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I principali risultati dell’indagine Banca d’Italia – Il Sole 24 Ore sulle aspettative di inflazione


INDAGINE SULLE ASPETTATIVE DI INFLAZIONE E CRESCITA

1. Introduzione
Fra il 3 settembre e il 1 ottobre 2007 si sono svolte le interviste dell’indagine trimestrale Banca d’Italia – Il Sole 24 Ore sulle aspettative di inflazione e crescita, riferita al mese di settembre 2007.

Hanno partecipato 454 imprese con almeno 50 addetti, di cui 250 operanti nell’industria e 204 nei servizi.

Alle imprese è stato chiesto di formulare previsioni sia su temi macroeconomici, quali l’andamento del tasso d’inflazione e la situazione generale del sistema produttivo italiano, sia su aspetti legati alla propria operatività.

 Per alcuni fenomeni le valutazioni prospettiche sono accompagnate da giudizi retrospettivi; dove possibile, si approfondiscono le cause delle dinamiche osservate o attese.


Le principali evidenze emerse dall’indagine vengono riassunte di seguito.


2. I principali risultati


Aspettative di inflazione al consumo in Italia

L’inflazione attesa per i prossimi dodici mesi è pari al 2,1 per cento; non si osservano variazioni rispetto al trimestre precedente

Nel mese di settembre 2007 il tasso di inflazione al consumo è stato del 1,7 per cento, 0,8 punti percentuali al di sotto delle attese espresse dalle imprese nel settembre 2006 .


Valutazioni sulla situazione economica generale
I giudizi delle imprese registrano un peggioramento rispetto al trimestre precedente: il 39,3 per cento delle imprese ritiene che la situazione economica generale dell’Italia sia peggiorata rispetto a tre mesi fa, il 53,2 la considera invariata, il 7,5 per cento migliorata.

 Il saldo tra giudizi positivi e negativi è cambiato di segno e più ampio rispetto ai due trimestri precedenti .

Il giudizio sulla situazione economica generale è relativamente meno severo per le imprese con almeno 200 addetti e per quelle del Centro; i giudizi negativi sono invece relativamente più frequenti nel Nord ovest (46 per cento) e nel Mezzogiorno (45,4 per cento).


Per il futuro, l’ottimismo è concentrato tra le imprese con almeno 1000 addetti, le quali per il 12 per cento circa formulano una probabilità di miglioramento nei prossimi tre mesi superiore al 50%; tale dato è solo leggermente inferiore a quanto formulato, però per la generalità delle imprese intervistate, nei due trimestri precedenti. Per le restanti imprese, tuttavia, la percentuale che valuta una probabilità di miglioramento di almeno uno su quattro non supera il 20 per cento (era il 28,5 lo scorso trimestre per la generalità delle imprese).

 La probabilità di miglioramento nei prossimi tre mesi risulta nulla per il 41 per cento circa delle imprese; tale percentuale era del 22,5 per cento nel trimestre precedente.

Questa valutazione è ancora più pessimistica nel Nord ovest (49,8 per cento) e tra le imprese sotto i 200 addetti (43,5 per cento). È forte la correlazione tra il giudizio espresso
circa l’andamento dell’economia negli scorsi tre mesi e la probabilità di miglioramento indicata per i prossimi tre mesi (Tav. 4).
Condizioni economiche in cui operano le imprese

Sebbene il 64,5 per cento delle imprese preveda che nei prossimi tre mesi opererà in condizioni economiche invariate, la quota di coloro che si aspettano un’evoluzione positiva è inferiore a quella di coloro che invece prevedono un peggioramento (13,5 contro 22 per cento;).

Il divario tra le due opzioni è cambiato di segno rispetto alla scorsa rilevazione (rispettivamente 17,6 e 11 punti percentuali a giugno).

Si riscontra anche in questo caso una forte correlazione tra le valutazioni espresse ed il parere relativo all’andamento dell’economia negli ultimi tre mesi .
Gli effetti della domanda interna ed estera, in continuità con il passato, vengono valutati come positivi, sebbene con punteggi leggermente inferiori rispetto al trimestre precedente, mentre gli effetti esercitati dalla dinamica dei costi delle materie prime e dal costo del lavoro sulla propria attività saranno lievemente negativi.

Le previsioni a tre anni relative alle condizioni economiche in cui opereranno le imprese rimangono positive: il 42,5 per cento delle imprese si attende un miglioramento (era il 46,2 per cento a giugno), il 22,0 per cento un peggioramento (22,8 per cento; Tav. 8).

 L’ottimismo a tre anni è in aumento nell’industria, al Centro e nel Sud-Isole, in calo al Nord e nei servizi. I saldi rimangono ampiamente positivi per tutte le classificazioni.


Condizioni per l’investimento
Il 57,9 per cento delle imprese valuta che le condizioni per investire siano rimaste invariate rispetto a tre mesi fa (era il 70,9 per cento nella scorsa rilevazione). Il saldo tra giudizi ottimistici e pessimistici è tuttavia ampiamente negativo e in largo aumento rispetto al trimestre precedente, a livello aggregato (−27,8 punti percentuali contro −3,4; Tav. 9) e rispetto a tutte le classificazioni proposte.
Dinamica dell’occupazione
Per ciò che riguarda l’occupazione totale, le previsioni a tre mesi di incremento superano quelle di riduzione (24 contro 16,6 per cento); tuttavia il saldo, positivo, tra le due direzioni è di 4,3 punti percentuali in calo rispetto a giugno. In particolare, l’occupazione a tempo determinato si prevede nel complesso sostanzialmente stazionaria (13,2 contro 13,9; il relativo saldo era invece positivo per 8 punti percentuali nello scorso trimestre).

Come a giugno, la tendenza ad assumere appare più pronunciata nei servizi (28,6 contro 14,3) e nel Nord est (27,3 contro 14,7), anche se per quest’area geografica il saldo è circa dimezzato rispetto alla precedente rilevazione (+12,6 punti percentuali rispetto a +26,1).

Il medesimo saldo, sia pur positivo, appare in deciso calo anche presso le imprese con meno di 1000 addetti. Al contrario e in continuità con la precedente rilevazione, l’occupazione si prevede in lieve calo nell’industria (17,6 contro 19,6) e presso le imprese del Centro (10,6 contro 12,1), soprattutto nella componente a tempo determinato (5,7 contro 17,3 per il Centro). Quest’ultima componente si conferma in aumento, invece, presso le
imprese con almeno 1000 addetti (27,9 contro 15,7) e presso le imprese del Nord ovest (15,3 contro 7,7); per queste ultime il saldo, positivo, appare dimezzato rispetto a giugno.

Variazione dei prezzi di vendita delle imprese
Le imprese in media hanno dichiarato un aumento dei propri prezzi di vendita del 1,8 per cento negli ultimi 12 mesi, 0,3 punti percentuali in meno di quanto avevano previsto nel settembre 2006. Per il prossimo anno si attendono un rialzo di 2 punti percentuali.

Come già in passato, più sostenuta appare la dinamica delle imprese meridionali e di quelle fino a 200 addetti, per queste ultime riguardo le previsioni. mentre i servizi segnalano incrementi dei propri prezzi relativamente più contenuti, sia in retrospettiva sia in prospettiva.

 Più contenuto è anche il movimento dei prezzi per il Nord est. Le imprese segnalano che le tensioni sui propri prezzi deriveranno principalmente dalla variazione dei prezzi delle materie prime, e, in subordine, dall’evoluzione del tasso di cambio dell’euro.

Le imprese prevedono con regolarità che i propri prezzi aumenteranno meno dell’indice generale nel corso dei 12 mesi successivi.

Tale tendenza appare temperata nelle recenti rilevazioni:
il differenziale relativo alle previsioni per settembre 2008 è di 0,1 punti percentuali Anche la differenza tra il tasso di inflazione annuo osservato a settembre 2007 e gli aumenti dei prezzi dichiarati dalle imprese sullo stesso orizzonte temporale è assai ridotta, di -0,1 punti percentuali (in giugno il corrispondente divario era di -1,0 punti percentuali).

Il documento ufficiale



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* L'inflazione nell'Euro area è misurata dall'indice MUICP ('Monetary Union Index of Consumer Prices’ come definito in Council Regulation (EC) No 2494/95 of 23 October 1995) il quale è l'aggregato ufficiale dell'Euro AREA.
Euro area inizialmente includeva Belgio, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Italia, Lusssemburgo, Olanda, Austria, Portogallo e Finlandia.
La Grecia fu inclusa dal 1 gennaio 2001, Slovenia da genaio 2007, Cypro e Malta da 1 gennaio 2008 e Slovakia da 1 Gennaio 2009 e Estonia da1l  Gennaio 2011

Inflazione MUICP (13) 13 paesi (entra la Slovenia)
Inflazione MUICP (15) 15 paesi (rispetto al precedente entrano Cypro e Malta)
Inflazione MUICP (16) 16 paesi (rispetto al precedente entra la Slovakia)
Inflazione MUICP (17) 17 paesi (rispetto al precedente entra l'Estonia)

English version
* Euro area inflation is measured by the MUICP (’Monetary Union Index of Consumer Prices’ as defined in Council Regulation (EC) No 2494/95 of 23 October 1995) which is the official euro area aggregate.
The euro area initially included Belgium, Germany, Ireland, Spain, France, Italy, Luxembourg, the Netherlands, Austria, Portugal and Finland.
Greece was included from 1 January 2001, Slovenia from 1 January 2007, Cyprus and Malta from 1 January 2008.Slovakia from 1 January 2009 and Estonia from 1 January 2011. Estonia will be included in the calculation of euro area inflation for January 2011. New Member States are integrated into the MUICP using a chain index formula.

** EU inflation is measured by the EICP (’European Index of Consumer Prices’ as defined in Council Regulation (EC) No 2494/95 of 23 October 1995) which is the official EU aggregate. The EU included 15 Member States until 30 April 2004, 25 Member States from 1 May 2004 until 31 December 2006 and 27 Member States from 1 January 2007. New Member States are integrated into the EICP using a chain index formula.

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