Secondo le stime preliminari dell’ISTAT, l’inflazione in Italia torna ad accelerare nel mese di febbraio 2026. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC, al lordo dei tabacchi) registra infatti una crescita del +0,8% su base mensile e del +1,6% su base annua.Si tratta di un aumento significativo rispetto al mese precedente, quando l’inflazione si attestava al +1,0%. L’accelerazione è dovuta soprattutto all’aumento dei prezzi dei servizi e di alcuni prodotti alimentari.
Perché l’inflazione è aumentata a febbraio 2026
L’incremento dell’inflazione è legato principalmente alla dinamica dei prezzi in alcuni settori chiave
dell’economia italiana.
Servizi relativi ai trasporti: crescita dal +0,7% al +3,0%
Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: aumento dal +3,0% al +4,9%
Alimentari non lavorati: accelerazione dal +2,5% al +3,6%
Questi aumenti sono stati parzialmente compensati dal calo dei prezzi energetici.
Energetici regolamentati: -11,3% su base annua
Energetici non regolamentati: -6,2% su base annua
Rallentano inoltre leggermente i prezzi degli alimentari lavorati, che passano dal
+1,9% al +1,7%.
Inflazione di fondo in aumento
Nel mese di febbraio cresce anche la cosiddetta inflazione di fondo, cioè quella calcolata
al netto delle componenti più volatili come energia e alimentari freschi.
Inflazione core (senza energetici e alimentari freschi): +2,4% (da +1,7%)
Inflazione al netto dei soli energetici: +2,5% (da +1,9%)
L’aumento dell’inflazione di fondo indica che la pressione sui prezzi proviene sempre più
dai servizi e da altri settori dell’economia, e non solo dall’energia.
Differenza tra prezzi dei beni e dei servizi
L’analisi ISTAT evidenzia una divergenza sempre più marcata tra l’andamento dei prezzi dei beni
e quello dei servizi.
Prezzi dei beni: -0,2% su base annua
Prezzi dei servizi: +3,6% su base annua
Il differenziale tra servizi e beni aumenta quindi da 2,7 a 3,8 punti percentuali,
confermando che l’inflazione è trainata principalmente dal settore dei servizi.
Il carrello della spesa
I prezzi dei beni alimentari e dei prodotti per la casa e la persona, spesso indicati come “carrello della spesa”, mostrano una moderata accelerazione:
+2,2% su base annua (dal +1,9% di gennaio)
Questo dato è particolarmente rilevante perché riguarda beni acquistati frequentemente dalle famiglie
e quindi ha un impatto diretto sul costo della vita.
Indice armonizzato europeo (IPCA)
Secondo le stime preliminari, anche l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA),
utilizzato per il confronto tra i Paesi dell’Unione Europea, registra un aumento:
+0,6% su base mensile
+1,6% su base annua (dal +1,0% del mese precedente)
Sintesi: inflazione in accelerazione nel 2026
Nel complesso, l’inflazione in Italia a febbraio 2026 mostra una chiara accelerazione, trainata soprattutto dall’aumento dei prezzi dei servizi, in particolare quelli legati al turismo, all’alloggio e ai trasporti.
Il calo dei prezzi energetici continua invece a esercitare un effetto di contenimento sull’inflazione complessiva.
Nel mese di gennaio 2026, secondo i dati definitivi ISTAT, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al netto dei tabacchi, registra una variazione del +0,4% su base mensile e del +1,0% su base annua (in calo dal +1,2% di dicembre), confermando la stima preliminare.
Andamento dei prezzi al consumo in Italia
Cosa traina l’inflazione?
La crescita tendenziale dell’indice generale si deve prevalentemente a:
Beni alimentari non lavorati: +2,5%
Beni alimentari lavorati: +1,9%
Servizi relativi all’abitazione: +4,4%
Tabacchi: +3,3%
Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: +3,0%
Nel dettaglio settoriale, i beni registrano una variazione annua del -0,2%, mentre i servizi crescono del +2,5%, con un differenziale pari a +2,7 punti percentuali.
I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,9% rispetto a gennaio 2025, così come quelli ad alta frequenza d’acquisto.
Inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi: +1,7%
Inflazione al netto dei soli beni energetici: +1,9%
L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +0,4% per l’indice generale (era nulla a dicembre) e +0,4% per la componente di fondo (da +0,2%).
Per approfondire il significato di inflazione acquisita e calcolarne l’impatto su importi e stipendi è possibile utilizzare il nostro simulatore di previsione dell’inflazione.
Variazioni mensili (congiunturali)
La variazione mensile del +0,4% è influenzata principalmente da:
Energetici regolamentati: +8,9%
Servizi relativi all’abitazione: +1,9%
Alimentari non lavorati: +1,2%
Alimentari lavorati: +0,6%
Energetici non regolamentati: +1,1%
Beni durevoli: +0,8%
Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: +0,7%
Servizi di trasporto: -3,8% (unico comparto in calo)
IPCA e FOI: gli altri indici
Indice IPCA
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra:
-1,0% su base mensile (effetto saldi invernali di abbigliamento e calzature, non considerati nel NIC)
+1,0% su base annua (da +1,2% del mese precedente)
Per consultare la serie storica IPCA e calcolare variazioni percentuali personalizzate è disponibile la pagina dedicata: Serie storica e calcolo IPCA.
Indice FOI
L’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra:
Il dato di gennaio 2026 evidenzia un rallentamento dell’inflazione su base annua, con una dinamica ancora sostenuta nei servizi e negli alimentari, mentre i beni mostrano segnali di debolezza. L’inflazione acquisita torna positiva, indicando una pressione di fondo che potrebbe riflettersi sui mesi successivi.
Il Tesoro annuncerà i tassi minimi garantiti il 27 febbraio. Collocamento dal 2 al 6 marzo. Ecco cosa aspettarsi sulla base dei precedenti e dell’andamento dei BTp.
✍️ Rivaluta.it
📅 20 febbraio 2026
BTP Valore marzo 2026, prime stime sui rendimenti: tra il 2,9% e il 3% lordo annuo
BTP Valore 6 anni investimento sicuro
Manca poco più di una settimana al via del nuovo BTP Valore, primo del 2026, in emissione da lunedì 2 a venerdì 6 marzo. Il Tesoro ufficializzerà i tassi minimi garantiti venerdì 27 febbraio, ma intanto ci si muove per ipotesi incrociando i precedenti (l’ultimo BTP Valore di ottobre 2025) e l’attuale curva dei rendimenti dei titoli di stato con scadenza intorno ai sei anni.
La nuova emissione avrà una durata di 6 anni (invece dei 7 dell’ottobre scorso), con cedole pagate trimestralmente e il classico meccanismo step-up a tre scatti (2+2+2 anni). Confermato il premio fedeltà finale dello 0,8% per chi acquista in collocamento e tiene il titolo fino a scadenza.
🔍 Ipotesi di rendimento (lordo annuo)
Gli esperti interpellati da We Wealth (Luigi Pedone, Rocco Probo, Matteo Cadei) concordano su una forbice tra il 2,90% e il 3% comprensiva del premio fedeltà.
Il benchmark è il BTP 1,65% marzo 2032 che viaggia attorno al 2,80%: su questa base il Tesoro potrebbe aggiungere un extra di 10-20 punti base per rendere il BTP Valore interessante. Rocco Probo (Consultique) ipotizza: “Livelli di tassi cedolari pari al 2,5% nei primi due anni, 3% nel terzo e quarto anno e 3,5% nell’ultimo biennio”.
Confronto con il BTP Valore di ottobre 2025
L’ultima emissione (scadenza 7 anni) aveva una struttura molto aggressiva nella parte finale, che aveva trainato la raccolta oltre 16,5 miliardi. Il nuovo titolo, più breve di un anno, difficilmente replicherà il 4% finale. Secondo le prime analisi, l’atterraggio dell’ultimo biennio sarà più probabile tra il 3,7% e il 3,9%, mentre il primo biennio potrebbe viaggiare sotto il 3% (tra il 2,4% e il 2,6%).
Periodo
BTP Valore ottobre 2025 (7 anni)
BTP Valore marzo 2026 * (stima)
Anni 1-2
2,60%
2,4% – 2,6%
Anni 3-4
3,10%
2,9% – 3,1%
Anni 5-6
4,00% (anni 6-7)
3,5% – 3,8%
Premio fedeltà
0,8%
0,8%
*ipotesi basate su curva BTP e dichiarazioni analisti. I tassi ufficiali saranno comunicati il 27 febbraio.
Il parere degli esperti: rischio, duration e rendimento reale
Luigi Pedone (Banca Finint) sottolinea che “al di sotto del 2,9% il nuovo BTP non sarebbe particolarmente appetibile rispetto ai BTP in circolazione”. Attenzione però al premio fedeltà: viene erogato solo se si detiene il titolo fino a scadenza; in caso di vendita anticipata il rendimento effettivo scende. Matteo Cadei (Aegis/Plannix) avverte: “Comprare BTP significa concentrare il patrimonio sullo Stato italiano. Il rischio-Italia è cambiato nella percezione ma non è scomparso. Lo spread si è ridotto, ma resta un rischio sovrano”.
Sul fronte duration, la struttura step-up riduce la sensibilità ai tassi rispetto a un classico BTP a tasso fisso, ma il rischio rimane: un rialzo dei rendimenti di mercato dopo l’acquisto produrrebbe una perdita teorica in caso di vendita anticipata. Rocco Probo ricorda che “un incremento dei rendimenti danneggia il valore del titolo, ma il meccanismo a cedole crescenti attenua questo effetto”.
💡 RENDIMENTO REALE: Con un’inflazione attesa tra il 2% e il 2,5% nei prossimi anni, il guadagno reale del BTP Valore si attesterebbe tra lo 0,5% e l’1% annuo. “Un rendimento da protezione del capitale, non da accumulo” (Matteo Cadei).
Alternative e scenari di mercato
Guardando all’Europa, l’OAT francese a sei anni rende attualmente il 2,84% lordo, livello simile ai BTP ma con rating migliore. Per il debito italiano, tuttavia, il 2026 potrebbe essere favorevole: secondo Pedone “le nuove emissioni nette potrebbero essere negative, sostenendo i prezzi dei BTP”. Resta da monitorare la crescita dopo il Pnrr. L’emissione di marzo arriva in una fase di relativa stabilità politica e di spread moderato.
“Un compromesso ragionevole? Un decollo del titolo sul 2,4/2,5% per un atterraggio a 3,8%” – Carlo Terzano, analista.
Profilo dell’investitore e consigli operativi
Il BTP Valore è pensato per il piccolo risparmiatore che ha un orizzonte temporale di medio termine (almeno 6 anni), non necessita di liquidità immediata e vuole integrare il reddito con cedole trimestrali note in partenza (step-up). È meno adatto a chi prevede di vendere prima dei tre anni o non tollera oscillazioni di prezzo legate allo spread. La tassazione rimane agevolata al 12,5% (senza imposte di successione e con esenzione da bollo su titoli di Stato per piccole giacenze).
L’appuntamento con i tassi ufficiali è per venerdì 27 febbraio. Il collocamento si chiuderà il 6 marzo salvo chiusura anticipata. Le richieste potranno essere effettuate presso la propria banca o ufficio postale, senza commissioni. Per importi superiori a 100.000 euro il Cof (costo collocamento) non è previsto, mentre rimangono le regole di gradualità per le eventuali limitazioni di acquisto.
Ipotesi elaborate con il simulatore di rivaluta.it per un importo investito di 10.000,00 Euro
Conferenza stampa BCE – Sintesi ufficiale (5 febbraio 2026)
La Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, insieme al Vicepresidente Luis de Guindos, ha illustrato a Francoforte gli esiti della riunione del 5 febbraio 2025.
Decisioni di politica monetaria
Il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento. Qui la tabella dei tassi BCE
Le valutazioni aggiornate confermano che l’inflazione è in linea con una stabilizzazione attorno all’obiettivo del 2% nel medio termine.
L’approccio della BCE resta guidato dai dati: le decisioni sui tassi saranno assunte riunione per riunione, sulla base delle prospettive di inflazione, dei rischi associati, dell’andamento dell’inflazione di fondo e dell’efficacia della trasmissione della politica monetaria,
senza predefinire un percorso dei tassi.
Andamento dell’economia dell’area euro
Secondo la stima preliminare Eurostat, l’economia dell’area euro è cresciuta dello 0,3% nel quarto trimestre 2025, trainata soprattutto dai servizi,
in particolare informazione e comunicazione. Il settore manifatturiero ha mostrato una buona tenuta, mentre le costruzioni beneficiano del rafforzamento degli investimenti pubblici.
Il mercato del lavoro resta solido: la disoccupazione è scesa al 6,2% a dicembre.
L’aumento dei redditi da lavoro e la riduzione del risparmio delle famiglie dovrebbero sostenere
i consumi, mentre gli investimenti delle imprese sono sempre più orientati verso
le tecnologie digitali.
Inflazione
A gennaio 2026 l’inflazione complessiva è scesa all’1,7%, dal 2,0% di dicembre. Il calo è dovuto principalmente alla forte diminuzione
dei prezzi dell’energia (-4,1%).
L’inflazione al netto di energia e alimentari si attesta al 2,2%, mentre l’inflazione dei servizi rallenta al 3,2%.
Gli indicatori di inflazione di fondo restano coerenti con l’obiettivo del 2% nel medio periodo.
Le dinamiche salariali mostrano segnali di moderazione, anche se permangono incertezze legate alla componente retributiva eccedente i minimi contrattuali.
Le aspettative di inflazione di lungo periodo rimangono ancorate attorno al 2%.
Valutazione dei rischi
Le prospettive economiche e inflazionistiche restano condizionate da un contesto globale incerto: tensioni geopolitiche, politiche commerciali instabili e possibili frizioni nelle catene di approvvigionamento.
Al ribasso, l’inflazione potrebbe risentire di un rallentamento della domanda estera di un rafforzamento dell’euro. Al rialzo, pesano i rischi legati ai prezzi dell’energia, alle tensioni sulle materie prime, alla dinamica salariale e all’aumento della spesa per difesa e infrastrutture.
Condizioni finanziarie e credito
I tassi di mercato sono diminuiti rispetto alla precedente riunione, nonostante una temporanea maggiore volatilità finanziaria.
Il costo del credito alle imprese si colloca al 3,6%, mentre i nuovi mutui ipotecari restano stabili attorno al 3,3%.
I prestiti alle imprese crescono del 3,0% su base annua, mentre i mutui alle famiglie aumentano del 3,0%, sostenuti da una domanda in ripresa e da criteri di concessione più favorevoli.
Conclusioni
La BCE conferma la propria determinazione a mantenere l’inflazione stabilmente al 2%nel medio termine. Tutti gli strumenti disponibili resteranno pronti a essere utilizzati, se necessario, per garantire un’efficace trasmissione della politica monetaria e la stabilità dei prezzi nell’area euro.
Secondo la stima di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea , l’inflazione annua nell’area dell’euro dovrebbe attestarsi all’1,7% a gennaio 2026, in calo rispetto al 2,0% di dicembre scorso.
FONTE: Eurostat
Considerando le principali componenti dell’inflazione nell’area dell’euro , si prevede che i servizi registreranno il tasso annuo più elevato a gennaio (3,2%, rispetto al 3,4% di dicembre), seguiti da alimentari, alcol e tabacco (2,7%, rispetto al 2,5% di dicembre), beni industriali non energetici (0,4%, rispetto allo 0,3% di dicembre) ed energia (-4,1%, rispetto al -1,9% di dicembre) .
L’inflazione all’1,0% su base annua, in lieve rallentamento rispetto a dicembre (+1,2%), ma comunque sostenuta da alcune componenti chiave della spesa delle famiglie.
Indice NIC: andamento mensile e annuo
Nel mese di gennaio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC), al lordo dei tabacchi, registra:
+0,4% su base mensile
+1,0% su base annua
Il dato annuo segna un arretramento rispetto a dicembre, ma riporta l’inflazione su livelli appena superiori a quelli di ottobre 2024.
Alimentari e abitazione trainano l’aumento dei prezzi
Il sostegno principale all’inflazione deriva ancora una volta da voci di spesa essenziali e poco comprimibili:
Beni alimentari non lavorati: +2,5%
Beni alimentari lavorati: +2,2%
Servizi relativi all’abitazione: +4,4%
Tabacchi: +3,3%
Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: +3,0%FONTE: Istat
In particolare, il cosiddetto “carrello della spesa” (alimentari, cura della casa e della persona) mostra un incremento del +2,1% rispetto a gennaio 2025, confermando una pressione persistente sui consumi quotidiani.
Inflazione di fondo ancora superiore all’indice generale
Inflazione di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi): +1,8%
Inflazione al netto dei soli beni energetici: +1,9%
Questo indica che la dinamica dei prezzi non è legata esclusivamente all’energia, ma si sta diffondendo anche ad altri comparti dell’economia.
Beni in calo, servizi in forte crescita
Dal confronto tendenziale emerge una netta divergenza:
Prezzi dei beni: −0,2%
Prezzi dei servizi: +2,5%
Il differenziale beni–servizi sale così a +2,7 punti percentuali, segnalando che l’inflazione italiana resta trainata soprattutto dal comparto dei servizi, in particolare quelli legati all’abitazione.
Dinamica congiunturale: cosa sale e cosa scende
La variazione mensile complessiva (+0,4%) è dovuta soprattutto a:
Energetici regolamentati: +8,7%
Servizi relativi all’abitazione: +1,9%
Alimentari non lavorati: +1,2%
Alimentari lavorati: +0,9%
Energetici non regolamentati: +0,8%
L’unica flessione significativa riguarda i Servizi di trasporto, in calo del −3,7% su base mensile.
Inflazione acquisita per il 2026
L’inflazione acquisita – ovvero quella che si avrebbe se i prezzi restassero fermi nei mesi successivi – risulta pari a:
+0,4% per l’indice generale
+0,5% per la componente di fondo
Entrambi i valori risultano in aumento rispetto a dicembre, quando l’inflazione acquisita era sostanzialmente nulla.
IPCA: confronto europeo
Secondo le stime preliminari:
IPCA: −1,0% su base mensile
+1,0% su base annua (da +1,2% di dicembre)
Il dato armonizzato conferma un rallentamento dell’inflazione, pur mantenendo un livello coerente con quello dell’indice nazionale.
Pressione elevata su alimentari e servizi abitativi
Servizi molto più inflazionistici dei beni
Inflazione di fondo ancora superiore all’indice generale
Dal punto di vista economico, gennaio 2026 conferma uno scenario di inflazione moderata ma strutturalmente diffusa, che continua a incidere sul potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto attraverso le spese essenziali.
Indici dei Prezzi al Consumo: Aggiornamenti del Paniere, della Struttura di Ponderazione e dell’Indagine per l’Anno 2026
Nel 2026, l’indagine sui prezzi al consumo introduce importanti novità, tra cui l’adozione della nuova classificazione ECOICOP (versione 2), che recepisce i cambiamenti della COICOP 2018.
Paniere Istat 2026
Gli indici NIC e FOI includono 392 Segmenti di consumo e 531 Aggregati di prodotto, mentre per l’IPCA sono 537 Aggregati. Le serie storiche dal 1996 al 2025 sono state ricostruite per garantire confrontabilità. Inoltre, l’anno base è stato aggiornato al 2025=100.
Le fonti di dati includono circa 27 milioni di quotazioni da scanner data della GDO, 404mila rilevazioni territoriali, 188mila dall’Istat e 203mila dai carburanti. Per gli affitti, sono disponibili 1,5 milioni di osservazioni.
L’indagine coinvolge 80 comuni (84% della popolazione) per la rilevazione completa e altri 10 per tariffe locali. Le unità di rilevazione sono oltre 45mila, con più di 2.900 abitazioni per affitti pubblici.
La raccolta dati è tradizionale per il 49,9% del paniere NIC, centralizzata per il 36,8%, e scanner data per il 13,3%.
L’Aggiornamento del Paniere per l’Anno 2026
Il paniere è aggiornato per riflettere evoluzioni normative e comportamentali. Per NIC e FOI, ci sono 531 Aggregati di prodotto; per IPCA, 537.
Struttura della Classificazione
Anno 2026
13 divisioni di spesa
47 gruppi di prodotto
122 classi di prodotto
234 sottoclassi di prodotto
Livello di pubblicazione degli indici
392 segmenti di consumo
531 aggregati di prodotto
(a) Gli indici NIC sono diffusi con un livello di dettaglio che giunge ai 392 segmenti di consumo; per gli utenti che ne facciano richiesta sono disponibili gli indici dei 531 aggregati di prodotto.
Novità includono aggregati come Uniformi scolastiche, Accessori per l’abbigliamento, Apparecchiature di sicurezza, Carbone di legna, Altri tessili per la casa, Servizi di trasporto di emergenza, Articoli per campeggio e Software (esclusi giochi).
Dal 2026, l’IPCA include prezzi di giochi, lotterie e scommesse.
La Struttura di Ponderazione
I pesi sono aggiornati con dati dalla Contabilità nazionale (2025) e Spese delle famiglie (2024). Per gennaio 2026, si usano dati provvisori dei primi tre trimestri 2025.
Pesi per Divisione di Spesa (NIC e IPCA)
DIVISIONI DI SPESA
Pesi
NIC
IPCA
Prodotti alimentari e bevande analcoliche
17,1332
17,8511
Bevande alcoliche e tabacco
2,9077
3,0315
Abbigliamento e calzature
6,0475
6,7862
Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili
11,921
12,4289
Arredamenti, apparecchi per uso domestico e manutenzione corrente dell’abitazione
6,7464
7,0569
Sanità
8,3922
3,9998
Trasporti
15,4547
16,0752
Informazione e comunicazione
2,7599
2,8772
Ricreazione, sport e cultura
5,6275
5,8705
Servizi di istruzione
0,9427
0,983
Servizi di ristoranti e servizi di alloggio
12,5689
13,1056
Servizi finanziari e assicurativi
2,7003
2,8154
Assistenza alla persona, protezione sociale e beni e servizi vari
6,798
7,1187
Indice generale
100,0000
100,0000
Le differenze tra NIC e IPCA derivano dalla definizione dell’aggregato economico, influenzando pesi come Sanità (8,4% NIC vs 4,0% IPCA).
Confronto Pesi NIC 2025-2026
DIVISIONI DI SPESA
Anno 2025
Anno 2026
Differenza assoluta
Differenza percentuale
Prodotti alimentari e bevande analcoliche
17,1069
17,1332
0,0263
0,15
Bevande alcoliche e tabacco
3,0112
2,9077
-0,1035
-3,44
Abbigliamento e calzature
5,8926
6,0475
0,1549
2,63
Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili
11,9508
11,9210
-0,0298
-0,25
Arredamenti, apparecchi per uso domestico e manutenzione corrente dell’abitazione
6,5416
6,7464
0,2048
3,13
Sanità
8,1505
8,3922
0,2417
2,97
Trasporti
15,6164
15,4547
-0,1617
-1,04
Informazione e comunicazione
3,2091
2,7599
-0,4492
-14,00
Ricreazione, sport e cultura
6,1079
5,6275
-0,4804
-7,87
Servizi di istruzione
0,9210
0,9427
0,0217
2,36
Servizi di ristoranti e servizi di alloggio
11,9187
12,5689
0,6502
5,46
Servizi finanziari e assicurativi
2,7235
2,7003
-0,0232
-0,85
Assistenza alla persona, protezione sociale e beni e servizi vari
6,8498
6,7980
-0,0518
-0,76
Totale
100,0000
100,0000
I principali aumenti riguardano Servizi di ristoranti e alloggio (+0,6502), Sanità (+0,2417) e Arredamenti (+0,2048). Diminuzioni per Ricreazione (-0,4804) e Informazione (-0,4492).
Struttura per Tipologia di Prodotto (NIC)
TIPOLOGIE DI PRODOTTO
Anno 2025
Anno 2026
Differenza assoluta
Differenza percentuale
Beni alimentari, di cui:
18,0670
18,0155
-0,0515
-0,2851
Alimentari lavorati
11,8526
11,0782
-0,7744
-6,5336
Alimentari non lavorati
6,2144
6,9373
0,7229
11,6327
Beni energetici, di cui:
10,6390
10,4753
-0,1637
-1,5387
Energetici regolamentati
0,7331
0,6931
-0,0400
-5,4563
Energetici non regolamentati
9,9059
9,7822
-0,1237
-1,2488
Tabacchi
2,0511
2,0254
-0,0257
-1,2530
Altri beni, di cui:
24,9645
25,0116
0,0471
0,1887
Beni durevoli
9,1976
9,1296
-0,0680
-0,7393
Beni non durevoli
6,2215
6,0987
-0,1228
-1,9738
Beni semidurevoli
9,5454
9,7833
0,2379
2,4923
Totale beni
55,7216
55,5278
-0,1938
-0,3478
Servizi relativi all’abitazione
6,9120
6,8834
-0,0286
-0,4138
Servizi relativi alle comunicazioni
1,2700
1,3533
0,0833
6,5591
Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona
17,2904
17,5570
0,2666
1,5419
Servizi relativi ai trasporti
7,4957
7,1883
-0,3074
-4,1010
Servizi vari
11,3103
11,4902
0,1799
1,5906
Totale servizi
44,2784
44,4722
0,1938
0,4377
TOTALE
100,0000
100,0000
Componente di fondo
83,1466
82,5874
-0,5592
-0,6725
Indice generale al netto dell’energia, degli alimentari (incluse bevande alcoliche) e tabacchi
69,2429
69,4838
0,2409
0,3479
Indice generale al netto degli energetici
89,3610
89,5247
0,1637
0,1832
Beni alimentari, per la cura della casa e della persona
20,4080
20,3189
-0,0891
-0,4366
Struttura per Frequenza d’Acquisto (NIC)
FREQUENZA D’ACQUISTO
Anno 2025
Anno 2026
Differenza assoluta
Alta frequenza d’acquisto
40,6516
41,1133
0,4617
Media frequenza d’acquisto
39,8412
39,6838
-0,1574
Bassa frequenza d’acquisto
19,5072
19,2029
-0,3043
TOTALE
100,0000
100,0000
Pesi Regionali (NIC)
REGIONI
PESI
REGIONI
PESI
REGIONI
PESI
REGIONI
PESI
Piemonte
8,1872
Valle d’Aosta
0,2998
Lombardia
19,5396
Trentino-A. Adige
2,4124
Veneto
8,9548
Friuli-V. Giulia
2,2916
Liguria
2,8214
Emilia-Romagna
8,7067
Toscana
6,8656
Umbria
1,4062
Marche
2,4313
Lazio
10,0857
Abruzzo
1,9315
Molise
0,4302
Campania
6,7887
Puglia
4,9128
Basilicata
0,7454
Calabria
2,556
Sicilia
6,2772
Sardegna
2,3559
Il Grado di Copertura dell’Indagine
80 comuni per rilevazione completa (84% popolazione), 10 per tariffe locali. Copertura totale in 6 regioni, parziale in altre.
In questo articolo risponderemo alle tue domande su l’ipercolesterolemia basandoci esclusivamente su evidenze scientifiche.L’ipercolesterolemia è la presenza di valori elevati di colesterolo nel sangue, in particolare della frazione LDL. Dopo i 60 anni, però, il significato clinico del colesterolo alto dipende molto dal contesto metabolico, ormonale e funzionale della persona.
Come combattere dopo 60 anni l’ipercolesterolemia con l’attività sportiva
È fondamentale distinguere tra:
Ipercolesterolemia aterogena vera: LDL e ApoB elevate, associate a rischio cardiovascolare reale. Ipercolesterolemia funzionale: legata a sedentarietà, stress, ridotta massa muscolare o restrizione energetica, spesso reversibile.
Questa distinzione è decisiva per scegliere correttamente sia la dieta sia l’attività fisica.
L’attività fisica abbassa davvero il colesterolo LDL?
Sì, ma non qualsiasi attività fisica.
Le evidenze scientifiche mostrano che l’LDL si riduce quando l’esercizio:
– aumenta la clearance epatica delle LDL
– stimola i recettori LDL nel fegato
– migliora la sensibilità insulinica epatica
Questo accade solo superando una certa soglia di intensità.
Cosa significa “intensità efficace” in termini pratici?
Negli studi scientifici l’intensità viene espressa come percentuale del VO₂max, un parametro poco intuitivo per il pubblico.
Per renderlo comprensibile, ecco l’equivalenza pratica con la frequenza cardiaca massima (FCmax).
Equivalenza tra VO₂max e FCmax
50% VO₂max ≈ 60% FCmax → attività blanda 60% VO₂max ≈ 70% FCmax → attività moderata 65–75% VO₂max ≈ 75–85% FCmax → attività moderata–vigorosa (efficace su LDL) >80% VO₂max ≈ >85% FCmax → alta intensità
👉 L’LDL inizia a ridursi in modo significativo sopra il 70–75% della FCmax.
In questi casi l’attività fisica resta fondamentale per la salute generale, ma non può essere l’unico strumento.
Conclusione
Le evidenze scientifiche mostrano chiaramente che:
– non tutta l’attività fisica abbassa l’LDL
– l’intensità conta più della semplice quantità
– dopo i 60 anni serve un approccio mirato e sostenibile
Il colesterolo LDL risponde a stimoli fisiologici precisi, non al movimento generico.
Ipercolesterolemia e attività fisica dopo i 60 anni: guida pratica basata su evidenze scientifiche
Ipercolesterolemia e attività fisica dopo i 60 anni
Domande, risposte e applicazione pratica basate su evidenze scientifiche
Programma settimanale tipo: 4 ore per ridurre l’LDL dopo i 60 anni
Di seguito un esempio di programma minimo efficace, realistico e sostenibile, pensato per una persona over 60 in buono stato di salute, senza controindicazioni mediche.
Obiettivi del programma
– stimolare la clearance epatica delle LDL
– migliorare la sensibilità insulinica
– preservare massa muscolare e funzione metabolica
– evitare stress eccessivo e sovrallenamento
Distribuzione settimanale (totale circa 4 ore)
Giorno 1 – Aerobico continuo moderato–vigoroso (50 minuti)
– Intensità: 75–80% FCmax
– Attività: camminata veloce in salita, cyclette, bici, ellittica
– Respirazione impegnata ma controllata
Perché funziona: stimola direttamente i recettori LDL epatici e migliora l’assetto lipidico.
Giorno 2 – Allenamento di forza (50 minuti)
– Esercizi multiarticolari (gambe, schiena, spinta)
– Carichi medi, 2–3 serie per esercizio
– Recuperi completi
Perché è importante: preserva la massa muscolare, riduce l’insulino-resistenza e sostiene il metabolismo basale.
Giorno 3 – Aerobico continuo moderato–vigoroso (45–50 minuti)
– Intensità: 75–85% FCmax
– Attività diversa dal giorno 1 (varietà)
Perché funziona: l’effetto sull’LDL è dose-dipendente e richiede ripetizione settimanale.
Giorno 4 – Interval training leggero (30–35 minuti)
– 6–8 ripetute da 1–2 minuti a 85–88% FCmax
– Recupero attivo completo
– Riscaldamento e defaticamento inclusi
Perché inserirlo: migliora rapidamente la sensibilità insulinica e riduce la produzione epatica di lipoproteine aterogene.
Giorno 5 – Allenamento di forza (40–45 minuti)
– Seconda seduta settimanale
– Volume leggermente inferiore al giorno 2
Perché serve: consolidamento neuromuscolare e prevenzione della sarcopenia.
Nota importante
Le sedute possono essere distribuite su 5 giorni oppure accorpate su 4, mantenendo almeno 1 giorno di recupero completo.
Perché allenarsi troppo può impedire la riduzione del colesterolo LDL?
Questo è un punto spesso controintuitivo ma fondamentale, soprattutto dopo i 60 anni.
In alcune persone, aumentare eccessivamente volume o intensità di allenamento può portare a:
– LDL che non scende
– LDL che rimane stabile nonostante dieta corretta
– in alcuni casi, LDL che aumenta
Il motivo NON è l’allenamento in sé, ma il contesto metabolico
Quando l’allenamento supera la capacità di recupero, si attivano meccanismi fisiologici sfavorevoli:
– aumento cronico del cortisolo
– riduzione degli ormoni tiroidei attivi (T3)
– riduzione della clearance epatica delle LDL
– aumento della mobilizzazione lipidica da stress
Il risultato è un quadro simile a quello osservato nel digiuno cronico o nella sottoalimentazione.
Overtraining metabolico: cosa significa
Non si parla necessariamente di sovrallenamento sportivo classico, ma di stress metabolico cronico.
Succede quando:
– l’apporto calorico è insufficiente
– il recupero è scarso
– l’intensità è alta troppo spesso
– l’età riduce la resilienza ormonale
In questo contesto il fegato riduce l’espressione dei recettori LDL, e il colesterolo rimane in circolo più a lungo.
Segnali pratici che l’allenamento è eccessivo
– stanchezza persistente
– peggioramento del sonno
– calo della performance
– aumento dell’LDL non spiegato dalla dieta
In questi casi la strategia corretta non è allenarsi di più, ma ridurre carico e migliorare alimentazione e recupero.
Conclusione
Dopo i 60 anni il colesterolo LDL non risponde al movimento generico, ma a:
– intensità adeguata
– volume sufficiente ma non eccessivo
– contesto nutrizionale corretto
– recupero rispettato
Allenarsi meglio è più efficace che allenarsi di più.
Il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2022-2024 coinvolge il personale di Comuni, Province, Regioni, Camere di Commercio e altri enti locali. Il contratto, firmato in via definitiva a gennaio 2026 dopo l’approvazione del Governo il 29 gennaio 2026, introduce aumenti salariali, aggiornamenti normativi e nuove regole organizzative.
Nuove regole CCNL Enti Locali 2022-2024
Gli effetti giuridici sono retroattivi al 1° gennaio 2022, mentre quelli economici si applicano progressivamente dalla data di firma definitiva, con erogazione degli arretrati nei mesi successivi.
La sintesi video sul Contratto 2022-2024
1. Inquadramento generale
Il CCNL Funzioni Locali 2022-2024 è stato siglato definitivamente tra ARAN e le organizzazioni sindacali firmatarie (CISL, UIL e CSA), dopo una pre-intesa del 3 novembre 2025. L’accordo aggiorna sia la parte economica (stipendi, arretrati, indennità) sia quella normativa (orari, lavoro agile, progressioni di carriera). Per il testo integrale del contratto, consulta il documento ufficiale sull’ipotesi (che ha preceduto la firma definitiva) sul sito ARAN: Testo integrale CCNL Funzioni Locali 2022-2024.
2. Incrementi economici
Sono previsti aumenti medi mensili lordi di circa 136-142 euro su tredici mensilità, con arretrati medi netti di circa 2.357 euro (al netto dell’indennità di vacanza contrattuale), calcolati dal 1° gennaio 2022. Gli importi variano per area e posizione economica. Ad esempio:
– Area Operatori: incrementi da 90-100 euro.
– Area Assistenti: da 120-130 euro.
– Area Istruttori: da 140-150 euro.
– Area Funzionari: fino a 160 euro.
Questi aumenti rappresentano il 5,78% sul monte salari 2021, più uno 0,22% per il trattamento accessorio. Per dettagli sugli arretrati e tabelle salariali, vedi il comunicato ARAN: Comunicato ARAN.
3. Novità organizzative
Il contratto enfatizza la flessibilità e la conciliazione vita-lavoro, con aggiornamenti basati sulle esigenze post-pandemia.
Articolazione volontaria dell’orario settimanale su quattro giorni (36 ore totali), per concentrare l’attività e liberare una giornata libera. Questo è sperimentale e non riduce il monte ore complessivo.
Disciplina dettagliata del lavoro agile (smart working) e del lavoro da remoto, distinti nettamente: lo smart working è orientato agli obiettivi, mentre il remoto è più strutturato. Accesso su base volontaria, senza obblighi o esclusioni aprioristiche. Priorità per genitori, caregiver di disabili (legge 104) o lavoratori con esigenze di salute. Possibilità di estendere i giorni in agile in casi specifici. Diritto alla disconnessione e richiamo in presenza solo motivato.
Riconoscimento del buono pasto (equiparato al lavoro in presenza) anche in modalità agile o remota.
Maggiore focus su age management (gestione dell’età, con tutele per lavoratori over 50) e conciliazione vita-lavoro, inclusi permessi multipli nella stessa giornata.
Diritto alla disconnessione e orario di lavoro su quattro giorni settimanali
Grande rilievo è dato alla flessibilità del lavoro e alla conciliazione vita-lavoro. Il CCNL consolida il lavoro agile e da remoto, introducendo tutele chiare come il diritto alla disconnessione e la definizione delle fasce di contattabilità, a protezione della salute psico-fisica del personale. In via sperimentale viene prevista anche la possibilità di articolare l’orario di lavoro su quattro giorni settimanali, a parità di ore complessive e su base volontaria, garantendo comunque la continuità dei servizi. Parallelamente, vengono potenziati i permessi per visite mediche e terapie e introdotte politiche di age management per gestire l’invecchiamento attivo del personale.
4. Tutele e progressioni
Proroga delle progressioni verticali in deroga fino al 31 dicembre 2026, per favorire la mobilità interna.
Rafforzamento delle tutele per maternità, paternità, congedi parentali e assistenza familiare, inclusa estensione dello smart working per genitorialità.
Valorizzazione delle elevate qualificazioni, con incentivi e welfare integrativo opzionale (es. conversione di incrementi in benefits).
Nuove disposizioni su patrocinio legale in caso di aggressioni e ampliamento dei permessi per esami o motivi personali.
5. Impatti e attuazione: tempi e passaggi concreti
Stato attuale
Il contratto è stato firmato in via definitiva a gennaio 2026, rendendolo pienamente efficace. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e gli enti locali stanno procedendo con gli adeguamenti.
Fasi successive
1. Controllo di compatibilità finanziaria
Completato dalla Corte dei Conti entro dicembre 2025-gennaio 2026, con esito positivo.
2. Firma definitiva del CCNL
Avvenuta a gennaio 2026, dopo il via libera governativo del 29 gennaio 2026. Da questo momento, il contratto ha piena efficacia giuridica.
3. Decorrenza giuridica ed economica
Elemento
Decorrenza
Decorrenza giuridica
1° gennaio 2022 (retroattiva)
Decorrenza economica
Dalla data di firma definitiva (gennaio 2026)
Arretrati
Calcolati dal 2022 e liquidati entro 30 giorni dalla firma, o al massimo entro 3-6 mesi
4. Attività a carico degli enti locali
Aggiornamento dei sistemi payroll e inquadramenti entro i primi mesi del 2026.
Verifica e adeguamento dei bilanci per coprire gli aumenti.
Programmazione dell’erogazione arretrati e avvio della contrattazione integrativa entro aprile 2026.
Tempi realistici di applicazione
Fase
Tempistica stimata
Via libera Corte dei Conti
Completato (1-2 mesi da pre-intesa)
Firma definitiva
Gennaio 2026
Prime buste paga aggiornate
Da febbraio-marzo 2026
Pagamento arretrati
Entro marzo-giugno 2026
In sintesi: Con la firma definitiva del 2026, gli effetti economici (aumenti e arretrati) sono in corso di erogazione nel 2026. I tempi variano per ente, ma il contratto pone le basi per il prossimo rinnovo 2025-2027, con ulteriori aumenti previsti (fino a 230-280 euro mensili dal 2026-2027).
La cellulite non è semplicemente un accumulo di grasso e non è una infiammazione nel senso clinico del termine.
La definizione tecnica corretta è Panniculopatia Edemato-Fibro-Sclerotica (PEFS).
La cellulite
Si tratta di una alterazione strutturale del tessuto sottocutaneo che coinvolge più componenti:
adipociti (cellule adipose)
microcircolo venoso e linfatico
matrice extracellulare
setti fibrosi di collagene
Il problema principale non è la quantità di grasso, ma il modo in cui grasso, liquidi e tessuto connettivo interagiscono tra loro.
Meccanismo fisiopatologico
Il processo si sviluppa generalmente secondo queste fasi:
alterazione del microcircolo
riduzione del drenaggio venoso e linfatico
accumulo di liquidi (edema interstiziale)
ipertrofia degli adipociti
fibrosi dei setti connettivali
trazione verso il basso della cute con aspetto a “buccia d’arancia”
Questo spiega perché la cellulite può essere presente anche in soggetti magri e perché il semplice dimagrimento spesso non la elimina.
Perché colpisce soprattutto le donne
La maggiore prevalenza femminile è dovuta a fattori anatomici e ormonali:
setti fibrosi disposti verticalmente
influenza degli estrogeni sulla ritenzione idrica
distribuzione ginoide del grasso corporeo
maggiore lassità del tessuto connettivo
La cellulite è quindi una condizione fisiopatologica molto comune, non un difetto estetico legato alla pigrizia o al peso corporeo.
Lo sport riduce la cellulite?
La letteratura scientifica concorda su un punto fondamentale:
L’esercizio fisico regolare riduce la severità della cellulite, ma raramente la elimina completamente.
I miglioramenti osservati riguardano:
riduzione dell’edema
miglioramento del microcircolo
riduzione del volume degli adipociti
aumento del tono muscolare sottostante
Quali sport sono più efficaci
Sport di endurance a intensità moderata
Camminata veloce, corsa leggera, ciclismo e nuoto sono le attività con le evidenze migliori.
Queste discipline:
aumentano il ritorno venoso
stimolano il drenaggio linfatico
migliorano la funzione endoteliale
ridimensionano l’edema cronico
Ciclismo e camminata in salita risultano particolarmente efficaci sugli arti inferiori.
Allenamento di forza
L’allenamento con sovraccarichi o a corpo libero è importante ma non sufficiente da solo.
Effetti principali:
aumento della massa muscolare
migliore tensione cutanea
riduzione dell’irregolarità visiva
Non agisce direttamente sul microcircolo, ma potenzia gli effetti dell’attività aerobica.
HIIT
Può contribuire indirettamente migliorando la sensibilità insulinica e riducendo il grasso totale.
Tuttavia non è la scelta ideale per il drenaggio e in alcuni soggetti può accentuare temporaneamente la ritenzione idrica.
Cosa funziona meno o solo temporaneamente
creme anticellulite (effetto superficiale e transitorio)
sudorazione localizzata
trattamenti isolati senza movimento
dimagrimenti rapidi
Questi approcci non modificano la struttura del tessuto sottocutaneo.
Esempio di programma di allenamento orientato alla riduzione della cellulite
Frequenza settimanale
4–5 sedute totali
Attività aerobica
3 sedute a settimana:
camminata veloce o ciclismo
durata: 45–60 minuti
intensità: moderata (zona aerobica)
Allenamento di forza
2 sedute a settimana:
squat
affondi
step-up
hip thrust
core stability
2–3 serie per esercizio, 8–12 ripetizioni, recuperi completi.
Durata del programma
I miglioramenti apprezzabili richiedono almeno 8–12 settimane di continuità.
Conclusione
La cellulite è una condizione strutturale del tessuto sottocutaneo.
Non si elimina completamente, ma può essere gestita efficacemente attraverso:
attività aerobica regolare
allenamento di forza
continuità nel tempo
Il movimento è lo strumento più efficace e scientificamente fondato per migliorarne l’aspetto.
Studi di overview e review scientifiche
Cellulite: an evidence-based review – review sistematica su efficacia delle varie terapie, evidenziando lacune metodologiche e risultati eterogenei sul trattamento della cellulite.
Low-Level Laser Therapy for Cellulite – studio randomizzato controllato che valuta l’uso di laser a bassa potenza per migliorare l’aspetto della cellulite.
Longevità: perché la varietà negli Sport è più importante della quantità – I risultati dello studio Harvard
Un monumentale studio pubblicato il 20 gennaio 2026 su BMJ Medicine ha analizzato i dati di due grandi coorti prospettiche – Nurses’ Health Study e Health Professionals Follow-Up Study – coinvolgendo oltre 111.000 partecipanti seguiti per decenni (dal 1986 fino al 2018/2020). I ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health hanno dimostrato che non conta solo quanto ci si muove, ma soprattutto quante tipologie diverse di attività fisica si praticano regolarmente.
Longevità e Sport la varietà è il segreto
Il potere della varietà: -19% di rischio di mortalità
Dopo aver corretto per il volume totale di attività fisica, chi rientrava nel gruppo con la maggiore varietà di esercizi ha mostrato un rischio di mortalità per tutte le cause inferiore del 19% rispetto a chi ne praticava pochissime o una sola. Benefici simili (13-41% in meno) si osservano anche per le principali cause di morte: malattie cardiovascolari, tumori, patologie respiratorie e altro.
Perché? Le diverse attività stimolano il corpo in modi complementari: l’aerobico migliora la capacità cardiorespiratoria, i pesi preservano massa muscolare e densità ossea, gli sport con racchetta sviluppano coordinazione e forza esplosiva. La combinazione offre una protezione più completa.
Classifica delle attività per riduzione del rischio di mortalità
Ecco la classifica approssimativa basata sulle riduzioni percentuali di rischio di mortalità totale (confrontando i livelli più alti di pratica vs i più bassi, HR multivariable-adjusted):
Varietà di attività 🌈 → -19%
Camminata 🚶 → -17% (HR 0.83)
Tennis / Squash 🎾 → -15% (HR 0.85)
Canottaggio / Calisthenics 🚣 → -14% (HR 0.86)
Corsa (Running) 🏃 → -13% (HR 0.87)
Pesi / Allenamento di resistenza 🏋️ → -13% (HR 0.87)
Jogging 👟 → -11% (HR 0.89)
Salire le scale 🪜 → -10% (HR 0.90)
Bicicletta 🚲 → -4% (HR 0.96)
Nuoto 🏊 → 0% significativo (HR 1.01)
Rappresentazione grafica approssimativa (barra proporzionale alla riduzione %):
I plateau: esiste un limite oltre cui non serve aumentare?
Le relazioni sono non-lineari: i benefici crescono rapidamente a bassi volumi, poi raggiungono un plateau. Esempi:
Bicicletta → massimo beneficio intorno a 7,5 MET-ore/settimana (~64 minuti)
Camminata → plateau simile intorno a 7,5 MET-ore
Tennis/Squash → beneficio massimo già a ~5 MET-ore/settimana
Per la varietà → conta come tale un’attività svolta almeno 20 minuti a settimana
Beneficio complessivo massimo → intorno alle 20 MET-ore/settimana totali
Il nuoto non ha mostrato riduzione significativa probabilmente per limiti nella misurazione dell’intensità reale tramite questionari (autovalutazione soggettiva).
Limiti dello studio da tenere a mente
Anche se robusto (coorti enormi, follow-up lunghissimo, lag di 4 anni per causalità inversa), presenta alcune debolezze:
Dati auto-riferiti tramite questionari (possibili errori di ricordo o misclassificazione)
Campione prevalentemente bianco e di professionisti sanitari (limitata generalizzabilità)
Difficoltà a catturare intensità precisa in alcuni sport (es. nuoto)
Conclusione: non scegliere un solo sport, diventa un esploratore del movimento
La scienza è chiara: per massimizzare la longevità non serve diventare specialisti di una singola disciplina, ma coltivare una routine varia e piacevole.
Cammina ogni giorno, aggiungi pesi due volte a settimana, gioca a tennis o paddle quando puoi, corri, voga o pedala occasionalmente.
La combinazione batte la monotonia: il tuo corpo ringrazierà con meno malattie e più anni di vita in salute.
Inizia oggi a diversificare: il vero segreto per vivere a lungo non è fare di più, ma fare di tutto un po’.
Fonte principale: Han H, et al. Physical activity types, variety, and mortality: results from two prospective cohort studies. BMJ Medicine 2026;5(1):e001513. doi:10.1136/bmjmed-2025-001513. Disponibile su: bmjmedicine.bmj.com
Inflazione Area Euro 2025: andamento, componenti e ruolo della BCE
Grafico inflazione Area Euro anno 2025
Il 2025 si è chiuso con un quadro inflattivo dell’Area Euro in progressivo rientro:+1,9% rispetto al 2,1% di novembre.
Secondo i dati Eurostat, l’inflazione annua armonizzata (HICP) ha raggiunto l’1,9% a dicembre 2025, in calo rispetto al 2,1% di novembre e nettamente inferiore ai valori di inizio anno.
La media per il 2025 si attesta, con l’ultimo dato di dicembre, al 2,1%. Nel 2024 la media era stata 2,4 per cento. Qui il dettaglio
Andamento dell’inflazione nel corso del 2025
Osservando l’evoluzione mensile dell’inflazione nel 2025 emerge una dinamica di graduale disinflazione. L’anno si è aperto con un tasso annuo del 2,5% a gennaio, per poi scendere progressivamente fino all’1,9% di dicembre. Le variazioni mensili mostrano invece una maggiore volatilità: mesi con incrementi significativi (marzo e aprile, +0,6%) si alternano a fasi di stagnazione o calo dei prezzi (gennaio e novembre, -0,3%). Questo comportamento è coerente con il normale effetto base e con la diversa stagionalità delle componenti inflattive.
Le componenti dell’inflazione: cosa ha guidato i prezzi
A dicembre 2025, l’analisi delle componenti principali dell’inflazione dell’Area Euro
evidenzia forti differenze settoriali:
Servizi: 3,4% (in lieve calo dal 3,5% di novembre)
Alimentari, alcol e tabacchi: 2,5% (in aumento dal 2,4%)
Beni industriali non energetici: 0,4%
Energia: -1,9%
I servizi continuano a rappresentare la componente più inflattiva, riflettendo
la crescita dei salari e dei costi interni. Al contrario, il comparto energetico
esercita una forte pressione disinflazionistica, contribuendo
in modo determinante al rientro dell’indice generale.
Pesi delle componenti nel paniere HICP 2025
In termini di struttura dei consumi, i pesi del paniere HICP per il 2025 mostrano
chiaramente perché alcune componenti incidano più di altre sull’inflazione complessiva:
Servizi: circa 45,7%
Beni industriali non energetici: circa 25,6%
Alimentari, alcol e tabacchi: 19,3%
Energia: 9,4%
Sebbene energia e alimentari rappresentino meno di un terzo della spesa complessiva,
la loro elevata volatilità rende queste componenti particolarmente rilevanti
per le oscillazioni dell’inflazione headline.
Inflazione e politica monetaria: il ruolo della BCE
Il rientro dell’inflazione verso valori prossimi al target del 2% rappresenta un segnale centrale per la Banca Centrale Europea.
La BCE utilizza l’HICP come principale indicatore per valutare la stabilità dei prezzi nel medio termine.
Nel corso del 2025, la discesa dell’inflazione annua è stata coerente con una politica monetaria restrittiva adottata negli anni precedenti, caratterizzata
da tassi di interesse elevati e condizioni finanziarie più rigide.
Tuttavia, la persistenza di un’inflazione elevata nei servizi suggerisce alla BCE un approccio prudente, evitando allentamenti prematuri.
Il 2025 conferma un contesto di normalizzazione inflattiva
nell’Area Euro, con un indice generale ormai vicino all’obiettivo della BCE,
ma con forti divergenze tra le componenti.
Per il 2026, l’attenzione resterà focalizzata sull’evoluzione dei servizi,
sui salari e sulle politiche monetarie, elementi chiave per comprendere
se la stabilità dei prezzi potrà dirsi definitivamente raggiunta.
Perchè i semi di Chia stanno avendo successo e perchè se ne parla solo ora?
Il successo dei semi di chia non è dovuto a una scoperta recente, ma a una convergenza di fattori culturali, scientifici e commerciali che si sono allineati solo negli ultimi 10–15 anni.
Semi di Chia
Non sono nuovi: sono “antichi”
I semi di chia erano già un alimento base per Aztechi e Maya, usati come fonte di energia durante guerre e lunghi spostamenti. Non sono quindi un “superfood moderno”, ma un cibo tradizionale riesumato.
Il problema storico è semplice: non facevano parte della dieta europea, quindi sono rimasti fuori dai circuiti alimentari occidentali fino a tempi recenti.
La scienza nutrizionale è cambiata
Fino agli anni ’90:
i grassi erano demonizzati
le fibre erano sottovalutate
gli omega-3 erano poco compresi
Oggi sappiamo che i semi di chia sono:
~30–34% fibre
ricchi di ALA (omega-3 vegetale)
con proteine e micronutrienti interessanti
Questa nuova chiave di lettura scientifica li ha resi improvvisamente “virtuosi”, mentre prima sarebbero stati visti solo come “semi grassi”.
Rispondono perfettamente ai trend moderni
La chia è funzionale al marketing nutrizionale attuale:
vegana
gluten-free
naturale
non processata
facile da usare (pudding, yogurt, smoothie)
In più ha una caratteristica “scenica”: assorbe acqua e forma gel, cosa che la rende perfetta per social, blog e ricette virali.
È un “superfood” perfetto per l’industria
Dal punto di vista commerciale è ideale:
lunga conservazione
basso costo di produzione
alta marginalità
facile da inserire in qualunque prodotto (barrette, yogurt, pane, bevande)
Il termine “superfood” non è scientifico, ma funziona benissimo sul consumatore. La chia è stata “impacchettata” dentro questa narrazione.
Se ne parla solo ora perché ora c’è il pubblico giusto
Oggi c’è:
paura delle malattie metaboliche
attenzione a intestino e infiammazione
interesse per alimenti “semplici ma potenti”
Negli anni ’80–’90 il pubblico voleva light, zero grassi e raffinato. La chia non avrebbe avuto alcuna chance.
Un giudizio onesto (non ideologico)
I semi di chia:
sono un buon alimento, soprattutto per fibre e omega-3
non fanno miracoli
non sono indispensabili
Dal punto di vista nutrizionale:
non sono superiori in assoluto a lino, noci o semi di canapa
ma sono più pratici e più digeribili per molti
Sostituti dei semi di chia facilmente reperibili in Italia
Dal punto di vista nutrizionale, la chia non è unica. In Italia abbiamo alternative altrettanto valide (e spesso più sensate).
Creatina dopo i 60 anni: benefici reali, miti da sfatare e uso ragionato
Per molti la creatina è ancora associata al bodybuilding, ai muscoli gonfi o a pratiche discutibili.
In realtà, la letteratura scientifica più recente racconta una storia molto diversa. Dopo i 60 anni la creatina cambia completamente significato: non è più uno strumento estetico, ma un supporto alla funzione, alla forza e all’autonomia.
Questo articolo chiarisce cosa dice davvero la scienza, cosa è marketing, e quando ha senso usare la creatina in un’ottica di invecchiamento attivo.
Integrazione con creatina dopo i 60 anni
Perché la creatina diventa interessante dopo i 60 anni
Con l’avanzare dell’età avvengono cambiamenti fisiologici ben documentati:
riduzione delle riserve di fosfocreatina nel muscolo e nel sistema nervoso;
minor velocità di rigenerazione dell’ATP;
aumento della cosiddetta resistenza anabolica;
perdita di forza e soprattutto di potenza (dinapenia).
Il vero problema dell’invecchiamento non è solo perdere massa muscolare, ma perdere la capacità di produrre forza rapidamente.
È qui che la creatina trova il suo spazio fisiologico.
Creatina e longevità funzionale
È importante essere chiari:
La creatina non allunga la vita, ma può allungare la funzione.
Più forza e più potenza significano:
minor rischio di cadute;
maggiore autonomia nelle attività quotidiane;
migliore tolleranza agli allenamenti;
recupero neuromuscolare più efficiente.
In altre parole, la creatina può aiutare a rimanere funzionanti, autonomi e solidi nel tempo.
Benefici reali documentati dalla ricerca
Negli adulti maturi e negli anziani, la creatina:
migliora la forza e la potenza se associata all’allenamento;
potenzia l’efficacia di stimoli anche non massimali;
aiuta a contrastare sarcopenia e dinapenia;
sostiene il recupero dopo sforzi intensi;
in alcune condizioni di stress può supportare la funzione cognitiva.
Non è un integratore miracoloso, ma è uno dei pochissimi con un profilo di evidenza solido.
Quando NON aspettarsi benefici
La creatina non è utile in tutti i contesti. È poco sensata se:
si è completamente sedentari;
non si svolge alcun lavoro di forza;
si cercano benefici puramente aerobici;
si hanno aspettative estetiche irrealistiche.
La creatina funziona se inserita in uno stile di vita attivo e razionale.
Creatina monoidrato: perché è l’unica che serve
Esistono sul mercato numerose varianti:
creatina alcalina, bufferizzata, esterificata, “pH-corrected”.
Queste forme promettono:
miglior assorbimento;
minori effetti collaterali;
maggiore stabilità;
assenza di conversione in creatinina.
La scienza non supporta queste promesse.
La creatina monoidrato:
è la forma più studiata in assoluto;
è altamente biodisponibile;
è stabile alle condizioni digestive;
è sicura alle dosi raccomandate;
ha il miglior rapporto costo-beneficio.
Le versioni “speciali” non funzionano meglio.
Costano solo di più.
Il mito della creatinina
Uno dei principali timori è la conversione della creatina in creatinina.
In realtà:
la conversione avviene solo a pH estremi e con calore prolungato;
non avviene nello stomaco;
l’aumento della creatinina nel sangue riflette il metabolismo della creatina, non un danno renale.
Nei soggetti sani, a dosi corrette, non esistono evidenze di danno renale.
Dose corretta dopo i 60 anni
La strategia migliore è semplice:
3 grammi al giorno;
tutti i giorni;
senza fase di carico.
Dosi più alte non danno benefici aggiuntivi e aumentano solo il rischio di disturbi gastrointestinali.
L’assunzione può avvenire con il pasto principale o dopo l’allenamento.
Sicurezza e buon senso
Nei soggetti sani, la creatina ha un profilo di sicurezza elevato.
È invece prudente consultare il medico in caso di:
patologie renali diagnosticate;
uso cronico di farmaci nefrotossici;
condizioni metaboliche non compensate.
Il buon senso non è demonizzare, ma personalizzare.
Conclusione
Dopo i 60 anni la creatina non è un integratore da palestra, ma uno strumento di supporto alla funzione neuromuscolare.
Usata correttamente, con allenamento intelligente e aspettative realistiche, può contribuire a mantenere forza, potenza e autonomia.
In un’epoca in cui si parla tanto di longevità, la vera sfida non è vivere di più, ma vivere meglio e più a lungo in autonomia.
Carboidrati in maratona: cosa sappiamo e cosa cambia davvero
Questa sintesi riassume in modo chiaro e pratico i risultati di uno studio recente (C-labelled glucose-fructose show greater exogenous and whole-body CHOoxidation and lower O 2 cost of running at 120 versus 60 and 90 g·h21 in elitemale marathoners) pubblicato sul numero di ottobre 2025 su Journal of Applied Physiology condotto su maratoneti élite, focalizzandosi su ciò che era già noto, sulle vere novità scientifiche e sulle implicazioni pratiche per allenatori e atleti.
13C-labelled glucose-fructose show greater exogenous and whole-body CHO oxidation and lower O2 cost of running at 120 versus 60 and 90 g·h−1 in elite male marathoners
Contesto generale
La prestazione nella maratona dipende da tre pilastri fisiologici principali:
VO₂max (massimo consumo di ossigeno)
Intensità sostenibile, legata alla soglia del lattato
(LT, lactate threshold) e al punto di svolta del lattato
(LTP, lactate turn point)
Economia di corsa (running economy), cioè il costo di ossigeno
per correre a una certa velocità
A questi fattori si aggiunge un elemento spesso sottovalutato:
la capacità di sostenere per oltre due ore un’elevata richiesta di carboidrati (CHO, carbohydrates) senza perdita di efficienza
metabolica o comparsa di disturbi gastrointestinali.
Cosa sapevamo già
La maratona è una disciplina fortemente dipendente dai carboidrati,
anche se i grassi contribuiscono in modo non trascurabile alla produzione di energia.
L’assunzione di carboidrati multipli (glucosio + fruttosio) consente
tassi di ossidazione più elevati grazie all’utilizzo di trasportatori intestinali
diversi: SGLT1 (trasportatore sodio-glucosio) e GLUT5 (trasportatore del fruttosio).
Nei ciclisti erano già stati osservati benefici con assunzioni superiori a 90 g·h⁻¹ di carboidrati, ma mancavano dati solidi nella corsa.
Nei runner si temeva che dosi elevate di carboidrati aumentassero i sintomi GI (sintomi gastrointestinali), soprattutto a causa
dell’impatto meccanico della corsa.
Cosa c’è di realmente nuovo?
1. 120 g·h⁻¹ di carboidrati sono realmente utilizzabili
Per la prima volta, tramite traccianti isotopici al carbonio-13 (¹³C, isotopi stabili del carbonio), è stato dimostrato che i maratoneti élite sono in grado di ossidare carboidrati ingeriti in modo dose-dipendente:
circa 0,9 g·min⁻¹ con 60 g·h⁻¹ di CHO
circa 1,3 g·min⁻¹ con 90 g·h⁻¹ di CHO
circa 1,7 g·min⁻¹ con 120 g·h⁻¹ di CHO
Questi valori sono tra i più alti mai osservati nella corsa e paragonabili a quelli rilevati nel ciclismo.
2. Solo 120 g·h⁻¹ mantengono il metabolismo “glucidico” nel tempo
Durante la seconda ora di corsa a intensità prossima al ritmo maratona:
Con 60 e 90 g·h⁻¹ si osserva una progressiva transizione verso un maggiore utilizzo dei grassi.
Con 120 g·h⁻¹ la quota di energia derivante dai carboidrati rimane elevata (circa 65%) e non si verifica il cosiddetto metabolic crossover (punto in cui i grassi diventano il carburante principale).
In altre parole, a ritmi da maratona élite, 90 g·h⁻¹ non sono sufficienti per sostenere a lungo un metabolismo fortemente basato sui carboidrati.
3. Migliora l’economia di corsa
Un risultato particolarmente rilevante è la riduzione del costo di ossigeno (O₂, ossigeno) della corsa con 120 g·h⁻¹ di carboidrati rispetto a 60 g·h⁻¹.
Il miglioramento dell’economia di corsa è dell’ordine del 3–4%, un valore molto significativo in una maratona.
Dal punto di vista fisiologico, questo è spiegabile dal fatto che i carboidrati forniscono più energia per litro di ossigeno consumato rispetto ai grassi.
4. Qual è il vero problema vero? Il limite è gastrointestinale
I sintomi GI (sintomi gastrointestinali) sono stati presenti in tutte le condizioni, ma con caratteristiche diverse:
A 120 g·h⁻¹ aumentano nausea, senso di pienezza gastrica e crampi addominali.
Nonostante ciò, l’efficienza di ossidazione dei carboidrati resta elevata (circa 85%).
Questo indica che il problema non è l’assorbimento o l’utilizzo dei carboidrati, ma la tolleranza intestinale.
Implicazioni pratiche
Per runner élite e sub-élite, 120 g·h⁻¹ di CHO possono offrire un vantaggio metabolico reale.
L’assunzione di carboidrati ad alte dosi richiede allenamento dell’intestino (gut training), al pari dell’allenamento cardiovascolare.
La nutrizione in gara diventa una vera e propria variabile prestativa, da pianificare con la stessa cura di ritmo, carichi e tapering.
Messaggio chiave
A ritmi da maratona élite, solo 120 g·h⁻¹ di carboidrati mantengono il metabolismo glucidico, migliorano l’economia di corsa e offrono un vantaggio fisiologico concreto; il vero collo di bottiglia non è il muscolo, ma l’intestino.