ISTAT - Statistiche separazioni e divorzi in ITALIA nel 20066 agosto 2008 Ogni anno l’Istat conduce un’indagine sulle separazioni e una sui divorzi rilevando, presso le cancellerie dei 165 tribunali civili, i dati relativi ad ogni singolo procedimento concluso dal punto di vista giudiziario nell’anno di riferimento. Il presente lavoro descrive l’evoluzione temporale dei due fenomeni e, in particolare, i vari aspetti relativi ai figli minori affidati, come età, tipologia di affidamento e provvedimenti economici quali il contributo per il loro mantenimento e l’assegnazione della casa coniugale. Proprio le disposizioni normative inerenti l’affidamento dei figli hanno subito sostanziali modifiche nel 2006, conseguentemente all’entrata in vigore della legge n. 54/2006 (cfr. Glossario). Sul sito www.istat.it è disponibile un set di tavole di approfondimento in formato Excel con i principali risultati delle rilevazioni su separazioni e divorzi. Altri dati statistici sono consultabili nel “Sistema informativo territoriale sulla giustizia” all’indirizzo http://giustiziaincifre.istat.it. L’andamento temporale e la diffusione territoriale Nel 2006 le separazioni sono state 80.407 e i divorzi 49.534. Entrambi gli eventi sono notevolmente aumentati nell’ultimo decennio: rispetto al 1996 le separazioni hanno avuto un incremento del 39,7% e i divorzi del 51,4%. Qui le statistiche dal 1995 al 2005 Questa opposta dinamica delle separazioni e dei divorzi può essere in parte riconducibile alla costante diminuzione del numero di matrimoni celebrati nell’ultimo decennio1, di cui cominciano a risentire l’effetto proprio le separazioni. I divorzi − che dalle separazioni derivano a distanza di almeno tre anni − sono invece ancora influenzati dalla fase crescente registrata nelle separazioni fino al 2004. Rapportando il numero di separazioni e divorzi al numero di coppie coniugate, si ottengono dei tassi generici di diffusione dei due fenomeni presso la popolazione. In tal modo, nel 2006 si registrano 5,4 separazioni e 3,3 divorzi ogni 1.000 coppie coniugate. La propensione a ricorrere alla separazione o al divorzio La propensione a ricorrere alla separazione o al divorzio non è uniforme sul territorio nazionale: nel 2006 al Nord si rilevano 6 separazioni e 4,2 divorzi ogni 1.000 coppie coniugate contro 4,3 separazioni e 2,1 divorzi nel Mezzogiorno. I valori Massimi A livello regionale , i valori massimi si raggiungono in Liguria (7,5 separazioni e 5,1 divorzi ogni 1.000), nel Lazio (7,4 separazioni e 3,9 divorzi ogni 1.000) e in Valle d’Aosta (6,7 separazioni e 5,6 divorzi ogni 1.000 coppie coniugate). I valori Minimi I valori più bassi si riscontrano in Calabria (3,1 separazioni e 1,8 divorzi) e in Basilicata (3,2 separazioni e 1,5 divorzi). I figli coinvolti nelle cause di separazione e divorzio Nel 2006 il 70,6% delle separazioni e il 60,1% dei divorzi hanno riguardato coppie coniugate con figli avuti durante la loro unione. I figli coinvolti nella crisi coniugale dei propri genitori sono stati 98.098 nelle separazioni e 46.586 nei divorzi. Oltre la metà (il 52,8%) delle separazioni e oltre un terzo (il 37,1%) dei divorzi provengono da matrimoni con almeno un figlio minore di 18 anni. Il numero di figli minori implicati nei casi di conflitto coniugale nel 2006 è stato 63.256 nelle separazioni e 23.940 nei divorzi.In particolare, il 22,4% delle separazioni e il 10,3% dei divorzi hanno interessato matrimoni con più di un figlio minore, ma le percentuali risultano più alte nel Mezzogiorno (28% delle separazioni e 13,3% dei divorzi), che è caratterizzato dalla maggiore frequenza di famiglie con un numero elevato di figli, rispetto al resto del territorio nazionale. Nell’Italia meridionale, infatti, il 66,4% dei figli nelle separazioni e il 48,5% nei divorzi aveva almeno un fratello con meno di diciotto anni che viveva la sua stessa situazione, contro il 58,5% e il 42,9% rilevato nell’Italia settentrionale. Il 57,6% dei figli minori coinvolti nelle separazioni concesse nel 2006 aveva un’età inferiore ad 11 anni e il 16,8% un’età compresa tra i 15 e i 17 anni. Al momento della pronuncia del divorzio i figli sono generalmente più grandi: nel 2006 quelli al di sotto degli 11 anni rappresentavano il 37,4%, mentre i figli di età compresa tra i 15 e i 17 anni erano il 25,4%. L’affidamento dei figli minori
Nel 2006, l’affidamento condiviso dei figli minori è stato applicato nel 38,8% degli affidamenti a seguito di separazione e nel 28% in quelli relativi ai divorzi.È, però, importante sottolineare che i dati del 2006 comprendono soltanto i primi nove mesi di applicazione della legge 54/20063 e, riferendosi ai procedimenti esauriti nel corso dell’anno, considerano anche quelli avviati precedentemente all’introduzione della legge stessa. Se si escludono i primi tre mesi del 2006 e si analizzano solamente i procedimenti conclusi successivamente all’entrata in vigore della suddetta legge, le percentuali di affidamento condiviso salgono rispettivamente al 47%
I primi dati provvisori relativi all’anno 2007 confermano questo andamento in quanto la quota di figli minori in affidamento condiviso si attesta al 71,5% nelle separazioni e al 51% nei divorzi.madre nel 58,3% dei casi nelle separazioni e nel 67,1% nei divorzi. La custodia esclusivamente paterna è pari al 2,4% negli affidamenti a seguito di separazione e al 4,2% nei procedimenti di divorzio. L’affidamento a terzi resta, anche nel 2006, una categoria residuale che interessa meno dell’1% dei bambini. Permane specialmente nel Mezzogiorno il maggior ricorso all’affidamento esclusivo alla madre, deciso per il 75,2% dei minori coinvolti nelle separazioni e per il 77,3% nei divorzi. L’affidamento condiviso è, invece, più diffuso nel Nord e nel Centro, ossia nelle zone dove, negli anni precedenti all’introduzione della legge n. 54/2006, Nel 2006, le percentuali di affidamento condiviso osservate nell’Italia settentrionale sono, infatti, pari al 49,6% dei casi nelle separazioni − superando quello esclusivo alla madre − e al 32,7% nei divorzi, valori sensibilmente maggiori di quelli rilevati nel Mezzogiorno (rispettivamente 21,4% e 17,5%). Affidamento e ricorso all’assistenza legale Nelle separazioni concesse nel corso del 2006, sono pari all’85,8% le coppie in cui almeno un coniuge afferma di essere stato assistito da un legale personale o scelto in comune con il coniuge. Rispetto all’anno precedente, la quota di coniugi che dichiarano entrambi di non aver usufruito di un avvocato diminuisce, passando dal 17,8% del 2005 al 14,2% del 2006. Questa flessione va interpretata anche alla luce dell’adeguamento dei tribunali alle modifiche normative introdotte dalla legge n. 80 del 2005, che ha disposto l’obbligo dell’assistenza di un difensore anche per le procedure consensuali. È importante considerare che fino ad oggi, sulle scelte dei coniugi in materia di ricorso all’assistenza legale nelle separazioni e nei divorzi, possono avere inciso anche le diverse prassi e consuetudini in uso nei tribunali italiani. In presenza di figli minori oggetto di affidamento, in generale i coniugi affrontano i procedimenti giudiziari usufruendo maggiormente dell’assistenza legale ed, in particolare, si osserva un aumento dei casi in cui entrambi dichiarano di essere stati assistiti da un legale scelto individualmente. La quota di separazioni senza figli minori in cui entrambi i coniugi affermano di farsi rappresentare da un legale scelto individualmente è pari al 30,5% del totale, percentuale che sale al 37,3% se è presente prole di età inferiore ai 18 anni e al 45,9% nei casi con affidamento esclusivo al padre. L’assegnazione della casa e l’assegno di mantenimento Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Il diritto di godimento viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o si risposi. Il giudice tiene conto dell’assegnazione nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà.
Le separazioni e i divorzi con figli minori che nel 2006 si sono concluse prevedendo una corresponsione monetaria per il loro sostentamento economico costituiscono rispettivamente l’89,6% e il 90,5% del totale. I provvedimenti economici per i figli sono previsti nel 55% delle separazioni con figli affidati esclusivamente al padre; tale quota sale all’88,7% se l’affidamento è condiviso e al 91,9% nelle separazioni con figli affidati esclusivamente alla madre. Nella quasi totalità delle separazioni con figli minori è il padre l’unico soggetto erogatore (94,5%) dell’assegno per il loro mantenimento, entrambi i genitori nel 4% dei casi, mentre la madre risulta la sola obbligata nel restante 1,5%. Qualora, però, si tratti di separazioni con presenza di figli affidati esclusivamente al padre, la percentuale di madri che devono versare il contributo economico per i minori sale al 38,7%. Se vi sono figli affidati in modo condiviso, scende leggermente la quota di separazioni in cui il versamento del sostentamento economico è previsto soltanto da parte del padre (91,1%), mentre diventa pari al 7,5% quella con il sostentamento economico a carico di entrambi i genitori. Nei divorzi la situazione non cambia, essendo l’uomo il soggetto che, quasi in tutte le cause con figli minori, deve versare il contributo per il mantenimento della prole (94,4%). Nel 2006 l’importo medio mensile del sostentamento economico a beneficio dei figli minori è stato pari a 499,62 euro nelle separazioni e a 441,49 euro nei divorzi. L’ammontare del contributo mensile varia, ovviamente, in base al numero di figli minori, oscillando mediamente da 414,38 euro nelle separazioni con un minore affidato a 753,99 euro nelle separazioni con almeno tre figli minori. Home page Dati, indici e notizie ISTAT
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