Sono cresciute del 3,5% le quotazioni delle case al mare nel secondo semestre 2006 rispetto ai semi mesi precedenti.
Lo sottolinea uno studio di Tecnocasa, in parte giù diffuso nelle scorse settimane. I maggiori rincari riguardano le Regioni del Nord Italia (+4,3%) seguite da quelle del Sud (+4%) e del Centro (+2%). Tra le località più costose si segnala Alassio con 15mila euro al metro quadro seguita da Capri con 14mila euro. Nessuna variazione significativa per gli affitti. Tra le realtà più dinamiche per quanto riguarda i prezzi d'acquisto, Tecnocasa segnala la Calabria, l'Emilia Romagna, la Puglia e la Sicilia; stazionarie, invece, Marche e Campania.
Nel dettaglio, la Liguria ha registrato un incremento delle quotazioni del 4% nel secondo semestre 2006, grazie soprattutto alla provincia di Imperia (+6,3%). Il mercato potrà trarre ulteriori benefici dai progetti di potenziamento dei porti turistici e dallo spostamento all'interno delle linee ferroviarie che ora sono vicine al lungomare.
In Emilia Romagna, i prezzi sono cresciuti del 4,9% con Riccione (+10,8%) che svetta nella classifica dei rincari. Tra i progetti sul territorio, si segnala la realizzazione del metrò di costa che interesserà Rimini e Riccione. Più misurato il rialzo delle quotazioni in Toscana (+2,4%) mentre intanto a Marina di Grosseto si stanno costruendo nuovi appartamenti fronte mare che raggiungono i 6mila euro al metro quadro.
Sostenuti i prezzi nel Lazio (+3,9%) grazie anche al +14,8% di San Felice del Circeo e al +13,4% di Formia mentre in Abruzzo i prezzi sono cresciuti del 2,7%. In centro Italia si segnala la debolezza del mercato marchigiano e campano che nel secondo semestre hanno registrato rispettivamente una flessione dello 0,1% e un aumento dell'1,1%. Al Sud, la Puglia si segnala come una delle aree più dinamiche con un rialzo dei prezzi del 4,5%. A Gallipoli (+5,4%), in particolare, il mercato è trainato dall'acquisto di case nel centro storico da destinare a bed & breakfast. I prezzi crescono rapidamente anche in Calabria (+7,3%) - dove pesa la scarsità dell'offerta - e in Sicilia (+10%), mentre in Sardegna i rincari sono stati contenuti al 3,8 per cento.