BTP valore marzo 2026: quanto renderanno?

Il Tesoro annuncerà i tassi minimi garantiti il 27 febbraio. Collocamento dal 2 al 6 marzo. Ecco cosa aspettarsi sulla base dei precedenti e dell’andamento dei BTp.

BTP Valore marzo 2026, prime stime sui rendimenti: tra il 2,9% e il 3% lordo annuo

BTP Valore 6 anni investimento sicuro
BTP Valore 6 anni investimento sicuro

Manca poco più di una settimana al via del nuovo BTP Valore, primo del 2026, in emissione da lunedì 2 a venerdì 6 marzo. Il Tesoro ufficializzerà i tassi minimi garantiti venerdì 27 febbraio, ma intanto ci si muove per ipotesi incrociando i precedenti (l’ultimo BTP Valore di ottobre 2025) e l’attuale curva dei rendimenti dei titoli di stato con scadenza intorno ai sei anni.

La nuova emissione avrà una durata di 6 anni (invece dei 7 dell’ottobre scorso), con cedole pagate trimestralmente e il classico meccanismo step-up a tre scatti (2+2+2 anni). Confermato il premio fedeltà finale dello 0,8% per chi acquista in collocamento e tiene il titolo fino a scadenza.

🔍 Ipotesi di rendimento (lordo annuo)

Gli esperti interpellati da We Wealth (Luigi Pedone, Rocco Probo, Matteo Cadei) concordano su una forbice tra il 2,90% e il 3% comprensiva del premio fedeltà.

Il benchmark è il BTP 1,65% marzo 2032 che viaggia attorno al 2,80%: su questa base il Tesoro potrebbe aggiungere un extra di 10-20 punti base per rendere il BTP Valore interessante. Rocco Probo (Consultique) ipotizza: “Livelli di tassi cedolari pari al 2,5% nei primi due anni, 3% nel terzo e quarto anno e 3,5% nell’ultimo biennio”.

Confronto con il BTP Valore di ottobre 2025

L’ultima emissione (scadenza 7 anni) aveva una struttura molto aggressiva nella parte finale, che aveva trainato la raccolta oltre 16,5 miliardi. Il nuovo titolo, più breve di un anno, difficilmente replicherà il 4% finale. Secondo le prime analisi, l’atterraggio dell’ultimo biennio sarà più probabile tra il 3,7% e il 3,9%, mentre il primo biennio potrebbe viaggiare sotto il 3% (tra il 2,4% e il 2,6%).

Periodo BTP Valore ottobre 2025 (7 anni) BTP Valore marzo 2026 * (stima)
Anni 1-2 2,60% 2,4% – 2,6%
Anni 3-4 3,10% 2,9% – 3,1%
Anni 5-6 4,00% (anni 6-7) 3,5% – 3,8%
Premio fedeltà 0,8% 0,8%

*ipotesi basate su curva BTP e dichiarazioni analisti. I tassi ufficiali saranno comunicati il 27 febbraio.

Il parere degli esperti: rischio, duration e rendimento reale

Luigi Pedone (Banca Finint) sottolinea che “al di sotto del 2,9% il nuovo BTP non sarebbe particolarmente appetibile rispetto ai BTP in circolazione”. Attenzione però al premio fedeltà: viene erogato solo se si detiene il titolo fino a scadenza; in caso di vendita anticipata il rendimento effettivo scende. Matteo Cadei (Aegis/Plannix) avverte: “Comprare BTP significa concentrare il patrimonio sullo Stato italiano. Il rischio-Italia è cambiato nella percezione ma non è scomparso. Lo spread si è ridotto, ma resta un rischio sovrano”.

Sul fronte duration, la struttura step-up riduce la sensibilità ai tassi rispetto a un classico BTP a tasso fisso, ma il rischio rimane: un rialzo dei rendimenti di mercato dopo l’acquisto produrrebbe una perdita teorica in caso di vendita anticipata. Rocco Probo ricorda che “un incremento dei rendimenti danneggia il valore del titolo, ma il meccanismo a cedole crescenti attenua questo effetto”.

💡 RENDIMENTO REALE: Con un’inflazione attesa tra il 2% e il 2,5% nei prossimi anni, il guadagno reale del BTP Valore si attesterebbe tra lo 0,5% e l’1% annuo. “Un rendimento da protezione del capitale, non da accumulo” (Matteo Cadei).

Alternative e scenari di mercato

Guardando all’Europa, l’OAT francese a sei anni rende attualmente il 2,84% lordo, livello simile ai BTP ma con rating migliore. Per il debito italiano, tuttavia, il 2026 potrebbe essere favorevole: secondo Pedone “le nuove emissioni nette potrebbero essere negative, sostenendo i prezzi dei BTP”. Resta da monitorare la crescita dopo il Pnrr. L’emissione di marzo arriva in una fase di relativa stabilità politica e di spread moderato.

“Un compromesso ragionevole? Un decollo del titolo sul 2,4/2,5% per un atterraggio a 3,8%” – Carlo Terzano, analista.

Profilo dell’investitore e consigli operativi

Il BTP Valore è pensato per il piccolo risparmiatore che ha un orizzonte temporale di medio termine (almeno 6 anni), non necessita di liquidità immediata e vuole integrare il reddito con cedole trimestrali note in partenza (step-up). È meno adatto a chi prevede di vendere prima dei tre anni o non tollera oscillazioni di prezzo legate allo spread. La tassazione rimane agevolata al 12,5% (senza imposte di successione e con esenzione da bollo su titoli di Stato per piccole giacenze).

L’appuntamento con i tassi ufficiali è per venerdì 27 febbraio. Il collocamento si chiuderà il 6 marzo salvo chiusura anticipata. Le richieste potranno essere effettuate presso la propria banca o ufficio postale, senza commissioni. Per importi superiori a 100.000 euro il Cof (costo collocamento) non è previsto, mentre rimangono le regole di gradualità per le eventuali limitazioni di acquisto.

Ipotesi elaborate con il simulatore di rivaluta.it per un importo investito di 10.000,00 Euro

Tassi Area Euro al palo. Il 2026 parte con tassi fermi

Conferenza stampa BCE – Sintesi ufficiale (5 febbraio 2026)

La Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, insieme al Vicepresidente Luis de Guindos, ha illustrato a Francoforte gli esiti della riunione del 5 febbraio 2025.

Decisioni di politica monetaria

Consiglio Generale BCE

Il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimentoQui la tabella dei tassi BCE

Le valutazioni aggiornate confermano che l’inflazione è in linea con una stabilizzazione attorno all’obiettivo del 2% nel medio termine.

L’approccio della BCE resta guidato dai dati: le decisioni sui tassi saranno assunte riunione per riunione, sulla base delle prospettive di inflazione, dei rischi associati, dell’andamento dell’inflazione di fondo e dell’efficacia della trasmissione della politica monetaria,
senza predefinire un percorso dei tassi.

Andamento dell’economia dell’area euro

Secondo la stima preliminare Eurostat, l’economia dell’area euro è cresciuta dello 0,3% nel quarto trimestre 2025, trainata soprattutto dai servizi,
in particolare informazione e comunicazione. Il settore manifatturiero ha mostrato una buona tenuta, mentre le costruzioni beneficiano del rafforzamento degli investimenti pubblici.

Il mercato del lavoro resta solido: la disoccupazione è scesa al 6,2% a dicembre.

L’aumento dei redditi da lavoro e la riduzione del risparmio delle famiglie dovrebbero sostenere
i consumi, mentre gli investimenti delle imprese sono sempre più orientati verso
le tecnologie digitali.

Inflazione

A gennaio 2026 l’inflazione complessiva è scesa all’1,7%, dal 2,0% di dicembre. Il calo è dovuto principalmente alla forte diminuzione
dei prezzi dell’energia (-4,1%).

L’inflazione al netto di energia e alimentari si attesta al 2,2%, mentre l’inflazione dei servizi rallenta al 3,2%.

Gli indicatori di inflazione di fondo restano coerenti con l’obiettivo del 2% nel medio periodo.

Le dinamiche salariali mostrano segnali di moderazione, anche se permangono incertezze legate alla componente retributiva eccedente i minimi contrattuali.

Le aspettative di inflazione di lungo periodo rimangono ancorate attorno al 2%.

Valutazione dei rischi

Le prospettive economiche e inflazionistiche restano condizionate da un contesto globale incerto: tensioni geopolitiche, politiche commerciali instabili e possibili frizioni nelle catene di approvvigionamento.

Al ribasso, l’inflazione potrebbe risentire di un rallentamento della domanda estera  di un rafforzamento dell’euro. Al rialzo, pesano i rischi legati ai prezzi dell’energia, alle tensioni sulle materie prime, alla dinamica salariale e all’aumento della spesa per difesa e infrastrutture.

Condizioni finanziarie e credito

I tassi di mercato sono diminuiti rispetto alla precedente riunione, nonostante una temporanea maggiore volatilità finanziaria.
Il costo del credito alle imprese si colloca al 3,6%, mentre i nuovi mutui ipotecari restano stabili attorno al 3,3%.

I prestiti alle imprese crescono del 3,0% su base annua, mentre i mutui alle famiglie aumentano del 3,0%, sostenuti da una domanda in ripresa e da criteri di concessione più favorevoli.

Conclusioni

La BCE conferma la propria determinazione a mantenere l’inflazione stabilmente al 2% nel medio termine. Tutti gli strumenti disponibili resteranno pronti a essere utilizzati, se necessario, per garantire un’efficace trasmissione della politica monetaria e la stabilità dei prezzi nell’area euro.

L’inflazione in Area Euro a gennaio 2026 in discesa

Secondo la stima di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea , l’inflazione annua nell’area dell’euro dovrebbe attestarsi all’1,7% a gennaio 2026, in calo rispetto al 2,0% di dicembre scorso.

L'inflazione in Area Euro a gennaio 2026 in discesa 1
FONTE: Eurostat

Considerando le principali componenti dell’inflazione nell’area dell’euro , si prevede che i servizi registreranno il tasso annuo più elevato a gennaio (3,2%, rispetto al 3,4% di dicembre), seguiti da alimentari, alcol e tabacco (2,7%, rispetto al 2,5% di dicembre), beni industriali non energetici (0,4%, rispetto allo 0,3% di dicembre) ed energia (-4,1%, rispetto al -1,9% di dicembre) .

Consulta la serie storica dell’inflazione in Area Euro

 

Inflazione gennaio 2026 in calo rispetto a dicembre: +1%

L’inflazione all’1,0% su base annua, in lieve rallentamento rispetto a dicembre (+1,2%), ma comunque sostenuta da alcune componenti chiave della spesa delle famiglie.Inflazione gennaio 2026 in calo rispetto a dicembre: +1% 2

Indice NIC: andamento mensile e annuo

Nel mese di gennaio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC), al lordo dei tabacchi, registra:

  • +0,4% su base mensile
  • +1,0% su base annua

Il dato annuo segna un arretramento rispetto a dicembre, ma riporta l’inflazione su livelli appena superiori a quelli di ottobre 2024.

Leggi la serie storica dell’inflazione in Italia

Alimentari e abitazione trainano l’aumento dei prezzi

Il sostegno principale all’inflazione deriva ancora una volta da voci di spesa essenziali e poco comprimibili:

  • Beni alimentari non lavorati: +2,5%
  • Beni alimentari lavorati: +2,2%
  • Servizi relativi all’abitazione: +4,4%
  • Tabacchi: +3,3%
  • Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: +3,0%
    Inflazione gennaio 2026 in calo rispetto a dicembre: +1% 3
    FONTE: Istat

In particolare, il cosiddetto “carrello della spesa” (alimentari, cura della casa e della persona) mostra un incremento del +2,1% rispetto a gennaio 2025, confermando una pressione persistente sui consumi quotidiani.

Inflazione di fondo ancora superiore all’indice generale

  • Inflazione di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi): +1,8%
  • Inflazione al netto dei soli beni energetici: +1,9%

Questo indica che la dinamica dei prezzi non è legata esclusivamente all’energia, ma si sta diffondendo anche ad altri comparti dell’economia.

Beni in calo, servizi in forte crescita

Dal confronto tendenziale emerge una netta divergenza:

  • Prezzi dei beni: −0,2%
  • Prezzi dei servizi: +2,5%

Il differenziale beni–servizi sale così a +2,7 punti percentuali, segnalando che l’inflazione italiana resta trainata soprattutto dal comparto dei servizi, in particolare quelli legati all’abitazione.

Dinamica congiunturale: cosa sale e cosa scende

La variazione mensile complessiva (+0,4%) è dovuta soprattutto a:

  • Energetici regolamentati: +8,7%
  • Servizi relativi all’abitazione: +1,9%
  • Alimentari non lavorati: +1,2%
  • Alimentari lavorati: +0,9%
  • Energetici non regolamentati: +0,8%

L’unica flessione significativa riguarda i Servizi di trasporto, in calo del −3,7% su base mensile.

Inflazione acquisita per il 2026

L’inflazione acquisita – ovvero quella che si avrebbe se i prezzi restassero fermi nei mesi successivi – risulta pari a:

  • +0,4% per l’indice generale
  • +0,5% per la componente di fondo

Entrambi i valori risultano in aumento rispetto a dicembre, quando l’inflazione acquisita era sostanzialmente nulla.

IPCA: confronto europeo

Secondo le stime preliminari:

  • IPCA: −1,0% su base mensile
  • +1,0% su base annua (da +1,2% di dicembre)

Il dato armonizzato conferma un rallentamento dell’inflazione, pur mantenendo un livello coerente con quello dell’indice nazionale.

La serie storica dell’indice IPCA


In sintesi

  • Inflazione annua a +1,0%, in lieve rallentamento
  • Pressione elevata su alimentari e servizi abitativi
  • Servizi molto più inflazionistici dei beni
  • Inflazione di fondo ancora superiore all’indice generale

Dal punto di vista economico, gennaio 2026 conferma uno scenario di inflazione moderata ma strutturalmente diffusa, che continua a incidere sul potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto attraverso le spese essenziali.

Fonte dati: ISTAT – stime preliminari
© www.rivaluta.it

Ipercolesterolemia e attività fisica dopo i 60 anni

In questo articolo risponderemo alle tue domande su l’ipercolesterolemia basandoci esclusivamente su evidenze scientifiche.L’ipercolesterolemia è la presenza di valori elevati di colesterolo nel sangue, in particolare della frazione LDL. Dopo i 60 anni, però, il significato clinico del colesterolo alto dipende molto dal contesto metabolico, ormonale e funzionale della persona.

Come combattere dopo 60 anni l'ipercolesterolemia con l'attività sportiva
Come combattere dopo 60 anni l’ipercolesterolemia con l’attività sportiva

È fondamentale distinguere tra:

Ipercolesterolemia aterogena vera: LDL e ApoB elevate, associate a rischio cardiovascolare reale.
Ipercolesterolemia funzionale: legata a sedentarietà, stress, ridotta massa muscolare o restrizione energetica, spesso reversibile.

Questa distinzione è decisiva per scegliere correttamente sia la dieta sia l’attività fisica.

L’attività fisica abbassa davvero il colesterolo LDL?

Sì, ma non qualsiasi attività fisica.

Le evidenze scientifiche mostrano che l’LDL si riduce quando l’esercizio:

– aumenta la clearance epatica delle LDL
– stimola i recettori LDL nel fegato
– migliora la sensibilità insulinica epatica

Questo accade solo superando una certa soglia di intensità.


Cosa significa “intensità efficace” in termini pratici?

Negli studi scientifici l’intensità viene espressa come percentuale del VO₂max, un parametro poco intuitivo per il pubblico.

Per renderlo comprensibile, ecco l’equivalenza pratica con la frequenza cardiaca massima (FCmax).

Equivalenza tra VO₂max e FCmax

50% VO₂max ≈ 60% FCmax → attività blanda
60% VO₂max ≈ 70% FCmax → attività moderata
65–75% VO₂max ≈ 75–85% FCmax → attività moderata–vigorosa (efficace su LDL)
>80% VO₂max ≈ >85% FCmax → alta intensità

👉 L’LDL inizia a ridursi in modo significativo sopra il 70–75% della FCmax.

Calcola qui la tua FC Max

Qual è l’attività fisica più efficace per ridurre l’LDL dopo i 60 anni?

Aerobico moderato–vigoroso

È la modalità con la evidenza scientifica più forte, supportata anche dall’:contentReference[oaicite:0]{index=0}.

Caratteristiche pratiche:
– intensità: 75–85% FCmax
– durata: 30–50 minuti
– frequenza: 3–4 volte a settimana

Effetti documentati:
– riduzione LDL del 5–10%
– aumento HDL
– riduzione delle LDL più aterogene
– miglioramento del metabolismo epatico

Camminare ogni giorno è sufficiente?

Camminare è salutare, ma non è una terapia efficace per abbassare l’LDL se:

– l’intensità resta sotto il 65–70% FCmax
– non c’è progressione
– la durata è limitata

Camminare può essere una base, ma per agire sul colesterolo serve:
passo sostenuto, pendenza o incremento della frequenza cardiaca.


L’allenamento a intervalli (HIIT) è adatto agli over 60?

Sì, ma con cautela.

L’interval training:

– migliora rapidamente la sensibilità insulinica
– riduce la produzione epatica di lipoproteine aterogene
– può ridurre LDL e ApoB

Indicazioni pratiche:
– 1 seduta a settimana è sufficiente
– intervalli brevi e controllati
– solo in soggetti ben alimentati e recuperati

Non è indicato in presenza di stanchezza cronica o restrizione calorica.

L’allenamento di forza serve per il colesterolo?

L’allenamento di forza non abbassa direttamente l’LDL in modo significativo, ma è strategico dopo i 60 anni.

Benefici indiretti:

– preserva la massa muscolare
– migliora il metabolismo basale
– riduce l’insulino-resistenza
– riduce l’infiammazione cronica

Frequenza consigliata: 2 sedute a settimana.

Quanto esercizio serve davvero per vedere un effetto sull’LDL?

Volume minimo efficace settimanale:

– 2–3 sedute aerobiche a 75–85% FCmax
– 1 seduta facoltativa di interval training
– 2 sedute di forza

Totale: circa 4 ore a settimana.

È vero che allenarsi di più fa sempre scendere il colesterolo?

No.

In condizioni di:

– alimentazione insufficiente
– stress elevato
– recupero scarso

l’aumento di volume o intensità può non ridurre l’LDL o addirittura aumentarlo.

Negli over 60 la priorità è: nutrizione adeguata → allenamento → recupero.

Perché alcune persone non rispondono all’attività fisica?

Le cause più comuni sono:

– familiarità genetica
– ApoB elevata
– ipotiroidismo funzionale
– sottoalimentazione cronica

In questi casi l’attività fisica resta fondamentale per la salute generale, ma non può essere l’unico strumento.

Conclusione

Le evidenze scientifiche mostrano chiaramente che:

– non tutta l’attività fisica abbassa l’LDL
– l’intensità conta più della semplice quantità
– dopo i 60 anni serve un approccio mirato e sostenibile

Il colesterolo LDL risponde a stimoli fisiologici precisi, non al movimento generico.




Ipercolesterolemia e attività fisica dopo i 60 anni: guida pratica basata su evidenze scientifiche


Ipercolesterolemia e attività fisica dopo i 60 anni

Domande, risposte e applicazione pratica basate su evidenze scientifiche


Programma settimanale tipo: 4 ore per ridurre l’LDL dopo i 60 anni

Di seguito un esempio di programma minimo efficace, realistico e sostenibile, pensato per una persona over 60 in buono stato di salute, senza controindicazioni mediche.

Obiettivi del programma

– stimolare la clearance epatica delle LDL
– migliorare la sensibilità insulinica
– preservare massa muscolare e funzione metabolica
– evitare stress eccessivo e sovrallenamento


Distribuzione settimanale (totale circa 4 ore)

Giorno 1 – Aerobico continuo moderato–vigoroso (50 minuti)

– Intensità: 75–80% FCmax
– Attività: camminata veloce in salita, cyclette, bici, ellittica
– Respirazione impegnata ma controllata

Perché funziona: stimola direttamente i recettori LDL epatici e migliora l’assetto lipidico.


Giorno 2 – Allenamento di forza (50 minuti)

– Esercizi multiarticolari (gambe, schiena, spinta)
– Carichi medi, 2–3 serie per esercizio
– Recuperi completi

Perché è importante: preserva la massa muscolare, riduce l’insulino-resistenza e sostiene il metabolismo basale.


Giorno 3 – Aerobico continuo moderato–vigoroso (45–50 minuti)

– Intensità: 75–85% FCmax
– Attività diversa dal giorno 1 (varietà)

Perché funziona: l’effetto sull’LDL è dose-dipendente e richiede ripetizione settimanale.


Giorno 4 – Interval training leggero (30–35 minuti)

– 6–8 ripetute da 1–2 minuti a 85–88% FCmax
– Recupero attivo completo
– Riscaldamento e defaticamento inclusi

Perché inserirlo: migliora rapidamente la sensibilità insulinica e riduce la produzione epatica di lipoproteine aterogene.


Giorno 5 – Allenamento di forza (40–45 minuti)

– Seconda seduta settimanale
– Volume leggermente inferiore al giorno 2

Perché serve: consolidamento neuromuscolare e prevenzione della sarcopenia.


Nota importante

Le sedute possono essere distribuite su 5 giorni oppure accorpate su 4, mantenendo almeno 1 giorno di recupero completo.


Perché allenarsi troppo può impedire la riduzione del colesterolo LDL?

Questo è un punto spesso controintuitivo ma fondamentale, soprattutto dopo i 60 anni.

In alcune persone, aumentare eccessivamente volume o intensità di allenamento può portare a:

– LDL che non scende
– LDL che rimane stabile nonostante dieta corretta
– in alcuni casi, LDL che aumenta


Il motivo NON è l’allenamento in sé, ma il contesto metabolico

Quando l’allenamento supera la capacità di recupero, si attivano meccanismi fisiologici sfavorevoli:

– aumento cronico del cortisolo
– riduzione degli ormoni tiroidei attivi (T3)
– riduzione della clearance epatica delle LDL
– aumento della mobilizzazione lipidica da stress

Il risultato è un quadro simile a quello osservato nel digiuno cronico o nella sottoalimentazione.


Overtraining metabolico: cosa significa

Non si parla necessariamente di sovrallenamento sportivo classico, ma di stress metabolico cronico.

Succede quando:

– l’apporto calorico è insufficiente
– il recupero è scarso
– l’intensità è alta troppo spesso
– l’età riduce la resilienza ormonale

In questo contesto il fegato riduce l’espressione dei recettori LDL, e il colesterolo rimane in circolo più a lungo.


Segnali pratici che l’allenamento è eccessivo

– stanchezza persistente
– peggioramento del sonno
– calo della performance
– aumento dell’LDL non spiegato dalla dieta

In questi casi la strategia corretta non è allenarsi di più, ma ridurre carico e migliorare alimentazione e recupero.


Conclusione

Dopo i 60 anni il colesterolo LDL non risponde al movimento generico, ma a:

– intensità adeguata
– volume sufficiente ma non eccessivo
– contesto nutrizionale corretto
– recupero rispettato

Allenarsi meglio è più efficace che allenarsi di più.



 

Cellulite: cos’è realmente e come può essere combattuta

Cos’è la cellulite (definizione corretta)

La cellulite non è semplicemente un accumulo di grasso e non è una infiammazione nel senso clinico del termine.
La definizione tecnica corretta è Panniculopatia Edemato-Fibro-Sclerotica (PEFS).

Cellulite: cos’è realmente e come può essere combattuta 4
La cellulite

Si tratta di una alterazione strutturale del tessuto sottocutaneo che coinvolge più componenti:

  • adipociti (cellule adipose)
  • microcircolo venoso e linfatico
  • matrice extracellulare
  • setti fibrosi di collagene

Il problema principale non è la quantità di grasso, ma il modo in cui grasso, liquidi e tessuto connettivo interagiscono tra loro.

Meccanismo fisiopatologico

Il processo si sviluppa generalmente secondo queste fasi:

  1. alterazione del microcircolo
  2. riduzione del drenaggio venoso e linfatico
  3. accumulo di liquidi (edema interstiziale)
  4. ipertrofia degli adipociti
  5. fibrosi dei setti connettivali
  6. trazione verso il basso della cute con aspetto a “buccia d’arancia”

Questo spiega perché la cellulite può essere presente anche in soggetti magri e perché il semplice dimagrimento spesso non la elimina.

Perché colpisce soprattutto le donne

La maggiore prevalenza femminile è dovuta a fattori anatomici e ormonali:

  • setti fibrosi disposti verticalmente
  • influenza degli estrogeni sulla ritenzione idrica
  • distribuzione ginoide del grasso corporeo
  • maggiore lassità del tessuto connettivo

La cellulite è quindi una condizione fisiopatologica molto comune, non un difetto estetico legato alla pigrizia o al peso corporeo.

Lo sport riduce la cellulite?

La letteratura scientifica concorda su un punto fondamentale:

L’esercizio fisico regolare riduce la severità della cellulite, ma raramente la elimina completamente.

I miglioramenti osservati riguardano:

  • riduzione dell’edema
  • miglioramento del microcircolo
  • riduzione del volume degli adipociti
  • aumento del tono muscolare sottostante

Quali sport sono più efficaci

Sport di endurance a intensità moderata

Camminata veloce, corsa leggera, ciclismo e nuoto sono le attività con le evidenze migliori.

Queste discipline:

  • aumentano il ritorno venoso
  • stimolano il drenaggio linfatico
  • migliorano la funzione endoteliale
  • ridimensionano l’edema cronico

Ciclismo e camminata in salita risultano particolarmente efficaci sugli arti inferiori.

Allenamento di forza

L’allenamento con sovraccarichi o a corpo libero è importante ma non sufficiente da solo.

Effetti principali:

  • aumento della massa muscolare
  • migliore tensione cutanea
  • riduzione dell’irregolarità visiva

Non agisce direttamente sul microcircolo, ma potenzia gli effetti dell’attività aerobica.

HIIT

Può contribuire indirettamente migliorando la sensibilità insulinica e riducendo il grasso totale.

Tuttavia non è la scelta ideale per il drenaggio e in alcuni soggetti può accentuare temporaneamente la ritenzione idrica.

Cosa funziona meno o solo temporaneamente

  • creme anticellulite (effetto superficiale e transitorio)
  • sudorazione localizzata
  • trattamenti isolati senza movimento
  • dimagrimenti rapidi

Questi approcci non modificano la struttura del tessuto sottocutaneo.

Esempio di programma di allenamento orientato alla riduzione della cellulite

Frequenza settimanale

  • 4–5 sedute totali

Attività aerobica

3 sedute a settimana:

  • camminata veloce o ciclismo
  • durata: 45–60 minuti
  • intensità: moderata (zona aerobica)

Allenamento di forza

2 sedute a settimana:

  • squat
  • affondi
  • step-up
  • hip thrust
  • core stability

2–3 serie per esercizio, 8–12 ripetizioni, recuperi completi.

Durata del programma

I miglioramenti apprezzabili richiedono almeno 8–12 settimane di continuità.

Conclusione

La cellulite è una condizione strutturale del tessuto sottocutaneo.

Non si elimina completamente, ma può essere gestita efficacemente attraverso:

  • attività aerobica regolare
  • allenamento di forza
  • continuità nel tempo

Il movimento è lo strumento più efficace e scientificamente fondato per migliorarne l’aspetto.

Studi di overview e review scientifiche

Studi su trattamenti e interventi

Inflazione Area Euro Dicembre 2025: +1,9%, in discesa rispetto a novembre

Inflazione Area Euro 2025: andamento, componenti e ruolo della BCE

Inflazione Area Euro Dicembre 2025: +1,9%, in discesa rispetto a novembre 5
Grafico inflazione Area Euro anno 2025

Il 2025 si è chiuso con un quadro inflattivo dell’Area Euro in progressivo rientro:+1,9% rispetto al 2,1% di novembre.

Secondo i dati Eurostat, l’inflazione annua armonizzata (HICP) ha raggiunto l’1,9% a dicembre 2025, in calo rispetto al 2,1% di novembre e nettamente inferiore ai valori di inizio anno.
La media per il 2025 si attesta, con l’ultimo dato di dicembre, al 2,1%. Nel 2024 la media era stata 2,4 per cento. Qui il dettaglio

Andamento dell’inflazione nel corso del 2025

Osservando l’evoluzione mensile dell’inflazione nel 2025 emerge una dinamica di graduale disinflazione. L’anno si è aperto con un tasso annuo del 2,5% a gennaio, per poi scendere progressivamente fino all’1,9% di dicembre. Le variazioni mensili mostrano invece una maggiore volatilità: mesi con incrementi significativi (marzo e aprile, +0,6%) si alternano a fasi di stagnazione o calo dei prezzi (gennaio e novembre, -0,3%). Questo comportamento è coerente con il normale effetto base e con la diversa stagionalità delle componenti inflattive.

Le componenti dell’inflazione: cosa ha guidato i prezzi

A dicembre 2025, l’analisi delle componenti principali dell’inflazione dell’Area Euro
evidenzia forti differenze settoriali:

  • Servizi: 3,4% (in lieve calo dal 3,5% di novembre)
  • Alimentari, alcol e tabacchi: 2,5% (in aumento dal 2,4%)
  • Beni industriali non energetici: 0,4%
  • Energia: -1,9%

I servizi continuano a rappresentare la componente più inflattiva, riflettendo
la crescita dei salari e dei costi interni. Al contrario, il comparto energetico
esercita una forte pressione disinflazionistica, contribuendo
in modo determinante al rientro dell’indice generale.

Pesi delle componenti nel paniere HICP 2025

In termini di struttura dei consumi, i pesi del paniere HICP per il 2025 mostrano
chiaramente perché alcune componenti incidano più di altre sull’inflazione complessiva:

  • Servizi: circa 45,7%
  • Beni industriali non energetici: circa 25,6%
  • Alimentari, alcol e tabacchi: 19,3%
  • Energia: 9,4%

Sebbene energia e alimentari rappresentino meno di un terzo della spesa complessiva,
la loro elevata volatilità rende queste componenti particolarmente rilevanti
per le oscillazioni dell’inflazione headline.

Inflazione e politica monetaria: il ruolo della BCE

Il rientro dell’inflazione verso valori prossimi al target del 2% rappresenta un segnale centrale per la Banca Centrale Europea.
La BCE utilizza l’HICP come principale indicatore per valutare la stabilità dei prezzi nel medio termine.

Nel corso del 2025, la discesa dell’inflazione annua è stata coerente con una politica monetaria restrittiva adottata negli anni precedenti, caratterizzata
da tassi di interesse elevati e condizioni finanziarie più rigide.
Tuttavia, la persistenza di un’inflazione elevata nei servizi suggerisce alla BCE un approccio prudente, evitando allentamenti prematuri.

Qui i tassi d’interesse della BCE

Considerazioni finali

Il 2025 conferma un contesto di normalizzazione inflattiva
nell’Area Euro, con un indice generale ormai vicino all’obiettivo della BCE,
ma con forti divergenze tra le componenti.

Per il 2026, l’attenzione resterà focalizzata sull’evoluzione dei servizi,
sui salari e sulle politiche monetarie, elementi chiave per comprendere
se la stabilità dei prezzi potrà dirsi definitivamente raggiunta.

Fonte dati: Eurostat Elaborazione dati: rivaluta.it 

Carboidrati in maratona: cosa sappiamo e cosa cambia

Carboidrati in maratona: cosa sappiamo e cosa cambia davvero

Questa sintesi riassume in modo chiaro e pratico i risultati di uno studio recente (C-labelled glucose-fructose show greater exogenous and whole-body CHOoxidation and lower O 2 cost of running at 120 versus 60 and 90 g·h21 in elitemale marathoners) pubblicato sul numero di ottobre 2025 su Journal of Applied Physiology condotto su maratoneti élite, focalizzandosi su ciò che era già noto, sulle vere novità scientifiche e sulle implicazioni pratiche per allenatori e atleti.

Carboidrati in maratona: cosa sappiamo e cosa cambia 6
13C-labelled glucose-fructose show greater exogenous and whole-body CHO oxidation and lower O2 cost of running at 120 versus 60 and 90 g·h−1 in elite male marathoners

Contesto generale

La prestazione nella maratona dipende da tre pilastri fisiologici principali:

  • VO₂max (massimo consumo di ossigeno)
  • Intensità sostenibile, legata alla soglia del lattato
    (LT, lactate threshold) e al punto di svolta del lattato
    (LTP, lactate turn point)
  • Economia di corsa (running economy), cioè il costo di ossigeno
    per correre a una certa velocità

A questi fattori si aggiunge un elemento spesso sottovalutato:
la capacità di sostenere per oltre due ore un’elevata richiesta di
carboidrati (CHO, carbohydrates) senza perdita di efficienza
metabolica o comparsa di disturbi gastrointestinali.


Cosa sapevamo già

  • La maratona è una disciplina fortemente dipendente dai carboidrati,
    anche se i grassi contribuiscono in modo non trascurabile alla produzione di energia.
  • L’assunzione di carboidrati multipli (glucosio + fruttosio) consente
    tassi di ossidazione più elevati grazie all’utilizzo di trasportatori intestinali
    diversi:
    SGLT1 (trasportatore sodio-glucosio) e
    GLUT5 (trasportatore del fruttosio).
  • Nei ciclisti erano già stati osservati benefici con assunzioni superiori a
    90 g·h⁻¹ di carboidrati, ma mancavano dati solidi nella corsa.
  • Nei runner si temeva che dosi elevate di carboidrati aumentassero i
    sintomi GI (sintomi gastrointestinali), soprattutto a causa
    dell’impatto meccanico della corsa.

Cosa c’è di realmente nuovo?

1. 120 g·h⁻¹ di carboidrati sono realmente utilizzabili

Per la prima volta, tramite traccianti isotopici al carbonio-13 (¹³C, isotopi stabili del carbonio), è stato dimostrato che i maratoneti élite sono in grado di ossidare carboidrati ingeriti in modo dose-dipendente:

  • circa 0,9 g·min⁻¹ con 60 g·h⁻¹ di CHO
  • circa 1,3 g·min⁻¹ con 90 g·h⁻¹ di CHO
  • circa 1,7 g·min⁻¹ con 120 g·h⁻¹ di CHO

Questi valori sono tra i più alti mai osservati nella corsa e paragonabili a quelli rilevati nel ciclismo.


2. Solo 120 g·h⁻¹ mantengono il metabolismo “glucidico” nel tempo

Durante la seconda ora di corsa a intensità prossima al ritmo maratona:

  • Con 60 e 90 g·h⁻¹ si osserva una progressiva transizione verso un maggiore utilizzo dei grassi.
  • Con 120 g·h⁻¹ la quota di energia derivante dai carboidrati rimane elevata (circa 65%) e non si verifica il cosiddetto metabolic crossover (punto in cui i grassi diventano il carburante principale).

In altre parole, a ritmi da maratona élite, 90 g·h⁻¹ non sono sufficienti per sostenere a lungo un metabolismo fortemente basato sui carboidrati.


3. Migliora l’economia di corsa

Un risultato particolarmente rilevante è la riduzione del costo di ossigeno (O₂, ossigeno) della corsa con 120 g·h⁻¹ di carboidrati rispetto a 60 g·h⁻¹.

Il miglioramento dell’economia di corsa è dell’ordine del 3–4%, un valore molto significativo in una maratona.

Dal punto di vista fisiologico, questo è spiegabile dal fatto che i carboidrati forniscono più energia per litro di ossigeno consumato rispetto ai grassi.


4. Qual è il vero problema vero? Il limite è gastrointestinale

I sintomi GI (sintomi gastrointestinali) sono stati presenti in tutte le condizioni, ma con caratteristiche diverse:

  • A 120 g·h⁻¹ aumentano nausea, senso di pienezza gastrica e crampi addominali.
  • Nonostante ciò, l’efficienza di ossidazione dei carboidrati resta elevata (circa 85%).

Questo indica che il problema non è l’assorbimento o l’utilizzo dei carboidrati, ma la tolleranza intestinale.


Implicazioni pratiche

  • Per runner élite e sub-élite, 120 g·h⁻¹ di CHO possono offrire un vantaggio metabolico reale.
  • L’assunzione di carboidrati ad alte dosi richiede allenamento dell’intestino (gut training), al pari dell’allenamento cardiovascolare.
  • La nutrizione in gara diventa una vera e propria variabile prestativa, da pianificare con la stessa cura di ritmo, carichi e tapering.

Messaggio chiave

A ritmi da maratona élite, solo 120 g·h⁻¹ di carboidrati mantengono il metabolismo glucidico, migliorano l’economia di corsa e offrono un vantaggio fisiologico concreto; il vero collo di bottiglia non è il muscolo, ma l’intestino.

 

A novembre 2025 l’inflazione in Italia  scende all’1.1%

A novembre 2025 l’inflazione in Italia  scende all’1,1%, il livello più basso registrato da ottobre 2024.

Inflazione Italia Novembre 2020- Novembre 2025

L’inflazione media in Italia (da Gennaio a Novembre) resta all’1,6%. Qui puoi approfondire.

La dinamica dell’inflazione in Italia a Novembre

Sulla dinamica dell’indice generale incidono gli effetti dovuti al rallentamento dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+1,1% da +1,9%), degli Energetici regolamentati (-3,2% da -0,5%) e di alcune tipologie di servizi, in particolare i trasporti (+0,9% da +2,0%), solo parzialmente compensato dall’attenuarsi della flessione di quelli degli Energetici non regolamentati (-4,3% da -4,9%). Si riduce il tasso di crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” (+1,5% da +2,1%), mentre l’inflazione di fondo si attesta al +1,7% (da +1,9%).

Prevedi il prossimo dato per Dicembre 2025

Inflazione area dell’euro: dovrebbe attestarsi al 2,2% a novembre 2025

Secondo la stima di Eurostat, l’inflazione annuale nell’area dell’euro dovrebbe attestarsi al 2,2% nel mese di novembre 2025, in leggero aumento rispetto al 2,1% di ottobre.

Inflazione area dell’euro: dovrebbe attestarsi al 2,2% a novembre 2025 7
Grafico inflazione Area Euro fino a novembre 2025(stima)

Sul fronte della dinamica mensile, l’indice dei prezzi al consumo dell’area euro registra una variazione pari a –0,2% rispetto a ottobre 2025.

Si tratta del ribasso mensile più contenuto dal febbraio 2025, segnale di un rallentamento congiunturale più marcato rispetto alle ultime rilevazioni.

Nonostante ciò, la media annua calcolata con l’inclusione della stima di novembre rimane stabile al 2,2%, confermando un quadro di inflazione sotto controllo.

Considerando le principali componenti dell’inflazione nell’area dell’euro, a novembre si prevede:

  • Servizi: +3,5% (da +3,4% in ottobre), la componente con il contributo annuo più elevato.
  • Alimentari, alcol e tabacco: +2,5% (stabile rispetto a ottobre).
  • Beni industriali non energetici: +0,6% (invariato).
  • Energia: –0,5% (da –0,9% in ottobre), in graduale attenuazione della fase deflattiva.

Il quadro complessivo suggerisce un’inflazione annuale moderatamente crescente ma con pressioni mensili deboli, trainate soprattutto dalla componente dei servizi, mentre energia e beni industriali mostrano dinamiche più contenute.

Inflazione Italia novembre 2025: prezzi in lieve calo, inflazione stabile all’1,2%

Secondo le stime preliminari diffuse dall’ISTAT, nel mese di novembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo NIC,
al lordo dei tabacchi, registra una variazione del -0,2% su base mensile e del +1,2% su base annua, un valore stabile rispetto a ottobre.

Per approfondire il funzionamento degli indici ufficiali puoi consultare:

Andamento delle principali componenti

La stabilità dell’inflazione generale riflette tendenze differenti tra i vari
raggruppamenti di spesa:

  • Servizi di trasporto: rallentano da +2,0% a +0,8%
  • Alimentari non lavorati: da +1,9% a +1,4%
  • Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: da +3,3% a +2,9%
  • Beni non durevoli: da +1,3% a +1,0%
  • Energetici regolamentati: calo più marcato, da -0,5% a -3,3%
  • Servizi relativi alle comunicazioni: da -0,3% a -0,8%
  • Alimentari lavorati: in accelerazione da +2,5% a +2,7%
  • Beni durevoli: flessione meno accentuata, da -0,8% a -0,1%
  • Energetici non regolamentati: da -4,9% a -4,4%

Inflazione di fondo e differenziale beni-servizi

L’inflazione di fondo, cioè l’indice NIC
al netto degli energetici e degli alimentari freschi, scende
dal +1,9% al +1,8%.
Stesso valore per l’inflazione al netto dei soli beni energetici.

Rallenta anche la crescita dei servizi (da +2,6% a +2,2%),
mentre i beni mostrano un lieve aumento (da +0,2% a +0,3%).
Il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si riduce quindi a
+1,9 punti percentuali (dai +2,4 del mese precedente).

Carrello della spesa e alta frequenza d’acquisto

I Beni alimentari, per la cura della casa e della persona
rallentano dal +2,1% al +1,9%.
I prodotti ad alta frequenza d’acquisto mostrano un leggero aumento
dal +2,1% al +2,2%.

Variazione congiunturale del NIC

Il calo mensile del -0,2% dell’indice generale rispetto a ottobre scorso è spiegato soprattutto da:

  • Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: -1,7%
  • Servizi relativi ai trasporti: -1,4%

Tali diminuzioni sono legate prevalentemente a fattori stagionali.

In compenso aumentano:

  • Alimentari non lavorati: +0,7%
  • Energetici non regolamentati: +0,6%
  • Alimentari lavorati: +0,5%

Inflazione acquisita 2025

Per il 2025 l’inflazione acquisita è pari a:

  • +1,5% per l’indice generale
  • +1,9% per l’inflazione di fondo

Indice armonizzato IPCA

Secondo le stime provvisorie, l’IPCA registra:

  • -0,2% su base mensile
  • +1,1% su base annua

Diminuzione rispetto al +1,3% del mese precedente.
Consulta la guida completa:
Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA).

Commento sintetico

A novembre 2025 l’inflazione resta stabile all’1,2%.
Rallentano i prodotti freschi e i servizi di trasporto, scendono nettamente gli energetici regolamentati e si riduce la flessione degli energetici non regolamentati. Il “carrello della spesa” rallenta al +1,9% e l’inflazione di fondo scende al +1,8%.

Puoi visualizzare grafici aggiornati e serie storiche complete qui:

Fonte: dati provvisori ISTAT

Prezzi ottobre 2025: inflazione in forte rallentamento

Nel mese di ottobre 2025 l’ISTAT conferma, con i dati definitivi, un sensibile rallentamento dell’inflazione in Italia. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra:

  • -0,3% su base mensile (variazione congiunturale)
  • +1,2% su base annua (variazione tendenziale), in calo rispetto al +1,6% di settembre

Inflazione Italia Ottobre 2020 - Ottobre 2025

Il dato conferma la stima preliminare e segnala un rientro dell’inflazione su valori leggermente inferiori a quelli di fine 2024.

Qui i dati definitivi

I numeri chiave di ottobre 2025

  • NIC (indice generale): -0,3% mese su mese, +1,2% anno su anno
  • Inflazione di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi): +1,9% da +2,0%
  • Inflazione al netto dei soli beni energetici: +1,9% da +2,1%
  • Beni: da +0,6% a +0,2%
  • Servizi: crescita stabile a +2,6%
  • Differenziale beni-servizi: +2,4 punti percentuali (da +2,0 punti del mese precedente)
  • Beni alimentari, per la cura della casa e della persona: da +3,1% a +2,1%
  • Prodotti ad alta frequenza d’acquisto: da +2,6% a +2,1%

Perché l’inflazione rallenta

La sensibile decelerazione del tasso d’inflazione è dovuta soprattutto a tre componenti:

Energetici regolamentati

  • Passaggio da una crescita annua molto sostenuta (+13,9%) a una lieve flessione (-0,5%).
  • Si tratta di uno dei contributi principali alla frenata dell’indice generale.

Alimentari non lavorati

  • Rallentano nettamente: da +4,8% a +1,9% su base annua.
  • Questa componente include, ad esempio, frutta e verdura fresche, che incidono in modo importante sul carrello delle famiglie.

Altre componenti in rallentamento

  • Servizi relativi ai trasporti: dal +2,4% al +2,0%
  • Alimentari lavorati: dal +2,7% al +2,5%

A compensare parzialmente questi effetti troviamo invece:

  • Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: in lieve accelerazione, dal +3,1% al +3,3%
  • Energetici non regolamentati: restano in calo, ma in modo meno marcato (da -5,2% a -4,9%)

Beni, servizi e differenziale di inflazione

Osservando in dettaglio la dinamica dei prezzi di beni e servizi:

  • la crescita annua dei beni rallenta sensibilmente: da +0,6% a +0,2%;
  • la crescita dei servizi rimane stabile a +2,6%.

Il risultato è un differenziale inflazionistico tra servizi e beni che sale a +2,4 punti percentuali, rispetto ai +2,0 punti di settembre. In altre parole, i servizi continuano a crescere di prezzo ben più dei beni, mostrando una maggiore rigidità al ribasso.

Carrello della spesa e prodotti ad alta frequenza d’acquisto

Per le famiglie, una delle voci più sensibili è quella del cosiddetto carrello della spesa, cioè i beni alimentari e i prodotti per la cura della casa e della persona:

  • I beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano da +3,1% a +2,1%.
  • I prodotti ad alta frequenza d’acquisto (cioè quelli comprati spesso, come alimentari, carburanti e altri beni di uso quotidiano) passano da +2,6% a +2,1%.

Si tratta di un segnale importante, perché queste voci influiscono direttamente sulla percezione quotidiana del costo della vita.

Andamento congiunturale: cosa scende e cosa sale a ottobre

La variazione mensile negativa dell’indice generale (-0,3% rispetto a settembre) riflette la seguente dinamica:

  • Energetici regolamentati: -6,4%
  • Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona: -1,1%
  • Energetici non regolamentati: -0,6%
  • Servizi relativi alle comunicazioni: -0,3%
  • Servizi relativi ai trasporti: -0,3%

In controtendenza, si registra un leggero aumento per i:

  • Servizi relativi all’abitazione: +0,3% mese su mese.

Inflazione acquisita 2025

L’ISTAT stima anche il valore dell’inflazione acquisita, cioè l’aumento dei prezzi che si avrebbe se da qui a fine anno i prezzi rimanessero fermi ai livelli attuali.

  • Per l’indice generale NIC, l’inflazione acquisita per il 2025 è pari a +1,6%.
  • Per la componente di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi) il valore acquisito è +1,9%.

Questi valori forniscono un’indicazione importante per le valutazioni di famiglie, imprese e policy maker sull’andamento medio dell’inflazione nel corso dell’anno.

IPCA e indice FOI: come si muovono gli altri indici dei prezzi

Accanto al NIC, l’ISTAT diffonde anche l’andamento di altri indici chiave del sistema prezzi italiano: l’IPCA e l’indice FOI.

IPCA (indice armonizzato dei prezzi al consumo)

L’IPCA, usato principalmente per confronti a livello europeo, registra:

  • -0,2% su base mensile
  • +1,3% su base annua

Il tasso tendenziale è in rallentamento rispetto al +1,8% registrato a settembre, e il dato conferma anch’esso la stima preliminare.

Vai alla pagina dedicata all’indice IPCA

Indice FOI (famiglie di operai e impiegati)

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, importante ad esempio per l’aggiornamento di affitti e altri contratti, mostra:

  • una variazione congiunturale pari a -0,2%
  • una variazione tendenziale pari a +1,1%

La pagina dell’indice ISTAT FOI senza tabacchi per le famiglie di operai ed impiegati utile per le rivalutazioni monetarie

Un’inflazione che rallenta ma non è scomparsa

Secondo la sintesi fornita dall’ISTAT, a ottobre 2025 l’inflazione scende a +1,2%, collocandosi poco al di sotto dei livelli di fine 2024. Il rallentamento è dovuto in larga parte al forte ridimensionamento della crescita dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+1,9% da +4,8%) e al passaggio in terreno negativo dei prezzi degli Energetici regolamentati (-0,5% da +13,9% di settembre).

Rallentano anche:

  • la crescita del carrello della spesa: +2,1% da +3,1%
  • l’inflazione di fondo: +1,9% da +2,0%

Nel complesso, il tasso di inflazione acquisito a ottobre 2025 si attesta al +1,6%. Questo quadro descrive un’inflazione in progressivo rientro rispetto ai picchi degli anni precedenti, ma ancora presente, soprattutto su alcune voci di spesa legate ai servizi e ai consumi frequenti delle famiglie.

Cosa potrebbe succedere all’inflazione a  Novembre 2025?

Scoprilo su Inflation Forecast Calculator

Prezzi al consumo – settembre 2025: inflazione stabile al +1,6% (NIC)

Analisi ISTAT · settembre 2025

Prezzi al consumo – settembre 2025: inflazione stabile al +1,6% (NIC), FOI +1,4%

A cura di Rivaluta.it ·

Inflazione Italia gennaio 2024 - settembre 2025
Inflazione Italia gennaio 2024 – settembre 2025

In breve

  • NIC (al lordo dei tabacchi): −0,2% m/m e +1,6% a/a (come ad agosto; stima preliminare confermata).
  • FOI (al netto dei tabacchi): −0,1% m/m e +1,4% a/a — riferimento per affitti, assegni e adeguamenti.
  • Inflazione di fondo: +2,0% a/a (da +2,1%).
  • Beni +0,6% a/a vs servizi +2,6% a/a → differenziale +2,0 p.p.
  • Energetici regolamentati in accelerazione (+13,9% a/a); non regolamentati in ripresa (−5,2% a/a da −6,3%).
  • “Carrello della spesa” in attenuazione: +3,1% a/a (da +3,4%).
  • IPCA: +1,3% m/m (fine saldi estivi), +1,8% a/a (da +1,6%).

Fonte: elaborazioni Rivaluta.it su dati ISTAT.

I numeri chiave (settembre 2025)

Indicatore Congiunturale (m/m) Tendenziale (a/a) Nota
NIC (lordo tabacchi) −0,2% +1,6% Stima preliminare confermata
FOI (netto tabacchi) −0,1% +1,4% Per rivalutazioni contrattuali
Inflazione di fondo n.d. +2,0% Lieve decelerazione
IPCA +1,3% +1,8% Effetto fine saldi (m/m)
Servizi relativi ai trasporti −3,3% +2,4% Frenata dal +3,5%
Alimentari non lavorati +0,6% +4,8% In rallentamento (da +5,6%)
Energetici regolamentati n.d. +13,9% In accelerazione (da +12,9%)
Energetici non regolamentati n.d. −5,2% In ripresa (da −6,3%)
Carrello della spesa n.d. +3,1% In attenuazione (da +3,4%)

Il nostro commento

L’inflazione resta al +1,6% su base annua. Sotto la media, però, si muovono forze opposte: energia regolamentata in accelerazione, alimentari freschi in raffreddamento e trasporti in netta frenata. La forbice beni/servizi (0,6% vs 2,6%) rimane ampia e riflette costi strutturali e pressioni salariali nei servizi.

La core scende al 2,0%: segnale costruttivo, ma non ancora definitivo. Per famiglie e microimprese conta soprattutto il FOI a +1,4%, bussola per canoni e assegni: dato moderato, utile alla programmabilità. Resta l’incognita energia in vista dell’inverno.

Giudizio sintetico: quadro stabile con tensioni settoriali. Bene il raffreddamento “di fondo”, attenzione al rimbalzo dei regolamentati. È il momento di verificare parametri e adeguare le simulazioni per fine anno.

Cosa significa per te

Altri dettagli dal comunicato

  • Servizi trasporti: da +3,5% a +2,4% tendenziale (−3,3% congiunturale).
  • Alimentari non lavorati: +4,8% (da +5,6%), con +0,6% m/m.
  • Energetici regolamentati: +13,9% (da +12,9%).
  • Energetici non regolamentati: −5,2% (da −6,3%).
  • Alta frequenza d’acquisto: +2,6% (da +2,3%).
  • IPCA: +1,3% m/m per fine saldi; +1,8% a/a (da +1,6%).
© 2025 Rivaluta.itElaborazione Rivaluta.it su dati ISTAT

 

BCE: Tassi invariati, fermi a giugno 2025

Inflazione stabile al 2,1% nel 2025. Crescita rivisto al rialzo all’1,2%

BCE: Tassi invariati, fermi a giugno 2025 8
Grafico Tassi BCE fino a Giugno 2025

In un contesto di inflazione prossima all’obiettivo del 2% e di prospettive economiche in lieve miglioramento, il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) ha deciso oggi di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento.

La mossa, ampiamente anticipata dai mercati, conferma una pausa nella politica di allentamento monetario dopo i tagli cumulativi di 200 punti base implementati tra giugno 2024 e giugno 2025. Il tasso sui depositi presso la banca centrale resta al 2,00%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,40%.

La decisione riflette la valutazione aggiornata delle prospettive di inflazione, che il Consiglio direttivo giudica “pressoché invariata”. L’inflazione complessiva nell’Eurozona si attesta attualmente intorno al target di medio termine del 2%, con i dati preliminari di Eurostat che indicano un lieve rialzo al 2,1% ad agosto rispetto al 2% di luglio. Questo dato è trainato da un rallentamento della discesa dei prezzi energetici (-1,9% annuo) e da un aumento dei prezzi degli alimenti freschi (+5,5%), mentre i servizi e i beni non energetici mostrano dinamiche moderate.

Proiezioni macroeconomiche: inflazione in discesa, crescita in accelerazione

Le nuove proiezioni elaborate dagli esperti della BCE delineano un quadro stabile, simile a quello tracciato a giugno. L’inflazione complessiva è prevista in media al 2,1% nel 2025, per poi scendere all’1,7% nel 2026 e risalire leggermente all’1,9% nel 2027. L’inflazione core (al netto di energia e alimentari) si attesta al 2,4% nel 2025, convergendo verso l’1,9% nel 2026 e l’1,8% nel 2027. Queste stime confermano la traiettoria disinflazionistica, supportata dal calo dei prezzi energetici e dal progressivo ancoraggio delle aspettative inflazionistiche.

Sul fronte della crescita, le notizie sono più positive: il PIL dell’Eurozona è atteso espandersi dell’1,2% nel 2025, con una revisione al rialzo di 0,3 punti rispetto alla stima di giugno (0,9%). Questo miglioramento riflette l’impatto positivo dell’accordo sui dazi tra UE e USA, che ha ridotto l’incertezza commerciale. Per il 2026, la crescita è prevista all’1,0% (leggermente inferiore all’1,1% precedente), mentre resta invariata all’1,3% per il 2027. Nel secondo trimestre del 2025, il PIL ha registrato un modesto +0,1% trimestrale, in linea con le attese, grazie a consumi interni stabili e a un contributo positivo dalla domanda estera.

Anno Inflazione complessiva (%) Inflazione core (%) Crescita PIL (%)
2025 2,1 2,4 1,2
2026 1,7 1,9 1,0
2027 1,9 1,8 1,3

Questi dati sono stati accolti con sollievo dai mercati: l’euro si è apprezzato leggermente contro il dollaro, mentre i rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni sono rimasti stabili intorno al 2,2%.

Un approccio “data-dependent”: prontezza a reagire ai rischi

Il Consiglio direttivo ha ribadito la propria determinazione a stabilizzare l’inflazione al 2% a medio termine, adottando un approccio “guidato dai dati”. Le decisioni future sui tassi saranno basate su valutazioni aggiornate delle prospettive inflazionistiche, dei rischi associati, della dinamica dell’inflazione di fondo e della trasmissione della politica monetaria, senza vincoli a un percorso predefinito. Come ha sottolineato la presidente Christine Lagarde nella conferenza stampa, “non siamo vincolati a nessun particolare percorso sui tassi”.

Lagarde ha evidenziato i rischi persistenti, tra cui le tensioni geopolitiche (Ucraina e Medio Oriente), l’incertezza politica in Francia e l’impatto potenziale dei dazi USA, nonostante l’accordo recente. “L’economia europea ha dimostrato una buona tenuta, ma i rischi per la crescita sono orientati al ribasso”, ha precisato, confermando che la BCE è pronta ad adeguare tutti i suoi strumenti per preservare la stabilità dei prezzi e il funzionamento del meccanismo di trasmissione monetaria.

Riguardo ai programmi di acquisto di asset (PAA e PEPP), i portafogli continuano a ridursi a un ritmo misurato, senza reinvestimenti del capitale rimborsato sui titoli in scadenza. Lo strumento di protezione del TPI (Transmission Protection Instrument) rimane disponibile per contrastare dinamiche di mercato ingiustificate che minacciano la trasmissione della politica monetaria.

Reazioni e implicazioni per l’economia reale

La scelta di mantenere i tassi invariati per la seconda riunione consecutiva (dopo la pausa di luglio) è stata accolta positivamente dagli analisti. “Non vi è motivo per modificare la politica in questa fase, con l’inflazione in linea con l’obiettivo e la crescita in trend”, ha commentato Konstantin Veit di Pimco. Josefina Rodriguez di Vanguard ha previsto “cambiamenti limitati nella comunicazione”, con enfasi su un approccio data-dependent.

Per i consumatori e le imprese, l’impatto è duplice: i mutui variabili restano convenienti, con Euribor a 3 mesi stabile al 2,07% e proiezioni di discesa sotto l’1,9% entro il 2026. Tuttavia, l’incertezza globale potrebbe frenare gli investimenti privati. Come ha twittato @lauranaka, “dopo la pausa estiva, la BCE si prende tempo, ma l’inflazione USA in rialzo complica il quadro globale”.

In sintesi, la BCE opta per la prudenza in un contesto fragile ma incoraggiante. Con l’inflazione sotto controllo e una crescita rivista al rialzo, l’attenzione si sposta sulle prossime riunioni: ottobre e dicembre potrebbero portare nuovi aggiustamenti, se i dati lo giustificheranno. L’Europa, per ora, respira.

Ad agosto l’inflazione in Italia rallenta leggermente: +1,6% da +1,7% di luglio

Ad agosto 2025 l’inflazione in Italia (misurata dall’indice NIC) rallenta leggermente, attestandosi a +1,6% su base annua (da +1,7% di luglio). Lo comunica l’Istat nel comunicato odierno.

Andamento dell’Inflazione

  • Rallenta l’aumento dei prezzi dei Beni energetici (sia regolamentati che non), che è la causa principale della flessione generale dell’inflazione.

  • Accelera invece l’aumento dei prezzi dei Beni alimentari (sia lavorati che non lavorati), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dei Servizi relativi ai trasporti.

  • L’“inflazione di fondo” (che esclude energetici e alimentari freschi) accelera leggermente, passando dal +2,0% al +2,1%.

Altri Dati Rilevanti

  • Il differenziale tra servizi e beni si allarga: i prezzi dei servizi crescono del +2,7%, mentre quelli dei beni solo dello +0,6%.

  • I prezzi dei prodotti del “carrello della spesa” (beni ad alta frequenza d’acquisto) accelerano (+2,4%).

  • L’inflazione acquisita per il 2025 (la stima su quanto già accaduto) è dell’+1,7% per l’indice generale.

  • L’indice armonizzato europeo (IPCA) si attesta a +1,7% su base annua.

In sintesi, il quadro mostra un’inflazione generale in lieve calo, trainata dal freno degli energetici, ma con una sottostante pressione inflazionistica che rimane sostenuta, soprattutto per alimentari, servizi e beni di prima necessità.

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