Governi e Banche Centrali hanno focalizzato correttamente l’origine del problema?
a cura di Lorenzo Smeraldi - RIVALUTA.it
L’anno 2008 sarà certamente ricordato in campo economico come l’anno del risveglio delle pressioni inflazionistiche.
Basta sfogliare qualsiasi rivista o quotidiano economico oppure seguire un qualsiasi telegiornale per leggere in prima pagina ed ascoltare nei servizi giornalistici televisivi, quasi quotidianamente, il termine inflazione.
Ma cos’e’ l’inflazione?
In economia si è soliti indicare con tale termine un incremento generalizzato e continuativo del livello dei prezzi nel tempo. L’oscillazione dei prezzi è la risultante di un mutamento nell’equilibrio fra domanda ed offerta. In campo economico è oramai ampiamente condiviso dagli economisti che l’inflazione, nel lungo periodo, è un fenomeno di natura monetaria in quanto l’aumento dell’offerta di moneta superiore alla domanda stimola, a sua volta, la domanda di beni e servizi e la propensione ad effettuare investimenti (reali e finanziari), con innesco di circolo vizioso che porta a spinte inflazionistiche via via crescenti (Come vedremo tale modello primario del fenomeno inflativo mette in stretta correlazione inflazione e ciclo economico).
Altre cause all’origine di questo fenomeno, esterne al sistema economico regionale, sono riconducibili all’aumento del costo di materie prime e di beni intermedi in seno al ciclo industriale (Tale modello secondario, a differenza del precedente, spiega il fenomeno dell’inflazione importata). Tornando all’attualità dei giorni nostri appare evidente come il risveglio di spinte inflazionistiche nell’area dell’Euro sia ascrivibile al vigoroso aumento del prezzo di materie prime, energetiche in particolare, a fronte di nuovi squilibri fra domanda ed offerta originatisi in questi mercati in anni recenti.
La domanda
L'aumento del tasso d’inflazione è da considerarsi solo temporaneo, in quanto legato a squilibri limitati in precisi mercati che potrebbero rientrare nei prossimi anni, oppure esso rappresenta il primo campanello d’allarme circa un futuro inflazionistico di più lunga durata?
Studi susseguitisi nel tempo hanno evidenziato che un ciclo dell’economia reale dei paesi occidentali è caratterizzato, statisticamente, da una durata media di circa 5 anni all’interno del quale si assiste ad una fase di crescita economica ed una fase di successiva contrazione, talvolta sfociante in recessione o, ancor peggio, in depressione. All’interno del ciclo economico è presente anche un ciclo inflazionistico in quanto l’attività economica reale incide profondamente sulla dinamica dei prezzi dei beni e servizi.
La principale cause di innesco di spinte inflazionistiche in seno al ciclo economico è ascrivibile ad una maggior domanda che si verifica nella fase di crescita, che a sua volta determina un incremento della capacità produttiva e, quindi, della forza lavoro con conseguente pressione al rialzo su salari e stipendi. Riassumendo, un ciclo inflazionistico in seno al ciclo economico ha inizio a fronte di uno squilibrio fra domanda ed offerta (a favore della domanda) che innesca processi di rafforzamento di capacità produttiva aziendale e di forza lavoro con conseguente aumento dei salari e stipendi che si riflette successivamente su un aumento dei costi di produzione e, quindi, sul costo dei beni e servizi finali al processo produttivo.
Il punto di massima inflazione si registra generalmente nel momento di massima contrazione dell’attività economica (in quanto salari e prezzi al consumo sono gli ultimi a subire le spinte inflazionistiche crescenti in seno al processo produttivo) e tende a smorzarsi a seguito del riassorbimento degli squilibri fra domanda ed offerta che erano all’origine della crescita economica stessa.
Il sistema, come teorizzava Adam Smith, tende a raggiungere spontaneamente un suo livello di equilibrio, passando attraverso squilibri di segno opposto, conferendo al fenomeno una caratteristica di ciclicità, più o meno marcata, della durata media di 5 anni.

Il grafico rappresenta l’andamento del ciclo economico dell’area dell’Euro ed è costruito tramite l’indicatore €-coin, calcolato e pubblicato mensilmente dalla Banca d’Italia (www.bancaditalia.it).
Rappresentando graficamente i dati è possibile estrarre il trend di fondo e mettere così in evidenza l’andamento ciclico della congiuntura economica dell’area di studio.
E’ evidente come l’attuale fase coincida con la fase di contrazione economica teorizzata nel modello illustrato precedentemente. Tutto lascerebbe pensare che le spinte inflazionistiche attuali rientrino in una normale fase di ciclicità e che risultino piuttosto marcate grazie all’effetto combinato dell’aumento dei prezzi delle materie prime.
Se da un lato gli squilibri in seno al ciclo economico tendono generalmente a rientrare in modo spontaneo, grazie anche a politiche monetarie più consapevoli rispetto ai decenni passati, d’altro canto, gli squilibri in seno ai mercati delle commodities, energetiche in particolare, risultano di più difficile assorbimento in quanto il timore è quello di essere prossimi ad un’epoca caratterizzata da difficoltà strutturali nel mercato, petrolifero in particolare, per effetto di investimenti insufficienti nei decenni scorsi negli impianti estrattivi da parte delle principali industrie a fronte di una domanda sempre più crescente a livello mondiale.
Appare a questo punto evidente al lettore accorto il fatto che l’inflazione sia un fenomeno normalmente presente in una economia e come questa sua presenza sia naturale e dipendente da diverse cause spesso correlate fra di loro.
La preoccupazione dei governi europei è oramai concentrata sul costo delle materie energetiche ed alimentari e la principale preoccupazione della Banca Centrale Europea è focalizzata sul rischio derivante dai cosiddetti effetti di secondo ordine, cioè dal meccanismo di trasmissione delle aspettative inflazionistiche innescate dal mercato delle materie prime verso il mercato del lavoro (pressione al rialzo su salari e stipendi).

Il grafico riportato rappresenta l’indicatore economico principalmente utilizzato negli USA, l’U.S. Leading Index (fonte dati : www.conference-board.org). Sull’asse delle ordinate è riportato il valore dell’indice (base 2004 = 100), sull’asse delle ascisse l’anno di riferimento e le bande verticali grigie indicano periodi di recessione o depressione economica. Consideriamo il ciclo economico degli USA rappresentativo del ciclo economico di tutte le economie sviluppate occidentali e dall’analisi grafica dei dati si può evincere come il trend di fondo dell’economia occidentale sia in costante crescita dall’origine della serie storica; all’interno di questo trend è ben visibile una ciclicità più o meno marcata con periodi di maggior crescita alternati a periodi di contrazione più o meno profonda dell’attività economica.
Come teorizzato in precedenza, all’interno di un ciclo economico è presente un ciclo inflazionistico ed in un’economia in costante crescita, come quella occidentale, gli squilibri fra domanda ed offerta risultano a favore della domanda con conseguente accentuazione del fenomeno inflazione nel tempo. Inoltre, shock petroliferi intercorsi tra gli anni ’70 e gli anni ’80 hanno notevolmente inciso sulla dinamica inflazionistica di quel periodo in particolare. Ci si aspetterebbe, pertanto, anche per l’inflazione un trend in costate crescita dall’origine dei dati ad oggi. Ma la storia si è svolta in questi termini?

Il grafico rappresenta l’inflazione storica media annua in Italia e negli Stati Uniti. Da una prima analisi grafica dei dati si può evincere un picco nel tasso di inflazione tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, picco la cui causa è certamente da ricercare nel forte aumento del prezzo del petrolio registrato in quel particolare decennio a fronte degli shocks petroliferi verificatisi.
Tali shocks hanno inoltre avuto anche un significativo effetto sulla crescita economica, come ben mostrato dall’U.S. Leading Index che evidenzia ben quattro recessioni nel decennio ‘70-’80. A fronte di un’economia fortemente recessiva la forza del prezzo delle materie prime ha avuto la meglio sulle spinte deflative congiunturali facendo impennare il tasso di inflazione a livelli preoccupanti.
Anche in quel periodo storico, l’effetto combinato dell’aumento dei prezzi delle materie energetiche e della fase ciclica di una congiuntura economica che ha segnato la fine del boom economico post bellico si è rivelato determinante circa le dinamiche inflative, così come proposto dai modelli teorici sopra esposti. La situazione di allora comincia ad avere connotati simili alla situazione attuale.
Continua nella seconda parte