💼 Simulatore TFR vs Fondo Pensione

Confronta due ipotesi: lasciare il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) nella gestione ordinaria oppure destinarlo, in tutto o in parte, a un fondo pensione. Il risultato è una simulazione indicativa basata sui dati che inserisci.

Sei stato appena assunto? Ecco che cosa devi decidere

Il TFR è una parte della tua retribuzione che viene accantonata ogni anno. Puoi mantenerlo nel regime ordinario oppure utilizzarlo per costruire una pensione complementare, aggiuntiva rispetto alla pensione pubblica. La scelta incide per molti anni: prima la comprendi, più consapevolmente puoi sfruttare contributi, agevolazioni fiscali e tempo a disposizione.

Prima assunzione dal 1° luglio 2026: attenzione ai 60 giorni

Entro 60 giorni dalla prima assunzione puoi rinunciare all'adesione automatica, mantenere il TFR nel regime ordinario oppure indicare un'altra forma pensionistica. Se non presenti una scelta, TFR e contributi previsti confluiscono automaticamente nella forma collettiva individuata dal contratto o dall'azienda. Chiedi al datore l'informativa, il nome del fondo, le percentuali contributive e la linea di investimento assegnata.

Scelta Che cosa succede Possibili vantaggi Che cosa rischi di perdere o devi valutare
Aderire al fondo collettivo Versi il TFR futuro e, se previsto, un tuo contributo. Il datore aggiunge il contributo stabilito dal contratto. Contributo aziendale, deduzione fiscale, tassazione agevolata e molti anni per accumulare una pensione integrativa. Rendimenti non garantiti, costi del fondo, vincoli e oscillazioni legati alla linea di investimento scelta.
Mantenere il TFR nel regime ordinario Il TFR continua a rivalutarsi con la formula di legge: 1,5% + 75% dell'inflazione. Meccanismo semplice e rendimento stabilito dalla legge, senza rischio dei mercati finanziari. Potresti rinunciare al contributo del datore, alla deduzione sui contributi personali e a una pensione aggiuntiva costruita nel tempo.
Non comunicare alcuna scelta Per le prime assunzioni interessate dalla riforma 2026 opera l'adesione automatica al fondo individuato dalle regole applicabili. Inizi comunque ad accumulare previdenza complementare. Subisci una scelta automatica senza aver confrontato fondo, linea di investimento, costi e alternative disponibili.

Un esempio concreto del costo di una scelta mancata

Con una RAL di 30.000 €, un contributo contrattuale dell'1% del datore vale 300 € all'anno. Se per mantenere il TFR ordinario rinunci anche a quel contributo, in 20 anni non entrano nel fondo 6.000 €, prima ancora di considerare gli eventuali rendimenti. Versando anche tu l'1%, aggiungeresti 300 € l'anno e, con aliquota IRPEF marginale del 35%, il beneficio fiscale indicativo sarebbe di circa 105 € l'anno. Per questo non basta confrontare il rendimento del TFR con quello del fondo: bisogna includere contributo aziendale, fisco, costi e durata.

Prima di firmare, chiedi questi dati

  • Quale CCNL si applica e qual è il fondo pensione collettivo di riferimento?
  • Quanto devi versare per ottenere il contributo del datore e a quanto ammonta quest'ultimo?
  • Quali comparti di investimento sono disponibili e quale viene assegnato automaticamente?
  • Qual è l'Indice Sintetico dei Costi (ISC) e quali prestazioni o anticipazioni sono previste?
  • Qual è la scadenza esatta entro cui comunicare la tua decisione?

La scelta di mantenere il TFR nel regime ordinario può essere revocata in seguito per destinare il TFR futuro a un fondo; quanto già maturato segue invece le regole applicabili. Approfondimento: novità sulla previdenza complementare dal 1° luglio 2026.

Quando andrai in pensione, che cosa riceverai?

La risposta cambia completamente in base alla scelta fatta sul TFR.

Se mantieni il TFR nel regime ordinario

Il Trattamento di Fine Rapporto viene normalmente pagato per intero quando termina il rapporto di lavoro, anche se la cessazione non coincide con il pensionamento. Ricevi il montante maturato, ma non tutto il lordo: si applica la tassazione separata e l'Agenzia delle Entrate può ricalcolarla in base all'aliquota media dei cinque anni precedenti.

Se destini il TFR a un fondo pensione

Il denaro alimenta una posizione destinata a integrare la pensione pubblica. Al raggiungimento dei requisiti pensionistici e, normalmente, con almeno cinque anni di partecipazione, puoi ottenere una combinazione di capitale e rendita oppure utilizzare le ulteriori modalità previste dalla normativa.

Posso ritirare tutto il fondo in una sola volta?

In generale non automaticamente. Per i dipendenti privati, dal 1° luglio 2026 la quota massima ordinariamente liquidabile subito come capitale è salita al 60% del montante; la parte restante finanzia la prestazione pensionistica. Per i dipendenti pubblici aderenti ai fondi negoziali di categoria il limite ordinario resta invece al 50% in capitale, con il restante 50% in rendita vitalizia. Il 100% può essere liquidato in capitale quando ricorrono le specifiche condizioni previste dalla legge.

Sul fondo pensione si pagano tasse?

Sì, ma non si tassa nuovamente tutto ciò che è già stato tassato. La parte formata da contributi dedotti e TFR beneficia della fiscalità previdenziale; rendimenti già tassati e contributi non dedotti non vengono tassati una seconda volta. Per le prestazioni tradizionali legate alla vita attesa, l'aliquota sulla parte imponibile parte dal 15% e può scendere fino al 9% con l'anzianità di partecipazione. Per le nuove erogazioni frazionate introdotte nel 2026, l'aliquota parte dal 20% e può ridursi fino al 15%.

Tre esempi numerici per un dipendente privato

1. TFR ordinario

Ipotizziamo un montante di 50.000 €, di cui 4.000 € di rivalutazioni già assoggettate all'imposta sostitutiva. La base sottoposta a tassazione separata è quindi, nell'esempio, 46.000 €.

  • Aliquota media ipotizzata: 23%
  • Imposta: 46.000 × 23% = 10.580 €
  • Somma netta indicativa: 50.000 − 10.580 = 39.420 €
L'aliquota reale è personale e può essere ricalcolata dall'Agenzia delle Entrate.

2. Al pensionamento scegli il 60% in capitale

Che cosa significa? In questo esempio il lavoratore è già arrivato al pensionamento e sceglie volontariamente di ricevere subito il 60% della posizione. Il 60% è il massimo ordinario previsto per il dipendente privato, non una percentuale obbligatoria: può scegliere, per esempio, il 30%, il 45% o il 60%. La parte non incassata finanzia la rendita o un'altra prestazione pensionistica consentita. Non occorre indicare una spesa specifica.

Ipotizziamo che al pensionamento il fondo valga 100.000 €. Per capire le tasse dobbiamo prima dividere il montante in due parti:

  • 70.000 € imponibili: TFR e contributi che avevano beneficiato della deduzione fiscale;
  • 30.000 € non nuovamente imponibili: rendimenti già tassati durante l'accumulo ed eventuali contributi non dedotti.

Nell'esempio, quindi, il 70% del fondo è imponibile e il 30% non deve essere tassato una seconda volta. Se chiedi subito il 60% del fondo, ricevi una quota di entrambe le componenti:

  1. Capitale lordo richiesto: 100.000 × 60% = 60.000 €.
  2. Parte imponibile: 60.000 × 70% = 42.000 €.
  3. Parte già tassata: 60.000 × 30% = 18.000 €.
  4. Imposta al 15%: 42.000 × 15% = 6.300 €.
  5. Capitale netto subito: 60.000 − 6.300 = 53.700 €.

Nel fondo restano 40.000 €, destinati alla prestazione pensionistica: nell'ipotesi adottata, 28.000 € imponibili e 12.000 € già tassati.

Se l'aliquota fosse scesa al 9%, l'imposta sarebbe 42.000 × 9% = 3.780 € e il capitale netto subito sarebbe 56.220 €. La composizione 70/30 è solo un'ipotesi didattica: quella reale risulta dalla storia dei versamenti e dei rendimenti.

3. Erogazione in 10 anni

Usiamo lo stesso fondo di 100.000 €, con una componente imponibile complessiva di 70.000 €, e ipotizziamo per semplicità dieci quote annuali uguali.

  • Imposta al 20% su 70.000 €: 14.000 €
  • Totale netto indicativo: 86.000 €
  • Importo medio annuo: circa 8.600 €
Con aliquota ridotta al 15%, il totale netto sarebbe 89.500 €, circa 8.950 € l'anno. Rendimenti e costi durante l'erogazione possono modificare gli importi.

Capitale al pensionamento e anticipazione: non sono la stessa cosa

Quando chiedi i soldi Quanto puoi chiedere Motivo
Al pensionamento Per il privato, una percentuale scelta dal lavoratore fino al 60% ordinario; per il pubblico negoziale, fino al 50%. Non devi comprare casa o documentare una spesa: stai scegliendo come ricevere la prestazione pensionistica.
Prima del pensionamento: spese sanitarie gravi Fino al 75%, richiedibile in qualsiasi momento. Terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle strutture pubbliche, per te, coniuge o figli.
Prima del pensionamento: prima casa Fino al 75%, dopo otto anni di partecipazione. Acquisto o ristrutturazione della prima casa per te o per i figli.
Prima del pensionamento: altre esigenze Fino al 30%, dopo otto anni di partecipazione. Non occorre una causale specifica: può comprendere anche l'acquisto di un'auto. Si applicano regole fiscali meno favorevoli rispetto alle spese sanitarie.

Le anticipazioni riducono il capitale che rimarrà investito e, di conseguenza, la futura pensione complementare. Più richieste sono possibili, ma complessivamente non possono superare i limiti previsti sulla posizione.

Esempi specifici per un dipendente pubblico

Nel pubblico impiego bisogna prima verificare se il lavoratore è in regime di TFS (Trattamento di Fine Servizio) oppure di TFR. In via generale, gli assunti a tempo indeterminato dopo il 31 dicembre 2000 sono in TFR; molti assunti precedentemente restano in TFS, salvo il passaggio al TFR collegato all'adesione alla previdenza complementare.

Pubblico assunto dopo il 2000

Con retribuzione utile di 30.000 €, il TFR annuo indicativo è circa 2.073 €. Se aderisce al fondo di categoria, l'intero TFR maturando può alimentare la posizione previdenziale secondo le regole applicabili.

Pubblico pre-2001 che aderisce

Nell'esempio con retribuzione utile di 30.000 €, una quota del 2% destinata al fondo vale 600 € l'anno. Il residuo indicativo del TFR, circa 1.473 € l'anno, resta in gestione INPS; si aggiunge il TFS maturato fino all'adesione, secondo le regole del comparto.

Fondo pubblico di 100.000 €

Il capitale ordinariamente richiedibile è al massimo 50.000 €; gli altri 50.000 € finanziano la rendita vitalizia. Se il 70% del capitale richiesto fosse imponibile:

  • base imponibile: 35.000 €;
  • imposta al 15%: 5.250 €;
  • capitale netto indicativo: 44.750 €.
Tempi di pagamento: nel pubblico impiego TFR e TFS non vengono necessariamente corrisposti subito alla cessazione e possono essere rateizzati. Per esempio, un importo lordo superiore a 50.000 € e inferiore a 100.000 € è normalmente pagato in due rate: 50.000 € nella prima e il residuo nella seconda, dopo dodici mesi. I termini iniziali dipendono dalla causa di cessazione; dal 2027 è prevista una riduzione a nove mesi per alcune cessazioni legate ai limiti di età o di servizio.
In sintesi: il TFR ordinario è una liquidazione collegata alla fine del rapporto; il fondo pensione è capitale previdenziale destinato soprattutto a produrre un'integrazione periodica della pensione. Il valore “netto” mostrato dal simulatore è una stima semplificata: la prestazione effettiva dipenderà dalla modalità di erogazione scelta, dalla normativa vigente in quel momento e dalla storia fiscale della posizione.

Perché è utile questo simulatore?

Scegliere tra TFR ordinario e fondo pensione non significa confrontare soltanto due rendimenti. Nel fondo possono entrare anche il contributo del datore di lavoro e il risparmio fiscale; allo stesso tempo bisogna considerare spese, rendimento non garantito e tassazione finale. Il simulatore riunisce questi elementi e mostra come possono incidere, anno dopo anno, sul capitale finale.

TFR maturato in un anno
2.073 €

Con una RAL di 30.000 €, il TFR annuo stimato è il 6,91%: 30.000 × 6,91%.

Contributi aggiuntivi
600 € l'anno

Con l'1% del lavoratore e l'1% del datore entrano nel fondo altri 300 € + 300 €.

Beneficio fiscale stimato
105 € l'anno

Su 300 € versati dal lavoratore, con aliquota IRPEF marginale del 35%: 300 × 35%.

Esempio su 20 anni: mantenendo invariata la RAL, il TFR accantonato sarebbe circa 41.460 € prima della rivalutazione. Nel fondo confluirebbero circa 53.460 € di versamenti complessivi prima di rendimenti e spese: 41.460 € di TFR, 6.000 € del lavoratore e 6.000 € del datore. Il beneficio fiscale teorico sul contributo del lavoratore sarebbe inoltre di circa 2.100 €. Il simulatore applica poi rivalutazione, rendimento, costi e tassazione per rendere il confronto più completo.

Attenzione: questi numeri servono soltanto a spiegare il funzionamento. Rendimenti futuri, retribuzione, inflazione e trattamento fiscale possono cambiare; il risultato non è una garanzia né una consulenza previdenziale.

Come usare il simulatore

  1. Inserisci la tua RAL e il periodo che vuoi simulare.
  2. Copia dal regolamento o dal prospetto del fondo le percentuali versate da te e dal datore di lavoro, il rendimento ipotizzato e le spese.
  3. Scegli la tipologia di lavoratore e premi Calcola. Potrai poi modificare i valori anno per anno nella tabella dei risultati.

Esempio pratico

Mario, dipendente privato, ha una RAL di 30.000 € e vuole confrontare le alternative per 20 anni. Versa l'1% al fondo e il datore aggiunge l'1%. Ipotizza un rendimento medio del 3%, inflazione del 2%, aliquota IRPEF del 35% e spese annue di 30 €.

Sono valori dimostrativi: per una simulazione personale usa quelli previsti dal tuo fondo pensione.
Retribuzione Annua Lorda attuale, prima di imposte e contributi.
Primo anno della simulazione, normalmente l'anno corrente.
Ultimo anno da confrontare, ad esempio quello previsto per la pensione.
Percentuale della RAL che versi volontariamente al fondo ogni anno.
Percentuale aggiuntiva versata dal datore; verifica contratto e fondo.
Rendimento medio annuo ipotizzato, non garantito. Usa una stima prudente.
Aliquota applicata all'ultima fascia del tuo reddito, usata per stimare il beneficio fiscale.
Costi fissi annui indicati nella scheda dei costi del fondo.
Usata per gli anni futuri senza un indice FOI già disponibile.
La scelta determina quanta parte del TFR viene destinata al fondo.
Attiva se vuoi ipotizzare che la retribuzione cresca ogni anno con l'inflazione.
Esempio simulazione
Nota fiscale

Il vantaggio fiscale deriva dalla deduzione IRPEF solo sulla quota del lavoratore, considerando il limite complessivo di 5.300 € annui dal 2026 per i contributi del lavoratore e del datore (5.164,57 € fino al 2025). Il TFR conferito è escluso dal limite.
Alla liquidazione, la tassazione dipende dalla modalità di erogazione. Nelle prestazioni tradizionali del fondo l'aliquota sulla sola parte imponibile può andare dal 15% al 9%; nelle nuove erogazioni frazionate può andare dal 20% al 15%. Il TFR ordinario è invece soggetto a tassazione separata, determinata in base alla situazione fiscale del lavoratore: non esiste un'aliquota netta uguale per tutti.

Esempio puramente didattico: se su un montante di 100.000 € la componente fiscalmente imponibile fosse 70.000 €, un'aliquota del 15% produrrebbe un'imposta di 10.500 €, non di 15.000 €. Rendimenti già tassati e contributi non dedotti non vengono tassati nuovamente. Il calcolo reale dipende dalla composizione e dalla storia della posizione.
Formula rivalutazione TFR

La rivalutazione annuale del TFR è calcolata secondo l'art. 2120 c.c. come:

  • 1,5% fisso
  • + il 75% dell'inflazione FOI (indice ISTAT, dicembre su dicembre)

Se la somma dovesse risultare negativa, la rivalutazione si considera comunque pari a 0.

Nota per pre-2001: Per assunzioni prima del 2001 nelle Camere di Commercio, nel confronto con fondo si destina il 2% RAL al fondo e il residuo resta in gestione TFS/TFR.

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