Quando aumenta l’inflazione, stipendi e redditi possono crescere in termini nominali senza che aumenti realmente il loro potere d’acquisto. Se però scaglioni, detrazioni e altre soglie fiscali non vengono adeguati nella stessa misura, il contribuente può finire per pagare più tasse pur non essendo diventato realmente più ricco. Questo fenomeno viene chiamato fiscal drag.
Indice dei contenuti
Che cos’è il fiscal drag?
Il termine fiscal drag, spesso tradotto come drenaggio fiscale, descrive un effetto che può verificarsi nei sistemi fiscali progressivi.
Per comprenderlo bisogna distinguere tra reddito nominale e reddito reale.
Il reddito nominale è semplicemente la quantità di euro percepita. Il reddito reale, invece, tiene conto di ciò che con quegli euro è possibile effettivamente acquistare.
Se i prezzi aumentano del 5% e anche lo stipendio aumenta del 5%, il lavoratore dispone di più euro, ma in linea teorica il suo potere d’acquisto non è aumentato.
Dal punto di vista fiscale, però, quel reddito risulta più elevato. Se contemporaneamente gli scaglioni, le detrazioni, le deduzioni o altre soglie rimangono ferme, una parte del maggiore reddito nominale può essere sottoposta a un prelievo superiore.
Fiscal drag e inflazione: qual è il collegamento?
L’inflazione determina un aumento generale del livello dei prezzi. Per mantenere invariato il potere d’acquisto, nel tempo anche stipendi, pensioni e altri redditi dovrebbero crescere in misura analoga.
Il problema nasce quando il reddito viene adeguato all’inflazione ma le soglie fiscali non vengono adeguate nella stessa misura.
Il meccanismo in quattro passaggi
- aumentano i prezzi;
- aumenta nominalmente il reddito per compensare l’inflazione;
- gli scaglioni o le altre soglie fiscali rimangono invariati o crescono meno;
- il contribuente può pagare una quota maggiore del proprio reddito in imposte, pur non avendo aumentato il proprio potere d’acquisto.
Un esempio semplice di fiscal drag
Facciamo un esempio puramente didattico, utilizzando aliquote inventate per mostrare il meccanismo e non le aliquote IRPEF effettivamente vigenti.
Supponiamo che un lavoratore guadagni 30.000 euro all’anno e che il sistema fiscale preveda:
- 20% fino a 30.000 euro;
- 30% sulla parte di reddito superiore a 30.000 euro.
Con un reddito di 30.000 euro l’imposta sarebbe, nel nostro esempio semplificato:
Supponiamo ora che l’inflazione sia del 5% e che lo stipendio venga aumentato esattamente del 5% per conservare il potere d’acquisto.
30.000 × 1,05 = 31.500 euro
In termini reali il lavoratore non è diventato più ricco: il suo stipendio è semplicemente aumentato quanto i prezzi.
Ma se la soglia fiscale dei 30.000 euro rimane invariata, i 1.500 euro aggiuntivi entrano nello scaglione superiore.
| Situazione | Reddito nominale | Imposta | Aliquota media |
|---|---|---|---|
| Prima dell’inflazione | 30.000 € | 6.000 € | 20,00% |
| Dopo aumento del 5% | 31.500 € | 6.450 € | 20,48% |
Il reddito nominale è cresciuto del 5%, esattamente come i prezzi, ma nell’esempio l’aliquota media effettivamente sopportata dal contribuente è salita dal 20% al 20,48%.
Questo è il cuore del fiscal drag: un aumento puramente nominale del reddito può trasformarsi in un aumento del prelievo fiscale reale.
Ma il lavoratore ha davvero perso potere d’acquisto?
Nell’esempio precedente sì, ed è proprio questo l’aspetto più interessante.
Prima dell’aumento il reddito disponibile dopo le imposte era:
30.000 – 6.000 = 24.000 euro
Dopo l’aumento nominale del 5% diventa:
31.500 – 6.450 = 25.050 euro
Sembrerebbe quindi esserci un guadagno. Ma dobbiamo tenere conto dell’aumento dei prezzi del 5%.
25.050 ÷ 1,05 = circa 23.857 euro
Espresso nel potere d’acquisto precedente, il reddito disponibile è quindi sceso da 24.000 a circa 23.857 euro.
Il fiscal drag non dipende soltanto dagli scaglioni
Quando si parla di fiscal drag si pensa immediatamente al passaggio da uno scaglione fiscale a quello successivo. In realtà il fenomeno può essere più ampio.
Un aumento nominale del reddito può infatti modificare anche:
- detrazioni fiscali collegate al reddito;
- deduzioni;
- franchigie;
- soglie di esenzione;
- limiti reddituali per bonus o agevolazioni;
- altre prestazioni collegate al reddito.
Di conseguenza, due persone il cui reddito cresce semplicemente per recuperare l’inflazione possono subire effetti diversi a seconda della propria situazione fiscale e familiare.
Fiscal drag: perché è particolarmente importante quando l’inflazione è alta?
Con un’inflazione molto bassa, gli aumenti nominali dei redditi tendono a essere relativamente contenuti e l’effetto può essere meno evidente.
Quando invece l’inflazione accelera, la distanza tra crescita nominale e crescita reale diventa molto più importante.
Un aumento dello stipendio del 4%, per esempio, non rappresenta necessariamente un aumento del tenore di vita. Se nello stesso periodo i prezzi aumentano del 4%, si tratta sostanzialmente di un recupero dell’inflazione.
Se il sistema fiscale considera però soltanto il nuovo reddito nominale, senza un corrispondente aggiornamento dei propri parametri, può verificarsi il drenaggio fiscale.
Come sapere quanto sono aumentati realmente i prezzi?
Per valutare correttamente l’aumento di un reddito non basta confrontare lo stipendio di oggi con quello di qualche anno fa. Occorre confrontarlo con l’andamento dei prezzi nello stesso periodo.
Su Rivaluta.it puoi consultare gli ultimi dati e le serie storiche dell’inflazione per Italia, indice FOI, IPCA, Area Euro e altri indicatori.
Per osservare l’andamento nel medio e lungo periodo è disponibile anche la pagina dedicata all’inflazione media in Italia, con confronti su diversi intervalli temporali.
Per le rivalutazioni monetarie è particolarmente importante l’indice FOI senza tabacchi, utilizzato come riferimento in numerosi adeguamenti contrattuali.
Quanto vale oggi il tuo vecchio stipendio?
Un modo semplice per comprendere la differenza tra aumento nominale e aumento reale consiste nel confrontare uno stipendio del passato con il suo equivalente attuale tenendo conto dell’inflazione.
Il Calcolatore dell’inflazione di Rivaluta.it permette di confrontare il valore del denaro tra anni diversi e di verificare quanto sarebbe necessario oggi per conservare un potere d’acquisto equivalente.
Aumento dello stipendio e inflazione: come capire se si guadagna davvero di più?
Un aumento dello stipendio dovrebbe quindi essere valutato sempre in termini reali e non soltanto nominali.
Se un lavoratore passa, per esempio, da 30.000 a 31.500 euro annui, l’aumento nominale è del 5%. Ma se nello stesso periodo i prezzi sono aumentati del 5%, il guadagno reale è sostanzialmente nullo prima ancora di considerare l’effetto delle imposte.
Se la pressione fiscale effettiva aumenta, il reddito disponibile reale può addirittura diminuire.
Come si può evitare il fiscal drag?
Dal punto di vista teorico, il fiscal drag può essere limitato attraverso l’adeguamento periodico dei parametri fiscali all’inflazione.
Questo può riguardare non soltanto gli scaglioni delle aliquote, ma anche detrazioni, deduzioni, franchigie e soglie reddituali.
Se, nell’esempio precedente, anche la soglia dei 30.000 euro fosse stata aumentata del 5%, sarebbe passata a 31.500 euro. Il semplice adeguamento dello stipendio all’inflazione non avrebbe quindi provocato, a parità delle altre condizioni, lo spostamento di una parte del reddito nello scaglione superiore.
Fiscal drag: una tassa nascosta?
Il fiscal drag viene talvolta descritto nel dibattito economico come una sorta di “tassa occulta”, perché il maggiore prelievo può verificarsi anche senza un aumento formale delle aliquote.
Tecnicamente è però più corretto parlare di un effetto prodotto dall’interazione tra inflazione, crescita nominale dei redditi e struttura del sistema fiscale.
Le aliquote possono infatti rimanere esattamente le stesse: ciò che cambia è il reddito nominale sul quale vengono applicate e la sua posizione rispetto alle varie soglie previste dal sistema.
In conclusione
Il fiscal drag mostra perché, soprattutto nei periodi di inflazione elevata, non è sufficiente osservare di quanto aumentano stipendi e pensioni in euro.
È necessario chiedersi contemporaneamente:
- di quanto sono aumentati i prezzi;
- di quanto è aumentato il reddito nominale;
- come è cambiato il prelievo fiscale;
- quanto è rimasto realmente disponibile dopo imposte e inflazione.
Solo mettendo insieme queste grandezze è possibile capire se il potere d’acquisto è realmente aumentato, è rimasto invariato oppure è diminuito.
Potrebbe interessarti
Calcolo del Fiscal Drag: quanto pesa l’inflazione sulle tasse?