La BCE nell'ultimo bollettino vede un'inflazione al rialzo

Il ritmo dell'espansione monetaria di fondo resta moderato

12 maggio 2011

Sulla base della consueta analisi economica e monetaria il Consiglio direttivo ha deciso di lasciare invariati i tassi d'interesse di riferimento della BCE, dopo l'aumento di 25 punti base dello scorso 7 aprile.

Le informazioni in seguito pervenute confermano la valutazione secondo cui è stato necessario adeguare l'orientamento molto accomodante di politica monetaria.

Il Consiglio direttivo continua a rilevare pressioni al rialzo sull'inflazione complessiva, derivanti soprattutto dalle quotazioni dell'energia e delle materie prime.

Se da un lato l'analisi monetaria indica che il ritmo dell'espansione monetaria di fondo resta moderato, dall'altro la liquidità monetaria è tuttora abbondante e potrebbe agevolare l'accomodamento delle pressioni sui prezzi.

Inoltre, i recenti dati economici confermano la positiva dinamica di fondo dell'attività nell'area dell'euro, a fronte di un livello di incertezza che rimane elevato.

Nel complesso è essenziale che la recente evoluzione dei prezzi non produca pressioni inflazionistiche generalizzate.

Le aspettative di inflazione nell'area dell'euro devono rimanere saldamente ancorate in linea con l'obiettivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio periodo.

L'ancoraggio di tali aspettative costituisce un presupposto necessario affinché la politica monetaria seguiti a contribuire alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro nell'area dell'euro.

A fronte dei livelli persistentemente modesti dei tassi di interesse su tutte le scadenze e dell'orientamento tuttora accomodante della politica monetaria, il Consiglio direttivo continuerà a seguire con molta attenzione tutti gli sviluppi relativi ai rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi.

Preservare la stabilità dei prezzi a medio termine rappresenta il principio guida, che il Consiglio direttivo applica nel vagliare nuove informazioni, formulare giudizi e decidere in merito a eventuali ulteriori aggiustamenti dell'orientamento accomodante di politica monetaria.

Come dichiarato in precedenti occasioni, anche l'offerta di liquidità e le modalità di aggiudicazione degli importi nelle operazioni di rifinanziamento saranno adeguate al momento opportuno, tenendo presente che tutte le misure non convenzionali adottate nel periodo di acute tensioni finanziarie sono, per come strutturate, di natura temporanea.

Per quanto concerne l'analisi economica, dopo l'incremento dello 0,3 per cento sul periodo precedente registrato dal PIL in termini reali dell'area dell'euro nel quarto trimestre del 2010, i recenti dati statistici e gli indicatori basati sulle indagini congiunturali segnalano una dinamica di fondo persistentemente positiva dell'attività economica dell'area nel primo trimestre e agli inizi del secondo trimestre di quest'anno.

In prospettiva, le esportazioni dell'area dell'euro dovrebbero essere sostenute dall'espansione in atto a livello mondiale.

Al tempo stesso, tenuto conto dell'elevato grado di fiducia delle imprese nell'area, la domanda interna del settore privato dovrebbe fornire un contributo sempre più consistente alla crescita economica, beneficiando dell'orientamento accomodante della politica monetaria e delle misure adottate per migliorare il funzionamento del sistema finanziario.

Ci si attende tuttavia che l'attività resti in certa misura frenata dal processo di aggiustamento dei bilanci in diversi comparti.

Secondo la valutazione del Consiglio direttivo i rischi per queste prospettive economiche restano sostanzialmente bilanciati, in un contesto di elevata incertezza.

Da un lato, il commercio mondiale potrebbe continuare a crescere più rapidamente rispetto alle attese, sostenendo le esportazioni dell'area dell'euro; inoltre, il positivo clima di fiducia delle imprese potrebbe contribuire all'attività interna dell'area più di quanto ci si aspetti al momento.

Dall'altro lato, i rischi al ribasso riguardano le tensioni in atto in alcuni segmenti dei mercati finanziari che si potrebbero propagare all'economia reale dell'area dell'euro; sono altresì connessi a ulteriori rincari dell'energia, in particolare per effetto delle attuali tensioni geopolitiche nell'Africa settentrionale e nel Medio Oriente, alle spinte 6 protezionistiche e a una possibile correzione disordinata degli squilibri internazionali.

Persistono infine potenziali rischi concernenti l'impatto economico, sull'area dell'euro e su altre regioni del mondo, del disastro naturale e nucleare che ha colpito il Giappone.

Quanto ai prezzi, la stima rapida dell'Eurostat indica che nell'area dell'euro l'inflazione sui dodici mesi misurata sullo IAPC è stata pari al 2,8 per cento in aprile, dopo il 2,7 di marzo.

L'incremento dei tassi di inflazione registrato nei primi quattro mesi dell'anno è ampiamente riconducibile alla componente delle materie prime.

In prospettiva, è probabile che il tasso di inflazione resti nettamente al di sopra del 2 per cento nei prossimi mesi.

La pressione al rialzo sull'inflazione, derivante soprattutto dalle quotazioni dell'energia e delle materie prime, è ravvisabile anche nelle fasi iniziali del processo produttivo.

È indispensabile che l'aumento dell'inflazione armonizzata non generi effetti di secondo impatto nel processo di formazione di salari e prezzi, dando luogo a spinte inflazionistiche generalizzate.

Le aspettative di inflazione devono rimanere saldamente ancorate in linea con l'obiettivo del Consiglio direttivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio periodo.

I rischi per le prospettive a medio termine sull'evoluzione dei prezzi restano orientati verso l'alto; in particolare riguardano aumenti delle quotazioni dell'energia più elevati di quanto ipotizzato, anche alla luce delle tensioni politiche in atto nell'Africa settentrionale e nel Medio Oriente.

Più in generale, la vigorosa crescita economica dei mercati emergenti, sostenuta dalla liquidità abbondante su scala mondiale, potrebbe ulteriormente alimentare i rincari delle materie prime.

Inoltre, gli incrementi delle imposte indirette e dei prezzi amministrati potrebbero superare le ipotesi correnti, data l'esigenza di risanare i conti pubblici nei prossimi anni.

Infine, i rischi sono connessi anche a pressioni interne sui prezzi più accentuate rispetto alle attese, a fronte della ripresa economica in corso.

Passando all'analisi monetaria, in marzo il tasso di crescita sui dodici mesi di M3 è salito al 2,3 per cento, dal 2,1 di febbraio.

Al di là della recente variabilità delle sue dinamiche, imputabile a fattori straordinari, l'aggregato ampio M3 ha continuato ad accelerare negli ultimi mesi.

In marzo il tasso di incremento sui dodici mesi dei prestiti al settore privato si è collocato al 2,5 per cento, rimanendo sostanzialmente invariato rispetto al 2,6 per cento di febbraio.

Nel complesso, il ritmo dell'espansione monetaria di fondo risulta in graduale aumento, pur restando moderato.

Al tempo stesso, la liquidità monetaria accumulata prima del periodo di tensioni finanziarie rimane abbondante e potrebbe agevolare l'accomodamento delle pressioni sui prezzi nell'area dell'euro.

Per quanto riguarda le componenti di M3, il tasso di crescita sui dodici mesi di M1 è rimasto sostanzialmente invariato a marzo, mentre è aumentato quello degli altri depositi a breve termine.

Tale evoluzione riflette in parte il graduale incremento della remunerazione di questi depositi negli ultimi mesi.

Nel contempo, l'inclinazione accentuata della curva dei rendimenti implica un effetto frenante sull'espansione complessiva di M3, poiché riduce l'appetibilità delle attività monetarie rispetto agli strumenti a più lungo termine, meglio remunerati, non compresi in tale aggregato.

Dal lato delle contropartite, si è registrato un ulteriore lieve rialzo della crescita dei prestiti alle società non finanziarie, che a marzo è aumentata allo 0,8 per cento dopo lo 0,6 di febbraio.

I prestiti alle famiglie sono incrementati del 3,4 per cento a marzo, rispetto al 3,0 del mese precedente.

Guardando oltre la variabilità di breve periodo, i dati più recenti confermano un protratto graduale rafforzamento dell'espansione sui dodici mesi dei prestiti al settore privato non finanziario.

Le dimensioni complessive dei bilanci bancari sono rimaste sostanzialmente immutate negli ultimi mesi, malgrado una certa variabilità.

È importante che le banche continuino ad ampliare l'offerta di credito al settore privato, a fronte dell'aumento della domanda.

Ove necessario, per raccogliere questa sfida le banche devono senza meno trattenere gli utili, ricorrere al mercato per rafforzare ulteriormente la propria componente patrimoniale, oppure sfruttare appieno le misure di sostegno pubblico a favore della ricapitalizzazione.

In particolare, quelle che al momento hanno un accesso limitato al finanziamento sul mercato devono incrementare con urgenza il proprio capitale e il proprio livello di efficienza.

In sintesi, sulla base della consueta analisi economica e monetaria il Consiglio direttivo ha deciso di lasciare invariati i tassi d'interesse di riferimento della BCE, dopo l'aumento di 25 punti base dello scorso 7 aprile.

Le informazioni in seguito pervenute confermano la valutazione secondo cui è stato necessario adeguare l'orientamento molto accomodante di politica monetaria.

Il Consiglio direttivo continua a rilevare pressioni al rialzo sull'inflazione complessiva, derivanti soprattutto dalle quotazioni dell'energia e delle materie prime.

Da una verifica incrociata con le indicazioni dell'analisi monetaria scaturisce che se, da un lato, il ritmo dell'espansione monetaria di fondo resta moderato, dall'altro la liquidità monetaria è tuttora abbondante e potrebbe agevolare l'accomodamento delle pressioni sui prezzi.

Inoltre, i recenti dati economici confermano la positiva dinamica di fondo dell'attività nell'area dell'euro, a fronte di un livello di incertezza che rimane elevato.

Nel complesso è essenziale che la recente evoluzione dei prezzi non produca pressioni inflazionistiche generalizzate.

Le aspettative di inflazione nell'area dell'euro devono rimanere saldamente ancorate in linea con l'obiettivo di mantenere i tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio periodo.

L'ancoraggio di tali aspettative costituisce un presupposto necessario affinché la politica monetaria seguiti a contribuire alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro nell'area dell'euro.

A fronte dei livelli persistentemente modesti dei tassi di interesse su tutte le scadenze e dell'orientamento tuttora accomodante della politica monetaria, il Consiglio direttivo continuerà a seguire con molta attenzione tutti gli sviluppi relativi ai rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi.

Preservare la stabilità dei prezzi a medio termine rappresenta il principio guida, che il Consiglio direttivo applica nel vagliare nuove informazioni, formulare giudizi e decidere in merito a eventuali ulteriori aggiustamenti dell'orientamento accomodante di politica monetaria.

Per quanto concerne le politiche di bilancio, le informazioni disponibili indicano un'evoluzione disomogenea tra i paesi per quanto riguarda l'osservanza dei piani di risanamento dei conti pubblici concordati.

Sussiste il rischio che, in alcuni paesi, non vengano conseguiti gli obiettivi di bilancio stabiliti dal Consiglio Ecofin per la necessaria e tempestiva correzione dei disavanzi eccessivi.

È essenziale che tutti i governi rispettino gli obiettivi annunciati per il 2011.

Ove necessario, devono essere rapidamente intrapresi ulteriori interventi correttivi per assicurare progressi verso la sostenibilità delle finanze pubbliche.

L'attuazione di politiche credibili è fondamentale, date le pressioni che si continuano a osservare nei mercati finanziari.

Al tempo stesso è di importanza capitale che nell'area dell'euro siano attuate con urgenza riforme strutturali consistenti e di ampia portata al fine di rafforzarne il potenziale di crescita, la competitività e la flessibilità.

In particolare, i paesi che risentono di disavanzi di bilancio e disavanzi esterni elevati o che registrano perdite di competitività dovrebbero intraprendere un programma organico di riforme economiche.

Nei mercati dei beni e servizi dovrebbero essere ulteriormente perseguite soprattutto politiche di stimolo alla concorrenza e all'innovazione per accelerare il processo di ristrutturazione e rafforzare la produttività.

Sul fronte del mercato del lavoro, la priorità va accordata al potenziamento della flessibilità salariale e degli incentivi all'occupazione, nonché all'eliminazione delle rigidità di mercato.

8 In linea con il parere adottato dalla BCE il 17 febbraio 2011 in merito alle sei proposte legislative sulla governance economica, il Consiglio direttivo esorta il Consiglio Ecofin, il Parlamento europeo e la Commissione a concordare, nel contesto del dialogo a tre, requisiti più stringenti, una maggiore automaticità delle procedure e una più chiara attenzione ai paesi più vulnerabili che registrano perdite di competitività.

Infine, il Consiglio direttivo accoglie con favore il programma di risanamento economico e finanziario che è stato approvato dal governo portoghese in seguito alla positiva conclusione dei negoziati con la Commissione europea, in collegamento con la BCE, e con il Fondo monetario internazionale.

Il programma contiene gli elementi necessari per la stabilizzazione sostenibile dell'economia portoghese.

Affrontando con determinazione le cause economiche e finanziarie alla base degli attuali timori del mercato, contribuirà a ripristinare la fiducia e a salvaguardare la stabilità finanziaria nell'area dell'euro.

Il Consiglio direttivo apprezza l'impegno delle autorità pubbliche portoghesi ad adottare tutti i provvedimenti indispensabili a conseguire gli obiettivi del programma di risanamento; inoltre, considera molto importante l'ampio consenso politico nei confronti di quest'ultimo che ne accresce la credibilità complessiva.

Questo numero del Bollettino contiene due articoli.

Il primo descrive i profili evolutivi dei cicli macroeconomici nell'area dell'euro e negli Stati Uniti, proponendo alcuni spunti di riflessione sulla ripresa; il secondo esamina e valuta la ratio e l'assetto attuale della rappresentanza esterna dell'Unione europea e dell'Unione economica e monetaria.