Lo statunitense Brandon McNulty ha vinto a Montréal il Campionato del Mondo di ciclismo su strada 2026. Un successo che offre anche l’occasione per tornare su un’interessante analisi dei suoi dati prestazionali pubblici, realizzata alcuni anni fa utilizzando i dati disponibili su Strava.

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Brandon McNulty campione del mondo 2026: dai dati di potenza su Strava alla maglia iridata
Brandon McNulty vince il Mondiale di Montréal
Il Campionato del Mondo di ciclismo su strada 2026 si è concluso a Montréal, in Canada, con una vittoria forse inattesa alla vigilia ma certamente di grandissimo valore tecnico: Brandon McNulty, Stati Uniti, è il nuovo campione del mondo Elite.
Il corridore americano è riuscito a lasciare gli avversari nel finale e ad arrivare da solo al traguardo, resistendo al ritorno degli inseguitori. Alle sue spalle l’australiano Michael Matthews, secondo a 13 secondi, e l’olandese Mathieu van der Poel, terzo.
Per l’Italia il migliore è stato Giulio Ciccone, che ha concluso la prova al nono posto.
Il podio del Mondiale 2026

| Posizione | Corridore | Nazione |
|---|---|---|
| 1° | Brandon McNulty | Stati Uniti |
| 2° | Michael Matthews | Australia |
| 3° | Mathieu van der Poel | Paesi Bassi |
Una vittoria costruita su un percorso durissimo
Il Mondiale di Montréal non era certamente una corsa per velocisti puri. La prova Elite maschile prevedeva circa 274 chilometri e oltre 3.800 metri di dislivello, con numerosi passaggi sul circuito del Mount Royal.
Su un percorso di questo tipo non è sufficiente possedere una grande potenza massima. Diventano determinanti la capacità di mantenere elevate potenze per molte ore, la resistenza alla fatica, la capacità di ripetere accelerazioni ad alta intensità e, soprattutto, la possibilità di produrre ancora potenze molto elevate quando nelle gambe ci sono già cinque o sei ore di gara.
Chi è Brandon McNulty?
Brandon McNulty è un corridore statunitense nato nel 1998 e corre nel UAE Team Emirates-XRG.
È un atleta particolarmente interessante dal punto di vista fisiologico perché riesce ad abbinare ottime capacità nelle prove contro il tempo a prestazioni di altissimo livello sulle salite e nelle corse caratterizzate da numerose variazioni di ritmo.
Pochi giorni prima della prova in linea di Montréal aveva già dimostrato una condizione eccellente terminando al quarto posto la cronometro mondiale Elite.
McNulty era già finito sotto la nostra lente d’ingrandimento
La vittoria mondiale offre l’occasione per ricordare un’analisi che avevo pubblicato alcuni anni fa sui dati prestazionali di tre ciclisti professionisti di altissimo livello durante la Volta Ciclista a Catalunya.
Tra gli atleti analizzati c’era proprio Brandon McNulty.
Lo studio utilizzava dati che gli stessi atleti avevano reso pubblici sulla piattaforma Strava e prendeva in considerazione parametri come:
- potenza espressa su differenti intervalli di tempo;
- velocità;
- durata delle tappe;
- distanza percorsa;
- dislivello;
- andamento della prestazione durante una corsa a tappe.
Cosa possiamo imparare dai dati di potenza di un ciclista professionista?
Osservare i dati di un atleta professionista non significa semplicemente cercare il numero più alto espresso in watt.
Uno degli aspetti più interessanti del ciclismo moderno è infatti comprendere quando viene prodotta una determinata potenza e soprattutto dopo quanta fatica.
Un professionista può naturalmente sviluppare valori di potenza assoluti molto elevati. Ma ciò che differenzia maggiormente un atleta di livello mondiale è spesso la capacità di continuare a produrre potenze elevate dopo migliaia di kilojoule di lavoro e dopo molte ore trascorse in gara.
In altre parole, il dato interessante non è soltanto “quanti watt riesce a produrre un professionista?”, ma anche “quanti watt riesce ancora a produrre dopo cinque o sei ore di gara?”.
Potenza e durabilità: la vera differenza nel ciclismo moderno
Negli ultimi anni l’analisi della performance ciclistica ha dedicato sempre maggiore attenzione al concetto di durabilità.
Due atleti potrebbero, per esempio, avere una potenza simile quando sono completamente riposati. Dopo quattro o cinque ore di gara, però, uno dei due potrebbe aver perso una parte considerevole della propria capacità di esprimere potenza mentre l’altro potrebbe conservarla quasi integralmente.
È proprio questa capacità di mantenere un’elevata performance in condizioni di forte affaticamento che può diventare decisiva nelle grandi classiche, nelle tappe più difficili dei grandi giri e, naturalmente, in una prova mondiale lunga quasi 274 chilometri.
Dai dati Strava alla maglia iridata
Quando vennero analizzati quei dati della Volta a Catalunya, McNulty era già un atleta professionista di altissimo livello. Naturalmente quei numeri non potevano “prevedere” che un giorno avrebbe vinto un Campionato del Mondo.
Permettevano però di osservare qualcosa di estremamente interessante: le caratteristiche prestazionali reali di un atleta inserito nel ciclismo professionistico internazionale.
A distanza di alcuni anni, ritrovare oggi lo stesso nome sul gradino più alto del podio mondiale rende quell’analisi ancora più interessante.
Perché i dati pubblici degli atleti sono importanti per la scienza dell’allenamento?
Piattaforme come Strava hanno rappresentato negli ultimi anni una fonte estremamente interessante per allenatori, ricercatori e appassionati di fisiologia dell’esercizio.
Quando gli atleti rendono pubblici i propri dati, diventa possibile osservare dall’esterno la struttura reale della prestazione: quanto dura una gara, quali potenze vengono sviluppate, come cambiano le richieste energetiche e quale relazione esiste tra potenza, velocità, altimetria e durata.
Naturalmente questi dati devono essere interpretati con cautela: non conosciamo necessariamente tutte le condizioni ambientali, il peso esatto dell’atleta nel giorno della gara, la precisione dello strumento, la strategia della squadra o lo stato fisiologico dell’atleta.
Ma proprio per questo l’analisi di grandi quantità di dati reali può rappresentare un interessante complemento agli studi effettuati in laboratorio.
Brandon McNulty, dagli Stati Uniti alla maglia iridata
Il 27 settembre 2026 Brandon McNulty ha aggiunto il risultato più prestigioso della propria carriera: la maglia iridata di campione del mondo su strada Elite.
Dietro quella maglia ci sono anni di allenamento, migliaia di ore in bicicletta e una capacità fisiologica fuori dal comune.
E una piccola parte della storia di quell’atleta può essere osservata anche attraverso i numeri che negli anni McNulty ha deciso di rendere pubblici.
Approfondimento
Lo studio citato nell’articolo è:
Data analysis of 3 high-level professional cyclists in the 7 stages of the 100th Cyclist Time in Catalunya
L’analisi considera dati relativi a potenza sviluppata su differenti intervalli temporali, velocità, durata, distanza e dislivello. La fonte dei dati utilizzata nello studio è la piattaforma Strava, sulla quale gli atleti avevano reso pubbliche le proprie attività.