Prezzi al consumo · dati definitivi ISTAT
L’ISTAT conferma la stima preliminare: ad agosto 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo aumenta dello
0,5% rispetto a luglio e del 3,3% rispetto ad agosto 2025. L’accelerazione dal 2,9% di luglio
dipende soprattutto dai rincari dell’energia, mentre l’inflazione di fondo scende all’1,5%.
Aggiornamento del 16 settembre 2026 · Dati definitivi, base 2025=100

Indice dei contenuti
I dati principali di agosto 2026
- inflazione NIC annua: +3,3%;
- variazione NIC mensile: +0,5%;
- indice NIC: 103,9;
- inflazione di fondo: +1,5%;
- inflazione acquisita per il 2026: +2,9%;
- indice FOI senza tabacchi: 103,7, con variazione annua del +3,4%.
Il dato di agosto segna una nuova accelerazione dell’inflazione italiana. Dopo il +2,9% di luglio,
la variazione annua dell’indice NIC sale al 3,3%, il livello più alto registrato finora nel 2026. Il quadro,
tuttavia, non mostra una crescita uniforme dei prezzi: la pressione arriva prevalentemente dai prodotti energetici,
mentre la dinamica delle componenti meno volatili resta molto più contenuta.
Per consultare serie storiche, confronti e calcolatori è disponibile la
guida completa all’inflazione di Rivaluta.it.
NIC, IPCA e FOI: i valori definitivi
| Indice | Valore | Variazione mensile | Variazione annua |
|---|---|---|---|
| NIC – intera collettività | 103,9 | +0,5% | +3,3% |
| IPCA – indice armonizzato europeo | 102,7 | +0,1% | +3,2% |
| FOI senza tabacchi | 103,7 | +0,6% | +3,4% |
Fonte: ISTAT, Prezzi al consumo – agosto 2026, dati definitivi. Tutti gli indici hanno base 2025=100.
Su Rivaluta.it è possibile consultare la
tabella aggiornata degli indici NIC, IPCA e FOI.
Perché l’inflazione è salita dal 2,9% al 3,3%
Il principale motore dell’accelerazione è l’energia. I prezzi dei beni energetici passano
dal +11,6% di luglio al +17,1% di agosto. La crescita riguarda entrambe le componenti:
Energetici regolamentati
+18,6%
Erano al +14,8% a luglio. Nel mese aumentano del 3,0%.
Energetici non regolamentati
+17,0%
Erano al +11,4% a luglio. Nel mese aumentano del 2,9%.
Tra le voci più dinamiche figurano il gasolio per riscaldamento, che raggiunge il +31,8% annuo,
il gasolio per autotrazione al +26,7% e la benzina al +16,3%. Accelerano anche i beni
durevoli, dal +0,7% al +1,3%, e gli alimentari non lavorati, dal +3,6% al +3,8%.
L’aumento dell’indice generale è quindi fortemente condizionato da componenti volatili. Lo conferma
l’inflazione di fondo, calcolata escludendo energia e alimentari freschi, che rallenta dal +1,6%
al +1,5%. Anche l’inflazione al netto dei soli energetici scende, dal +1,8% al +1,7%.
Beni al 4,1%, servizi al 2,4%: il divario si amplia
I prezzi dei beni accelerano dal +3,2% al +4,1%, mentre quelli dei servizi rallentano dal +2,7%
al +2,4%. Il differenziale tra servizi e beni passa così da -0,5 a -1,7 punti percentuali.
Tra i servizi frenano quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona, dal +3,0% al +2,6%, e i servizi
relativi ai trasporti, dal +1,6% al +0,8%. Il dato annuo dei servizi di trasporto risente in particolare della
flessione dei prezzi del trasporto aereo di passeggeri, pari al -11,5% rispetto ad agosto 2025.
La spesa quotidiana corre più dell’inflazione generale
La crescita accelera nettamente dal 3,4% di luglio. Questa categoria comprende, tra l’altro,
alimentari, carburanti, affitti, trasporti urbani, giornali, ristorazione e diverse spese di assistenza.
Poiché si tratta di acquisti ripetuti, il rincaro può essere percepito dalle famiglie più intensamente
del dato medio del 3,3%.
Il cosiddetto carrello della spesa – alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona –
rallenta invece lievemente dal +1,0% al +0,9%. Nel complesso, i beni alimentari registrano una
crescita annua dell’1,0%: gli alimentari lavorati scendono dello 0,4%, mentre quelli non lavorati aumentano del 3,8%.
Indice FOI al 3,4%: cosa cambia per affitti e rivalutazioni
L’indice FOI al netto dei tabacchi, utilizzato per numerosi adeguamenti contrattuali e monetari, raggiunge
103,7. Rispetto a luglio cresce dello 0,6%, mentre la variazione rispetto ad agosto 2025 è del
3,4%. La variazione su due anni è pari al 4,8%.
Il valore aggiornato e la serie storica sono disponibili nella pagina dedicata all’
ultimo indice ISTAT FOI.
Per i contratti di locazione è possibile usare il
calcolatore dell’aumento ISTAT dell’affitto,
verificando sempre la clausola contrattuale e la percentuale di adeguamento applicabile.
Esempio di adeguamento al 100%
Canone mensile: 700,00 euro
Variazione FOI: +3,4%
Nuovo canone: 723,80 euro, con un aumento di 23,80 euro al mese.
L’esempio è puramente matematico. L’adeguamento effettivo dipende dal contratto, dalla data di decorrenza,
dall’eventuale applicazione del 75% e dalle norme previste per la specifica tipologia di locazione. Per un semplice
controllo numerico si può utilizzare anche il
calcolatore di aumento percentuale.
Inflazione acquisita 2026 al 2,9%: cosa significa
Ad agosto l’inflazione acquisita per il 2026 sale al 2,9%. Significa che, se l’indice dei prezzi
rimanesse invariato da settembre a dicembre, la crescita media dell’intero 2026 rispetto al 2025 sarebbe comunque
del 2,9%. Non è dunque una previsione dell’inflazione di dicembre, ma la quota di crescita media già incorporata
nei dati dei primi otto mesi dell’anno.
Per costruire scenari alternativi sulle variazioni dei prossimi mesi si può usare il
simulatore delle prospettive d’inflazione
di Rivaluta.it. I risultati sono scenari matematici basati sulle ipotesi inserite dall’utente e non previsioni ufficiali.
Come leggere il dato di agosto
Il ritorno dell’inflazione al 3,3% è un segnale da non sottovalutare, soprattutto perché i prodotti acquistati
più frequentemente aumentano del 4,3%. Allo stesso tempo, la discesa dell’inflazione di fondo all’1,5% indica che
l’accelerazione non è generalizzata: il contributo dominante proviene dall’energia e, in misura minore, dai beni durevoli.
Nei prossimi mesi sarà quindi decisivo osservare se i rincari energetici si trasferiranno in modo persistente sugli
altri beni e sui servizi. Un eventuale aumento della componente di fondo renderebbe la pressione inflazionistica più
diffusa; una stabilizzazione dell’energia, al contrario, potrebbe favorire un nuovo rallentamento dell’indice generale.