Dal Fisco una mano per le start upNiente tasse per le plusvalenze reinvestite in nuove imprese Incentivi fiscali in arrivo per chi scommette sulle "start up". Le plusvalenze realizzate attraverso la cessione di partecipazioni e reinvestite entro due anni in aziende di nuova o recente costituzione non sono soggette a tassazione. Condizione indispensabile per cogliere l'opportunità offerta dalla manovra d'estate è che la società in cui avviene il reinvestimento deve svolgere la stessa attività di quella a cui si riferiscono le quote cedute. Dal valore di questa operazione dipende l'ammontare della misura dell'esenzione, che non può però superare il quintuplo del costo sostenuto, nei cinque anni precedenti la cessione, per l'acquisizione o la realizzazione di beni materiali ammortizzabili, esclusi gli immobili, di beni immateriali ammortizzabili e per spese di ricerca e sviluppo.
Restano tagliate fuori dal beneficio le partecipazioni in enti residenti, sia commerciali che non commerciali, e in società ed enti non residenti, mentre rientrano nel campo dell'esenzione sia le partecipazioni qualificate che quelle non qualificate, a patto che siano possedute da almeno tre anni e riguardino società attive da non oltre sette anni. Un'agevolazione che si concretizza solo se nei due anni successivi al loro conseguimento le plusvalenze vengono utilizzate per finanziare altre imprese che svolgano la stessa attività e che siano operative da non più di tre anni. Un requisito, quest'ultimo, che individua le imprese in fase di start up. La norma specifica inoltre anche le modalità del finanziamento, che deve avvenire attraverso "la sottoscrizione del capitale sociale o l'acquisto di partecipazioni al capitale". Più precisamente, per citare le parole del provvedimento, le spese devono essere effettuate "per l'acquisizione o la realizzazione di beni materiali ammortizzabili, diversi dagli immobili, e di beni immateriali ammortizzabili, nonché per spese di ricerca e sviluppo". Home page Fisco
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