Rivalutazione assegno di mantenimento

Cosa devo sapere quando determino l'importo di un assegno di mantenimento?

È necessario sapere, prima di procedere ad un errato aggiornamento dell'assegno, come si determina l'importo. Di seguito  troverai alcune indicazioni normative che consigliamo di leggere attentamente affinchè si possa determinare in modo  corretto l'entità dell'assegno di mantenimento in relazione al caso specifico:

A proposito di assegno di mantenimento, ti ricordiamo che

L'ultimo indice ISTAT per la rivalutazione dell'assegno di mantenimento è quello relativo a Ottobre 2017 che è risultato pari a 0,9%
Periodo Marzo 2016 - Marzo 2017 Aprile 2016 - Aprile 2017 Maggio 2016 - Maggio 2017 Giugno 2016 - Giugno 2017 Luglio 2016 - Luglio 2017 Agosto 2016 - Agosto 2017 Settembre 2016 - Settembre 2017 Ottobre 2016 - Ottobre 2017 Media
Var% 1,4% 1,7% 1,4% 1,1% 1,0% 1,2% 1,1% 0,9% 1,2%
Qui puoi introdurre l'importo dell'assegno di mantenimento da aggiornare

RISOLUZIONE AGENZIA ENTRATE N. 448/E - Roma, 19 novembre 2008

IRPEF - Oneri deducibili – Art. 10, comma 1, lett. c), TUIR Rivalutazione assegno di mantenimento corrisposto al coniuge -Interpello - Articolo 11 della legge n. 212 del 2000

 

L'importo verrà rivalutato all'ultimo dato disponibile su Rivaluta.it e pubblicato dall'ISTAT. Ovverro verrà effettuata la rivalutazione monetaria tra l'ultimo periodo in archvio e quello relativo allo stesso mese all'anno precedente

Se hai necessità di rivalutare un importo per periodi diversi ti consigliamo l'uso del calcolatore avanzato di RIVALUTA.it

Sapresti risolvere un caso del genere?

Il sig.Rossi non paga l'assegno di mantenimento di euro 1000 (mensili) al coniuge dal 02/2/2002.
Il giudice condanna il sig. Rossi al pagamento degli arretrati rivalutati mese per mese tramite gli Indici ISTAT con l'aggiunta degli interessi legali (non capitalizzati) dal 02/2/2002 fino al periodo del soddisfo (31/8/2006)

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Altri casi risolti QUI

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I REDDITI ED IL PATRIMONIO DELL'OBBLIGATO

L'entità dell'assegno va valutata con riferimento all'intera consistenza patrimoniale dell'obbligato.
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Non basterà quindi considerare il reddito netto, ma si dovranno comprendervi tutti i beni fruibili dalla coppia: mobili ed immobili, produttivi od improduttivi di redditi ulteriori, nonché il loro valore intrinseco.

Il valore complessivo del patrimonio del coniuge è quindi un elemento essenziale nell'operazione di quantificazione dell'assegno, che dovrà essere sufficiente a formare ovvero ad integrare i redditi del beneficiario al fine di raggiungere un tenore di vita simile a quello avuto durante il matrimonio.

Si noti poi che è irrilevante che in passato un coniuge avesse accettato uno standard inferiore al tenore di vita possibile, dato che l'assegno è essenzialmente volto a compensare una differenza nel reddito del beneficiario.

Ulteriore elemento che è stato preso in considerazione dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione è il contributo economico avente carattere continuativo da parte di un genitore. Va considerato, per esempio, il caso in cui un genitore abbia pagato costantemente un canone di locazione della casa coniugale, incrementando la disponibilità della coppia di un importo corrispondente.

Un link utile per approfondire

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IL BISOGNO DEL BENEFICIARIO
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Sebbene la formula contenuta nell'art. 156 del codice civile operi un semplice riferimento al "diritto al mantenimento" in mancanza di adeguati redditi propri, si è detto che la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha sancito la necessità di riferirsi al potenziale tenore di vita della coppia.

In tal senso, seppur riferita alla determinazione dell'assegno in caso di divorzio, ci pare significativo il principio enunciato dalla Cassazione, laddove si parla di tenore di vita godibile in base ai redditi percepiti, principio che è senz'altro applicabile anche alla separazione.

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COSA SONO LE "CIRCOSTANZE" DI CUI ALL'ART. 156 DEL CODICE CIVILE
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Nelle premesse di questa sezione si è fatto cenno agli accordi presi dai coniugi durante il matrimonio o precedenti allo stesso.

Indubbiamente, tali accordi, qualora incidano sulla consistenza dei redditi della famiglia, costituiscono circostanze valutabili ai fini dell'entità del mantenimento.

Altra circostanza valutabile attiene l'utilizzazione della casa famigliare in favore del coniuge assegnatario della prole minore o maggiorenne e convivente, nonché la convivenza more uxorio di uno dei coniugi con persona che contribuisca al sostentamento della moglie o del marito facendo così cessare o riducendo significativamente lo stato di bisogno del beneficiario. In tema di convivenza more uxorio si richiama infine quanto enunciato dalla Cassazione.

Approdondisci su Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi

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CASA CONIUGALE E ASSEGNO DI MANTENIMENTO
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L'assegnazione della casa famigliare in favore del coniuge assegnatario della prole può avere quale conseguenza immediata l'aumento di spese a carico dell'obbligato.

Si pensi all'ipotesi in cui il coniuge onerato debba rinunciare all'unica casa in comproprietà con la moglie per affittare un altro immobile. In tal caso, a fronte di un beneficio per il coniuge debole, c'è un sacrificio ulteriore per il coniuge obbligato, con ripercussioni spesso notevoli sul suo reddito.

La giurisprudenza della Cassazione ha sancito che si deve tenere conto degli squilibri derivanti da tali conseguenze, bilanciandole con il versamento di una somma inferiore a favore del coniuge beneficiario dell'assegno di mantenimento.

Dopo questa elencazione di principi e sentenze della cassazione civile vi chiederete come in concreto si possa determinare l'entità dell'assegno di mantenimento.

La risposta va trovata attraverso l'analisi congiunta di tutti quei fattori che vi abbiamo citato.

In ogni caso, si è certi che per determinare il tenore di vita occorre senz'altro riferirsi alla concreta disponibilità di mezzi per l'acquisto di beni di consumo durevoli e non.

Per aiutarvi in questo calcolo offriamo il seguente suggerimento: il coniuge in stato di bisogno dovrà valutare la propria disponibilità finanziaria durante il matrimonio, aumentarla in considerazione delle reali potenzialità della coppia (ovviamente solo se superiori al tenore di vita effettivamente goduto), tenendo altresì conto della consistenza patrimoniale effettiva del coniuge nonché degli eventuali possibili incrementi del suo patrimonio nel periodo che intercorre tra la separazione e l'eventuale senenza di divorzio.

Quindi ipotizzando che una moglie, pur godendo di redditi propri per 30 milioni annui, abbia avuto, grazie all'elevato reddito molto superiore del marito, una disponibilità mensile per consumi ed acquisti di beni di 1 milione di lire mensili, dovrà continuare a beneficiare di tale somma dal coniuge obbligato sino al divorzio.

I casi più ricorrenti, tuttavia, sono relativi a coppie aventi propria autonomia di reddito, con uno o più figli.

In tal caso, se la moglie percepisce redditi sufficienti per sé, si è soliti quantificare l'assegno di mantenimento in favore della prole in misura non superiore ad un terzo dello stipendio dell'obbligato, a cui si deve aggiungere il beneficio dell'assegnazione della casa coniugale, anche se di proprietà esclusiva dell'obbligato.

Approdondisci su Mantenimento: la casa coniugale va calcolata come vantaggio

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TABELLA COMPARATIVA
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Per aiutarvi ulteriormente nella definizione dell'entità dell'assegno di mantenimento, vi proponiamo a titolo indicativo dati desunti desunti da recenti sentenze.

Nei casi esaminati si è visto che, generalmente, l'assegno di mantenimento per un solo figlio varia da 160 a 320 Euro , mentre per più figli da 210 a 420 Euro

Gli assegni per la moglie partono da 160 Euro, quelli cumulativi per moglie e figli da 210 Euro.

Resta inteso che, a fronte delle molte variabili, non è possibile definire cifre ricorrenti per casi che, solo in apparenza, possono sembrare analoghi.

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