Inflazione: Putin torna ai prezzi congelati

Putin torna ai prezzi congelati

Mercoledí 24 Ottobre 2007

MOSCA - Contro l'inflazione alla maniera sovietica. Di fronte agli aumenti sfrenati dei generi alimentari di prima necessità, in Russia come nel resto del mondo, Mosca - scrive il quotidiano Izvestija - «ha trovato la sua soluzione nel passato». Il Governo Zubkov ha abbandonato i principi del libero mercato, approvando un pacchetto di misure straordinarie destinato a congelare i prezzi ai livelli del 15 ottobre.

Olio, farina, pane, latte, formaggio, uova, spariti nelle scorse settimane in molte regioni russe dai banchi dei negozi: il loro destino qui diventa una questione politica, entra in campagna elettorale. Perché la preoccupazione principale del Cremlino è che l'inflazione possa intaccare la popolarità del presidente Vladimir Putin in vista delle elezioni di dicembre, ora che è lui a guidare il partito Russia Unita.

A settembre, i prezzi dei generi alimentari sono aumentati ben oltre i limiti previsti: latte e latticini +10,5%, in un solo mese, burro e olio +7%, pane +6%, pasta +5,4 per cento. Aumenti medi, a Mosca la situazione è ben più grave. Per proteggersi la gente ha fatto scorte.

Resa dei conti ieri al Cremlino. Putin ha ricevuto i sindaci delle maggiori città, lanciando una requisitoria contro i cosiddetti "cartelli regionali" che monopolizzano i mercati locali, e contro la burocrazia corrotta, i due principali fattori colpevoli della corsa dei prezzi: «Monopoli regionali e dipendenti pubblici che chiedono tangenti per il rilascio di permessi, certificati e licenze sono in gran parte colpevoli per l'impennata dei prezzi dei prodotti di primissima necessità come pane e latte», ha dichiarato il presidente russo, mentre il ministero dell'Economia ha concluso un patto con i maggiori produttori di generi alimentari e le reti commerciali del Paese per congelare fino alla fine dell'anno i prezzi dei prodotti di prima necessità.

La decisione sarà formalizzata oggi. Secondo il ministero dell'Agricoltura l'accordo è «volontario», ma nell'industria alimentare si parla di forti pressioni: «Ci è stato detto in termini non equivocabili che dobbiamo bloccare i prezzi di alcuni prodotti. Tutti sanno cosa sta facendo il Governo: è parte della loro campagna elettorale», spiega una fonte interpellata dal Financial Times.

Non è detto però che l'intesa tra il Cremlino e il business privato debba funzionare: nel giro di pochi giorni dai supermercati di Mosca e di altri più grandi centri abitati russi sono semplicemente spariti i prodotti della classe "economica", lasciando posto ai generi alimentari d'importazione, venduti a prezzi inaccessibili per il 90% della popolazione. È molto difficile che un pensionato che riceve dallo Stato russo 90 euro al mese riesca a sostituire l'olio di girasole con quello d'oliva (prezzo medio di 20 euro per mezzo litro) oppure qualche formaggio russo con del parmigiano (un chilo di parmigiano italiano costa a Mosca circa 70 euro).

Nei giorni scorsi Putin aveva addossato la colpa per l'inflazione al fatto che la Russia è diventata parte integrante dell'economia globale. «Tutto ciò che accade sui mercati internazionali - ha detto nel corso della conferenza trasmessa in diretta televisiva - si riflette subito anche sulla Russia». Secondo il leader del Cremlino, in Europa, da dove in Russia arrivano molti generi alimentari, la sospensione delle sovvenzioni ai produttori agricoli ha provocato un aumento dei prezzi in media del 15-17%, mentre dopo aver varcato i confini della Russia i prezzi di questi prodotti sono cresciuti del 40% o addirittura del 60 per cento.

Per proteggere il mercato interno il Governo sta inoltre esaminando la possibilità di portare dal 10 al 30% le tasse sull'export di frumento, prospettiva che ha contribuito all'aumento dei prezzi internazionali del grano.