La Banca Centrale Europea ha deciso di aumentare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento. La decisione è stata presa dal Consiglio direttivo nella riunione dell’11 giugno 2026 e avrà effetto dal 17 giugno 2026.
L’obiettivo dichiarato dalla BCE resta quello di assicurare che l’inflazione si stabilizzi intorno al 2% nel medio termine. Il nuovo rialzo dei tassi arriva in un contesto caratterizzato da forti incertezze, legate soprattutto alle conseguenze del conflitto in Medio Oriente e alle nuove pressioni sui prezzi dell’energia.
I nuovi tassi BCE dal 17 giugno 2026
Con la decisione dell’11 giugno 2026, la BCE ha innalzato i tre principali tassi di riferimento:
| Tasso BCE | Nuovo valore |
|---|---|
| Tasso sui depositi presso la banca centrale | 2,25% |
| Tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali | 2,40% |
| Tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale | 2,65% |
Per consultare l’evoluzione storica dei tassi ufficiali è disponibile la tabella ufficiale dei tassi BCE pubblicata su Rivaluta.it.
Perché la BCE ha aumentato i tassi
Secondo il Consiglio direttivo, il conflitto in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche che possono incidere sulle prospettive economiche dell’area euro. In particolare, la BCE osserva con attenzione l’andamento dei prezzi dell’energia, che possono trasmettersi anche ai prezzi degli alimentari, dei beni e dei servizi.
La decisione di aumentare i tassi viene quindi presentata come una misura coerente con l’obiettivo di mantenere sotto controllo l’inflazione e riportarla stabilmente verso il 2% nel medio termine.
Le nuove previsioni sull’inflazione nell’Area Euro
Nello scenario di base delle nuove proiezioni degli esperti dell’Eurosistema, l’inflazione complessiva dell’area euro dovrebbe collocarsi in media:
- al 3,0% nel 2026;
- al 2,3% nel 2027;
- al 2,0% nel 2028.
L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare, cioè l’inflazione di fondo, è prevista invece:
- al 2,5% nel 2026;
- al 2,5% nel 2027;
- al 2,2% nel 2028.
Rispetto alle previsioni di marzo, le stime sull’inflazione per il 2026 e il 2027 sono state riviste al rialzo. La causa principale è la traiettoria più elevata dei prezzi dell’energia.
Per seguire il dato più recente è possibile consultare la pagina dedicata all’ultimo dato sull’inflazione nell’Area Euro.
Per un confronto di lungo periodo è disponibile anche la serie storica dell’inflazione media nell’Area Euro.
Crescita economica rivista al ribasso
La BCE segnala anche un peggioramento delle prospettive di crescita. Nello scenario di base, la crescita economica dell’area euro dovrebbe raggiungere:
- lo 0,8% nel 2026;
- l’1,2% nel 2027;
- l’1,5% nel 2028.
Si tratta di una revisione al ribasso per il 2026 e il 2027. Secondo la BCE, la guerra può pesare sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia di famiglie e imprese.
Decisioni future: nessun percorso prestabilito
Il Consiglio direttivo ha confermato che continuerà a seguire un approccio guidato dai dati. Le prossime decisioni sui tassi saranno prese riunione per riunione, senza vincolarsi a un percorso prestabilito.
La BCE valuterà in particolare:
- le prospettive di inflazione;
- i rischi associati all’inflazione;
- i nuovi dati economici e finanziari;
- la dinamica dell’inflazione di fondo;
- l’intensità della trasmissione della politica monetaria.
Per conoscere le date delle prossime decisioni è possibile consultare il calendario aggiornato delle riunioni BCE.
PAA e PEPP: continua la riduzione dei portafogli
La BCE ha confermato che i portafogli del Programma di acquisto di attività e del Programma di acquisto per l’emergenza pandemica continuano a ridursi a un ritmo misurato e prevedibile.
L’Eurosistema, infatti, non reinveste più il capitale rimborsato sui titoli in scadenza.
Cosa può cambiare per mutui, prestiti e imprese
Un aumento dei tassi BCE può avere effetti sul costo del denaro nell’area euro. In generale, tassi ufficiali più elevati tendono a rendere più costoso l’accesso al credito, anche se l’impatto concreto dipende dai singoli contratti e dagli indici di riferimento utilizzati.
Per chi ha un mutuo a tasso variabile, l’effetto può riflettersi sull’andamento della rata se il contratto è collegato a indici che risentono della politica monetaria. Per le imprese, invece, un costo del credito più alto può incidere su investimenti, liquidità e finanziamenti.
La BCE punta però a evitare che le pressioni sui prezzi diventino persistenti. Il rialzo dei tassi serve proprio a contenere l’inflazione e a riportarla gradualmente verso l’obiettivo del 2%.
Conclusione
La decisione dell’11 giugno 2026 conferma una BCE ancora concentrata sul controllo dell’inflazione. Il rialzo di 25 punti base porta il tasso sui depositi al 2,25%, il tasso sulle operazioni principali al 2,40% e il tasso marginale al 2,65%.
Il quadro resta comunque incerto. Le tensioni geopolitiche, i prezzi dell’energia e il rallentamento della crescita rendono le prossime decisioni particolarmente delicate. Per questo motivo la BCE continuerà a decidere volta per volta, sulla base dei dati disponibili.











