Confronto giornaliero dei tassi di interesse e dell’inflazione in Italia dal 1958 a marzo 2023
In questo breve post abbiamo messo a confronto i dati giornalieri dell’inflazione e i tassi di interesse della Banca D’Italia (ex TUS) e BCE (Tasso BCE) da gennaio 1959 a marzo 2023.
Cosa intendiamo per dato giornaliero? Per chiarire facciamo un esempio:
l’inflazione dal 01/01/1957 al 1/1/1958 è stata del 2,10%. Questo dato ovviamente è stato uguale fino al periodo 31/1/1957 – 31/1/1958. Quindi per i 31 giorni di gennaio abbiamo confermato il dato dell’inflazione (2,10%). Stesso identico procedimento discorso per i tassi di interesse.
In questo modo abbiamo ottenuto un confronto puntuale che offre una lettura chiara del fenomeno.
Abbiamo messo a disposizione la serie storica, che troverete di seguito, con i dati sia dell’inflazione che dei tassi di interesse.
Tassi di Interesse(Tasso ufficiale di sconto e Tasso BCE) e inflazione Italia da gennaio 1958 a marzo 2023
Qual è la differenza tra inflazione e tassi di interesse?
L’inflazione e il tasso d’interesse sono due indicatori chiave che gli economisti e gli investitori osservano attentamente per valutare la salute dell’economia.
L’inflazione si riferisce all’aumento generale dei prezzi dei beni e dei servizi nel tempo, mentre i tassi di interesse sono il costo del denaro per prestiti o investimenti.
La relazione tra l’inflazione e i tassi di interesse è complessa e spesso controversa, poiché può essere influenzata da molteplici fattori, come la politica monetaria, la politica fiscale, l’offerta e la domanda di beni e servizi e la situazione economica globale.
Il cuneo fiscale è la differenza tra il costo totale sostenuto dal datore di lavoro e il netto ricevuto dal lavoratore in busta paga.
In sostanza, è la somma delle imposte dirette, indirette e previdenziali a carico sia del datore di lavoro che del lavoratore.
Quando si dice che lo stato italiano sta lavorando sul cuneo fiscale, cosa significa?
Significa che sta cercando di ridurre la differenza tra il costo totale sostenuto dal datore di lavoro e il netto ricevuto dal lavoratore in busta paga. In Italia, il peso del cuneo fiscale è del 46,5%, uno dei dati più alti tra i Paesi dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) secondo il Taxing Wages. Quindi, per ogni 100 euro pagati dall’azienda per il dipendente 46,50 euro sono impiegati per tasse e contributi.
QUALI SONO I VANTAGGI DELLA RIDUZIONE DEL CUNEO FISCALE?
Aumentare il netto ricevuto dal lavoratore in busta paga
Ridurre il costo del lavoro per il datore di lavoro
Busta paga
In pratica il cuneo fiscale
Supponiamo che il costo totale sostenuto dal datore di lavoro per un lavoratore sia di 3000€ al mese. Questo include lo stipendio lordo del lavoratore, i contributi previdenziali e le tasse. Supponiamo che il lavoratore riceva in busta paga 2000€ netti al mese. In questo caso, il cuneo fiscale sarebbe di 1000€ al mese (3000€ – 2000€).
Questo ovviamente è solo un esempio per illustrare come si calcola il cuneo fiscale. Le cifre reali possono variare a seconda delle circostanze specifiche.
Il prezzo del gasolio dal 1996 al 2023 confrontato con l’inflazione
L’aumento dei prezzi dei carburanti causa l’inflazione?
Confronto prezzo gasolio e inflazione Italia gennaio 1996-marzo 2023
Il grafico e i dati del prezzo del gasolio e dell’inflazione in Italia affiancati evidenziano un andamento più o meno simile tra prezzo del gasolio e inflazione. Si nota come l’aumento dell’inflazione si verifichi con un ritardo di circa un mese dall’aumento del gasolio.
Solo nel periodo che va da aprile 2004 a aprile 2006 c’è una divergenza dei dati: il gasolio sale e l’inflazione, al contrario, è in netta discesa.
Dal 2006 al 2023 si evidenzia tra le due serie di dati una forte e decisa correlazione, e ciò fa pensare che il prezzo del gasolio sia molto influente sull’inflazione.
Questa potrebbe sembrare una riflessione ovvia, ma a volte l’ovvietà sfugge.
Al lettore lasciamo le dovute osservazioni.
Potrebbe essere utile sullo stesso argomento consultare:
Inflazione Area euro a marzo 2023 scende al 6,9% , lo scorso mese era stato 8,5%
L’inflazione annua nell’Area euro nel mese di Marzo 2023 è risultata pari a 6,9% confermando la stima e in calo rispetto all’8,5% dello scorso mese di Febbraio.
Sempre a Marzo 2023 l’inflazione mensile rispetto al mese precedente (Febbraio 2023 ) registra una variazione uguale a 0,9%; a Febbraio 2023 era stata del 0,8%.
L’inflazione media per l’anno 2023 è uguale a 8%. Lo scorso anno fu del 8,3%
L’inflazione biennale rispetto a Marzo 2021 è risultata uguale a 14,8%, un anno fa a Marzo 2022 il dato era 7,4%.
I tassi annuali più bassi nell’Area euro sono stati rilevati in Lussemburgo (2,9%), Spagna (3,1%) e Paesi Bassi (4,5%). I tassi annuali più elevati sono stati registrati in Ungheria (25,6%), Lettonia (17,2%) e Cechia (16,5%). Paragonato a febbraio, l’inflazione annua è scesa in venticinque Stati membri ed è aumentata in due.
A marzo, il contributo maggiore al tasso di inflazione annuo dell’area dell’euro è venuto da generi alimentari, alcolici e tabacco , seguiti da servizi , beni industriali non energetici (+1,71 pp) ed energia.
Il trend dell’inflazione nell’Area Euro conferma il trend generale in quasi in tutti i paesi dell’Area, come specificato sopra ma in particolare si inizia a vedere il peso del cambio di passo sugli interessi imposti nei mesi scorso dalla BCE.
In definitiva la strategia di politica monetaria della BCE sta avendo i suoi frutti
Confronto dell’inflazione tra AREA Euro e US
Abbiamo confrontato i dati dell’inflazione tra Area Euro e US e ne è venuto fuori un grafico molto interessante. Quello che si evidenzia è che viene all’occhio è l’anticipo sia dell’innalzamento dell’inflazione negli USA e sia della diminuzione rispetto all’Area Euro. Verrebbe da pensare che forse sarebbe il caso di “guardare gli States” per capire cosa succederà da noi in Europa.
A marzo 2023 si registra la quarta discesa consecutiva dell’inflazione
Inflazione marzo 2023
In Italia il dato dell’inflazione scende per la quarta volta consecutiva. A marzo 2023 +7,6% in un anno e una diminuzione mensile uguale a -0,4%. La variazione mensile registrata a marzo con -0,4% rispetto a febbraio, è la discesa maggiore rispetto al mese precedente mai registrata da ottobre 2020, a settembre 2020 si arrivò a -0,7%.
Il rientro dell’inflazione, come precisano dall’Istat è spinto dalla dinamica dei prezzi dei Beni Energetici in netto calo: -8,9% rispetto a febbraio scorso e +5,5% rispetto all’anno precedente. I Beni alimentari ancora su; rispetto a febbraio +0,9% e 12,9% rispetto a marzo dello scorso anno.
Di seguito il prospetto (fonte ISTAT) per tipologia di prodotto con tutte le variazioni percentuali.
INDICE DEI PREZZI AL CONSUMO NIC PER TIPOLOGIA DI PRODOTTO
Dalla tabella emerge nonostante il permanere delle tensioni al rialzo nel comparto dei Beni alimentari non lavorati e dei Servizi, segnali di esaurimento della fase di accelerazione che, nei mesi scorsi, aveva caratterizzato la dinamica dei prezzi di ampi settori del paniere. Dopo la progressione che ha caratterizzato il 2022, l’inflazione di fondo si stabilizza al +6,3%.
Il carrello della spesa?
I prezzi del “carrello della spesa” rallentano su base tendenziale, scendendo a +12,6%.
Indice FOI per le rivalutazioni monetarie a Marzo 2023
L’indice FOI utile per adeguare periodicamente i valori monetari come per esempio il canone di affitto o l’assegno dovuti al coniuge separato a Marzo 2023 segna un aumento annuo del 7,4% e una diminuzione rispetto a febbraio scorso uguale a -0,4%. Rispetto allo stesso periodo di due anni precedenti +14,2%.
Com’è variata la rata del mutuo casa dal 2018 al 2023: un caso reale
Per i possessori di un mutuo casa a tasso variabile il periodo economico che stiamo attraversando non è sicuramente consigliato per dormire sonni tranquilli.
Gli articoli sul web, i post sui social, la TV e i media in generale, nella maggior parte dei casi su questo argomento sono poco chiari.
Poco chiari nel senso che non ci sono mai numeri oggettivi da valutare. Gli autori oltre che a buttare benzina sul fuoco con articoli allarmanti del tipo: “Tassi alle stelle”, “Le rate raddoppiano” e così via non propongono casi reali e pratici da valutare ed analizzare.
Con questo articolo mettiamo a disposizione dei lettori un caso vero relativo al pagamento della rata del mutuo e l’analisi del suo trend dal 2018 al 203. Ecco di seguito la documentazione tecnica del mutuo.
Caratteristiche del mutuo
Banca erogatrice: UNICREDIT
Data di erogazione: 30 gennaio 2018
Capitale erogato: € 114.268,28
Periodicità rate: mensile
N. rate: 204
Data termine: 31 gennaio 2035
Tipo di tasso: Variabile
Parametro di indicizzazione: Euribor 365 a tre mesi; il tasso di interesse sarà pari alla somma algebrica dell’Euribor 365 a tre mesi arrotondato allo 0,05 superiore con uno spread di 1,250 e qualora il tasso fosse negativo il tasso applicato sarà sempre uguale a zero.
Storia e riepilogo del mutuo casa
La I rata del mutuo fu pagata il 28 febbraio 2018 per un importo di € 612,76 di cui capitale € 516,35 € e interessi € 96,41.
Di seguito la tabella e relativo grafico dove è possibile valutare la differenza tra l’importo della prima rata e l’ultima, pagata a marzo 2023.
La differenza percentuale tra la prima e l’ultima rata è stata del 16,74%; l’importo della rata passa in circa 5 anni da € 612,76 iniziale a € 715,35 finale. In definitiva l’aumento della rata è stato di € 102,59 al mese che moltiplicato per 12 mesi (aumento annuo) restituisce un totale di € 1231,08.
Nella tabella di seguito tutti i dettagli.
Data pagamento
rata
Importo rata
Tasso applicato
(Euribor 3M + spread 1,25)
Euribor tre mesi(356)
Tasso arrotondato allo 0,05 superiore
Differenza tra
ultima rata e prima rata
(*)Totale
anno 2018 e 2023
* Differenza annua tra pagamento
12 rate primo anno con ultimo anno.
Variazione percentuale
tra ultima rata e prima rata
Variazione percentuale
tra totale 2023
e totale 2018
28/02/2018
€ 612,76
1,25%
-0,3%
–
€ 7.293,57
–
–
–
31/03/2023
€715,35
4,25%
3%
€ 102,59
€8.550,81
€ 1231,08
16,74%
17,1%
* Per il primo anno abbiamo, ipotizzato il pagamento della rata a gennaio 2018 uguale a febbraio 2018;
Per l’anno 2023 abbiamo ipotizzato che la rata di marzo 715,35 fosse costante fino a dicembre 2023
Andamento rata mutuo tra la prima l’ultima nel periodo febbraio 2018-marzo 2023
Ad ogni punto percentuale di aumento del tasso Euribor quanto è stato l’aumento percentuale della rata?
Questa è una domanda necessaria per avere contezza del futuro della rata valutando il valore presente dei tassi di interesse.
Per calcolare l’aumento percentuale reale della rata per ogni punto percentuale di aumento del tasso, possiamo usare la seguente formula:
Aumento percentuale reale della rata = (Rata finale - Rata iniziale) / Rata iniziale / (Tasso finale - Tasso iniziale) * 100
Sostituendo i valori della tabella nella formula otteniamo:
Aumento percentuale reale della rata = (715,35 - 612,76) / 612,76 / (4,25 - 1,25) * 100 = 5,56
Quindi nel caso specifico l’aumento percentuale reale della rata per ogni punto percentuale di aumento del tasso è stato circa il 5.56%.
L’impatto degli aumenti dei tassi sulle rate del mutuo casa dal 2018 al 2023
Si nota dai dati generali elencati in tabella che le rate pagate negli anni fino a maggio 2022 ovviamente hanno mantenuto il trend dei tassi e non sono variate. Un aumento consistente si evidenzia dalla rata del 31 agosto 2022 quando l’importo passa da € 601,74 a € 628,12. Considerato che stiamo parlando di un tasso Euribor a 3 mesi l’aumento del tasso iniziava la sua salita a maggio 2022 quando era quotato -0,045% per “svalicare” lo zero a luglio 2022 con 0,653% che arrotondato diventerà 0,7%. Questo periodo va evidenziato come l’inizio in cui i tassi in generale e quindi anche l’Euribor iniziano la loro repentina salita.
RATA
SCADENZA
QUOTA CAPITALE
QUOTA INTERESSI
RATA
RESIDUO
MESI MANCANTI
EURIBOR 3 MESI(365)
TASSO ARROTONDATO ALLO 0,05 SUPERIORE
EURIBOR + SPREAD
1
28/02/2018
516,35€
96,41€
612,76€
113.751,93€
203
-0,27
-0,3
1,25
2
31/03/2018
516,75€
90,05€
606,80€
113.235,18€
202
-0,271
-0,3
1,25
3
30/04/2018
517,16€
89,64€
606,80€
112.718,02€
201
-0,269
-0,3
1,25
4
31/05/2018
517,57€
89,24€
606,81€
112.200,45€
200
-0,269
-0,3
1,25
5
30/06/2018
517,98€
88,83€
606,81€
111.682,47€
199
-0,27
-0,3
1,25
6
31/07/2018
518,39€
88,42€
606,81€
111.164,08€
198
-0,268
-0,3
1,25
7
31/08/2018
518,80€
88,00€
606,80€
110.645,28€
197
-0,268
-0,3
1,25
8
30/09/2018
519,21€
87,59€
606,80€
110.126,07€
196
-0,268
-0,3
1,25
9
31/10/2018
519,62€
87,18€
606,80€
109.606,45€
195
-0,259
-0,3
1,25
10
30/11/2018
520,04€
86,77€
606,81€
109.086,41€
194
-0,251
-0,3
1,25
11
31/12/2018
520,45€
86,36€
606,81€
108.565,96€
193
-0,237
-0,2
1,25
12
31/01/2019
520,86€
85,95€
606,81€
108.045,10€
192
-0,236
-0,2
1,25
13
28/02/2019
521,27€
85,54€
606,81€
107.523,83€
191
-0,229
-0,2
1,25
14
31/03/2019
521,69€
85,12€
606,81€
107.002,14€
190
-0,228
-0,2
1,25
15
30/04/2019
522,10€
84,71€
606,81€
106.480,04€
189
-0,231
-0,2
1,25
16
31/05/2019
522,51€
84,30€
606,81€
105.957,53€
188
-0,25
-0,3
1,25
17
30/06/2019
522,93€
83,88€
606,81€
105.434,60€
187
-0,311
-0,3
1,25
18
31/07/2019
523,34€
83,47€
606,81€
104.911,26€
186
-0,362
-0,4
1,25
19
31/08/2019
525,82€
78,68€
604,50€
104.385,44€
185
-0,428
-0,4
1,25
20
30/09/2019
526,22€
78,29€
604,51€
103.859,22€
184
-0,386
-0,4
1,25
21
31/10/2019
526,61€
77,89€
604,50€
103.332,61€
183
-0,337
-0,3
1,25
22
30/11/2019
529,05€
73,19€
602,24€
102.803,56€
182
-0,343
-0,3
1,25
23
31/12/2019
529,43€
72,82€
602,25€
102.274,13€
181
-0,324
-0,3
1,25
24
31/01/2020
529,80€
72,44€
602,24€
101.744,33€
180
-0,338
-0,3
1,25
25
29/02/2020
530,18€
72,07€
602,25€
101.214,15€
179
-0,386
-0,4
1,25
26
31/03/2020
530,55€
71,69€
602,24€
100.683,60€
178
-0,287
-0,3
1,25
27
30/04/2020
530,93€
71,32€
602,25€
100.152,67€
177
-0,17
-0,2
1,25
28
31/05/2020
525,36€
83,46€
608,82€
99.627,31€
176
-0,158
-0,2
1,25
29
30/06/2020
525,80€
83,02€
608,82€
99.101,51€
175
-0,308
-0,3
1,25
30
31/07/2020
526,24€
82,58€
608,82€
98.575,27€
174
-0,407
-0,4
1,25
31
31/08/2020
534,49€
65,72€
600,21€
98.040,78€
173
-0,448
-0,5
1,25
32
30/09/2020
534,85€
65,36€
600,21€
97.505,93€
172
-0,48
-0,5
1,25
33
31/10/2020
535,20€
65,00€
600,20€
96.970,73€
171
-0,521
-0,5
1,25
34
30/11/2020
537,49€
60,61€
598,10€
96.433,24€
170
-0,508
-0,5
1,25
35
31/12/2020
537,83€
60,27€
598,10€
95.895,41€
169
-0,526
-0,5
1,25
36
31/01/2021
538,17€
59,93€
598,10€
95.357,24€
168
-0,531
-0,5
1,25
37
28/02/2021
540,41€
55,63€
596,04€
94.816,83€
167
-0,516
-0,5
1,25
38
31/03/2021
540,72€
55,31€
596,03€
94.276,11€
166
-0,509
-0,5
1,25
39
30/04/2021
541,04€
54,99€
596,03€
93.735,07€
165
-0,521
-0,5
1,25
40
31/05/2021
539,48€
58,58€
598,06€
93.195,59€
164
-0,513
-0,5
1,25
41
30/06/2021
539,82€
58,25€
598,07€
92.655,77€
163
-0,515
-0,5
1,25
42
31/07/2021
540,15€
57,91€
598,06€
92.115,62€
162
-0,523
-0,5
1,25
43
31/08/2021
542,34€
53,73€
596,07€
91.573,28€
161
-0,522
-0,5
1,25
44
30/09/2021
542,65€
53,42€
596,07€
91.030,63€
160
-0,528
-0,5
1,25
45
31/10/2021
542,97€
53,10€
596,07€
90.487,66€
159
-0,527
-0,5
1,25
46
30/11/2021
543,29€
52,78€
596,07€
89.944,37€
158
-0,538
-0,5
1,25
47
31/12/2021
543,60€
52,47€
596,07€
89.400,77€
157
-0,546
-0,5
1,25
48
31/01/2022
543,92€
52,15€
596,07€
88.856,85€
156
-0,514
-0,5
1,25
49
28/02/2022
544,24€
51,83€
596,07€
88.312,61€
155
-0,493
-0,5
1,25
50
31/03/2022
544,56€
51,52€
596,08€
87.768,05€
154
-0,367
-0,4
1,25
51
30/04/2022
544,87€
51,20€
596,07€
87.223,18€
153
-0,226
-0,2
1,25
52
31/05/2022
539,95€
61,78€
601,73€
86.683,23€
152
-0,045
0
1,25
53
30/06/2022
540,34€
61,40€
601,74€
86.142,89€
151
0,263
0,3
1,55
54
31/07/2022
540,72€
61,02€
601,74€
85.602,17€
150
0,653
0,7
1,95
55
31/08/2022
517,55€
110,57€
628,12€
85.084,62€
149
1,203
1,2
2,45
56
30/09/2022
518,22€
109,90€
628,12€
84.566,40€
148
1,809
1,8
3,05
57
31/10/2022
518,89€
109,23€
628,12€
84.047,51€
147
2,13
2,1
3,35
58
30/11/2022
475,35€
206,62€
681,97€
83.572,16€
146
2,414
2,4
3,65
59
31/12/2022
476,52€
205,45€
681,97€
83.095,64€
145
2,693
2,7
3,95
60
31/01/2023
477,69€
204,28€
681,97€
82.617,95€
144
2,988
3
4,25
61
28/02/2023
453,72€
261,62€
715,34€
82.164,23€
143
3,29
3,3
4,55
62
31/03/2023
455,16€
260,19€
715,35€
81.709,07€
142
3,341
3,3
4,55
Relazione inflazione Area euro con tassi di interesse
Nel grafico sotto abbiamo messo in relazione i dati mensili dal 2018 a marzo 2023 relativi a: inflazione in Area euro, Euribor 3 mesi, importo rata mutuo casa, tasso applicato sulla rata e tasso BCE . Da notare come il tasso BCE ha iniziato la stretta e quindi la salita con un ritardo rispetto all’inflazione di 18 mesi. L’inflazione inizia la sua risalita da gennaio 2021 e la BCE inizia ad alzare i tassi a luglio 2022 mentre l’Euribor anticipa di un mese la BCE.
Grafico inflazione Area euro, tasso BCE, Euribor, rata e tasso mutuo
Relazione Inflazione Area euro, Euribor 3 mesi, tasso BCE, rata mutuo casa e tasso rata dal 2018 al 2023
il mutuo è ovviamente legato al tasso Euribor che a sua volta è influenzato dal tasso BCE. Ma chi influenza il tasso BCE? Sappiamo bene che è l’inflazione la causa e lo sa bene anche la BCE ed è per questo che, anche se in ritardo la Banca centrale ha spinto i tassi verso l’alto.
I dati evidenziano un chiaro segnale di discesa dell’inflazione che conferma la politica monetaria della BCE. Quindi non nell’immediato ma entro il 2024 assisteremo ad una lenta discesa dei tassi. Quindi occhio all’inflazione!
Spesso nei contratti di mutuo, nel calcolo del tasso di interesse variabile (ad esempio con tasso Euribor), viene specificato nelle clausole che il tasso applicato sarà pari alla somma dell’Euribor (365 giorni, a tre mesi) **arrotondato allo 0,05 superiore**. Questa clausola è più comune di quanto si pensi, e può incidere sensibilmente sull’importo finale delle rate.
Ma cosa significa davvero “arrotondato allo 0,05 superiore”? E come si calcola?
Clausola tassi di interessi e altri costi muto casa
🔍 Cos’è l’arrotondamento allo 0,05 superiore?
Significa che, una volta calcolato il tasso (es. Euribor + spread), se il risultato non è già un multiplo esatto di 0,05, esso verrà **portato al multiplo di 0,05 più vicino per eccesso**.
È una forma di arrotondamento che penalizza il mutuatario, poiché comporta un piccolo incremento del tasso, sistematicamente a favore della banca.
📐 Metodo di calcolo – Formula generale
Matematicamente, si utilizza la seguente formula:
Tasso arrotondato = ceil(N / P) × P
Dove:
N è il tasso da arrotondare (es. 3,09)
P è il passo di arrotondamento (nel nostro caso 0,05)
ceil() è la funzione “ceiling”, cioè arrotondamento per eccesso
🧮 Esempio pratico
Supponiamo che il valore dell’Euribor a tre mesi sia 3,09% (come accaduto il 4 aprile 2023). Applicando il metodo:
3,09 ÷ 0,05 = 61,8
ceil(61,8) = 62
62 × 0,05 = 3,10%
👉 Quindi 3,09% viene arrotondato a 3,10%.
📌 Perché moltiplicare per 20?
Moltiplicare per 20 (ovvero 1 / 0,05) è una tecnica utile quando si lavora senza funzioni matematiche avanzate. Trasforma il passo di 0,05 in un’unità intera:
3,09 × 20 = 61,8
ceil(61,8) = 62
62 ÷ 20 = 3,10
È lo stesso risultato, ottenuto con una scorciatoia pratica, usabile anche in strumenti come Excel o una calcolatrice semplice.
📊 Arrotondare in Excel
In Excel, puoi utilizzare la funzione:
=ARROTONDA.MULTIPLO(numero; multiplo)
Ad esempio:
=ARROTONDA.MULTIPLO(3,09; 0,05)
Il risultato sarà **3,10**, esattamente come nel nostro esempio.
La funzione ARROTONDA.MULTIPLO arrotonda il numero al multiplo più vicino, ma se vuoi solo l’arrotondamento per eccesso (come nei mutui), puoi usare:
L’arrotondamento allo 0,05 superiore, anche se apparentemente innocuo, può portare nel lungo periodo a pagare interessi leggermente più alti. È importante conoscere questa clausola, capirne l’effetto e, se possibile, valutarla attentamente in fase di firma o rinegoziazione del mutuo.
Conoscere come si calcola non solo ti rende più consapevole, ma ti aiuta anche a fare valutazioni più trasparenti e consapevoli del costo reale del tuo mutuo.
La banca centrale ha cercato di riportare sotto controllo gli aumenti dei prezzi per poco più di un anno, alzando i tassi di interesse a quasi il 5% da quasi zero fino a marzo 2022.
La FED ora sta valutando come funzionano i loro cambiamenti politici e cercano di valutare quanto altro devono fare per garantire che gli aumenti dei prezzi siano completamente sotto controllo.
Ci sarà un ulteriore inasprimento dei tassi? Lo vedremo nelle prossime settimane.
L’inflazione negli USA si sta moderando dopo aver raggiunto il picco a giugno 2022 con 9,1%. Questa è stata la nona discesa consecutiva.
Da sottolineare che a marzo 2020 eravamo a 0,1% !
Entrando nel dettaglio dei dati diffusi oggi dal Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti si evidenzia un netto calo degli energetici diminui del 3,5% nel corso del mese. Anche gli altri principali indici delle componenti energetiche sono diminuiti.
L’indice del cibo è rimasto invariato a marzo con l’indice del cibo da asporto in calo dello 0,3%.
Gli indici che sono aumentati a marzo includono rifugi, assicurazioni autoveicoli, tariffe aeree, mobili e operazioni domestiche e veicoli nuovi. L’indice per le cure mediche e l’indice per auto usate e autocarri sono tra quelli che sono diminuiti nel corso del mese.
L’inflazione è l’aumento generale dei prezzi dei beni e dei servizi in un’ economia. Ciò significa che, nel tempo, lo stesso importo di denaro può acquistare meno beni e servizi rispetto a prima a causa dell’aumento dei prezzi.
L’inflazione avvantaggia i debitori, vale a dire coloro che hanno preso in prestito denaro, perché il valore reale del loro debito diminuisce nel tempo.
Quando una persona o un’azienda prende in prestito denaro, di solito si impegna a restituire una somma di denaro specifica in futuro. Questo importo, tuttavia, vale meno in termini di potere d’acquisto se l’inflazione aumenta nel frattempo. Vediamo perché.
Supponiamo che un’azienda abbia preso in prestito 100.000 euro e che l’inflazione sia del 2% all’anno. Dopo un anno, l’azienda deve ancora restituire 100.000 euro, ma quegli stessi 100.000 euro ora possono acquistare solo il 98% di ciò che potevano acquistare un anno prima a causa dell’aumento dei prezzi. In questo modo, l’azienda ha effettivamente beneficiato di un tasso di interesse negativo del 2%, poiché la somma che deve restituire vale meno in termini di potere d’acquisto rispetto a quando ha preso in prestito i soldi.
Pertanto, quando l’inflazione aumenta, i debitori possono beneficiare della diminuzione del valore reale del loro debito nel tempo, poiché la somma che devono restituire vale meno in termini di potere d’acquisto. Al contrario, i creditori, come i risparmiatori o le banche, subiscono una perdita di potere d’acquisto poiché il valore reale del denaro che hanno prestato diminuisce con l’aumento dell’inflazione.
I perdenti con inflazione alta: risparmiatori e Banche
Se un risparmiatore ha risparmiato € 10.000 a un tasso di interesse del 2% e l’inflazione come quella Italiana nel 2022 in Italia uguale all’8,1% il valore effettivo del suo denaro diminuirà nel tempo. Ciò significa che il potere d’acquisto dei suoi risparmi diminuirà a causa dell’aumento dei prezzi. Guadagnerà il 2% di interesse ma perderà una fetta ampia del di circa 6% a causa dell’aumento dei prezzi.
In sintesi, l’inflazione avvantaggia i debitori perché diminuisce il valore effettivo del loro debito nel tempo, mentre penalizza i creditori perché diminuisce il valore effettivo del loro denaro nel tempo.
Quali strategie applicare in periodi di alta inflazione
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A marzo 2023 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una diminuzione dello 0,3% su base mensile e un aumento del 7,7% su base annua, da +9,1% del mese precedente.
Era da Settembre 2020 (-0,7%) che non si registrava una diminuzione mensile così forte. Qui i dati
N
Periodo
Var.%
mese
Var%
anno
1
Marzo 2023 (STIMA)
-0,3%
7,7%
2
Febbraio 2023
0,3%
9,2%
3
Gennaio 2023
0,2%
10,1%
4
Dicembre 2022
0,3%
11,6%
5
Novembre 2022
0,5%
11,8%
6
Ottobre 2022
3,4%
11,9%
7
Settembre 2022
0,3%
8,9%
8
Settembre 2022
0,3%
8,9%
9
Agosto 2022
0,8%
8,4%
10
Luglio 2022
0,4%
7,9%
11
Giugno 2022
1,2%
8%
12
Maggio 2022
0,9%
6,9%
13
Aprile 2022
0,2%
6,2%
L’Istat precisa nel comunicato diramato in data odierna che – il rallentamento del tasso di inflazione si deve, in prima battuta, alla decelerazione su base annua dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (da +40,8% a +18,9%) e alla flessione più marcata di quelli degli Energetici regolamentati (da -16,4% a -20,4%) e, in misura minore, dalla contrazione dei prezzi degli Alimentari lavorati (da +15,5% a +15,3%), dei Beni non durevoli (da +7,0% a +6,8%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +6,4% a +6,3%). Tali effetti sono stati solo in parte compensati dall’accelerazione dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +8,7% a +9,3%), dei Tabacchi (da +1,8% a +2,5%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +6,1% a +6,3%).
Prosegue quindi la fase di rapido rientro dell’inflazione (scesa a +7,7%), guidata dalla dinamica dei prezzi dei Beni Energetici, sia della componente regolamentata sia di quella non regolamentata (entrambe in netto calo su base congiunturale). Continuano, di contro, le tensioni al rialzo dei prezzi nel comparto dei Beni alimentari non lavorati, dei Tabacchi e dei Servizi, che portano a una nuova accelerazione dell’inflazione di fondo (salita a +6,4%), la cui dinamica tuttavia sembra perdere lo slancio che aveva contraddistinto i mesi precedenti. Infine, i prezzi del “carrello della spesa” rimangono stabili su base tendenziale a +12,7%.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) segna un +0,8% su base mensile, per la fine dei saldi stagionali di cui il NIC non tiene conto, e del 8,2% su base annua (in netto rallentamento da +9,8% di gennaio).
Da sottolineare che anche la stima dell’inflazione in Area Euro che ha registrato un netto calo nel mese di marzo 2023 rispetto al dato precedente: +6,9% rispetto al dato di Febbraio scorso del 8,5%
L’inflazione da marzo 2013 a marzo 2023 (stima) nell’Area Euro
La potenza normalizzata (NP) nel ciclismo è una misura della potenza media di un’attività di ciclismo che tiene conto della variazione della potenza durante tutto il percorso.
La NP (Normalized Power) è stata introdotta da Andrew Coggan e Hunter Allen nel loro libro “Training and Racing with a Power Meter”.
La NP è calcolata utilizzando un algoritmo che tiene conto dell’effetto dell’andamento della potenza sull’affaticamento muscolare durante l’allenamento. In pratica, la NP tiene conto della potenza “effettiva” richiesta durante l’allenamento, piuttosto che della potenza media semplice.
Ad esempio, se un ciclista esegue un’attività con picchi di potenza molto alti seguiti da periodi di riposo, la sua potenza media semplice potrebbe essere relativamente bassa, ma la NP sarebbe più alta perché tiene conto della fatica causata da quei picchi di potenza.
Come si calcola la potenza normalizzata?
Ecco il procedimento per calcolare la NP:
Analizzare i dati dell’allenamento o della gara e calcolare la potenza istantanea in watt per ogni secondo.
Calcolare la media mobile esponenziale (EMA) della potenza istantanea utilizzando una finestra di tempo di 30 secondi.
Elevare i valori EMA ottenuti alla quarta potenza.
Calcolare la media di tutti i valori ottenuti nella fase 3.
Fare la radice quarta del valore ottenuto nella fase 4 per ottenere il valore della Potenza Normalizzata (NP).
In termini matematici, la Potenza Normalizzata è calcolata come:
NP = [ (1/n) * Σi=1n (Pmedia mobile 30s,i)^4 ]^1/4
In sintesi, il calcolo della NP è un modo efficace per valutare la difficoltà di un’attività di ciclismo e la fatica muscolare associata, poiché tiene conto della variazione della potenza durante l’allenamento e delle fluttuazioni di intensità.
Una classico utilizzo di NP è quello del calcolo del fattore di intensità di un allenamento oppure di una gara.
Il fattore di intensità, chiamandolo con la terminologia del Dr. Andy Coggan è Intensity Factor (IF) che è uguale al rapporto tra la Potenza Normalizzata e la FTP dell’atleta. In pratica:
IF = NP/FTP
Per esempio se il nostro atleta con una FTP di 280 watt in un certo periodo del suo allenamento dovesse aver realizzato una potenza normalizzata di 220 watt avrebbe un valore di intensità uguale a:
IF = 220/280 = 0,78
che significherebbe in percentuale una intensità del 78% della FTP.
EMA è l’acronimo di “Exponential Moving Average” che in italiano significa media mobile esponenziale.
L’EMA è una tecnica di analisi statistica utilizzata per calcolare una media mobile ponderata dei dati. Essa tiene conto dei dati più recenti in modo più significativo rispetto ai dati più vecchi, assegnando loro un peso maggiore.
Nel contesto del ciclismo, l’EMA viene spesso utilizzata per calcolare la Potenza Normalizzata (NP), che tiene conto della variazione della potenza durante l’allenamento.
L’EMA, nel ciclismo, viene calcolata utilizzando una finestra di tempo predefinita, solitamente di 30 secondi, durante la quale si calcola la media mobile ponderata dei dati di potenza. Il peso assegnato ai dati di potenza più recenti è maggiore rispetto ai dati più vecchi, secondo una formula matematica specifica.
L’utilizzo dell’EMA per calcolare la NP aiuta a tener conto delle fluttuazioni della potenza durante l’allenamento, il che rende la potenza normalizzata un indicatore più preciso della fatica muscolare rispetto alla semplice media della potenza. In generale, l’EMA è una tecnica utile per analizzare dati temporali e può essere utilizzata in molti altri contesti, oltre al ciclismo.
Un esempio di come calcolare l’EMA
In questo esempio stiamo utilizzando una finestra di tempo di 5 periodi su una serie di dati fittizi:
Periodo
Dati di Potenza
EMA
1
150
150
2
170
158
3
180
166
4
160
163
5
155
160
Nella tabella sopra, abbiamo una serie di dati di potenza relativi a un periodo di allenamento, insieme alla relativa EMA. Per calcolare l’EMA, abbiamo utilizzato una finestra di tempo di 5 periodi.
Il calcolo dell’EMA viene effettuato utilizzando la seguente formula:
EMA = ((Dato Corrente - EMA precedente) x (2 / (n + 1))) + EMA precedente
Dove n rappresenta la finestra di tempo utilizzata, in questo caso 5 periodi. Nella tabella sopra, la formula per il calcolo dell’EMA è stata applicata in modo sequenziale per ogni periodo.
Per esempio, per calcolare l’EMA del secondo periodo, abbiamo utilizzato la formula come segue:
La BCE ha deciso oggi di innalzare di 50 punti base i tre tassi di interesse di riferimento
Gli “espertoni” parlavano di un aumento di 0,25 ma la BCE ha mantenuto la parola in linea con la sua determinazione ad assicurare il ritorno tempestivo dell’inflazione nell’Area Euro all’obiettivo del 2% a medio termine. Un valore, quello del 2% che l’Area Euro aveva nel 2021.
Tassi di interesse di riferimento della BCE
Il Consiglio direttivo ha deciso di innalzare di 50 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. Pertanto, i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale saranno innalzati rispettivamente al 3,50%, al 3,75% e al 3,00%, con effetto dal 22 marzo 2023.
Tassi BCE dal 22 marzo 2023
La presidente Lagarde precisa che il Consiglio direttivo segue con attenzione le tensioni in atto sui mercati ed è pronto a intervenire ove necessario per preservare la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria nell’area dell’euro.
Lagarde rassicura i risparmiatori
Il settore bancario dell’area dell’euro è dotato di buona capacità di tenuta, con solide posizioni di capitale e liquidità. In ogni caso, la BCE dispone di tutti gli strumenti necessari per fornire liquidità a sostegno del sistema finanziario dell’area dell’euro, qualora ve ne sia l’esigenza, e per preservare l’ordinata trasmissione della politica monetaria.
Le nuove proiezioni macroeconomiche degli esperti della BCE sono state ultimate agli inizi di marzo, prima delle recenti tensioni emerse nei mercati finanziari. Tali tensioni comportano pertanto ulteriore incertezza riguardo alle valutazioni dello scenario di base per l’inflazione e la crescita. Prima di questi ultimi sviluppi, gli esperti della BCE avevano già rivisto al ribasso le proiezioni per l’inflazione complessiva nello scenario di base, soprattutto per effetto del minore contributo delle quotazioni energetiche rispetto alle attese precedenti.
Il futuro dell’inflazione in Eurpa?
Gli esperti della BCE indicano ora che l’inflazione si collocherebbe in media al 5,3% nel 2023, al 2,9% nel 2024 e al 2,1% nel 2025.
Allo stesso tempo, le pressioni di fondo sui prezzi restano intense. L’inflazione al netto dei beni energetici e alimentari ha continuato ad aumentare a febbraio e gli esperti della BCE si attendono una media del 4,6% nel 2023, livello più elevato di quello anticipato nelle proiezioni di dicembre. In seguito dovrebbe ridursi al 2,5% nel 2024 e al 2,2% nel 2025, via via che le spinte al rialzo derivanti dai passati shock dell’offerta e dalla riapertura delle attività economiche verranno meno e che la politica monetaria più restrittiva frenerà in misura crescente la domanda.
Le proiezioni per la crescita nel 2023 sono state corrette al rialzo nello scenario di base, collocandosi in media all’1,0% per effetto sia del calo delle quotazioni energetiche sia della maggiore tenuta dell’economia al difficile contesto internazionale. Gli esperti della BCE si attendono poi che la crescita aumenti ancora all’1,6% sia nel 2024 sia nel 2025, sostenuta dal vigore del mercato del lavoro, dal miglioramento del clima di fiducia e dalla ripresa dei redditi reali. Allo stesso tempo il rafforzamento della crescita nel 2024 e nel 2025 risulta inferiore rispetto alle proiezioni di dicembre, di riflesso alla politica monetaria più restrittiva.
Quello di febbraio con 9,1% è il valore più basso registrato da ottobre 2022
Nel mese di febbraio 2023 l’inflazione registra un aumento dello 0,2% su base mensile e del 9,1% su base annua, da +10,0% nel mese precedente.
La stima preliminare era stata uguale a 0,3% quella mensile e 9,2% il dato annuale.
La tabella con le ultime tredici rilevazioni dell’inflazione
N
Periodo
Var.% mese
Var% anno
1
Febbraio 2023
0,2%
9,1%
2
Gennaio 2023
0,1%
10%
3
Dicembre 2022
0,3%
11,6%
4
Novembre 2022
0,5%
11,8%
5
Settembre 2022
8,9%
0,3%
6
Agosto 2022
0,8%
8,4%
7
Luglio 2022
0,4%
7,9%
8
Giugno 2022
1,2%
8%
9
Maggio 2022
0,8%
6,8%
10
Maggio 2022
0,8%
6,8%
11
Aprile 2022
-0,1%
6%
12
Marzo 2022
1%
6,5%
13
Febbraio 2022
0,9%
5,7%
La flessione, precisa l’Istat, è frutto dell’attenuazione delle tensioni sui prezzi dei Beni Energetici, sia della componente regolamentata sia di quella non regolamentata. Tuttavia, ancora al rialzo dei prezzi nel comparto dei Beni alimentari, lavorati e non, dei Tabacchi e dei Servizi, quasi tutti in accelerazione tendenziale.
Come conseguenza di tali andamenti, si accentua la crescita su base annua della componente di fondo (+6,3%) e quella del cosiddetto “carrello della spesa”, che risale a +12,7%, dopo il rallentamento osservato a gennaio.