessivi delle cinque aziende sono scesi dell’8,5% a 25,5 miliardi di dollari, con Dassault Aviation Group che ha subito il calo più drastico (-41%) a causa di una riduzione delle esportazioni di aerei Rafale (Fonte: SIPRI).

Asia e Oceania: Cina in testa, ma crescita in Giappone e Corea del Sud

In Asia e Oceania, le 23 aziende della Top 100 hanno generato 136 miliardi di dollari, con un aumento del 5,7% (Fonte: SIPRI). La Cina si conferma il secondo paese per ricavi, con 103 miliardi di dollari (+0,7%), ma la crescita è rallentata a causa della crisi economica del paese (Fonte: SIPRI). AVIC, l’ottava azienda mondiale, ha registrato ricavi per 20,9 miliardi di dollari (+5,6%), grazie alla produzione di aerei militari (Fonte: SIPRI). In Giappone e Corea del Sud, invece, la crescita è stata impressionante: le aziende giapponesi hanno aumentato i ricavi del 35% (10 miliardi di dollari), spinte da un massiccio programma di riarmo, mentre le aziende sudcoreane hanno registrato un aumento del 39% (11 miliardi di dollari), con Hanwha Group che ha visto un balzo del 53% a 5,7 miliardi di dollari grazie a esportazioni verso Australia, Polonia e Regno Unito (Fonte: SIPRI).

Le 100 maggiori aziende di armi nel 2023 nel mondo 1
Share of the total arms revenues of companies in the SIPRI Top 100 for 2023, by country

Russia e Medio Oriente: l’impatto dei conflitti

In Russia, le due aziende incluse nella classifica (Rostec e United Shipbuilding Corporation) hanno registrato un aumento del 40%, con ricavi stimati a 25,5 miliardi di dollari (Fonte: SIPRI). Rostec, in particolare, ha visto i suoi ricavi crescere del 49% a 21,7 miliardi di dollari, riflettendo l’intensificazione della produzione di armi per sostenere il conflitto in Ucraina (Fonte: SIPRI). Nel Medio Oriente, le sei aziende presenti hanno generato 19,6 miliardi di dollari (+18%), con le tre aziende israeliane (Elbit Systems, Israel Aerospace Industries e Rafael) che hanno raggiunto 13,6 miliardi di dollari (+15%), grazie alla domanda legata alla guerra a Gaza (Fonte: SIPRI). In Turchia, le tre aziende (Baykar, Turkish Aerospace Industries e ASELSAN) hanno registrato un aumento del 24%, con ricavi di 6 miliardi di dollari, trainati sia dalla domanda interna che dalle esportazioni legate al conflitto ucraino (Fonte: SIPRI).

Modernizzazione nucleare: un driver di crescita a lungo termine

Un aspetto evidenziato dal rapporto è il ruolo delle aziende della Top 100 nei programmi di modernizzazione nucleare. Circa un quarto delle aziende nella classifica è coinvolto in questi programmi, che rappresentano una fonte di ricavi a lungo termine. Negli Stati Uniti, ad esempio, Northrop Grumman sta sviluppando nuovi missili balistici intercontinentali e bombardieri strategici B-21, mentre nel Regno Unito l’Atomic Weapons Establishment ha registrato un aumento del 16% nei ricavi (2,2 miliardi di dollari) grazie agli investimenti nella modernizzazione delle infrastrutture nucleari (Fonte: SIPRI). Anche Cina, Russia e Francia stanno modernizzando le loro forze nucleari, con aziende come AVIC, CASC e Naval Group coinvolte in questi progetti (Fonte: SIPRI).

Tendenze e sfide

Il rapporto sottolinea come la crescente domanda di armi, alimentata da conflitti come quelli in Ucraina e a Gaza, abbia portato a una crescita dei ricavi, soprattutto per le aziende più piccole nella seconda metà della classifica, che hanno potuto scalare rapidamente la produzione. Tuttavia, le grandi aziende, come Lockheed Martin e RTX, hanno affrontato sfide legate a catene di approvvigionamento complesse e ritardi nella produzione, accumulando ordini arretrati piuttosto che ricavi immediati. Nel 2023, 73 aziende su 100 hanno registrato una crescita dei ricavi rispetto al 2022, rispetto a sole 47 nel 2022 (Fonte: SIPRI).

Conclusione: un’industria al centro delle tensioni globali

Il rapporto “SIPRI Top 100 Arms-Producing and Military Services Companies, 2023” dipinge un quadro di un’industria delle armi in espansione, con un fatturato complessivo di 632 miliardi di dollari e una crescita che riflette l’instabilità geopolitica globale. Se da un lato aziende come Lockheed Martin, BAE Systems e AVIC continuano a dominare, dall’altro emergono realtà in crescita in paesi come Corea del Sud, Giappone e Turchia, che sfruttano la domanda di armamenti per consolidare la loro posizione. Tuttavia, questa crescita avviene in un contesto di sfide etiche e sociali, dove i profitti di pochi si contrappongono ai costi umani e materiali dei conflitti.

Per maggiori dettagli, consulta il rapporto completo sul sito ufficiale del SIPRI: www.sipri.org.

Inflazione Area Euro a Febbraio a +2,4%

Secondo una stima preliminare di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, l’inflazione annuale nell’area euro per febbraio 2025 dovrebbe attestarsi al 2,4%, in calo rispetto al 2,5% di gennaio scorso.

Tra le principali componenti dell’inflazione, i servizi dovrebbero registrare il tasso annuo più elevato (3,6%, contro il 3,9% di gennaio), seguiti da alimentari, alcol e tabacco (2,8%, rispetto al 2,3% di gennaio), beni industriali non energetici (0,7%, rispetto allo 0,5% di gennaio) ed energia (0,1%, contro l’1,9% di gennaio).

Questo dato fa ben sperare in previsione della riunione BCE per una ulteriore discesa dei tassi di interesse in Area Euro

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Inflazione Italia a febbraio 2025 su all’1,7%

Inflazione in Italia: a febbraio 2025 prezzi in lieve aumento, trainati dall’energia e dagli alimentari

L’inflazione in Italia continua il suo percorso altalenante: secondo le stime preliminari di febbraio 2025, l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC), che misura l’andamento dei costi per le famiglie italiane (esclusi i tabacchi), segna un incremento dello 0,2% rispetto a gennaio e dell’1,7% rispetto a febbraio 2024. Si tratta di un leggero balzo rispetto al +1,5% registrato a gennaio, spinto soprattutto da alcuni settori chiave.

Energia e alimentari: i motori della crescita

A fare da traino sono soprattutto i beni energetici regolamentati (come gas e luce), i cui prezzi sono schizzati dal +27,5% di gennaio al +31,5% di febbraio su base annua. Anche i beni energetici non regolamentati (come i carburanti) mostrano un rallentamento meno marcato della loro discesa, passando da -3,0% a -1,9%. Nel frattempo, il carrello della spesa si fa più caro: i beni alimentari non lavorati (come frutta e verdura) accelerano dal +2,2% al +2,9%, mentre quelli lavorati (pane, pasta, conserve) salgono dal +1,7% al +2,2%.

Servizi in frenata

Non tutto, però, corre allo stesso ritmo. I prezzi dei servizi mostrano una tendenza opposta: i servizi di trasporto rallentano dal +2,5% al +1,9%, quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona scendono dal +3,3% al +3,0%, e i servizi di comunicazione registrano un timidissimo +0,5% rispetto al +1,1% di gennaio. Questo mix di accelerazioni e decelerazioni tiene l’inflazione di fondo (che esclude energia e alimentari freschi) stabile a +1,8%, un dato invariato rispetto al mese scorso.

Beni vs servizi: il divario si assottiglia

Interessante notare come i prezzi dei beni (dal cibo agli oggetti di uso quotidiano) stiano crescendo più velocemente, passando da +0,7% a +1,2% su base annua, mentre i servizi perdono slancio (da +2,6% a +2,4%). Questo accorcia il “divario inflazionistico” tra i due comparti, che ora si attesta a +1,2 punti percentuali, contro i +1,9 di gennaio.

Spesa quotidiana: rincari moderati ma costanti

Chi fa la spesa ogni giorno lo avrà notato: i prezzi di alimentari, prodotti per la casa e la cura della persona sono saliti dal +1,7% al +2,2%. Stabili invece i prodotti ad alta frequenza d’acquisto (come benzina o generi di prima necessità), fermi al +2,0%. A livello mensile, l’aumento dello 0,2% dell’indice generale è stato spinto soprattutto da energia regolamentata (+0,9%), non regolamentata (+0,7%), beni non durevoli (+0,4%) e tabacchi (+2,5%, anche per effetto delle accise). Unica nota in controtendenza: i servizi di trasporto, in calo dello 0,2%.

Prospettive per il 2025

L’inflazione acquisita per il 2025 – ovvero quella già “conquistata” nei primi due mesi – si attesta al +1,2% per l’indice generale e al +0,7% per la componente di fondo. Intanto, l’indice armonizzato IPCA, usato per i confronti europei, cresce dello 0,1% su base mensile e dell’1,7% annuo, in linea con gennaio.

Un quadro in evoluzione

Febbraio 2025 dipinge un’Italia in cui i costi dell’energia e del cibo continuano a pesare sui bilanci familiari, mentre i servizi offrono un po’ di respiro. Resta da vedere come questi trend influenzeranno i prossimi mesi, tra rincari annunciati e possibili interventi per calmierare i prezzi. Una cosa è certa: tenere d’occhio il portafoglio rimane una priorità.

 

Inflazione Area euro a gennaio 2025: +2,5%

Inflazione Area euro: livello più alto da luglio 2024

Inflazione Area euro a gennaio 2025: +2,5% 2
Inflazione Area Euro gennaio 2022 – gennaio 2025

L’inflazione nell’area dell’euro ha registrato un incremento al 2,5% nel mese di gennaio 2025, rappresentando il livello più alto da luglio 2024.

Questo aumento è stato trainato principalmente dalla forte accelerazione dei costi energetici, che sono saliti all’1,9% rispetto allo 0,1% di dicembre.

Nel contempo, l’inflazione per i beni industriali non energetici è rimasta stabile allo 0,5%, mentre i prezzi dei servizi hanno mostrato un rallentamento, attestandosi al 3,9% rispetto al 4,0% del mese precedente. Anche il settore alimentare, comprensivo di alcol e tabacco, ha evidenziato un calo del tasso d’incremento dei prezzi, passando dal 2,6% al 2,3%.

L’inflazione di fondo, che esclude i prezzi volatili di cibo ed energia, è rimasta invariata al 2,7% per il quinto mese consecutivo, segnando così il livello più basso dall’inizio del 2022. Questo dato suggerisce una possibile stabilizzazione delle dinamiche inflazionistiche, nonostante le pressioni ancora presenti su alcuni settori dell’economia.

Su base mensile, i prezzi al consumo hanno registrato una contrazione dello 0,3% a gennaio, dopo l’incremento dello 0,4% di dicembre. Questo calo potrebbe essere indicativo di un raffreddamento temporaneo della domanda o di una stabilizzazione delle dinamiche inflazionistiche, in attesa di ulteriori sviluppi nel contesto macroeconomico.

Il trend dell’inflazione nell’area euro continua a essere monitorato con attenzione dalla BCE, che potrebbe  adottare misure adeguate per garantire la stabilità dei prezzi e sostenere la crescita economica nei mesi a venire.

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Inflazione in Italia a gennaio 2025: crescita dell’1,5%

A gennaio l’inflazione in Italia sale a +1,5% da 1,3% di dicembre scorso. Confermata la stima 

A gennaio 2025, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,6% rispetto a dicembre 2024 e dell’1,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Questo dato, che conferma le stime preliminari, segna un’accelerazione rispetto al +1,3% di dicembre 2024. Ma cosa sta guidando questa crescita? E quali sono i settori più colpiti?
Inflazione in Italia a gennaio 2025: crescita dell’1,5% 3

La spinta dei beni energetici

Il principale motore dell’aumento tendenziale dell’inflazione è stato l’impennata dei prezzi dei beni energetici regolamentati, che sono passati da un +12,7% a un sorprendente +27,5% su base annua. Anche i beni energetici non regolamentati hanno contribuito, con una flessione meno marcata (da -4,2% a -3,0%). A questi si aggiunge una leggera accelerazione dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, saliti dal +3,1% al +3,3%. Tuttavia, questi rialzi sono stati parzialmente bilanciati dalla decelerazione dei servizi relativi ai trasporti, scesi dal +3,6% al +2,5%.

Inflazione di fondo stabile

L’inflazione di fondo, che esclude i beni energetici e gli alimentari freschi, è rimasta stabile a +1,8%, mentre quella calcolata senza i soli beni energetici è cresciuta leggermente, passando da +1,7% a +1,8%. Questo indica che, al netto delle componenti più volatili, la pressione inflazionistica resta contenuta.

Differenze tra beni e servizi

Analizzando i dati, emerge un’accelerazione dei prezzi dei beni (da +0,2% a +0,7%), mentre i servizi mantengono una dinamica stabile a +2,6%. Di conseguenza, il divario tra l’inflazione dei servizi e quella dei beni si è ridotto, passando da +2,4 a +1,9 punti percentuali. Tra i beni, i prezzi dei prodotti alimentari, per la cura della casa e della persona si

mantengono stabili a +1,7%, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto (come carburanti, alimentari e altri beni di uso quotidiano) registrano un aumento più marcato, passando dal +1,7% al +2,0%.

L’andamento congiunturale di gennaio

Su base mensile, l’aumento dello 0,6% dell’indice generale è stato trainato principalmente dai beni energetici regolamentati (+14,2%) e, in misura minore, da quelli non regolamentati (+2,7%). Anche gli alimentari lavorati e non lavorati hanno contribuito, entrambi con un +0,9%, seguiti dai beni durevoli (+0,6%) e da alcune categorie di servizi come quelli relativi all’abitazione, ricreativi, culturali e per la cura della persona, e vari (tutti a +0,4%). Un freno all’aumento congiunturale è arrivato invece dalla diminuzione dei prezzi dei servizi di trasporto, che hanno segnato un calo del 2,3%, probabilmente influenzato da dinamiche stagionali.

Inflazione acquisita per il 2025

Guardando al futuro, l’inflazione acquisita per il 2025 – ossia il tasso che si avrebbe se i prezzi restassero invariati fino a fine anno – si attesta a +0,9% per l’indice generale e a +0,5% per la componente di fondo. Questo dato suggerisce una traiettoria moderata per l’inflazione nei prossimi mesi, salvo ulteriori shock esterni.

L’indice armonizzato (IPCA) e i saldi invernali

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA), che segue criteri europei, mostra una dinamica diversa: a gennaio è diminuito dello 0,8% su base mensile, un calo spiegato dall’avvio dei saldi invernali di abbigliamento e calzature, non considerati nell’indice NIC. Tuttavia, su base annua, l’IPCA è cresciuto dell’1,7%, accelerando rispetto al +1,4% di dicembre 2024, confermando anch’esso la stima preliminare.

L’indice FOI per operai e impiegati

Infine, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), calcolato al netto dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,6% rispetto a dicembre e dell’1,3% rispetto a gennaio 2024, mostrando una tendenza leggermente più contenuta rispetto all’indice generale.

Un quadro in evoluzione

In sintesi, l’inflazione di gennaio 2025 riflette una forte pressione dai costi energetici, in particolare quelli regolamentati, mentre altri settori mostrano una dinamica più stabile o in lieve crescita. Se da un lato l’accelerazione tendenziale dell’1,5% annuo segnala un aumento della pressione sui prezzi, dall’altro la stabilità dell’inflazione di fondo e il calo congiunturale di alcune categorie, come i trasporti, suggeriscono che il fenomeno resta sotto controllo, almeno per il momento. Resta da vedere come evolveranno i prezzi nei prossimi mesi, soprattutto in un contesto globale che potrebbe riservare nuove sorprese sul fronte energetico.
 

L’inflazione negli Stati Uniti accelera a gennaio 2025

L’indice CPI cresce dello 0,5%

L’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI-U) negli Stati Uniti ha registrato un aumento dello 0,5% su base destagionalizzata a gennaio 2025, in accelerazione rispetto allo 0,4% di dicembre. Su base annua, l’inflazione si attesta al 3,0%, in lieve rialzo rispetto al 2,9% registrato nei dodici mesi precedenti. Questo di gennaio 2025 è il quarto aumento consecutivo da settembre 2024

I principali fattori dell’aumento dei prezzi

L’aumento dei prezzi a gennaio è stato trainato principalmente dal settore abitativo e dall’energia, due componenti chiave dell’indice che hanno inciso fortemente sulla spesa dei consumatori.

  • Settore abitativo (+0,4%): il costo degli affitti e delle abitazioni continua a rappresentare una delle voci più rilevanti dell’inflazione, contribuendo per circa il 30% all’incremento complessivo dell’indice.
  • Energia (+1,1%): il rialzo dei prezzi dell’energia è stato guidato da un aumento del 1,8% del costo della benzina.
  • Alimentari (+0,4%): il settore alimentare ha mostrato un incremento moderato, con una crescita dello 0,5% per il cibo acquistato per il consumo domestico e dello 0,2% per i pasti fuori casa.

Dinamiche settoriali: cosa è aumentato e cosa è sceso di prezzo?

Oltre ai settori principali, altri comparti hanno registrato variazioni significative.

📈 Settori in crescita:

Assicurazioni auto

Tempo libero e intrattenimento

Veicoli usati

Assistenza sanitaria

Comunicazioni

Tariffe aeree

📉 Settori in calo:

Abbigliamento

Cura personale

Mobili e articoli per la casa

Analisi dell’inflazione su base annua

Negli ultimi dodici mesi, il tasso di inflazione complessivo ha raggiunto il 3,0%, segnando un leggero aumento rispetto al 2,9% di dicembre.

Se analizziamo i principali comparti:

  • L’inflazione core, ovvero l’indice escluso il cibo e l’energia, è aumentata del 3,3% su base annua.
  • Il settore energetico ha registrato un rialzo dell’1,0% nell’ultimo anno.
  • Il settore alimentare è cresciuto del 2,5% rispetto a gennaio 2024.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi?

L’aumento dell’inflazione di gennaio potrebbe influenzare le decisioni della Federal Reserve, che monitora attentamente l’andamento dei prezzi prima di modificare la politica monetaria. Sebbene il dato annuo resti vicino al target del 2% fissato dalla banca centrale, il rialzo mensile potrebbe spingere la Fed a mantenere un atteggiamento prudente sulle prossime mosse sui tassi di interesse.

L’inflazione negli USA continua a mostrare una tendenza di moderato rialzo, sostenuta dai costi abitativi e dall’energia. I prossimi mesi saranno cruciali per capire se questa accelerazione si stabilizzerà o se sarà necessaria una risposta più decisa da parte delle autorità monetarie.

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Separazione delle carriere dei magistrati. Cosa significa?

Dibattito sulla separazione delle carriere dei magistrati nella politica italiana

Il dibattito sulla separazione delle carriere dei magistrati è un tema ricorrente nella politica e nel diritto italiani, con implicazioni profonde sul sistema giudiziario e sulla divisione dei poteri.

Cosa significa separazione delle carriere dei magistrati?

Il sistema attuale: Magistratura unica

In Italia, i magistrati sono tutti appartenenti a un’unica carriera. Questo significa che un magistrato, dopo essere entrato in magistratura tramite concorso pubblico, può scegliere di diventare giudice (magistrato giudicante) o pubblico ministero (magistrato requirente), e può anche passare da un ruolo all’altro nel corso della carriera, sebbene con alcune limitazioni.

  • Il giudice ha il compito di decidere in modo imparziale su cause civili e penali.
  • Il pubblico ministero (PM) è il rappresentante dello Stato che conduce le indagini e sostiene l’accusa nei processi penali.

Entrambi sono magistrati, hanno lo stesso status giuridico, le stesse tutele e lo stesso organo di autogoverno: il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

Cosa significa separazione delle carriere dei magistrati?

La riforma che propone la separazione delle carriere prevede che i giudici e i pubblici ministeri seguano percorsi distinti fin dall’inizio della loro carriera, senza possibilità di passaggio tra i due ruoli. Il pubblico ministero avrebbe una carriera autonoma e separata da quella dei giudici, con un proprio organo di autogoverno.

L’idea è ispirata al modello anglosassone (ad esempio negli Stati Uniti), dove l’accusa è rappresentata da un procuratore (district attorney) che fa parte dell’esecutivo, mentre il giudice è un arbitro imparziale.

Le ragioni a favore

Chi sostiene la separazione delle carriere, tra cui molte forze politiche di centrodestra e parte della dottrina giuridica, argomenta che:

  • Garantirebbe maggiore imparzialità del giudice, che non avrebbe più legami culturali e formativi con i PM.
    • Oggi, un magistrato può iniziare la carriera come pubblico ministero (PM) e poi passare a fare il giudice, portando con sé una mentalità formata nella funzione accusatoria. Questo potrebbe influenzare il suo approccio nel giudicare, rendendolo più incline a credere all’impianto accusatorio piuttosto che alla difesa. Per esempio un giudice che ha trascorso diversi anni come PM potrebbe, anche inconsciamente, avere una maggiore predisposizione a considerare credibili le tesi dell’accusa, poiché abituato a costruire procedimenti basati su indizi e testimonianze. Separare le carriere eliminerebbe questo possibile condizionamento.
  • Eviterebbe un’eccessiva contiguità tra PM e giudici, che attualmente sono colleghi e provengono dalla stessa formazione.
    • Nel caso Enzo Tortora, il noto conduttore televisivo fu accusato ingiustamente di associazione camorristica. Durante il processo, molti osservatori notarono un atteggiamento di vicinanza tra giudice e PM, con scambi di battute informali che sembravano mostrare una connessione culturale tra le due figure. La separazione delle carriere ridurrebbe il rischio di questa familiarità.
  • Renderebbe più chiaro il ruolo del pubblico ministero, che, pur essendo un magistrato, nella pratica appare sempre più simile a un avvocato dell’accusa.
    • Nei sistemi giuridici anglosassoni, il pubblico ministero è chiaramente distinto dal giudice ed è un vero e proprio avvocato dell’accusa. In Italia, invece, il PM è formalmente un magistrato indipendente, ma nella pratica agisce sempre più come un avvocato dell’accusa, con l’aggravante che gode delle stesse tutele dei giudici.
  • Porterebbe a una maggiore terzietà del giudice, come avviene nei sistemi accusatori.
    • Nel sistema attuale, il giudice e il PM provengono dallo stesso concorso e dalla stessa formazione, il che potrebbe rendere il giudice meno terzo rispetto alle parti in causa. Nei sistemi accusatori, come quello statunitense, il giudice è invece completamente separato da accusa e difesa e ha il compito di garantire un processo equo.  Per esempio nel processo Andreotti, il PM sostenne per anni l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa contro l’ex Presidente del Consiglio Giulio Andreotti. Alla fine, la Cassazione stabilì che i reati erano prescritti, ma molti critici sottolinearono che il processo durò anni anche a causa della forte convinzione dell’accusa. Con una separazione più netta delle carriere, il giudice avrebbe potuto mantenere una posizione più distante dall’impostazione del PM sin dall’inizio.

Le ragioni contro

I detrattori della separazione, tra cui molti magistrati e forze politiche di centrosinistra, obiettano che:

  • Rischierebbe di creare un PM più vicino all’esecutivo, minando l’indipendenza della magistratura e aumentando il rischio di pressioni politiche sulle indagini.
    • Immaginiamo che un governo in carica voglia colpire un avversario politico con un’indagine. Se il PM fosse più vicino all’esecutivo, potrebbe subire pressioni per accelerare l’inchiesta o dare maggiore enfasi a determinate accuse, anche in assenza di elementi solidi. Attualmente, invece, il PM è un magistrato indipendente, che risponde solo alla legge e non al governo.
  • Potrebbe ridurre le garanzie per i cittadini, perché il PM, separato dal corpo della magistratura, potrebbe trasformarsi in un organo più aggressivo e meno equilibrato.
    • Un cittadino viene accusato ingiustamente di un reato. Se il PM ha una cultura più orientata alla condanna, potrebbe portare avanti l’accusa con più insistenza, anche in assenza di prove solide, rendendo più difficile la difesa dell’imputato. Questo scenario si è verificato in alcuni sistemi separati, come negli USA, dove i PM hanno un elevato tasso di condanne e spesso ricorrono a strategie di plea bargaining (patteggiamento), spingendo gli imputati a dichiararsi colpevoli anche quando potrebbero essere innocenti.
  • L’attuale sistema garantisce già l’indipendenza dei giudici, che sono vincolati solo alla legge.
    • Nell’ordinamento italiano, i giudici non dipendono dal governo e non hanno alcun rapporto gerarchico con il pubblico ministero. L’unità della carriera non ha mai impedito ai giudici di prendere decisioni indipendenti e imparziali, come dimostrano molte sentenze contrarie agli interessi dello Stato o di potenti gruppi politici.
  • Non esiste un reale problema di imparzialità, dato che il giudice decide sulla base delle prove e non sulla base di una vicinanza con il PM.
    • I giudici decidono sulla base delle prove e delle norme giuridiche, non sulla base di un legame con il pubblico ministero. Il fatto che giudici e PM appartengano allo stesso corpo non significa che siano “alleati”. Le loro funzioni e responsabilità sono già chiaramente distinte.

Il nesso con la riforma della Giustizia

Il tema della separazione delle carriere si inserisce nella più ampia discussione sulla riforma della giustizia in Italia. Alcuni temono che la separazione sia un passo verso una magistratura meno indipendente, mentre altri la vedono come una riforma necessaria per garantire processi più equi.

L’eventuale riforma richiederebbe una modifica costituzionale, perché l’attuale assetto della magistratura è stabilito dagli articoli 101-110 della Costituzione.

Situazione attuale

Attualmente, il governo e alcune forze politiche stanno spingendo per una riforma che includa la separazione delle carriere, ma non c’è ancora un consenso politico definitivo. Probabilmente, se la riforma dovesse andare avanti, si arriverebbe a un referendum costituzionale.

Verso una riforma possibile?

La questione è delicata: da un lato c’è la necessità di garantire maggiore terzietà e imparzialità nei processi, dall’altro c’è il timore che il pubblico ministero diventi troppo vicino all’esecutivo. La soluzione dipenderà dal compromesso politico che si riuscirà a trovare nei prossimi mesi.

Per approfondire

Su Famiglia Cristiana Separazione delle carriere, che cos’è, a chi conviene, perché se ne parla

Su referendumgiustiziagiusta.it Separazione delle carriere dei magistrati sulla base della distinzione tra funzioni giudicanti e requirenti

Relazione tra tassi BCE, Euribor, inflazione area euro e BOT

In questo articolo analizziamo la relazione tra i tassi di interesse della BCE, i tassi Euribor, l’inflazione media nell’area eurorendimenti dei BOT. Per l’analisi utilizziamo dati ufficiali disponibili su Rivaluta.it e fonti esterne del MEF e della Banca d’Italia.

Tassi Euribor

L’Euribor rappresenta il costo del denaro tra le banche ed è influenzato direttamente dalle decisioni della BCE. Ti consigliamo di analizzare:

Inflazione Area Euro e Tassi BCE dal 2000 al 2025
Inflazione Area Euro e Tassi BCE dal 2000 al 2025

Consulta le medie mensili dei tassi Euribor per una visione storica dettagliata.

Tassi BCE

Il tasso BCE influisce direttamente sull’Euribor e sulle condizioni di finanziamento nell’economia. Le colonne più rilevanti da monitorare sono:

  • Tasso sui depositi della BCE → Il tasso a cui le banche parcheggiano la liquidità.
  • Tasso di rifinanziamento principale → Il principale strumento per regolare il costo del denaro.
  • Tasso di rifinanziamento marginale → Utilizzato in situazioni di emergenza per le banche.

Consulta la tabella dei tassi BCE per maggiori dettagli e leggi   Quali sono i tre tassi della BCE?

Inflazione in area euro

L’inflazione è un indicatore chiave perché la BCE utilizza i tassi per cercare di controllarla. Le metriche più significative sono:

  • Inflazione annua dell’Eurozona (HICP) → Dato di riferimento della BCE.
  • Inflazione Core (HICP core) → Esclude energia e alimentari per valutare la dinamica sottostante.

Consulta la serie storica dell’inflazione per valutare l’andamento negli anni.

BOT e tassi BCE

I BOT sono strumenti di debito a breve termine. I loro rendimenti dipendono dalle aspettative sui tassi BCE e dall’inflazione. Le metriche utili sono:

  • 12-month BOTs: gross allotment rate → Tasso lordo di aggiudicazione dei BOT a 12 mesi.
  • 6-month BOTs: gross compound allotment rate → Tasso lordo dei BOT a 6 mesi.
  • 3-month BOTs: gross compound allotment rate → Tasso lordo dei BOT a 3 mesi.

Consulta i dati aggiornati su Ministero dell’Economia e delle Finanze e Banca d’Italia.

Analisi della relazione

Osservando i dati storici, emerge una chiara correlazione tra le decisioni della BCE, l’andamento dell’Euribor, l’inflazione e i rendimenti dei BOT. In generale, quando la BCE alza i tassi di interesse per contrastare un’inflazione elevata, l’Euribor tende a salire rapidamente, mentre i rendimenti dei BOT seguono un andamento più graduale.

Nei periodi di alta inflazione, i tassi BCE vengono innalzati per raffreddare l’economia e i BOT devono offrire rendimenti più alti per attrarre investitori. Viceversa, in fasi di inflazione contenuta o recessione, la BCE abbassa i tassi, provocando un calo dell’Euribor e una riduzione dei rendimenti dei BOT. Non a caso lo slogan della BCE è: Our main aim at the ECB is price stability.

Leggi un interessante articolo sul sito della Inflation and consumer prices

Conclusioni

Monitorare i tassi BCE, l’Euribor, l’inflazione e i BOT consente di prevedere le tendenze economiche e prendere decisioni informate. La relazione tra questi indicatori è un elemento cruciale per chiunque operi nei mercati finanziari, nei mutui e nella gestione del risparmio.

Consulta il sito della BCE su 

Inflazione: il paniere di riferimento per l’anno 2025

Paniere ISTAT 2025: quali prodotti entrano e come si calcola l’inflazione

Ogni anno l’ISTAT aggiorna la composizione del paniere di riferimento utilizzato per monitorare i prezzi al consumo, introducendo nuove voci e adeguando i criteri di rilevazione dell’inflazione in Italia. Questo processo tiene conto delle variazioni nelle abitudini di spesa delle famiglie, delle nuove classificazioni di prodotti e servizi, e delle esigenze di una misurazione sempre più accurata del costo della vita.

Paniere Istat 2025
Paniere Istat 2025

Quanti e quali prodotti sono inclusi nel paniere ISTAT 2025?

Nel paniere 2025, impiegato per calcolare l’indice NIC (che rappresenta l’intera popolazione nazionale) e il FOI (che riguarda le famiglie di operai e impiegati), figurano 1.923 prodotti elementari, suddivisi in 1.046 categorie di prodotti e successivamente in 424 macro-aggregati.

Per quanto riguarda l’indice IPCA (l’indicatore armonizzato a livello europeo), il paniere comprende 1.944 prodotti elementari, organizzati in 1.065 categorie e 428 aggregati. Rispetto al 2024, si registra un lieve incremento del numero di prodotti inclusi, a conferma di un sistema di rilevazione sempre più dettagliato e rappresentativo dei consumi reali.

Nuovi prodotti nel paniere 2025

L’ISTAT ha incluso nuovi beni e servizi per migliorare la rappresentatività del paniere, riflettendo i cambiamenti nei consumi degli italiani. Tra i nuovi ingressi troviamo:

  • Speck da banco
  • Pantaloncini da donna
  • Lampade da soffitto
  • Topper per materassi
  • Camere d’aria per biciclette
  • Spazzole tergicristalli
  • Cono gelato

Questi aggiornamenti rispecchiano le evoluzioni del mercato e le preferenze d’acquisto delle famiglie italiane, consentendo un monitoraggio più preciso dell’andamento dei prezzi al consumo.

Come vengono raccolti i dati sui prezzi?

Per stimare l’indice dei prezzi al consumo, l’ISTAT utilizza diversi metodi di rilevazione:

  • Scanner data: circa 33 milioni di quotazioni mensili raccolte dalla Grande Distribuzione Organizzata (GDO), relative a beni di largo consumo.
  • Indagini territoriali: oltre 388mila prezzi rilevati dagli Uffici comunali di statistica (UCS).
  • Dati fornitori: circa 237mila prezzi raccolti direttamente dall’ISTAT o tramite fornitori esterni.
  • Prezzi carburanti: circa 214mila quotazioni estratte dalla banca dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
  • Canoni di affitto: circa 1,5 milioni di rilevazioni sui contratti di locazione di abitazioni private.

Quanti comuni partecipano alla rilevazione ISTAT?

Nel 2025, 80 comuni (coprendo l’84% della popolazione italiana) contribuiscono alla rilevazione completa dei prezzi, mentre altri 10 comuni (coprendo un ulteriore 5,1% della popolazione) si occupano solo di tariffe e servizi locali.

Complessivamente, oltre 45mila punti vendita, imprese e istituzioni partecipano alla raccolta dati, insieme a 2.900 abitazioni per il monitoraggio dei canoni d’affitto.

Tecniche di rilevazione dei prezzi: tradizionali e digitali

  • 49,4% del paniere NIC è rilevato attraverso tecniche di indagine dirette.
  • 25,8% dei prezzi viene raccolto tramite web scraping o acquisito da grandi fornitori di dati.
  • Scanner data GDO: coprono il 13,4% del paniere NIC, analizzando un campione di 4.250 punti vendita appartenenti a 19 grandi gruppi della distribuzione.

L’aggiornamento del paniere ISTAT rappresenta un elemento chiave per monitorare con precisione l’inflazione e il costo della vita in Italia, fornendo dati affidabili per le politiche economiche e il potere d’acquisto delle famiglie.

Inflazione annua in Area Euro a gennaio 2025 +2,5%

Inflazione rispetto a dicembre scorso in diminuzione dello 0,3%

 

L’inflazione in area euro raggiunge, secondo le stime Eurostat il valore più alto dopo quello di  Luglio 2024 quando era al 2,6%. Quello di gennaio è il quarto aumento da settembre 2024 quando l’inflazione era a 1,7%.

Inflazione annua e mensile Euro Area – settembre 2024 – gennaio 2025(stima)

N Periodi Inflazione
annua
Inflazione
mensile
1 Settembre-2023 Settembre-2024 1,7% -0,1%
2 Ottobre-2023 Ottobre-2024 2,0% 0,3%
3 Novembre-2023 Novembre-2024 2,2% -0,3%
4 Dicembre-2023 Dicembre-2024 2,4% 0,4%
5 Gennaio-2024 Gennaio 2025 (stima) 2,5% -0,3%

Quello che fa ben sperare è la diminuzione mensile rispetto a dicembre 2024 con -0,3%. L’aumento rispetto all’anno precedente è stato guidato da una forte accelerazione dei costi energetici (1,8% contro lo 0,1% di dicembre).

Nel frattempo, come precisa  Eurostat nel comunicato, l’inflazione per i beni industriali non energetici è rimasta stabile allo 0,5%, mentre gli aumenti dei prezzi sono rallentati sia per i servizi (3,9% contro il 4,0%) sia per cibo, alcol e tabacco (2,3% contro il 2,6%).

Il tasso di inflazione di fondo, che esclude i prezzi volatili di cibo ed energia, è rimasto invariato al 2,7% per il quinto mese consecutivo, leggermente al di sopra delle previsioni di mercato del 2,6% ma comunque al suo livello più basso dall’inizio del 2022. 

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Secondo le stime Istat nel mese di gennaio 2025 l’inflazione in Italia  aumenta di 0,6 su dicembre e dell’1,5% su gennaio 2024, dal +1,3% del mese precedente.

L’accelerazione tendenziale è prevalentemente dovuta all’aumento dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (da +12,7% a +27,8%), all’attenuarsi della flessione di quelli dei Beni energetici non regolamentati (da -4,2% a -3,0%) e, in misura minore, all’aumento del ritmo di crescita dei prezzi dei Beni alimentari lavorati (da +1,7% a +2,0%).

Grafico prezzi dei carburanti e inflazione dal 2005 ad oggi
Grafico prezzi dei carburanti e inflazione dal 2005 ad oggi

Tali effetti sono stati solo in parte compensati dalla decelerazione dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +3,6% a +2,5%) e di quelli dei Servizi relativi alle comunicazioni (da +1,2% a +0,9%).

I dati dell’inflazione media in Italia

Come funzionano i dazi: impatto sull’economia e sul commercio internazionale

I dazi doganali influenzano l’economia globale e le relazioni commerciali tra i paesi. L’introduzione di dazi da parte di Trump  hanno acceso il dibattito sull’efficacia di questi strumenti.

Scopriamo cos’è un dazio, come funziona e quali conseguenze può avere.Trump aumenta i Dazi con la Cina

Trump aumenta i dazi negli USA: cosa potrebbe accadere?

Gli Stati Uniti hanno imposto dazi su diversi prodotti importati, in particolare dalla Cina, con l’obiettivo di proteggere le industrie nazionali. Tuttavia, queste misure scateneranno reazioni a catena che influenzeranno, consumatori e l’economia globale.

Cosa sono i dazi?

I dazi doganali sono imposte applicate sulle merci importate o esportate. Possono essere utilizzati per:

  • Proteggere le industrie nazionali dalla concorrenza estera.
  • Compensare squilibri commerciali.
  • Influenzare la politica economica di altri paesi.

Quando un paese introduce dazi su determinati beni, il costo per importare tali prodotti aumenta, influenzando prezzi, domanda e dinamiche commerciali.

Come funzionano i dazi?

    1. Imposizione del dazio: un governo decide di applicare un dazio su specifici prodotti importati.
    2. Aumento dei prezzi: il costo delle merci importate cresce, riducendo la loro competitività rispetto ai prodotti nazionali.
    3. Ritorsioni commerciali: il paese colpito può rispondere imponendo dazi su altri beni, generando una guerra commerciale.

Attori coinvolti

  1. Governi: Sono i principali attori che decidono di imporre o rimuovere i dazi. Negoziano accordi commerciali e decidono le politiche economiche.

  2. Produttori nazionali: Le aziende locali che producono beni simili a quelli importati possono beneficiare dei dazi, poiché i prodotti stranieri diventano più costosi e meno competitivi.

  3. Consumatori: I consumatori del paese che impone i dazi spesso subiscono un aumento dei prezzi dei beni importati. Ad esempio, se gli Stati Uniti impongono dazi sull’elettronica cinese, i consumatori statunitensi potrebbero pagare di più per smartphone e computer.

  4. Importatori ed esportatori: Le aziende che importano o esportano merci tra i due paesi sono direttamente colpite dai dazi. Gli importatori devono pagare tasse aggiuntive, mentre gli esportatori possono vedere ridursi la domanda per i loro prodotti.

  5. Economia globale: Le guerre commerciali possono avere effetti negativi sull’economia globale, riducendo il commercio internazionale e rallentando la crescita economica.

Quali sono le conseguenze economiche?

Chi ne trae vantaggio?

  • Industrie nazionali: protezione dalla concorrenza estera.
  • Governi: aumento delle entrate fiscali.

Chi ci perde?

  • Consumatori: prezzi più alti su prodotti importati.
  • Importatori ed esportatori: minori margini di profitto e riduzione della domanda.
  • Economia globale: possibile rallentamento della crescita economica.

Esempio pratico: Stati Uniti vs. Cina

Un caso emblematico di guerra commerciale è il conflitto tra Stati Uniti e Cina:

  1. Gli Stati Uniti impongono dazi del 25% sull’acciaio cinese.
  2. La Cina risponde con dazi sui prodotti agricoli statunitensi.
  3. Gli americani pagano di più per prodotti che contengono acciaio.
  4. Gli agricoltori USA perdono un importante mercato di esportazione.

Conclusione: i dazi aiutano o danneggiano l’economia?

I dazi possono proteggere le industrie nazionali, ma spesso a scapito dei consumatori e delle relazioni commerciali internazionali. Guerre commerciali, come quella tra Cina e Stati Uniti, possono avere effetti negativi sulla crescita economica globale.

Scopri di più su Trump introduce dazi per Canada, Messico e Cina. Qual è l’impatto per l’economia globale (e quella italiana)  © Today

 

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Inflazione nell’area euro e nell’UE: Dicembre 2024

Inflazione Area Euro

L’inflazione annua nell’area euro si è attestata al 2,4% a dicembre 2024, in aumento rispetto al 2,2% registrato a novembre. Un anno prima, il tasso era al 2,9%.

La media per l’anno 2024  (Gennaio 2024 – Dicembre 2024) è  del  2,4% in netta discesa rispetto al 2023 e 2022 quando si registrò 5,5% e 8,3% .

Inflazione Area Euro e EU
Inflazione Area Euro e EU

Inflazione Unione Europea

Nell’intera Unione Europea, l’inflazione annua è stata del 2,7% a dicembre 2024, in crescita rispetto al 2,5% di novembre e inferiore rispetto al 3,4% di dicembre 2023. Questi dati sono stati pubblicati da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea.

Analisi dei dati per i Paesi membri

I tassi di inflazione più bassi sono stati registrati in:

  • Irlanda: 1,0%
  • Italia: 1,4%
  • Lussemburgo, Finlandia e Svezia: 1,6%

Al contrario, i tassi più elevati si sono osservati in:

  • Romania: 5,5%
  • Ungheria: 4,8%
  • Croazia: 4,5%

Rispetto a novembre 2024, l’inflazione annua è diminuita in sette Stati membri, è rimasta stabile in uno ed è aumentata in diciannove.

Contributo delle principali componenti all’inflazione

Nell’area euro, il contributo maggiore al tasso annuo di inflazione è venuto da:

  • Servizi: +1,78 punti percentuali (pp)
  • Alimentari, alcol e tabacco: +0,51 pp
  • Beni industriali non energetici: +0,13 pp
  • Energia: +0,01 pp

Stima preliminare e dato definitivo

La stima preliminare di Eurostat aveva indicato un tasso di inflazione del 2,4% per l’area euro a dicembre, confermato dal dato definitivo. Per quanto riguarda le principali componenti, i servizi si confermano il settore con il tasso annuo più alto (4,0%), seguiti da alimentari, alcol e tabacco (2,7%), beni industriali non energetici (0,5%) ed energia (0,1%). Questo quadro evidenzia un leggero incremento dell’inflazione, trainato principalmente dai servizi e dai beni di consumo, con dinamiche diverse tra i vari Stati membri.

Inflazione Italia dicembre 2024: +1.3%

A dicembre l’inflazione in Italia resta stabile a +1,3%.

La media dell’inflazione in Italia per l’anno 2024 in Italia si chiude con 1,0% in netto calo rispetto al +5,7% del 2023.

Inflazione Italia dicembre 2024: +1.3% 4
Inflazione Media Italia 1956 – 2024

L’ Istat precisa che “la netta attenuazione dell’inflazione nell’anno appena concluso è per lo più imputabile alla marcata discesa dei prezzi dei Beni energetici (-10,1% da +1,2% del 2023).”

Anche negli alimentari si assiste a un rapido ridimensionamento della dinamica dei prezzi (+2,2% da +9,8%) che tuttavia resta ben al di sopra del tasso di inflazione.

La stabilità dell’inflazione sottende andamenti contrapposti di diversi aggregati di spesa: in rallentamento risultano principalmente i prezzi degli Alimentari non lavorati (da +3,8% a +2,3%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,7% a +3,1%); per contro, accelerano i prezzi degli Energetici regolamentati (da +7,4% a +12,7%), mentre si attenua ancora il calo dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da -6,6% a -4,2%).

Nel mese di dicembre 2024 l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, decelera (da +1,9% a +1,8%), come anche quella al netto dei soli beni energetici (da +2,0% a +1,7%).

I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano su base tendenziale da +2,3% a +1,7%, mentre accelerano di poco quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +1,6% a +1,7%).

Ora si dovrà guardare al nuovo anno e capire se la politica economica della BCE ha dato i suoi frutti circa la politica anti inflazione applicata tramite l’aumento repentino dei tassi di interesse che abbiamo visto negli anni scorsi.

Ora dovremmo aspettarci, considerati i dati non negativi dell’inflazione, che i tassi di interesse nell’Area Euro possano tornare a livelli accettabili per favorire investimenti e dare ossigeno a famiglie e imprese.

Inflazione Area Euro a dicembre 2024 in salita a +2,4%

l tasso di inflazione annuale nell’area dell’euro ha accelerato per il terzo mese consecutivo al 2,4% a dicembre 2024, il tasso più alto da luglio, rispetto al 2,2% di novembre e in linea con le aspettative, hanno mostrato stime preliminari. Qui i dati ufficiali

Inflazione Area Euro a dicembre 2024 in salita a +2,4% 5

Si stima che l’aumento rispetto a Novembre sia stato dello 0,3%. La media dell’inflazione in Area Euro per il 2024 si attesterebbe al 2,4% in calo netto rispetto al 5,5, del 2023.

Questo aumento di fine anno era ampiamente previsto a causa degli effetti base, poiché i bruschi cali dei prezzi dell’energia dell’anno scorso non sono più considerati nei tassi annuali.

I prezzi dell’energia sono aumentati per la prima volta da luglio (0,1% contro -2% a novembre) e l’inflazione è accelerata per i servizi (4% contro 3,9%).

D’altro canto, l’inflazione si è stabilizzata per cibo, alcol e tabacco (2,7%) e si è attenuata per i beni industriali non energetici (0,5% contro 0,6%). Considerando le maggiori economie del blocco, l’inflazione è aumentata in Germania (2,8% contro 2,4%), Francia (1,8% contro 1,7%) e Spagna (2,8% contro 2,4%) ma ha rallentato in Italia (1,4% contro 1,5%). Nel frattempo, l’inflazione di fondo, che esclude i prezzi di energia, cibo, alcol e tabacco, si è stabilizzata al 2,7%. La BCE prevede che l’inflazione tornerà all’obiettivo del 2% entro la fine dell’anno. 

Vedremo la BCE a fine dicembre cosa deciderà circa i tassi di interesse.