La stima ISTAT dell’inflazione annua a febbraio 2020 è +0,4%

La stima ISTAT nel mese di febbraio 2020 per l’inflazione in Italia  registra una variazione nulla su base mensile e un aumento dello 0,4% su base annua (da +0,5% del mese precedente).

Nel mese precedente il dato era stato uguale a 0,5% con un aumento mensile uguale a 0,1%. Sulla nostra pagina i dati con possibilità di effettuare la previsione dell’indice

La lieve decelerazione dell’inflazione è imputabile prevalentemente alla dinamica dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (che passa da +3,2% a +1,2%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,6% a +1,5%) e, in misura minore, dei Tabacchi (da +2,9% a +1,5%) e dei Beni alimentari non lavorati (da +0,8% a +0,2%); tali andamenti sono stati solo in parte compensati dall’accelerazione dei prezzi dei Beni alimentati lavorati (da +0,6% a +1,1%) e dal ridursi dell’ampiezza della flessione dei prezzi dei Servizi relativi alle comunicazioni (da -5,2% a -2,8%)

L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici rimangono entrambe stabili a +0,8%.

La variazione congiunturale nulla dell’indice generale è dovuta ad andamenti opposti: da un lato diminuiscono i prezzi dei Beni energetici non regolamentati (-1,4%) e dei Servizi relativi ai trasporti (-0,8%), mentre dall’altro aumentano i prezzi dei Beni alimentari non lavorati (+0,6%).

L’inflazione decelera lievemente per i beni (da +0,1% a -0,1%), mentre rimane stabile per i servizi (+1,0%); il differenziale inflazionistico è positivo e pari a +1,1 punti percentuali (era +0,9 a gennaio).

L’inflazione acquisita per il 2020 è pari a zero per l’indice generale e per la componente di fondo.

I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano in misura contenuta (da +0,6% di gennaio a +0,7%) mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto rallentano (da +1,3% a +1,0%), registrando però in entrambi i casi una crescita più sostenuta di quella riferita all’intero paniere.

Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dello 0,4% su base mensile, a causa principalmente delle ulteriori riduzioni di prezzo registrate per i saldi invernali di abbigliamento e calzature, di cui l’indice NIC non tiene conto. L’IPCA aumenta dello 0,3% su base annua, da +0,4% rispetto al mese precedente.

Rivalutazione di un assegno di mantenimento pagato e mai rivalutato

Rivalutazione monetaria e calcolo degli interessi legali per un assegno di mantenimento pagato e mai rivalutato

Il caso

Il coniuge deve alla moglie dal 1/10/2003 un assegno di mantenimento di EURO 500,00 al mese, da rivalutare annualmente secondo gli indici Istat. Il marito paga regolarmente EURO 500,00 al mese fino al 31/12/2007, omettendo di rivalutare  annualmente, tramite l’indice Istat, la somma in base a quanto previsto nell’atto di separazione.

Calcoliamo gli arretrati dell’assegno: rivalutazione istat e interessi legali sugli importi omessi dal marito

Iniziamo con il primo anno: 1/10/2003 – 1/10/2004. Di seguito la tabella con il pagamento anticipato e regolare per i primi 12 mesi.

N. Rata Data
Scadenza
Rata da pagare per l’assegno di mantenimento Totale
parziale
1 01/10/2003 500 500
2 01/11/2003 500 1000
3 01/12/2003 500 1500
4 01/01/2004 500 2000
5 01/02/2004 500 2500
6 01/03/2004 500 3000
7 01/04/2004 500 3500
8 01/05/2004 500 4000
9 01/06/2004 500 4500
10 01/07/2004 500 5000
11 01/08/2004 500 5500
12 01/09/2004 500 6000

Dopo le prime dodici rate da € 500,00 l’ importo della 13° rata (la 1° dell’anno successivo) doveva essere aumentato della rivalutazione monetaria ovvero dell’aumento Istat uguale a 1,7% (aumento Istat da 1/10/2003 – 1/10/2004) e quindi € 8,65  per un importo aggiornato finale di € 508,65

Il marito ha omesso l’aumento di € 8,65.

Tabella con sviluppo del pagamento regolare comprensivo delle rivalutazioni Istat per tutti i periodi

N. Dal Al Giorni Coeff. (ISTAT) Var. %(ISTAT) Capitale iniziale Capitale rivalutato Diff. Importo PERIODI Importo Dal x PERIODI TOTALE PERIODI
1 01/10/2003 01/10/2004 366 1,0173 1,7 500 508,65 8,65 12 6000 6.000,00
2 01/10/2004 01/10/2005 365 1,0202 2 508,65 518,92 10,27 12 6103,8 12.103,80
3 01/10/2005 01/10/2006 365 1,0167 1,7 518,92 527,59 8,67 12 6227,04 18.330,84
4 01/10/2006 01/10/2007 365 1,0203 2 527,59 538,3 10,71 12 6331,08 24.661,92
5 01/10/2007 31/12/2007 91 1,0076 0,8 538,3 542,39 4,09 2 1076,6 25.738,52

Nei calcoli degli arretrati si dovrà quindi tener conto della differenza non pagata. 

508,65-500,00=8,65 che  è la differenza. Essa dovrà essere moltiplicata per le 12 mensilità.

In definitiva 8,65 * 12= 103,80.

Questo importo è quello non pagato nel periodo 1/10/2004-1/10/2005.

Il calcolo può essere analizzato nella tabella arretrati di seguito, dove si noterà la rivalutazione monetaria di 103,8 (fino al momento del soddisfo 31/12/207) con  l’aggiunta anche degli interessi legali sulla somma di 103,80 dal 1/10/2004 al 31/12/2007 uguali a 8,99 € per un totale di 119,67 €.
Il procedimento sopra esposto dovrà essere ripetuto per tutti gli anni perché il marito ha reiterato l’errore fino al 31/12/2007.

La tabella del calcolo degli arretrati da pagare comprendente la rivalutazione monetaria e gli interessi legali

Dal Al Importo
non pagato
Num. mensilità Importo non pagato
x
Num. mensilità
Dal
(per calcolo arretrati)
Al
(per calcolo arretrati)
Var% ISTAT Totale Importo
non pagato
rivalutato
Interessi legali
sul Totale Importo
non pagato
rivalutato
Totali parziali
(Rivalutazione Istat+Interessi legali)
01/10/2004 01/10/2005 8,65 12 103,8 01/10/2004 31/12/2007 6,6 110,68 8,99 119,67
01/10/2005 01/10/2006 18,92 12 227,04 01/10/2005 31/12/2007 4,5 237,3 13,34 250,64
01/10/2006 01/10/2007 27,59 12 331,08 01/10/2006 31/12/2007 2,8 340,38 10,63 351,01
01/10/2007 31/12/2007 38,30 2 76,6 01/10/2007 31/12/2007 0,8 77,18 0,48 77,66
                765,54 33,44 798,98

Per calcolare in automatico gli arretrati puoi utilizzare il  calcolatore avanzato di RIVALUTA.it

Un aiuto sull’uso del calcolatore avanzato per il calcolo degli arretrati

Il calcolatore avanzato di Rivaluta.it

Potrebbe interessarti sapere come creare la  tabella dei pagamenti con l’aumento Istat

Partendo dalla rata definita in sede di separazione si potrà ottenere lo sviluppo mensile. Utilizza l’utility

Inflazione ancora su in Italia ad agosto 2018. La stima ISTAT dice 0,5% su base mensile e 1,7% su base annua

Secondo le stime preliminari ISTAT, nel mese di agosto 2018 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,5% su base mensile e dell’1,7% su base annua (da +1,5% di luglio).

Tabella con gli ultimi indici per l’anno 2018

Mesi Indici anno 
2017
Indici anno 
2018
Var%
annua
Var%
mensile
Var% media
parziale
Gennaio 2018 100,6 101,5 0,9% 0,3% 0,9%
Febbraio 2018 101 101,5 0,5% 0% 0,7%
Marzo 2018 101 101,8 0,8% 0,3% 0,7%
Aprile 2018 101,4 101,9 0,5% 0,1% 0,7%
Maggio 2018 101,2 102,2 1,0% 0,3% 0,7%
Giugno 2018 101,1 102,4 1,3% 0,2% 0,8%
Luglio 2018 101,2 102,7 1,5% 0,3% 0,9%
Agosto 2018 101,5 (*)103,2 1,7% 0,5% 1%

(*) Indici stimati con uno aumento mensile di 0,5%

L’accelerazione dell’inflazione si deve in prevalenza ai prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (il cui tendenziale si porta da +1,7% di luglio a +2,9%) e dei Beni alimentari lavorati (da +1,8% a +2,3%); al contrario registrano un rallentamento della crescita i prezzi dei Beni energetici (da +7,9% del mese precedente a +7,6%) e dei Beni alimentari non lavorati (da +3,6% a +3,0%).

Panoramica dell’inflazione in Italia


Inflazione media anno 2016 -0,1% Vai al dettaglio
Inflazione media anno 2017 1,2% Vai al dettaglio
Inflazione media anno 2018 0,9% Vai al dettaglio

ISTAT: il valore della moneta in Italia dal 1861 al 2017 è online

Confrontare le variazioni temporali del valore della moneta in Italia dal 1861 fino al 2017

L’Istat ha pubblicato uno strumento per confrontare le variazioni temporali del valore della moneta in Italia dal 1861 fino al 2017.

Per confrontare le variazioni temporali del valore della moneta in Italia usa la nostra utility.

Si precisa che i coefficienti di trasformazione dei valori monetari riportati dall’ISTAT nelle tavole, sono calcolati e diffusi per sole finalità di analisi storica: essi non costituiscono valori ufficiali da utilizzare per le rivalutazioni monetarie a fini legali (aggiornamento canoni d’affitto, assegni familiari, trattamento di fine rapporto, ecc.)  per i quali consigliamo di usare la nostra procedura online.

Rivaluta.it mette a disposizione un utilissimo calcolatore dell’inflazione dal 1954 al 2018

Paniere dei prezzi ISTAT 2018

Novità del paniere Istat 2018 per misurare l’inflazione

Prezzi al consumo: tutte le novità del 2018
Prezzi al consumo: tutte le novità del 2018

Anche per il 2018 l’Istat rivede l’elenco dei prodotti che compongono il paniere di riferimento della rilevazione dei prezzi al consumo finalizzata alla misura dell’inflazione.

Perché il paniere viene aggiornato ogni anno?

L’aggiornamento è necessario perché bisogna tener conto delle novità emerse nelle abitudini di spesa delle famiglie italiane e in alcuni casi viene arricchita la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati.

Lo scorso anno ovvero nel 2017  entrarono nel paniere 12 nuovi beni e servizi:

  • i Preparati di carne da cuocere,
  • i Preparati vegetariani e/o vegani,
  • i Centrifugati di frutta e/o verdura al bar,
  • la Birra artigianale,
  • gli Smartwatch,
  • i Dispositivi da polso per attività sportive,
  • le Soundbar (barre amplificatrici di suoni),
  • l’Action camera,
  • le Cartucce a getto d’inchiostro,
  • le Asciugatrici,
  • le Centrifughe 
  • i Servizi assicurativi connessi all’abitazione.

Ad uscire dal paniere furono le Videocamere tradizionali (sostituite dall’Action camera).

Quanti sono e quali sono i prodotti che entrano nel paniere e quali quelli che escono per il 2018?

La principale novità del 2018 è l’utilizzo dei prezzi registrati alle casse di ipermercati e supermercati mediante scannerizzazione dei codici a barre (scanner data) dei beni per la cura della casa e della persona, provenienti dalla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) del commercio al dettaglio (ipermercati e supermercati).

Nel paniere utilizzato nel 2018 per il calcolo degli indici NIC (per l’intera collettività nazionale) e FOI (per le famiglie di operai e impiegati) figurano 1489 prodotti elementari (1481 nel 2017), raggruppati in 920 prodotti, a loro volta raccolti in 404 aggregati.

Per il calcolo dell’indice IPCA (armonizzato a livello europeo) viene impiegato un paniere di 1506 prodotti elementari (1.498 nel 2017), raggruppati in 923 prodotti e 408 aggregati.

L’aggiornamento del paniere tiene conto delle novità emerse nelle abitudini di spesa delle famiglie, dell’evoluzione di norme e classificazioni e in alcuni casi arricchisce la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati.

Chi entra e chi esce nel paniere ISTAT 2018

Nel 2018 entrano nel paniere cinque nuovi prodotti: l’Avocado, il Mango, i Vini liquorosi, la Lavasciuga e il Robot aspirapolvere. Escono dal paniere la Telefonia pubblica, il Canone Rai e il Lettore Mp4.

Nel complesso, le quotazioni di prezzo utilizzate ogni mese per stimare l’inflazione passano da 706.500 a oltre 4.500.000 e provengono da una pluralità di fonti: 461.000 raccolte sul territorio dagli Uffici comunali di statistica e 153.000 direttamente dall’Istat; 3.840.000 tramite scanner data; 63.700 provengono dalla base dati dei prezzi dei carburanti del Ministero dello Sviluppo economico.

Stima inflazione Italia: Dicembre 2017 uguale a 0,9 per cento annua.

L’inflazione annuale per il mese di dicembre 2017 è stimata dall’ISTAT a 0,9 per cento, valore identico a quello di novembre 2017.  L’aumento su base mensile è stato stimato uguale a 0,4% (da novembre 2017 a dicembre 2017) .  Il valore di dicembre 2017 porta la media dell’anno 2017 a 1,2 per cento.

Tabella con le ultimi 11 variazioni mensili del 2017 per NIC con tabacchi, FOI senza tabacchi e IPCA

Periodi NIC
con tabacchi
FOI
senza tabacchi
IPCA
Gennaio-2016 Gennaio-2017 0,3 0,3 -1,7
Febbraio-2016 Febbraio-2017 0,4 0,4 0,2
Marzo-2016 Marzo-2017 0 0 1,9
Aprile-2016 Aprile-2017 0,4 0,3 0,8
Maggio-2016 Maggio-2017 -0,2 -0,2 -0,1
Giugno-2016 Giugno-2017 -0,1 -0,1 -0,2
Luglio-2016 Luglio-2017 0,1 0 -1,9
Agosto-2016 Agosto-2017 0,3 0,4 0,1
Settembre-2016 Settembre-2017 -0,3 -0,3 1,8
Ottobre-2016 Ottobre-2017 -0,2 -0,2 0
Novembre-2016 Novembre-2017 -0,2 -0,1 -0,2

Approfondisci

Inflazione 2018. Cosa ci aspetta?

Quale inflazione ci “toccherà” per il 2018?

L’inflazione in Italia per il 2018 sarà in salita o in discesa?

Intanto vediamo cosa succederà per il 2017. Siamo al termine del 2017 e i dati ci dicono che l’anno che sta arrivando al capolinea avrà quasi certamente un’inflazione media tra 1,1 e 1,3 per cento. Vediamo in dettaglio e con i numeri ipotizzati degli aumenti mensili.

Se l’aumento da novembre 2017 a dicembre 2017 sarà uguale allo +0,2 avremo una inflazione annuale pari a 0,7 per cento (indice NIC con tabacchi) e una inflazione media per il 2017 uguale a 1,2%. Il valore definitivo per il 2017 lo trovi qui. Per provare la previsione dell’inflazione  usa la nostra utility.

Il dato definitivo dell’inflazione media in Italia è stato del 1,2%.

I dati reali ci dicono che da Gennaio 2017 a Novembre 2017 il tasso medio annuo è pari a 1,3 mentre da Novembre 2016 a Novembre 2017 il valore è  stato 1,1 per cento.

Inflazione 2018. Il trend dell'inflazione media in Italia
Inflazione in Italia media annua dal 1955 al 2017

Qui la serie storica dell’inflazione media.

C’è da dire che il valore medio per il 2017 che si andrà a consolidare (questo sarà possibile saperlo solo dopo il 15° giorno del mese di Gennaio 2018 quando l’ISTAT diffonderà il valore per dicembre 2017) potrebbe essere il più alto registrato dal 2013 (si veda la tabella sotto).

ANNO Inflazione media Dettaglio anno
2013 1,2% Dettaglio
2014 0,2% Dettaglio
2015 0,0% Dettaglio
2016 0,1% Dettaglio
2017 1.3% (fino a novembre) Dettaglio

Per il 2018 gli economisti cosa si aspettano relativamente all’inflazione?

Intanto abbiamo una comunicazione ufficiale dell’ISTAT del 30 maggio 2017, dove l’Istituto  comunica per gli anni 2013-2016 gli scostamenti tra realizzazione e previsione
dell’inflazione misurata dall’indice IPCA al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati, nonché la previsione di questo stesso indicatore per gli anni 2017-2020. Per il 2018 viene ben scritto che l’indice IPCA passerà dall’1,1 % del 2017 all’1,3 per cento per il 2018 quindi 0,2 punti in più!

C’è da dire però che le loro previsioni non sono mai state rispettate. questo è ben visibile sulla loro comunicazione.

Il 2018 sarà un anno di “inflazione vivace” visto che i costi di benzina, gasolio auto, elettricità e del metano sono pervasivi e si scaricano sui prezzi finali di quasi tutti i prodotti e i servizi comprati e venduti; si parla poi di rincari del 5% sulle bollette del gas dal mese di gennaio e di 3,5% su quelle della luce. Non si dimentica che molte tariffe sono regolate dal tasso di inflazione programmato attualmente fissato dal Ministero al 1,7 per cento

In generale il costo di tutta l’energia sarà in crescita – Questo è quello che affermano l’Adusbef e Nomisma Energia –  elettricità e metano costeranno 68 euro in più, e l’acqua 45 euro in più.

Il 2017 è stato caratterizzato da una combinazione di solida crescita e bassa inflazione; un contesto ideale in cui l’attività non è né così vivace né così scarsa da causare una netta accelerazione dell’inflazione. Tuttavia, secondo Keith Wade, Chief Economist & Strategist di Schroders, la situazione dovrebbe cambiare nel 2018.

Inflazione programmata e previsioni di ISTAT, Prometeia e Centro Studi Confindustria 

2017 2018 2019
Inflazione programmata – DEF (d) 1,2% 1,7%
Indice previsionale di inflazione per i contratti nazionali (e) – fonte: Istat 1,1% 1,3% 1,4
Previsioni – fonte Prometeia  1,3% 0,9% 1,3%
Previsioni – fonte Centro Studi Confindustria 1,4% 1,2%

L’inflazione 2018  nell’EURO Zona?

Eurozona in ripresa, ma gli stimoli restano necessari

L’inflazione 2018 aiuterà la rivalutazioni delle pensioni

Per il 2018 l’inflazione  darà una mano ai pensionati? Si è così. Dal prossimo gennaio 2018 le pensioni si rivalutano dell’1,1 per cento. Dopo due anni a inflazione zero dove le pensioni erano ferme,  per il 2018 si vedrà un leggero aumento annuo.
La circolare INPS stabilisce i valori provvisori  per l’IMPORTO DELLE PENSIONI PER L’ANNO 2018
relativamente a Trattamenti minimi, Assegni vitalizi e assegni sociali.
La rivalutazione delle pensioni verrà effettuata sulla base dell’indice di rivalutazione calcolato sui dati Istat definitivi del 2017 e sull’indice di rivalutazione provvisorio per il 2018, con una percentuale di variazione per il calcolo della perequazione sulle pensioni dell’1,1% a partire dal 1° gennaio 2018.

Costo produzione fabbricato residenziale a ottobre 2017

Il Costo di costruzione del fabbricato residenziale a ottobre 2017 su base annua aumenta dello 0,7 per cento

L’Istat comunica che ad ottobre 2017, l’aumento tendenziale del costo di costruzione del fabbricato residenziale su base annua aumenta dello 0,7 per cento e su base mensile dello 0,1.

Questo aumento è  da attribuire, come precisano gli esperti dell’ISTAT, all’incremento dei costi dei materiali (+0,9 punti percentuali).

Qui sotto la tabella con gli ultimi dati (variazioni mensili e annuali) per il 2017

Anno 2017  Var. % Mensile  VAr. Annuale
gennaio 0,2 0,5
febbraio -0,2 0,3
marzo  0,2 0,6
aprile  0,2 0,7
maggio  -0,1 0,5
giugno  0,0 0,5
luglio  0,0 0,5
agosto 0,2 0,7
settembre 0,1 0,7
ottobre (provvisorio) 0,1 0,7

Ulteriori informazioni sull’Indice di Costruzione

Calcolo rivalutazione monetaria con gli indici costruzione fabbricato residenziale

La nota dell’ISTAT per ottobre 2017

Adeguamento canone d’affitto e assegno di mantenimento per novembre 2017

L’ISTAT in data 30 novembre 2017 ha comunicato la stima dei dati dell’INFLAZIONE in Italia per il mese di Novembre 2017.
Il dato comunicato ci ha dato una diminuzione su base mensile  per novembre 2017    dello 0,2%  e un aumento dello 0,9% rispetto a novembre 2016 (a ottobre 2017 fu +1,0%).

Per quanto riguarda l’indice (FOI) per l’adeguamento dell’assegno e del canone di affitto prevediamo che l’aumento  annuale potrebbe essere pari a 0,7 per cento su base annua se il dato dovesse seguire la stessa identica stima dell’inflazione.

La tabella dell’indice FOI per il periodo Gennaio 2017 – Ottobre 2017

Periodo Var%
Gennaio-2016 Gennaio-2017 0,9
Febbraio-2016 Febbraio-2017 1,5
Marzo-2016 Marzo-2017 1,4
Aprile-2016 Aprile-2017 1,7
Maggio-2016 Maggio-2017 1,4
Giugno-2016 Giugno-2017 1,1
Luglio-2016 Luglio-2017 1
Agosto-2016 Agosto-2017 1,2
Settembre-2016 Settembre-2017 1,1
Ottobre-2016 Ottobre-2017 0,9

Qui una panoramica sull’indice FOI

L’ISTAT renderà ufficiali i dati in data 14 dicembre 2017

Stima inflazione novembre 2017:diminuisce su base mensile  dello 0,2%  e aumenta dello 0,9% in un anno

La stima dell’ISTAT sui dati dell’inflazione per novembre 2017  dice che diminuisce su base mensile  dello 0,2 per cento  e aumenta dello 0,9% rispetto a novembre 2016 (a ottobre +1,0%).

L’ISTAT nel comunicato ufficiale comunica che

“L’ulteriore lieve frenata dell’inflazione (per il terzo mese consecutivo) si deve per lo più al rallentamento, dal lato dei beni, della crescita dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+3,2% da +3,8% di ottobre) e, dal lato dei servizi, dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,9% da +1,4%), mitigato dall’accelerazione dei prezzi degli Energetici non regolamentati (+5,0% da +4,3% del mese precedente)”

Inoltre precisa  che 

La diminuzione su base mensile dell’indice generale è dovuta prevalentemente al calo, influenzato da fattori stagionali, dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,4%) e dei Servizi relativi ai trasporti (-1,0%), solo in parte bilanciato dall’incremento dei prezzi dei Beni energetici non regolamenti (+1,3%), spinti dal rialzo di quelli di carburanti e gasolio.

I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto salgono dello 0,3% in termini congiunturali e dell’1,7% in termini tendenziali (come ad ottobre).

Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dello 0,2% su base mensile e aumenta dell’1,1% su base annua (come ad ottobre).

Per l’indice FOI Rivaluta.it ha ipotizzato una variazione annua dello 0,9 per cento.


Il comunicato ufficiale ISTAT della stima sull’inflazione  per novembre 2017

Overview inflazione ITALIA

Prevedi l’inflazione con la nostra utility

Differenze e finalità degli indici Istat NIC, FOI e IPCA

L’ISTAT pubblica  tre indici: NIC, FOI e IPCA

Essi hanno hanno finalità differenti. Cerchiamo di conoscere queste differenze.

Il NIC è utilizzato come misura dell’inflazione a livello dell’intero sistema economico; in altre parole considera la collettività nazionale come se fosse un’unica grande famiglia di consumatori, all’interno della quale le abitudini di spesa sono molto differenziate.

Il FOI si riferisce ai consumi dell’insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente. È l’indice generalmente usato per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato.

L’IPCA è stato sviluppato per assicurare una misura dell’inflazione comparabile a livello europeo. Infatti, viene utilizzato come uno degli indicatori per verificare la convergenza delle economie dei paesi membri dell’Unione europea. L’indice viene calcolato e pubblicato dall’Istat e inviato all’Eurostat mensilmente secondo un calendario prefissato. L’Eurostat, a sua volta, diffonde gli indici armonizzati dei singoli paesi dell’Ue ed elabora e diffonde l’indice sintetico europeo, calcolato sulla base dei primi.

Cosa hanno in comune gli indici NIC, FOI e IPCA?

I tre indici hanno in comune i seguenti elementi:

  • la rilevazione dei prezzi;

  • la metodologia di calcolo;

  • la base territoriale;

  • l’articolazione del paniere in 12 divisioni di spesa.

Per cosa differiscono i tre indici NIC, FOI e IPCA?

I tre indici differiscono per altri specifici aspetti. In particolare, NIC e FOI si basano sullo stesso paniere e si riferiscono ai consumi finali individuali indipendentemente se la spesa sia a totale carico delle famiglie o, in misura parziale o totale, della Pubblica Amministrazione o delle istituzioni non aventi fini di lucro (ISP). Il peso attribuito a ogni bene o servizio è diverso nei due indici, a seconda dell’importanza che i diversi prodotti assumono nei consumi della popolazione di riferimento.

Per il NIC la popolazione di riferimento è l’intera popolazione;

per il FOI è l’insieme di famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente.

L’IPCA ha in comune con il NIC la popolazione di riferimento, ma si differenzia dagli altri due indici poiché si riferisce alla spesa monetaria per consumi finali sostenuta esclusivamente dalle famiglie (Household final monetary consumption expenditure); esclude, inoltre, sulla base di regolamenti comunitari, alcuni prodotti come, ad esempio, le lotterie, il lotto e i concorsi pronostici.

Un’ulteriore differenziazione fra i tre indici riguarda il concetto di prezzo considerato: il NIC e il FOI considerano sempre il prezzo pieno di vendita.

L’IPCA si riferisce invece al prezzo effettivamente pagato dal consumatore. Ad esempio, nel caso dei medicinali, mentre per gli indici nazionali viene considerato il prezzo pieno del prodotto, per quello armonizzato il prezzo di riferimento è rappresentato dalla quota effettivamente a carico delle famiglie.

Inoltre, l’IPCA tiene conto anche delle riduzioni temporanee di prezzo (saldi, sconti e promozioni). Tale caratteristica può determinare in alcuni mesi dell’anno andamenti congiunturali sensibilmente diversi da quelli degli | 18 indici NIC e FOI. Gli indici nazionali NIC e FOI sono prodotti anche nella versione che esclude dal calcolo i tabacchi, ai sensi della legge n. 81 del 1992.


Una tabella di confronto delle variazioni percentuali negli ultimi tre anni degli indici NIC, FOI e IPCA

La sezione Prezzi sul sito dell’ISTAT sarà sicuramente utile per i tuoi approfondimenti