19 marzo 2008
Serpeggia un brivido di panico nel modo in cui è stato accolto questo nuovo intervento sui tassi.
Un brivido che si è subito percepito a Wall Street dove all'annuncio della nuova sforbiciata è stato subito accolto con un crollo degli indici dei titoli. Il Dow Jones è sceso di oltre 100 punti, toccando un minimo a 12.153, per poi recuperare parzialmente terreno segnando +2,08% a 12.224,79. Più rapido il rimbalzo del tecnologico Nasdaq e dell'S&P-500 che dopo il repentino ribasso hanno fatto segnare rispettivamente +1,87% e +2,69%.
Comunque non è piaciuto. Non ha fatto sperare in una ripresa, anzi.
Del resto nei toni pacati della Fed un intervento così ravvicinato dall'ultimo, di soli due giorni fa, è stato spiegato con aspettative non propriuo buone. «Probabilmente la contrazione del mercato immobiliare e la rigidità del credito» peseranno sulla crescita dell'economia americana. È quanto si legge nel comunicato con cui la Federal Reserve spiega la decisione di tagliare i tassi sui fed funds di 0,75 punti al 2,25 per cento.
Nero su bianco: «Le recenti informazioni - si legge nella nota dell'istituto di Bernake- indicano che l'outlook sull'attività economica si è ulteriormente indebolo». «La crescita della spesa in consumi è rallentata e il mercato del lavoro si è indebolito». E si promettono altre mosse per migliorare la liquidità che «dovrebbero aiutare a promuovere una crescita moderata e a mitigare i rischi all'attività economica». Per finire con la previsione che comunque «i rischi per la crescita restano al ribasso». «L'incertezza sulle prospettive d'inflazione è aumentato», si legge ancora, circostanza che rende «necessario continuare a monitorare attentamente l'andamento» della dinamica dei prezzi. Ma ci si attende, con una buona dose di ottimismo, che l'inflazione moderi il passo «nei prossimi trimestri», riflettendo un rientro dei prezzi di energia e delle altre commodity.
In Europa il nuova taglio della Fed, già atteso, ha scatenato invece un'ondata rialzista di speculazione. Il dollaro invece si è ripreso, sia rispetto all'euro sia allo yen.
I tassi ora sono al minimo degli ultimi quattro anni.
Ma a differenza di altre volte, questo martedì non è stato deciso all'unanimità come agire: nel board della Fed otto sono stati i sì e due i no.
E anche questo dà la sensazione che qualche brivido di panico cominci a serpeggiare in America sulle condizioni reali dell'economia.